Chi ha superato una malattia oncologica non potrà più essere discriminato dalle assicurazioni. Con il provvedimento attuativo emanato il 15 gennaio dall’Ivass, diventa finalmente operativo il diritto all’oblio oncologico previsto dalla legge n. 193/2023, segnando un passaggio di grande rilievo sociale e civile.
Secondo i dati diffusi dagli oncologi dell’Aiom, in Italia vivono oggi circa 3,7 milioni di persone dopo una diagnosi di cancro: per tutte loro si apre una nuova fase di piena parità nell’accesso a polizze e servizi assicurativi.
Cos’è il diritto all’oblio oncologico
Il diritto all’oblio oncologico consente alle persone guarite da un tumore di non dover più dichiarare la precedente malattia nei rapporti giuridici ed economici, una volta trascorso un determinato periodo di tempo dalla fine dei trattamenti e in assenza di recidive.
In pratica, il passato clinico non può più essere utilizzato contro il cittadino per:
- negare una polizza assicurativa;
- aumentare il premio;
- inserire clausole peggiorative o esclusioni di garanzia;
- richiedere visite mediche o accertamenti sanitari non giustificati.
I tempi per esercitare il diritto all’oblio
La legge stabilisce termini precisi entro i quali il diritto diventa pienamente esercitabile:
- 10 anni dalla conclusione del trattamento attivo, in assenza di recidive;
- 5 anni se la patologia è insorta prima dei 21 anni di età;
- termini più brevi per specifiche casistiche cliniche individuate dalla normativa.
Una volta maturati questi requisiti, il passato oncologico diventa giuridicamente irrilevante.
Cosa non possono più fare le assicurazioni
Con il provvedimento Ivass, le compagnie e gli intermediari assicurativi devono adeguarsi obbligatoriamente alla legge. In particolare, non potranno più:
- chiedere informazioni su patologie oncologiche pregresse;
- utilizzare dati sanitari già acquisiti per valutare il rischio o modificare le condizioni contrattuali;
- sottoporre il cliente a visite o indagini sanitarie collegate a una malattia ormai superata.
Il divieto vale in fase di stipula, rinnovo e per tutta la durata del contratto. Restano esclusi soltanto i prodotti RC Auto, per i quali il dato sanitario è considerato irrilevante.
Documentazione precontrattuale e nuovi obblighi informativi
Ivass ha inoltre imposto alle compagnie l’aggiornamento della documentazione precontrattuale prevista dai Regolamenti n. 40 e 41 del 2018.
Nei Moduli Unici Precontrattuali (MUP) e nei Documenti Informativi Precontrattuali aggiuntivi (DIP) dovrà essere inserita una sezione specifica dedicata all’oblio oncologico, chiarendo che i soggetti tutelati:
- non sono tenuti a fornire informazioni sulla malattia pregressa;
- non possono essere sottoposti ad accertamenti sanitari collegati ad essa.
Cancellazione dei dati sanitari: obbligo entro 30 giorni
Il provvedimento introduce anche un divieto di raccolta e un obbligo di cancellazione dei dati sanitari. Le imprese assicurative dovranno eliminare ogni informazione relativa a patologie oncologiche pregresse entro 30 giorni dalla ricezione della certificazione di avvenuto oblio.
Si tratta di una misura centrale per contrastare la cosiddetta tossicità finanziaria, ovvero l’insieme di svantaggi economici che possono colpire una persona anche dopo la guarigione.
Controlli e tutele per i cittadini
Il rispetto delle nuove regole sarà vigilato sia dall’Ivass sia dal Garante per la protezione dei dati personali.
In caso di violazioni o comportamenti discriminatori, il cittadino potrà presentare ricorso all’Arbitro Assicurativo, strumento pensato per garantire una tutela rapida ed efficace senza ricorrere subito al giudice.
Un passo di civiltà che diventa concreto
Lo stesso Ivass ha definito il provvedimento “un atto di grande civiltà e senso etico”. Per la prima volta, il diritto all’oblio oncologico viene tradotto in regole operative vincolanti, capaci di incidere concretamente sulla vita quotidiana di milioni di persone.
L’obiettivo è chiaro: consentire a chi ha vinto il cancro di accedere alle assicurazioni alle stesse condizioni di tutti gli altri, senza discriminazioni, sospetti o penalizzazioni legate a un passato clinico che non ha più alcuna rilevanza.



