La Legge di Bilancio 2026 introduce una svolta importante nella previdenza complementare, aprendo a una nuova modalità di uscita dal fondo pensione: la rendita a durata definita. Una novità che punta a rendere più flessibile la pensione integrativa, consentendo agli iscritti di decidere per quanti anni ricevere la rendita, come suddividerla nel tempo e cosa accade in caso di decesso. Un cambiamento che segna una vera e propria mini-riforma del secondo pilastro previdenziale, pensata per incentivare l’adesione ai fondi pensione e rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più attenta alla gestione del proprio futuro economico.
La previdenza complementare, disciplinata dal D.Lgs. 252/2005, affianca la pensione pubblica con l’obiettivo di garantire un reddito adeguato al termine della vita lavorativa. Si basa sull’accumulo di un montante contributivo che, al momento del pensionamento, viene trasformato in una prestazione integrativa.
Possono aderire ai fondi pensione:
Tra le prime novità introdotte dalla manovra 2026 c’è l’aumento del limite di deducibilità fiscale dei contributi versati alla previdenza complementare. Dal periodo d’imposta 2026 il tetto massimo passa da 5.164,57 euro a 5.300 euro annui, includendo sia i contributi del lavoratore sia quelli del datore di lavoro.
Il beneficio riguarda anche i lavoratori di prima occupazione successiva al 31 dicembre 2006, che continuano a godere di un regime di deduzione rafforzato nei venti anni successivi al quinto anno di adesione, con possibilità di recuperare parte dei contributi non versati inizialmente.
Il cuore della riforma è l’introduzione della rendita a durata definita, che si affianca alle forme già esistenti di prestazione in capitale o rendita vitalizia. Con questa nuova opzione, l’iscritto non riceve una pensione a vita, ma sceglie una durata temporale entro la quale il montante accumulato viene erogato.
Il calcolo avviene in base alla vita residua stimata, determinata secondo le tavole ISTAT al momento della scelta. In pratica, il capitale viene suddiviso in rate annuali per il numero di anni stimato. Ad esempio, un montante di 200.000 euro con una vita residua di 20 anni genera una rendita annua di 10.000 euro.
Accanto alla rata annuale, la norma consente di effettuare prelievi flessibili, entro il limite delle rate maturate e non ancora riscosse. Inoltre, è possibile scegliere un’erogazione frazionata del montante su un periodo non inferiore a cinque anni, indipendentemente dalla vita residua stimata.
Questa flessibilità permette di adattare la pensione integrativa alle esigenze personali, ad esempio concentrando le somme nei primi anni di pensionamento.
Uno degli aspetti più innovativi riguarda la tutela degli eredi. A differenza della rendita vitalizia, che si estingue con il decesso dell’iscritto, la rendita a durata definita consente di designare uno o più beneficiari. In caso di morte prima del termine, il montante residuo può essere riscattato dagli eredi indicati, evitando la perdita delle somme accumulate.
Dal punto di vista fiscale, le nuove prestazioni seguono il regime previsto per le prestazioni in capitale. La parte imponibile viene calcolata al netto delle somme già tassate e la ritenuta può beneficiare di riduzioni progressive in base agli anni di partecipazione al fondo, fino a un massimo del 5%.
La riforma rafforza anche il meccanismo del silenzio-assenso. Dal luglio 2026 i lavoratori alla prima assunzione saranno automaticamente iscritti alla previdenza complementare, salvo rinuncia entro 60 giorni. L’adesione avrà efficacia retroattiva dalla data di assunzione e potrà riguardare anche solo una parte del TFR, se previsto dalla contrattazione collettiva.
Cambiano inoltre le soglie dimensionali per il conferimento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS, che scenderanno progressivamente fino a 40 dipendenti dal 2032.
Con la rendita a durata definita, la previdenza complementare compie un passo decisivo verso una gestione più moderna e consapevole della pensione. Libertà di scelta, maggiore tutela per gli eredi e incentivi fiscali rendono i fondi pensione uno strumento sempre più centrale per chi vuole pianificare il proprio futuro senza dipendere esclusivamente dalla pensione pubblica.