Con una decisione destinata ad avere effetti concreti su migliaia di pensionati, la Corte Costituzionale ha chiarito che l’INPS può pignorare la pensione per recuperare indebiti previdenziali o omissioni contributive, purché l’operazione avvenga nel rispetto dei limiti di legge e senza compromettere i mezzi di sostentamento essenziali del beneficiario.
La pronuncia è contenuta nella sentenza n. 216 del 30 dicembre 2025, con cui la Consulta ha respinto le contestazioni di illegittimità costituzionale sollevate da un giudice ordinario, confermando la validità dell’attuale disciplina speciale prevista per i crediti previdenziali.
Quando l’INPS può pignorare la pensione
Il caso esaminato dalla Corte nasce da una questione sollevata dal Tribunale di Ravenna, che aveva messo in dubbio la compatibilità costituzionale dell’articolo 69 della legge n. 153/1969, norma che consente all’INPS di procedere al pignoramento delle pensioni per recuperare:
- somme erogate indebitamente;
- contributi previdenziali omessi o non versati.
Secondo il giudice rimettente, questa disciplina sarebbe stata più severa rispetto alle regole generali previste dall’articolo 545 del Codice di procedura civile, che stabilisce una soglia minima di impignorabilità per i crediti ordinari.
La Corte Costituzionale, però, ha ritenuto non fondate tali censure.
Il principio affermato dalla Consulta: tutela del sistema previdenziale
Nel motivare la decisione, la Consulta ha chiarito un punto centrale:
i crediti previdenziali non sono assimilabili ai debiti comuni.
Il recupero di somme indebitamente percepite o di contributi non versati non tutela un interesse meramente patrimoniale dell’INPS, ma serve a garantire l’equilibrio finanziario dell’intero sistema pensionistico, fondato sul principio di solidarietà previsto dalla Costituzione.
Per questo motivo, il legislatore può legittimamente prevedere una disciplina speciale, diversa da quella applicabile ai creditori ordinari.
I limiti al pignoramento: cosa non può essere toccato
La Corte ha però ribadito che il potere dell’INPS non è illimitato. Il pignoramento della pensione è consentito solo se vengono rispettate precise garanzie:
- massimo un quinto dell’importo pensionistico può essere pignorato;
- deve essere sempre salvaguardato il trattamento minimo pensionistico;
- il prelievo non può compromettere i mezzi essenziali di vita del pensionato.
Questo bilanciamento, secondo la Consulta, rispetta gli articoli 3 e 38 della Costituzione, garantendo sia la tutela del pensionato sia la sostenibilità del sistema previdenziale pubblico.
Nessuna discriminazione rispetto ad altri creditori
Un altro nodo affrontato riguarda la presunta disparità di trattamento rispetto ai creditori ordinari, per i quali l’articolo 545 c.p.c. prevede una soglia di impignorabilità pari al doppio dell’assegno sociale.
Secondo la Corte, il confronto non è corretto:
la disciplina speciale per l’INPS non è un privilegio arbitrario, ma una deroga giustificata dalla natura pubblicistica dei crediti previdenziali.
Se tali somme non venissero recuperate, il danno ricadrebbe sull’intera collettività dei contribuenti e dei pensionati.
A quali debiti si applica questa regola
È importante chiarire un aspetto fondamentale:
la possibilità di pignoramento secondo questa disciplina vale solo per:
- indebiti previdenziali;
- omissioni contributive.
Per altri debiti del pensionato (civili, commerciali, bancari), continua ad applicarsi la disciplina generale del Codice di procedura civile, con soglie di impignorabilità diverse e più ampie.
Cosa cambia per i pensionati
La sentenza n. 216/2025 non introduce nuove regole, ma conferma definitivamente l’impianto normativo esistente, fornendo un’interpretazione chiara e vincolante.
In pratica:
- l’INPS può agire per recuperare somme dovute;
- il pensionato resta comunque protetto nel suo minimo vitale;
- il diritto alla pensione non è assoluto, ma va bilanciato con l’interesse pubblico.
Una decisione che rafforza la sostenibilità del sistema previdenziale, ma che impone ai pensionati di prestare attenzione a eventuali indebiti o irregolarità contributive, perché il recupero potrà avvenire anche direttamente sull’assegno pensionistico.



