Una riforma destinata a incidere profondamente sull’organizzazione del sistema sanitario italiano è ormai in dirittura d’arrivo. Con l’introduzione di tre nuove lauree magistrali per infermieri, si apre – per la prima volta – alla possibilità di prescrizione infermieristica, seppur in forma limitata e rigorosamente regolata. Una novità che sta già generando un acceso dibattito tra professionisti della sanità, sindacati e istituzioni.
Il cambiamento nasce da uno schema di decreto del Ministero dell’Università e della Ricerca, trasmesso al Parlamento il 31 dicembre, che modifica il decreto dell’8 gennaio 2009 sulle classi di laurea magistrale delle professioni sanitarie. Il provvedimento introduce tre nuovi percorsi biennali, riservati agli infermieri già in possesso della laurea triennale:
I nuovi corsi potrebbero essere attivati già dal prossimo anno accademico o, al più tardi, dal 2027-2028, segnando un’evoluzione rispetto all’attuale laurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche, oggi prevalentemente orientata a funzioni organizzative e gestionali.
Il punto più delicato della riforma riguarda la possibilità di prescrivere, finora prerogativa esclusiva dei medici. È però fondamentale chiarire che non si tratta di prescrizioni farmacologiche né di atti diagnostici o terapeutici.
Le competenze previste riguardano esclusivamente:
Si tratta, quindi, di una prescrizione tecnica e assistenziale, che formalizza attività che, nella pratica quotidiana, molti infermieri già svolgono, soprattutto negli ambulatori dedicati e nei percorsi di presa in carico continuativa del paziente. I dettagli operativi dovranno comunque essere definiti a livello normativo, anche nell’ambito della delega per la riforma delle professioni sanitarie attualmente in discussione in Parlamento.
La riforma ha acceso un duro confronto. I principali sindacati medici – Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fimmg, Sumai e SMI – si oppongono con decisione, denunciando una presunta estensione indebita delle competenze infermieristiche e parlando di un provvedimento calato dall’alto senza un adeguato confronto. Secondo i medici, il rischio è quello di trasferire funzioni tipicamente mediche a professioni con percorsi formativi e responsabilità differenti.
Di segno opposto la posizione della FNOPI – Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, che definisce la riforma una “svolta epocale”. Secondo la Federazione, la prescrizione infermieristica limitata renderebbe l’assistenza più rapida, efficiente e coerente con i bisogni reali dei pazienti, senza invadere il campo della diagnosi o della terapia medica.
La riforma non elimina il ruolo centrale del medico, ma ridisegna l’organizzazione delle competenze, soprattutto sul territorio e nell’assistenza continuativa. In un sistema sanitario alle prese con carenza di personale e invecchiamento della popolazione, l’obiettivo dichiarato è migliorare l’accesso alle cure e ridurre i passaggi burocratici inutili.
Resta ora da capire come il Parlamento modificherà il testo definitivo e quali saranno i decreti attuativi. Una cosa è certa: la prescrizione infermieristica, anche se limitata, segna un passaggio storico e apre una nuova fase nel rapporto tra professioni sanitarie in Italia.