Dal 2026 la TARI lascia progressivamente spazio alla TARIP, la Tariffa Puntuale sui Rifiuti. Un cambiamento destinato a incidere direttamente sulle bollette di famiglie e imprese, perché il nuovo sistema lega l’importo da pagare alla quantità effettiva di rifiuti prodotti. In altre parole: chi inquina meno, paga meno.
Vediamo come funziona la TARIP, dove è già in vigore, chi può risparmiare e cosa fare concretamente per abbassare l’importo.
Cos’è la TARIP e perché sostituisce la TARI
La TARIP (Tariffa Rifiuti Puntuale) è un’evoluzione del tradizionale tributo sui rifiuti.
Mentre la TARI si basa su criteri presuntivi (superficie dell’immobile e numero di occupanti), la TARIP introduce un sistema più equo e misurabile, fondato sul principio europeo del “Pay as you throw” (paghi per quello che butti).
L’obiettivo è duplice:
- incentivare la riduzione dei rifiuti;
- aumentare la raccolta differenziata, in linea con i target ambientali UE.
Dove è già applicata la TARIP in Italia
Ad oggi, la TARIP è attiva in oltre 1.100 Comuni italiani, coinvolgendo circa 8,1 milioni di cittadini.
La diffusione è fortemente sbilanciata:
- Nord Italia: circa il 94% dei Comuni TARIP;
- Centro-Sud e Isole: applicazioni ancora sporadiche (pochi Comuni in Sicilia, Puglia e Sardegna).
La TARIP diventa obbligatoria solo se il Comune dispone di sistemi di misurazione puntuale, come contenitori con chip RFID o pesatura automatica.
Differenze tra TARI e TARIP: cosa cambia davvero
Le differenze tra i due sistemi sono sostanziali:
🔹 TARI
- calcolo basato su metri quadri e numero di residenti;
- importo fisso, indipendente dai comportamenti;
- nessun incentivo concreto a ridurre i rifiuti.
🔹 TARIP
- calcolo basato su peso o volume dei rifiuti prodotti;
- chi differenzia di più e conferisce meno secco paga meno;
- sistema più equo e trasparente.
Come si calcola la TARIP
La bolletta TARIP è composta da tre voci principali:
- Quota fissa
Determinata dalla superficie dell’immobile (copre i costi generali del servizio). - Quota variabile base
Include un numero minimo annuo di svuotamenti del secco non riciclabile. - Quota variabile aggiuntiva
Scatta se si supera il numero di svuotamenti inclusi: ogni conferimento extra aumenta l’importo.
Il monitoraggio avviene tramite contenitori dotati di microchip, che registrano ogni esposizione e – in molti Comuni – anche il peso dei rifiuti conferiti.
Perché con la TARIP puoi risparmiare
I vantaggi principali del nuovo sistema sono evidenti:
- bolletta più bassa per chi produce meno rifiuti;
- incentivo concreto alla raccolta differenziata;
- maggiore sostenibilità ambientale;
- sistema più giusto rispetto alla tassazione “a forfait”.
Inoltre, la TARIP contribuisce al raggiungimento degli obiettivi UE, come il 55% di riciclo dei rifiuti urbani.
Cosa fare per pagare meno con la TARIP
Per ridurre l’importo della bolletta è fondamentale cambiare abitudini:
- differenziare correttamente carta, plastica, vetro e organico;
- ridurre al minimo il secco non riciclabile;
- esporre il bidone del secco solo quando è realmente pieno;
- evitare conferimenti inutili che fanno aumentare il numero di svuotamenti.
Ogni esposizione in meno può tradursi in decine di euro di risparmio a fine anno.
TARIP e controversie: cambia anche il giudice competente
Un’ultima novità rilevante riguarda la giurisdizione.
Con il passaggio dalla TARI alla TARIP, la tariffa assume natura corrispettiva e non più tributaria. Questo significa che:
- le controversie non rientrano più nel giudice tributario;
- la competenza passa al giudice ordinario.
Lo ha chiarito la Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Veneto (sentenza n. 236 del 4 marzo 2024).
In sintesi
La TARIP segna un cambio di paradigma: non più una tassa uguale per tutti, ma una tariffa proporzionata ai comportamenti reali. Per i cittadini più attenti all’ambiente – e al portafoglio – può diventare un’occasione concreta di risparmio.



