Un gesto che molti considerano innocuo o addirittura scaramantico può trasformarsi in una sanzione pesantissima. Toccarsi i genitali in pubblico, anche senza alcuna intenzione offensiva, integra un illecito amministrativo contro la pubblica decenza e può costare fino a 30.000 euro di multa. A chiarirlo è la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione, che ha ribadito come la motivazione scaramantica non escluda la punibilità della condotta.
Nel diritto italiano la tutela della pubblica decenza è finalizzata a garantire il rispetto di standard minimi di compostezza negli spazi condivisi. Non rileva l’intenzione soggettiva di chi compie il gesto, ma la sua idoneità oggettiva a urtare il comune senso del pudore, in relazione al luogo e al contesto.
Già con una storica pronuncia del 26 maggio 1969, la Cassazione aveva affermato che il gesto scaramantico non può essere considerato culturalmente neutro o socialmente accettabile quando avviene in pubblico. Questo orientamento è stato poi confermato e rafforzato negli anni successivi.
Con l’entrata in vigore del d.lgs. n. 8/2016, l’articolo 726 del Codice penale è stato depenalizzato. Gli atti contrari alla pubblica decenza non costituiscono più reato, ma restano illeciti amministrativi. Tuttavia, la depenalizzazione non ha comportato un alleggerimento delle conseguenze: al contrario, le sanzioni economiche sono diventate molto più severe.
Oggi, chi viene sorpreso a compiere atti contrari alla pubblica decenza in luogo pubblico o aperto al pubblico rischia una sanzione pecuniaria compresa tra 5.000 e 30.000 euro.
La Cassazione, con la sentenza n. 8389/2008, ha chiarito che la condotta è punibile in un’ampia gamma di contesti:
Rientrano in quest’ultima categoria, ad esempio, l’abitacolo di un’automobile, un balcone non schermato o qualsiasi spazio privato facilmente osservabile da terzi. In tutti questi casi, la visibilità del gesto rende applicabile la sanzione.
Secondo la Suprema Corte, la scaramanzia non può mai costituire una causa di giustificazione. Il diritto impone al cittadino un dovere di autocontrollo comportamentale ogni volta che si trova in un contesto visibile ad altri. Anche un gesto istintivo o culturale, se ritenuto volgare o sconveniente, viola il principio di decoro collettivo.
L’illecito può essere accertato direttamente dalle forze dell’ordine, senza necessità di una denuncia da parte di terzi. È sufficiente la percezione diretta dell’agente, che redige un verbale indicando:
Da quel momento si avvia il procedimento sanzionatorio, con la possibilità per l’interessato di presentare difese, ma con un rischio economico tutt’altro che simbolico.
La sentenza rappresenta un richiamo netto al rispetto delle regole di convivenza civile. Anche comportamenti considerati “di tradizione popolare” possono avere conseguenze economiche molto gravi se posti in essere in pubblico. In materia di pubblica decenza, la Cassazione è chiara: non conta il motivo, conta l’effetto del gesto sugli altri.