La polizia giudiziaria può sequestrare lo smartphone senza l’autorizzazione preventiva del giudice quando sussistono esigenze investigative urgenti. A stabilirlo è una recente sentenza della Corte di Cassazione, che ridefinisce i confini tra tutela della privacy digitale ed efficacia delle indagini penali. Una decisione destinata ad avere effetti concreti su cittadini, avvocati e forze dell’ordine.
Smartphone e privacy: perché il tema è così delicato
Negli ultimi anni il telefono cellulare è diventato il principale contenitore della vita privata di una persona: messaggi, foto, video, chat, dati sanitari, geolocalizzazioni e informazioni lavorative. Proprio per questo, il sequestro di uno smartphone equivale spesso a un accesso diretto alla sfera più intima dell’individuo.
Tradizionalmente, il diritto italiano ha imposto un controllo giudiziario preventivo per le attività più invasive. Tuttavia, l’evoluzione tecnologica e la facilità con cui i dati digitali possono essere cancellati o alterati hanno messo in crisi gli schemi classici di perquisizione e sequestro.
La sentenza della Cassazione: cosa cambia davvero
Con la sentenza n. 2218/2026, la Terza Sezione penale della Cassazione ha chiarito che la polizia giudiziaria può procedere al sequestro immediato di cellulari e dispositivi informatici anche senza decreto del giudice, quando ricorre una situazione di urgenza investigativa.
Il fondamento normativo è l’articolo 354 del Codice di procedura penale, che consente agli agenti di assicurare le fonti di prova quando il ritardo potrebbe comprometterne l’acquisizione. Secondo i giudici, nel caso dei dispositivi digitali il pericolo è concreto: i dati possono essere cancellati da remoto, criptati o resi inaccessibili in pochi secondi.
La Cassazione, quindi, privilegia la tutela dell’indagine rispetto alla rigidità procedurale, riconoscendo che il tempo è un fattore decisivo nel mondo digitale.
Quando il sequestro senza giudice è legittimo
La possibilità di agire senza autorizzazione non è generalizzata. Il sequestro è ammesso solo se:
- esiste un pericolo concreto e attuale di perdita delle prove;
- l’intervento è indifferibile, cioè non rinviabile nemmeno per il tempo necessario a ottenere un decreto;
- il sequestro riguarda il supporto fisico (smartphone, tablet, hard disk), non automaticamente l’analisi del contenuto.
In assenza di questi presupposti, l’operato della polizia può essere contestato in sede processuale.
Il contrasto con la giurisprudenza europea
La posizione della Cassazione italiana si scontra con l’orientamento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che con la sentenza del 2024 (causa C-548/21) ha affermato un principio opposto: l’accesso ai dati contenuti in un telefono dovrebbe essere sempre subordinato al controllo preventivo di un’autorità indipendente, proprio per l’elevatissimo impatto sulla privacy.
Il nodo sta nella distinzione tra sequestro del dispositivo e accesso ai dati. Nella pratica investigativa, però, i due momenti sono spesso strettamente collegati, e il rischio è che l’eccezione dell’urgenza diventi una regola, svuotando le garanzie previste a livello europeo.
Prove valide anche senza autorizzazione?
Un punto centrale riguarda le conseguenze processuali. La Cassazione ha precisato che un sequestro eseguito senza autorizzazione e senza reali presupposti di urgenza non rende automaticamente inutilizzabili le prove raccolte.
Si configura, infatti, una nullità, non un’inutilizzabilità. Questo significa che chat, file, immagini e dati estratti dal cellulare possono restare nel processo, salvo specifiche contestazioni. Una distinzione tecnica, ma decisiva: l’inutilizzabilità espelle la prova dal fascicolo, la nullità spesso no.
Le conseguenze per cittadini e difesa
Questa interpretazione rafforza il potere operativo della polizia giudiziaria, ma riduce gli spazi di tutela immediata per il cittadino. Per la difesa diventa fondamentale verificare, caso per caso, se l’urgenza fosse reale o solo presunta, e se il sequestro sia stato seguito tempestivamente dalla convalida dell’autorità giudiziaria.
In sintesi
La nuova sentenza della Cassazione segna un punto di svolta nel sequestro dei cellulari:
- sì al sequestro senza giudice, ma solo in caso di urgenza;
- resta aperto il conflitto con la giurisprudenza UE;
- le prove raccolte difficilmente vengono escluse dal processo.
Un equilibrio sempre più fragile tra sicurezza, investigazione e diritti fondamentali, che continuerà a far discutere tribunali e cittadini.



