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Cittadinanza italiana per discendenza: la Consulta conferma lo stop dopo 2 generazioni

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Cosa cambia per chi richiede la cittadinanza italiana per discendenza? La Corte Costituzionale ha confermato la legittimità del Decreto Tajani, che limita lo ius sanguinis a due generazioni. Una decisione storica che chiude le porte a milioni di discendenti all’estero. Scopriamo chi riguarda, le nuove regole e perché questa sentenza è fondamentale.

La strada per ottenere il passaporto italiano diventa ufficialmente più stretta. Con un comunicato diffuso il 12 marzo 2026, la Corte Costituzionale ha respinto le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Torino contro il cosiddetto “Decreto Tajani” (decreto-legge n. 36 del 2025, convertito nella legge n. 74 del 2025). La decisione della Consulta conferma definitivamente la fine della trasmissione illimitata della cittadinanza italiana per discendenza (iure sanguinis), introducendo limiti temporali e generazionali molto rigidi. Un cambiamento epocale che impatta direttamente su milioni di persone, in particolare in Sud America e negli Stati Uniti, che speravano di ottenere il riconoscimento dello status di cittadino italiano.

I nuovi limiti alla cittadinanza italiana per discendenza

Fino all’entrata in vigore del decreto, la legge italiana permetteva di rivendicare la cittadinanza italiana per discendenza senza alcun limite generazionale, risalendo anche ad antenati emigrati nell’Ottocento. Ora, le regole sono cambiate drasticamente. La norma confermata dalla Consulta stabilisce che chi è nato all’estero ed è in possesso di un’altra cittadinanza è considerato “non avere mai acquistato la cittadinanza italiana”, a meno che non rientri in specifiche eccezioni.

Il limite principale introdotto è quello delle due generazioni. Per poter richiedere la cittadinanza, è ora necessario che almeno un genitore o un nonno possieda (o possedesse al momento della morte) esclusivamente la cittadinanza italiana. In alternativa, il diritto viene riconosciuto se un genitore o adottante è stato residente in Italia per almeno due anni continuativi dopo aver acquisito la cittadinanza e prima della nascita o adozione del figlio. Di fatto, non basta più avere un lontano trisavolo italiano per ottenere il passaporto.

La scadenza del 27 marzo 2025 e i diritti acquisiti

Un punto cruciale della riforma riguarda le tempistiche di presentazione delle domande. Il decreto ha fatto salve le richieste di riconoscimento dello stato di cittadino (sia in via amministrativa che giudiziale) presentate entro le ore 23:59 del 27 marzo 2025. Chi ha depositato la pratica prima di questa scadenza vedrà la propria istanza valutata secondo le vecchie regole, più permissive.

Il Tribunale di Torino aveva sollevato dubbi di costituzionalità proprio su questa distinzione temporale, ipotizzando una violazione dell’articolo 3 della Costituzione (principio di uguaglianza) e lamentando una sorta di “revoca implicita” retroattiva della cittadinanza. La Corte Costituzionale, tuttavia, ha dichiarato non fondate queste censure, stabilendo che la differenziazione tra chi ha presentato domanda prima e dopo la scadenza non è arbitraria e non lede i diritti quesiti.

Le motivazioni della Corte Costituzionale

Nel respingere i ricorsi, i giudici della Consulta hanno blindato l’impianto normativo voluto dal Governo. Oltre a escludere la violazione del principio di uguaglianza, la Corte ha dichiarato non fondate anche le questioni sollevate in merito al diritto dell’Unione Europea. Secondo i ricorrenti, limitare l’accesso alla cittadinanza italiana avrebbe violato i trattati europei, poiché la cittadinanza di uno Stato membro attribuisce automaticamente anche quella dell’Unione.

Inoltre, sono state dichiarate inammissibili le questioni relative alla presunta violazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (che vieta la privazione arbitraria della cittadinanza) e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). La sentenza conferma quindi la piena sovranità dello Stato italiano nel determinare i criteri di attribuzione della propria cittadinanza, ponendo fine al fenomeno delle “cittadinanze facili” per chi non ha più alcun legame reale, culturale o linguistico con l’Italia.

Conclusione

La pronuncia della Corte Costituzionale sulla cittadinanza italiana per discendenza segna uno spartiacque definitivo nel diritto dell’immigrazione e della cittadinanza in Italia. Il limite delle due generazioni diventa un principio consolidato, chiudendo una lunga stagione di contenziosi legali e pratiche consolari infinite. Per i discendenti di italiani all’estero che non hanno presentato domanda entro il marzo 2025, l’unica via per ottenere il passaporto tricolore resta ora quella della naturalizzazione ordinaria, che richiede la residenza effettiva in Italia. Un ritorno al principio secondo cui la cittadinanza deve riflettere un legame concreto e attuale con la comunità nazionale.

Fonte: Comunicato Corte Costituzionale del 12 marzo 2026

Giacomo Cascio
Giacomo Cascio
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