Commissariamento ATI, Scaduto:”Ora e’ doveroso che chi non ha fatto si dimetta a iniziare dalla presidente, la sindaca Valenti”

Il commissariamento dell’ati idrica di Agrigento per mancato aggiornamento del Piano d’Ambito e per mancata approvazione da
parte di 15 consigli comunali dello Statuto dell’azienda Speciale Consortile dovrebbe obbligare il Sindaco Valenti a dimettersi dalla
presidenza dell’Ati idrica di Agrigento. Lo sostiene con una nota il presidente del Centro Studi De Gasperi.
“Oggi – scrive Scaduto in una nota in cui chiede le dimissioni – a distanza di un anno dal Consiglio comunale aperto svoltosi a Sciacca il 31 luglio 2019 sul tema della futura gestione idrica nella provincia di Agrigento, che fu realizzato con diretta televisiva grazie ad una raccolta fondi promossa da questa associazione, ricevuta la notizia del commissariamento dell’ATI idrica di Agrigento per la mancata approvazione dell’aggiornamento del Piano d’Ambito idrico e per la mancata approvazione da parte di 15 consigli comunali della provincia di Agrigento, fra cui quello di Sciacca, dello Statuto dell’azienda Speciale Consortile, non possiamo che constatare il fallimento del Consiglio direttivo dell’Ati di Agrigento, e segnatamente della presidenza dell’ati, in persona del Sindaco di Sciacca, Francesca Valenti.
D’altra parte, il rischio che l’Ati idrica di Agrigento fosse commissariata per incapacità
di scegliere tempestivamente la futura modalità di gestione del servizio idrico
integrato e di completare tempestivamente la lunga procedura era già visibile un anno fa, ascoltando gli interventi del Sindaco di Sciacca, Presidente dell’Ati idrica, in
occasione della seduta aperta del Consiglio comunale aperto di Sciacca. In quella sede
infatti, appena un anno fa, il Sindaco di Sciacca non fu in grado di chiarire quale fosse
la sua posizione a proposito delle due opzioni rimaste in campo per la futura gestione
del servizio idrico integrato nella provincia di Agrigento: se fosse a favore della
gestione con società per azioni a totale partecipazione pubblica, o se fosse a favore
della gestione tramite un’azienda speciale consortile. Il Sindaco era quindi nella totale
incertezza rispetto alla scelta della modalità di gestione. Solo per pressione di diverse
associazioni, (e fra queste merita di essere ricordata la richiesta insistente di consigli
comunali aperti in tutti i comuni della provincia da parte del coordinamento Titano, e
poi la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni aderenti al Titano, fra cui la
nostra, ai vari consigli comunali aperti della provincia per chiedere che fosse scelta
l’azienda speciale consortile) è accaduto, che l’assemblea dell’Ati idrica, prima ancora
che il Consiglio direttivo si esprimesse, fosse a favore dell’Azienda Speciale Consortile.
Una scelta divenuta obbligata per le pressioni della società civile. Una volta operata
dall’Ati la scelta in favore dell’azienda speciale consortile, spettava al Consiglio
direttivo dell’Ati correre e compiere tutti i passi per fare approvare lo Statuto
dell’Azienda Speciale consortile a tutti i comuni della provincia. Ma la presidenza Ati,
anziché mettersi a correre, è stata lentissima, tanto da meritare una diffida da parte
della Regione Siciliana, rispetto alla quale la presidenza dell’Ati ha risposto risentita,
affermando che non meritava affatto la diffida. Come è noto la diffida era stata data
come avvertimento per accelerare i tempi. E invece l’Ati non ha accelerato, e ne è
prova il fatto incontestabile che a Sciacca, il Comune guidato dalla Presidente dell’Ati,
la proposta per l’approvazione dello Statuto dell’azienda Speciale consortile è stata
portata al Consiglio comunale oltre il termine del 31 maggio 2020 stabilito per
paradosso dalla stessa Presidente dell’Ati in una sua diffida ai vari comuni, con il che
la Presidente dell’Ati è riuscita a fare la cosa più pirandelliana che si possa immaginare e cioè non adoperarsi nel modo più diligente possibile come Sindaco di Sciacca per
fare in modo che il Consiglio comunale di Sciacca ottemperasse tempestivamente ad
una diffida proveniente da sé stessa nella diversa qualità di Presidente dell’Ati. E allora
il commissariamento dell’Ati idrica da parte della Regione è stata inevitabile”.
“Un componente del Consiglio direttivo,- continua Scaduto – l’onorevole La Rocca Ruvolo ha riconosciuto con onestà intellettuale il fallimento del Consiglio direttivo dell’Ati ed ha annunciato le sue dimissioni dallo stesso, benché il Comune dalla stessa amministrato abbia approvato
tempestivamente lo Statuto della consortile.
Il Sindaco di Sciacca, quale presidente dell’Ati ha invece dichiarato di non provare
alcun imbarazzo per l’accaduto; a questo punto ci sia consentito dire che tali
dichiarazioni del Sindaco Valenti rappresentano un’offesa all’intelligenza dei cittadini di Sciacca e della provincia di Agrigento. Un politico di buon senso non può che provare imbarazzo per un commissariamento dovuto alle inadempienze rispetto alla propria funzione e ruolo. Quando il consiglio direttivo di un organismo pubblico fallisce perché un organo superiore ne decide il commissariamento, il primo a dover rispondere di tale fallimento è chi lo ha presieduto.
Pertanto chiediamo, per il principio di responsabilità, per quel principio che nel mondo
anglosassone si chiama “accountability”, che il Sindaco di Sciacca si dimetta dalla
Presidenza dell’Ati. Il Commissariamento della Regione Siciliana nei confronti dell’Ati
idrica di Agrigento, seppure rispetto ai compiti specifici, ha certificato l’incapacità del
nostro Sindaco a guidare l’Ati idrica di Agrigento.
Pertanto chiediamo al Sindaco di Sciacca di dimettersi dalla presidenza dell’Ati idrica di
Agrigento”.

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