Il disegno di legge sugli Enti locali esce ridimensionato dall’Aula dell’Assemblea Regionale Siciliana. Con voto segreto, i deputati hanno bocciato due delle norme più discusse del provvedimento, riaprendo tensioni politiche e lasciando sul campo un testo profondamente modificato.
A cadere è stato innanzitutto l’articolo 7, che prevedeva l’istituzione della figura del consigliere supplente: la norma è stata respinta con 32 voti favorevoli e 22 contrari. Stessa sorte per l’articolo 14, relativo al terzo mandato per i sindaci dei Comuni fino a 15 mila abitanti, bocciato con 34 voti contrari e 24 favorevoli.
Parole dure sono arrivate dal presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno: «Di questo ddl è rimasto ciò che ha deciso l’Aula, con voto segreto e con voto palese: macerie».
Nei giorni scorsi era invece passata la norma che equipara la Sicilia al resto d’Italia sulla quota del 40% di rappresentanza di genere nelle giunte comunali.
Un punto ritenuto qualificante da molte deputate, che oggi hanno dato vita a un flash mob davanti a Palazzo dei Normanni per sollecitare l’approvazione definitiva del ddl, al cui interno è inserita la norma che prevede la quota del 40% nelle giunte dei Comuni con popolazione superiore ai tremila abitanti.
«La Sicilia deve garantire pari rappresentanza nelle giunte comunali, come già avviene nel resto d’Italia», è stato il messaggio lanciato durante la manifestazione dalle deputate che vi hanno preso parte.