Toni più alti del solito e nervosismo diffuso: e’ stato questo il clima che ha caratterizzato l’ultima riunione del direttivo Pd che si è svolta ieri sera. Una riunione post ricomposizione della giunta Termine che non ha tenuto più conto di rappresentanti in esecutivo dei “dem” a seguito della defenestrazione degli assessori Simone Di Paola e Valeria Gulotta.
Il sindaco Fabio Termine ha partecipato alla riunione, (Non c’era invece il parlamentare Michele Catanzaro impegnato con i lavori all’Ars), non portando sostanzialmente nulla di nuovo quanto a proposte, ma ribadendo le motivazioni delle scelte effettuate per ricomporre la sua giunta.
C’era chi ieri sera si aspettava che il primo cittadino portasse altro all’attenzione del partito così come la segreteria regionale avrebbe chiesto nel tentativo di risolvere in qualche maniera il “caso Sciacca”, una frattura e uno scollamento tutto interno al gruppo che va avanti da novembre scorso.
Dall’altro canto i “catanzariani” non hanno a loro volta, fatto passi indietro e le posizioni rimangono cristallizzate. Mentre il sindaco resta supportato da una piccola corrente nel partito formata da quattro/cinque sostenitori nel direttivo, anche tra i democratici non più della prima ora, monta il malcontento rispetto la situazione venutasi a creare. Tanto che sull’ennesimo documento politico prodotto ieri sera dall’organo di partito, dove sostanzialmente si ribadisce la perdita di fiducia nell’operato di Fabio Termine e si certifica la fine dell’esperienza del progetto del 2022, compare apposta anche la loro firma.
Il documento dovrebbe essere portato all’attenzione della stampa nelle prossime ore dal segretario del Pd, Giuseppe Palagonia. Il partito continua a vivere il black-out prodotto dalla crisi di giunta con un primo cittadino con tessera di partito e dirigente dello stesso, ma non sostenuto dalla base maggioritaria dei “dem”.
Se nelle dinamiche del gruppo, ieri sera non si è prodotto nulla di nuovo, il passaggio segna una sorta di “smarcatura” acclarata dei tre consiglieri del Pd in aula Falcone-Borsellino dove il cambio di passo e’ ormai certo: una nuova opposizione nelle opposizioni e saranno proprio i tre esponenti del Pd a rappresentare adesso lo zoccolo più duro dell’opposizione a Termine tanto che si vocifera che sarebbero perfino pronti a votare la mozione di sfiducia se solo questa approdasse in aula. Ma quest’ultima e’ tutta un’altra storia.