A 58 anni dal terremoto che colpì la Valle del Belìce nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, l’ex senatore ed ex sindaco Vito Bellafiore, 96 anni, denuncia una situazione di rassegnazione e declino. Secondo Bellafiore, oggi i cittadini non protestano più come un tempo e la mancanza di sviluppo economico spinge soprattutto i giovani a emigrare.
Sette volte sindaco di Santa Ninfa e senatore del Pci dal 1983, Bellafiore è stato insignito della cittadinanza onoraria di Santa Margherita Belìce. Nel suo intervento sottolinea come la ricostruzione si sia concentrata su case e opere pubbliche, trascurando lo sviluppo economico, rimasto fermo.
Un’occasione mancata, secondo l’ex senatore, è l’applicazione della legge regionale n. 1 del 1986, che prevedeva strumenti per il rilancio economico dell’area. La legge fu solo parzialmente attuata e poi abbandonata. Oggi, avverte Bellafiore, i fondi europei rappresentano l’“ultimo treno” per evitare la desertificazione economica della Valle.
La ricostruzione, inoltre, resta incompleta: in diversi comuni mancano ancora opere di urbanizzazione primaria.
Bellafiore evidenzia anche una forte disparità di trattamento rispetto ad altre aree colpite da terremoti: per il Belìce furono stanziati 162 miliardi di lire, contro i 2.900 miliardi destinati al Friuli. Una differenza che, secondo lui, spiega il ritardo strutturale del territorio e rappresenta “lo specchio di due Italie”.