Quella con la quale si voterà è una legge rompicapo. Il rischio è l’ingovernabilità

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Sono diversi gli osservatori i quali sostengono che la nuova legge elettorale per i comuni, quella con la quale si voterà il prossimo 11 giugno, rischia di produrre una sostanziale ingovernabilità. Un vero e proprio spauracchio, che scaturisce dai paletti normativi introdotti, a partire dal premio di maggioranza in Consiglio comunale. La novità più importante è che si può diventare sindaco al primo turno già con appena il 40% dei voti. Non è detto però che al vincitore scatti anche il relativo premio di maggioranza (nel caso di un comune come Sciacca: 14 consiglieri su 24). Se la lista che lo appoggia, ovvero la coalizione, infatti, resta al di sotto del 40% complessivo, la relativa distribuzione dei seggi avviene col sistema proporzionale, il classico metodo d’Hondt, tanto per intenderci, sempre tra le liste che, però, avranno oltrepassato la soglia minima di sbarramento del 5%. Potrebbe però accadere anche che una coalizione diversa da quella che ha sostenuto il sindaco ottenga il 50% dei voti. In questo caso il premio di maggioranza andrebbe a quest’ultimo raggruppamento. Conseguenza: il sindaco eletto avrebbe in Consiglio una maggioranza a lui avversa. Cambiano le cose per l’eventuale ballottaggio, dove invece il premio di maggioranza può essere bloccato anche attraverso l’eventuale apparentamento tra liste che al primo turno avevano sostenuto candidati diversi.

Da questo scenario emergono possibili difficoltà di ordine generale, soprattutto in ordine alla recente normativa che stabilisce la decadenza sia del Consiglio, sia del sindaco, nel caso di mancata approvazione dello stesso bilancio di previsione. Un sindaco senza maggioranza rischierebbe di decadere pochi mesi dopo essere stato eletto. Una legge rompicapo, dunque, l’ennesima da quando è stata introdotta l’elezione diretta dei sindaci.