Politica

Valenti-Bono: punti di forza e di debolezza. Chiave di volta delle loro strategie: la designazione degli assessori mancanti

Farà caldo domenica 25 giugno. Lo farà già alle 6 del mattino, quando torneranno ad insediarsi i seggi elettorali, anche se stavolta non è prevista la maratona (disumana) a cui sono stati sottoposti i componenti delle sezioni. Il ballottaggio, dal punto di vista organizzativo e della risoluzione del giallo è, infatti, un’operazione facile facile. Tutt’altro che facile, però, sono gli scenari che avvicinano a questo appuntamento. Entro domenica 18 bisognerà presentare, nella Segreteria del Comune, eventuali alleanze e apparentamenti per il secondo turno. Ce ne saranno? La risposta al momento è no. Ma, come insegna la storia recente di questa città, in politica non c’è niente di definitivo. Chi, nel 2004, avrebbe potuto immaginare un apparentamento tecnico tra Turturici, Segreto e Messina insieme contro Mariolina Bono?

Bono: i punti di forza e quelli di debolezza. Come punto di forza Calogero Bono ha dalla sua, sicuramente, il risultato del primo turno. Confida che non sia solo un dato numerico e statistico, ma che passi, nell’immaginario collettivo, l’idea di una candidatura che possa rivelarsi definitivamente vincente, oltre che credibile. È consapevole che la sua non è stata un’affermazione di dimensioni epocali. Tuttavia, è questa affermazione che gli ha consentito di tagliare per primo il traguardo. Ma sa fin troppo bene, anche, che il ballottaggio ha una storia diversa. Sciacca, peraltro, è una città dove tradizionalmente l’eredità dell’Amministrazione precedente rischia di essere una zavorra, e non un vantaggio. Ne consegue che Calogero Bono cercherà di invertire questa rotta. Obiettivo invero difficilissimo, perché in comune con i candidati esclusi al primo turno Bono non ha pressoché nulla. E, dunque, margini per allargare il raggio d’azione ne ha ben pochi. Bono non vuole metterla sulla sua maggiore esperienza all’interno delle istituzioni civiche, perché non è certo questo l’argomento che può fare presa nei confronti dell’elettorato. E allora il suo tentativo sarà quello di lavorare ai fianchi l’opinione pubblica, impostando la seconda parte della sua campagna elettorale sulla moderazione, manifestando il proprio pubblico apprezzamento per la ventata di novità che, con oltre il 40% consegnato a Mizzica e Movimento 5 Stelle, ha caratterizzato questa consultazione elettorale. La parola d’ordine consegnata da Calogero Bono al suo staff è, dunque: no agli attacchi, sì al dialogo. Non si capisce fino a che punto Bono possa temere un eventuale apparentamento tra la sua avversaria e il movimento Mizzica. Dopo che le parti se le sono date di santa ragione, sarebbe facile da parte di Calogero Bono metterla sul piano dell’incoerenza. Nel frattempo Bono è chiamato a giocarsi bene le carte della designazione degli altri due assessori, anche se sarà difficile resistere alle pressioni. Come agire? Tenere conto dei risultati delle singole liste o decidere liberamente? Non dimenticando la speranza, di Bono, di attrarre almeno una parte dei voti andati al primo turno al Movimento 5 Stelle, i cui militanti, si sa, considerano il Pd come il fumo negli occhi.

Valenti: i punti di forza e quelli di debolezza. È indubbio che la candidatura di Francesca Valenti sia cresciuta di settimana in settimana. È riuscita a farsi conoscere e a far passare il messaggio di una professionista e madre di famiglia che, pur avendo accettato di prestarsi alla politica, a fianco peraltro di personalità piuttosto esperte, ha comunque dettato la linea con estrema fermezza, non esitando a generare un certo malcontento sin dall’inizio, soprattutto nei confronti della componente di Sciacca Democratica, quando si trattò di scegliere l’assessore, designazione a cui gli amici di Nuccio Cusumano preferirono poi rinunciare. Sa bene, l’avvocato Valenti, che sul piano politico tutti pensano che sarebbe naturale da parte sua addivenire ad un accordo con Mizzica, magari proponendo ad un loro esponente un ruolo di peso nella sua amministrazione, con l’obiettivo (ovviamente) di attrarre i voti di Fabio Termine. Francesca Valenti è perfettamente consapevole di avere, in vista del ballottaggio, superiori margini di crescita rispetto a Calogero Bono. Confida, ovviamente, che l’elettorato di Mizzica, forse per affinità, possa spostare il consenso verso di lei, immaginando, non a torto, che un orientamento da parte di questo gruppo nei confronti del suo avversario apparirebbe piuttosto improbabile. Eppure l’avvocato Valenti potrebbe anche temere di snaturare il proprio progetto, e alla fine potrebbe essere lei la prima a rifuggire dall’idea di tentare la strada dell’apparentamento, guardando peraltro al rischio che l’elettorato possa non capirlo, né accettarlo. Insomma: Francesca Valenti a questo punto appare orientata a puntare con maggiore determinazione rispetto al primo turno sul voto d’opinione, parlando alla gente e cercando anche lei di interpretare le esigenze di cambiamento venute fuori dal voto. Tutto questo malgrado non abbia nascosto la propria preoccupazione in merito al fenomeno del voto disgiunto, che l’ha penalizzata di ben dieci punti rispetto al 35 per cento circa incassato dalla coalizione. A Bono è andata sicuramente meglio, lo scostamento tra il voto alla sua persona e quello alle liste è stato nettamente inferiore. La coalizione di centrosinistra sa che con Francesca Valenti può tornare al governo della città. Ma, al pari del suo avversario, anche la candidata ha la necessità di azzeccare la designazione degli assessori mancanti. Anche lei sarà di fronte ad un bivio: accontentare gli appetiti dei capilista che l’hanno supportata oppure estrarre qualche coniglio dal cilindro?

 

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