Regionali

Sospensione revocata per l’alunno autistico: il caso che divide Messina

La vicenda della sospensione revocata a un bambino autistico di 11 anni dell’istituto Manzoni–Dina e Clarenza di Messina continua a far discutere. Il provvedimento disciplinare, inizialmente disposto dopo una pacca che l’alunno aveva dato a una compagna di classe, aveva suscitato un’ondata di reazioni da parte della comunità scolastica, delle famiglie e dei garanti comunali per le persone con disabilità e per l’infanzia. La decisione di annullare la sospensione ha riportato al centro dell’attenzione il tema del rapporto tra disciplina scolastica e bisogni educativi speciali, evidenziando le criticità di un sistema che fatica a riconoscere la specificità dei casi più complessi.

La scelta della scuola e il dibattito sulla misura disciplinare

La sospensione, poi revocata, era stata motivata dal dirigente scolastico Michele Bonardelli come un intervento con “finalità educative”, volto a stimolare la consapevolezza dell’alunno e favorire relazioni più corrette all’interno della classe. Una lettura che, secondo la scuola, avrebbe dovuto inserirsi in un percorso di crescita condiviso. Tuttavia, per molti osservatori si trattava di una misura difficilmente applicabile a un minore con diagnosi di autismo grave.

Un provvedimento contestato per l’incapacità dell’alunno di comprenderlo

I genitori del bambino, certificato dall’Inps ai sensi del comma 3 sulla gravità della disabilità e seguito quotidianamente da più figure specialistiche, hanno contestato duramente la scelta, ritenendola inefficace e inadeguata. Secondo la famiglia, il minore non sarebbe in grado di comprendere né la natura dell’azione compiuta né il significato della punizione.
La sospensione, dunque, non avrebbe avuto alcun effetto educativo, rischiando invece di produrre un risultato opposto, aumentando il disagio e interferendo con il percorso terapeutico già strutturato.

Il ruolo dei garanti e la richiesta di annullamento

La vicenda è rapidamente diventata un caso pubblico, spingendo i garanti comunali per la disabilità e per l’infanzia a intervenire chiedendo formalmente l’annullamento del provvedimento. L’ex garante minorile Fabio Costantino ha parlato di un intervento “non proporzionato” e non rispettoso delle reali capacità cognitive del bambino.
Proprio queste pressioni, unite alla posizione della famiglia, hanno condotto alla sospensione revocata, riportando il caso all’interno di un confronto più ampio sul modo in cui la scuola italiana affronta i comportamenti problematici quando sono collegati a condizioni di neurodivergenza.

Una vicenda che apre un problema strutturale

La sospensione revocata mette in luce un nodo che in molte scuole sembra ancora irrisolto: come conciliare disciplina, tutela degli altri studenti e rispetto delle fragilità di chi ha bisogni educativi complessi. Il caso di Messina diventa così un punto di partenza per interrogarsi sulle modalità con cui gli istituti interpretano la funzione educativa dei provvedimenti disciplinari e sulla necessità di formare il personale in materia di disabilità e inclusione.

Condividi
Pubblicato da