Quando comunicare non è più solo un diritto, ma una necessità vitale, strumenti come la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) diventano essenziali.
Lo dimostra con drammatica evidenza il recente caso dei ragazzi feriti nell’incendio di Crans-Montana, ricoverati al centro grandi ustionati del Niguarda di Milano. Non potendo parlare a causa delle ustioni riportate, hanno potuto interagire con i propri familiari grazie a tecnologie CAA: tabelle visive, tablet, dispositivi vocali e simboli semplificati hanno permesso loro di comunicare emozioni, bisogni, desideri in un momento di grande fragilità.
Un esempio reale e toccante che rafforza ciò che molti educatori, terapisti e operatori sanno da tempo: la comunicazione deve essere resa possibile a chiunque, in ogni momento e in ogni contesto di vita.
È in questa visione che si inserisce il nuovo progetto “AbbracCiAA la Cultura… in pratiCAA”, promosso dall’Istituto Don Michele Arena di Sciacca in collaborazione con la rete nazionale “Scuole per comuniCAAre” e con il sostegno dell’Assessorato all’Istruzione della Regione Sicilia. Un’evoluzione naturale della Summer School “AbbracCiAA la Cultura”, svoltasi a maggio a Sciacca, che ha già coinvolto centinaia di docenti e studenti da tutta Italia.
Il progetto è rivolto a:
assistenti alla comunicazione
caregiver
operatori sanitari
operatori museali e culturali
bibliotecari
case editrici
attività commerciali
associazioni di volontariato
associazioni sportive
La CAA non sostituisce il linguaggio verbale, lo potenzia o lo sostituisce quando necessario, permettendo a bambini, adulti e anziani con bisogni comunicativi complessi di:
Lo fa attraverso supporti visivi, vocali e simbolici, adattati alle esigenze individuali. E oggi più che mai – in una società sempre più multicanale, multilingue e intergenerazionale – la multimodalità comunicativa è un’esigenza che va oltre il mondo della disabilità.
Tra le iniziative più attese:
Il trauma vissuto dai giovani ricoverati al Niguarda ci ricorda che nessuno è immune da una condizione che possa impedire la comunicazione verbale. Un ictus, una disabilità improvvisa, una malattia neurodegenerativa, un trauma… ed è lì che la CAA fa la differenza, restituendo voce, dignità e autonomia.
È per questo che progetti come “In pratiCAA” vanno sostenuti e divulgati: perché non si tratta solo di didattica, ma di costruire comunità capaci di accogliere e comunicare davvero con tutti.
Perché comunicare è vivere. E tutti hanno diritto a farlo.