Il requisito anagrafico per accedere alla pensione di vecchiaia, attualmente fissato a 67 anni per gli iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) e alle gestioni sostitutive ed esclusive, subirà un primo incremento a partire dal primo gennaio 2027. In questa prima fase, l’età richiesta salirà a 67 anni e un mese. Successivamente, dal primo gennaio 2028, scatterà il secondo scaglione dell’adeguamento, portando il requisito a 67 anni e tre mesi. Resta invece invariato il requisito contributivo minimo, che continua a essere di 20 anni di versamenti. Le stesse regole si applicano anche a coloro che ricadono interamente nel sistema contributivo puro, ovvero i lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi dal primo gennaio 1996 in poi. Per questi ultimi, oltre ai requisiti di età e contribuzione, rimane in vigore la condizione legata all’importo minimo dell’assegno, che non deve essere inferiore al valore dell’assegno sociale, attualmente pari a 546,24 euro mensili. Per chi non ha raggiunto i 20 anni di contributi, l’attuale soglia di 71 anni di età e 5 anni di versamenti subirà analoghi incrementi anagrafici nel biennio considerato.
La Legge di Bilancio 2026 non ha previsto il rinnovo di misure temporanee come Quota 103 e Opzione Donna, rendendo la pensione anticipata ordinaria la via principale per lasciare il lavoro prima dell’età di vecchiaia. Attualmente, per accedere a questo trattamento sono necessari 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Con l’adeguamento alla speranza di vita, dal 2027 questi requisiti saliranno rispettivamente a 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Dal 2028, si aggiungeranno ulteriori due mesi, portando l’asticella a 43 anni e un mese per i lavoratori e 42 anni e un mese per le lavoratrici. È importante ricordare che l’erogazione del primo assegno pensionistico non è immediata: la cosiddetta “finestra mobile” prevede un’attesa di tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti. Questa finestra si allunga a sette mesi per i dipendenti pubblici iscritti alle casse CPDEL, CPS, CPI e CPUG (enti locali, sanità, insegnanti e ufficiali giudiziari) e arriverà a nove mesi per i requisiti maturati a partire dal primo gennaio 2028.
Anche i lavoratori cosiddetti “precoci”, ovvero coloro che hanno versato almeno 12 mesi di contributi effettivi prima del compimento del diciannovesimo anno di età, sono interessati dalle novità introdotte dalla circolare INPS. Attualmente, questa categoria può accedere al pensionamento anticipato con 41 anni di contributi, a condizione di rientrare in specifici profili di tutela: disoccupati che hanno terminato la NASpI da almeno tre mesi, caregiver che assistono familiari con disabilità grave, invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74 per cento, e addetti a mansioni particolarmente gravose o usuranti. Dal 2027, il requisito contributivo per i precoci salirà a 41 anni e un mese, per poi passare a 41 anni e tre mesi dal 2028. Anche in questo caso, il trattamento pensionistico decorre trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei nuovi requisiti contributivi, confermando il meccanismo delle finestre di attesa.
La normativa prevede alcune importanti eccezioni all’adeguamento alla speranza di vita, tutelando specifiche categorie di lavoratori maggiormente esposte a usura fisica e psicologica. La Legge di Bilancio 2026 ha infatti stabilito che gli incrementi non si applicano agli addetti ad attività considerate gravose o particolarmente faticose e pesanti. Per questi lavoratori, i requisiti per la pensione di vecchiaia e anticipata restano bloccati ai parametri attuali. L’INPS ha precisato che l’esenzione si applica anche a coloro che, al momento del pensionamento, beneficiano dell’Ape Sociale, l’indennità di accompagnamento alla pensione. Inoltre, regole specifiche e deroghe sono previste per il personale appartenente al comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, per i quali la circolare rimanda a disposizioni di settore dettagliate. Questa differenziazione mira a riconoscere la diversa gravosità delle professioni, garantendo un’uscita anticipata a chi ha svolto mansioni usuranti per gran parte della propria vita lavorativa.
In conclusione, l’adeguamento alla speranza di vita per il biennio 2027-2028 rappresenta un passaggio cruciale nel sistema previdenziale italiano, allontanando ulteriormente il traguardo della pensione per la maggior parte dei lavoratori. La gradualità dell’aumento, spalmato su due anni, offre un margine di tempo per riprogrammare le proprie scelte, ma rende indispensabile una verifica attenta della propria posizione contributiva. I cittadini interessati dovrebbero consultare il proprio estratto conto INPS e valutare l’impatto dei nuovi requisiti, tenendo conto anche delle finestre di attesa che posticipano l’effettiva percezione dell’assegno. La consulenza di un patronato o di un esperto previdenziale diventa sempre più necessaria per navigare in un quadro normativo complesso e in continua evoluzione.
Fonte: InformazioneFiscale.it, IPSOA, Circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026