Le nuove regole sulle aliquote pensionistiche non riguardano indistintamente tutti i dipendenti pubblici.
Per molti dipendenti pubblici vicini all’uscita dal lavoro la domanda è diventata concreta: le nuove regole possono ridurre la pensione? La risposta corretta è che non esiste un taglio automatico per tutti. Il rischio va valutato caso per caso e dipende soprattutto da tre elementi: la gestione previdenziale di iscrizione, il tipo di pensione richiesta e il motivo della cessazione dal servizio.
Il tema riguarda in particolare gli iscritti ad alcune casse gestite dall’INPS: CPDEL, cioè la Cassa pensioni dipendenti enti locali; CPS, la Cassa pensioni sanitari; CPI, la Cassa pensioni insegnanti; e CPUG, la Cassa pensioni ufficiali giudiziari, aiutanti ufficiali giudiziari e coadiutori. Sono platee che possono interessare anche lavoratori di Comuni, enti locali, sanità pubblica e scuola, quindi anche molti dipendenti pubblici siciliani prossimi alla pensione.
La questione nasce dalla legge di Bilancio 2024, che ha introdotto nuove aliquote di rendimento per alcune quote di pensione calcolate con il sistema retributivo. La legge 30 dicembre 2023, n. 213 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale ed è entrata in vigore dal 1° gennaio 2024, salvo specifiche eccezioni.1
Il punto centrale è che la modifica non riguarda indistintamente tutte le pensioni pubbliche. Secondo il dossier tecnico di Camera e Senato sulla legge di Bilancio 2024, le nuove aliquote incidono sulle quote di pensione liquidate dal 1° gennaio 2024, con sistema retributivo, per anzianità inferiori a quindici anni nelle gestioni CPDEL, CPS, CPI e CPUG.2
In termini pratici, il problema può riguardare soprattutto chi ha una quota retributiva maturata prima del passaggio al sistema contributivo e accede a determinate forme di pensione anticipata. Non basta, quindi, essere dipendenti pubblici per subire una riduzione dell’assegno.
Il rischio maggiore riguarda i lavoratori iscritti alle casse interessate che vanno in pensione anticipata e che hanno una quota retributiva inferiore a quindici anni. Il dossier parlamentare precisa che la modifica dei criteri di calcolo riguarda specifiche tipologie di pensionamento anticipato, con riferimento ai trattamenti i cui requisiti siano maturati dopo il 31 dicembre 2023.2
La situazione cambia, invece, per chi accede alla pensione di vecchiaia o viene collocato a riposo d’ufficio. L’INPS ha chiarito che le nuove aliquote di rendimento non si applicano nei casi di pensionamento d’ufficio per raggiunti limiti di età o di servizio.3
| Situazione | Effetto da verificare |
| Dipendente pubblico iscritto a CPDEL, CPS, CPI o CPUG che chiede la pensione anticipata | Può essere interessato dalle nuove aliquote, se ha quota retributiva inferiore a quindici anni e ricorrono le condizioni previste dalla legge. |
| Dipendente che va in pensione di vecchiaia | La disciplina derogatoria resta rilevante e non va confusa con la pensione anticipata. |
| Pensionamento d’ufficio per limiti di età o servizio | Secondo l’INPS, le nuove aliquote non si applicano. |
| Dimissioni volontarie prima dell’età di vecchiaia | È il caso più delicato, perché può far venire meno la deroga e rendere applicabili le nuove aliquote. |
Uno degli aspetti più importanti riguarda le dimissioni. L’INPS ha spiegato che chi presenta dimissioni volontarie prima dell’età prevista per la pensione di vecchiaia non beneficia della deroga e vede applicate le nuove aliquote di rendimento.3 Questo significa che una scelta apparentemente solo amministrativa può avere effetti economici sull’importo della pensione.
Per questo motivo, prima di firmare le dimissioni o presentare domanda di pensione anticipata, è prudente chiedere una simulazione aggiornata. Il lavoratore dovrebbe verificare se rientra in CPDEL, CPS, CPI o CPUG, quanta anzianità retributiva possiede, quando ha maturato i requisiti e quale sarà la causale effettiva di cessazione dal servizio.
Dal 2025 il limite ordinamentale è fissato a 67 anni, in linea con l’età prevista per la pensione di vecchiaia. L’INPS ha inoltre richiamato la possibilità, in presenza di esigenze organizzative e con il consenso dell’interessato, di trattenere il personale fino a 70 anni.3
Anche questo punto è importante. Secondo l’INPS, la deroga continua ad applicarsi anche al dipendente trattenuto oltre i 67 anni che si dimette prima dei 70 anni.3 Diverso è il caso di chi si dimette volontariamente prima dell’età di vecchiaia, perché in quella situazione la protezione può non operare.
Oltre al possibile effetto sull’importo dell’assegno, c’è anche il tema della decorrenza. Per le pensioni anticipate delle gestioni CPDEL, CPS, CPI e CPUG, il dossier parlamentare indica un allungamento progressivo delle finestre di uscita.2
| Maturazione dei requisiti | Finestra indicata |
| Entro il 31 dicembre 2024 | 3 mesi |
| Entro il 31 dicembre 2025 | 4 mesi |
| Entro il 31 dicembre 2026 | 5 mesi |
| Entro il 31 dicembre 2027 | 7 mesi |
| Dal 1° gennaio 2028 | 9 mesi |
Questo non significa una riduzione diretta della pensione mensile, ma può spostare in avanti la data da cui il trattamento decorre. Per chi sta programmando l’uscita dal lavoro, anche pochi mesi possono incidere sulla pianificazione familiare ed economica.
La disciplina contiene anche una previsione specifica per il personale sanitario. Il dossier parlamentare riporta che, per gli iscritti alla CPS e per gli iscritti alla CPDEL che cessano l’ultimo rapporto di lavoro come infermieri, la riduzione derivante dai nuovi criteri viene ridotta di un trentaseiesimo per ogni mese di posticipo dell’accesso al pensionamento rispetto alla prima decorrenza utile.2
È una norma pensata per attenuare gli effetti negativi e favorire la permanenza in servizio in un settore delicato. Anche in questo caso, però, la verifica deve essere individuale, perché contano la cassa di iscrizione, il profilo professionale, la data di maturazione dei requisiti e il tipo di pensione richiesta.
Chi lavora nella pubblica amministrazione e si avvicina alla pensione dovrebbe evitare decisioni affrettate. Prima di presentare domanda, è utile controllare cinque elementi: la cassa previdenziale di appartenenza, la presenza di una quota retributiva, la data di maturazione dei requisiti, la tipologia di pensione richiesta e il motivo formale della cessazione dal servizio.
La regola pratica è semplice: non tutti i dipendenti pubblici perdono soldi, ma alcuni possono essere penalizzati se escono con pensione anticipata o con dimissioni volontarie prima dell’età di vecchiaia. Per questo è consigliabile chiedere una simulazione aggiornata all’INPS, a un patronato o a un consulente previdenziale prima di fare scelte definitive.
Le nuove aliquote non devono essere lette come un taglio generalizzato alle pensioni dei dipendenti pubblici. Il rischio esiste, ma riguarda soprattutto alcune posizioni specifiche nelle casse CPDEL, CPS, CPI e CPUG, in presenza di pensione anticipata e quota retributiva inferiore a quindici anni.
Per chi vive e lavora in Sicilia, il tema può toccare molti dipendenti di enti locali, sanità, amministrazioni pubbliche e servizi territoriali. La differenza tra pensione anticipata, pensione di vecchiaia e pensionamento d’ufficio non è un dettaglio burocratico: può incidere sull’importo finale dell’assegno e sui tempi effettivi di uscita dal lavoro.
No. Il rischio non riguarda tutti, ma alcune categorie iscritte a CPDEL, CPS, CPI e CPUG, soprattutto in caso di pensione anticipata e quota retributiva inferiore a quindici anni.
No. Le fonti istituzionali distinguono la pensione di vecchiaia dalla pensione anticipata. L’INPS ha chiarito che le nuove aliquote non si applicano nei casi di pensionamento d’ufficio per limiti di età o servizio.
Sì. Secondo l’INPS, chi si dimette volontariamente prima dell’età prevista per la pensione di vecchiaia non beneficia della deroga e vede applicate le nuove aliquote.
Conviene verificare la propria posizione previdenziale, chiedere una simulazione aggiornata e controllare con precisione cassa di iscrizione, quota retributiva, data di maturazione dei requisiti e motivo della cessazione.