C’è una domanda che torna ciclicamente, quasi ossessivamente, tra freelance e piccoli imprenditori:
“Mi serve davvero un sito?”
“Devo fare pubblicità per trovare clienti?”
Sono domande comprensibili, ma anche fuorvianti.
Perché spostano l’attenzione sugli strumenti, quando il vero problema è quasi sempre un altro.
Il falso dilemma: sito sì o sito no
Negli anni ho visto discussioni infinite tra chi sostiene che “senza sito non esisti” e chi, al contrario, afferma che “il sito non serve a niente”.
La verità è che hanno ragione entrambi… e torto entrambi.
Un sito può funzionare molto bene.
Ma può anche diventare un enorme spreco di tempo, energia e denaro.
La differenza non la fa il sito in sé, ma il contesto in cui viene inserito.
Quando il sito diventa un centro di costo
Molti professionisti partono da qui:
- rifanno il sito
- curano il design
- ottimizzano le pagine
- magari investono anche in advertising
Eppure, dopo mesi, i risultati non arrivano.
Non perché il sito sia “fatto male”, ma perché:
- non è chiaro chi si sta cercando di aiutare
- non è chiaro che problema si risolve
- non è chiaro perché qualcuno dovrebbe contattarti proprio ora
In assenza di queste risposte, anche il sito più professionale del mondo non converte.
E ogni euro speso in pubblicità diventa un costo, non un investimento.
Strumenti e strategia non sono la stessa cosa
Qui c’è l’errore più comune.
Il sito è uno strumento.
La pubblicità è uno strumento.
I software, le piattaforme, le automazioni sono strumenti.
Ma nessuno strumento, da solo, è una strategia.
La strategia viene prima, e riguarda:
- la chiarezza della proposta
- la capacità di generare conversazioni
- il contatto reale con il mercato
Senza questo lavoro preliminare, si costruisce nel vuoto.
Partire dal modello, non dalla vetrina
Un approccio più sostenibile — soprattutto all’inizio — è partire da modelli più leggeri.
Modelli che permettono di:
- parlare con le persone giuste
- capire cosa le blocca davvero
- testare messaggi e proposte
- raccogliere feedback reali
Solo dopo, quando il modello è chiaro e validato, il sito smette di essere una scommessa e diventa un acceleratore.
In quel momento:
- ha senso investirci
- ha senso fare advertising
- ha senso strutturare funnel e automazioni
Non prima.
Perché questo approccio riduce rischi e frustrazione
Partire dal modello invece che dagli strumenti:
- riduce i costi iniziali
- evita investimenti “alla cieca”
- aumenta la comprensione del proprio mercato
- rende ogni strumento più efficace quando viene introdotto
Non è un approccio “anti-sito” o “anti-ads”.
È un approccio pro-ordine delle priorità.
La domanda giusta da porsi
Forse, allora, la domanda non è:
“Qual è lo strumento migliore?”
Ma piuttosto:
“Quanto è chiaro oggi il mio modello di acquisizione clienti?”
Perché quando quella risposta è solida, gli strumenti smettono di essere un problema.
E tornano a essere quello che dovrebbero sempre essere: alleati, non soluzioni magiche.
Negli ultimi mesi mi sono reso conto che molte delle difficoltà di cui si discute — sito, advertising, piattaforme — nascono tutte dallo stesso punto: partire dagli strumenti prima di aver chiarito il modello.
È un tema che ho approfondito anche in una guida pratica, pensata per chi vuole strutturare questo passaggio in modo più leggero e sostenibile, senza investimenti prematuri e senza affidarsi a scorciatoie.
Prima di chiedersi cosa usare, spesso vale la pena fermarsi a chiarire da dove partire.



