Cosa cambia, chi riguarda e perché è importante: I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione stanno assumendo i contorni di una vera e propria emergenza sanitaria in Italia, colpendo in modo sempre più precoce adolescenti e giovani adulti. In occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla del 15 marzo, l’Istituto Superiore di Sanità lancia il primo progetto nazionale di monitoraggio per mappare la diffusione del fenomeno. Riconoscere i primi segnali e intervenire tempestivamente è fondamentale per garantire percorsi di cura efficaci e contrastare lo stigma che ancora circonda queste patologie.
Un’emergenza sanitaria in crescita
I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (D-NA), come l’anoressia nervosa, la bulimia e il disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating), rappresentano un problema di salute pubblica sempre più rilevante. In Italia, le stime indicano che oltre tre milioni di persone convivono con queste patologie. La situazione è particolarmente critica tra i più giovani: i nuovi casi diagnosticati sono in costante aumento, accompagnati da un preoccupante abbassamento dell’età di esordio.
L’anoressia nervosa, ad esempio, colpisce circa l’1% della popolazione, con una netta prevalenza femminile che si attesta tra l’80% e il 90% dei casi. Tuttavia, il fenomeno non risparmia la popolazione maschile e si sta diffondendo rapidamente anche tra gli adolescenti. Nonostante la gravità della situazione, nel nostro Paese mancano ancora dati nazionali consolidati che descrivano con precisione la reale portata del problema, rendendo difficile la programmazione di interventi mirati.
Il nuovo progetto di monitoraggio dell’ISS
Per colmare questa lacuna conoscitiva, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), con il sostegno del Ministero della Salute, ha avviato il progetto “Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: monitoraggio epidemiologico del fenomeno per l’intercettazione precoce e una presa in carico tempestiva”. L’iniziativa, che coinvolge inizialmente le Regioni Emilia-Romagna, Marche e Puglia, punta a costruire un sistema di sorveglianza continuo.
Attraverso una piattaforma dedicata, verranno raccolti e analizzati dati su ricoveri, prestazioni territoriali, accessi al pronto soccorso e indicatori di mortalità. Come ha spiegato Rocco Bellantone, presidente dell’ISS: “Disporre di dati affidabili ci consentirà di avere una mappa reale dei bisogni, favorire l’identificazione precoce dei disturbi e garantire percorsi di presa in carico multidisciplinare più efficaci e continuativi”.
La rete dei servizi sul territorio
Attualmente, la mappa dei servizi dedicati ai disturbi alimentari in Italia mostra una distribuzione disomogenea. A febbraio 2026, risultano censite 232 strutture: 176 centri di cura (di cui 141 del Servizio Sanitario Nazionale) e 56 associazioni di supporto. La maggior parte di questi centri si concentra nel Nord Italia (85), seguito dal Sud e Isole (55) e dal Centro (36).
All’interno di queste strutture operano oltre duemila professionisti, organizzati in équipe multidisciplinari che includono psichiatri, psicologi, medici, nutrizionisti e dietisti. I centri seguono prevalentemente giovani adulti tra i 18 e i 25 anni, ma la presa in carico si sta estendendo sempre più anche agli adolescenti e agli adulti, a testimonianza della trasversalità del fenomeno.
Come riconoscere i campanelli d’allarme
La diagnosi precoce è un elemento cruciale nel trattamento dei disturbi alimentari. La dottoressa Cristina Cavallini, direttrice della Disease Unit per i Disturbi della Condotta Alimentare dell’Ospedale San Raffaele-Turro, sottolinea l’importanza di non sottovalutare i primi segnali: “Intervenire immediatamente di fronte ai segnali precoci, come cambiamenti dell’appetito o dell’immagine corporea, può prevenire esiti gravi e favorire un percorso terapeutico efficace e sostenibile nel tempo”.
I genitori e gli educatori devono prestare attenzione a comportamenti anomali legati al cibo, come l’ossessione per le calorie, il rifiuto di mangiare in compagnia, l’eccessiva attività fisica o sbalzi d’umore improvvisi. Questi segnali non vanno interpretati come semplici “capricci” adolescenziali, ma come potenziali sintomi di un disagio profondo che richiede l’intervento di specialisti.
La Giornata del Fiocchetto Lilla e le iniziative di sensibilizzazione
Il 15 marzo si celebra la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, un’occasione fondamentale per accendere i riflettori sui disturbi alimentari e combattere lo stigma. Il Ministero della Salute ha lanciato una campagna di comunicazione per ricordare che queste patologie richiedono ascolto, cura e supporto professionale adeguato.
Molte strutture sanitarie, come l’Ospedale San Raffaele-Turro di Milano, organizzano open day, colloqui psico-nutrizionali gratuiti e laboratori di “Culinary Medicine”. Queste iniziative mirano a promuovere un rapporto sano con il cibo e ad avvicinare le persone alle risorse cliniche disponibili, dimostrando che dalla malattia si può guarire attraverso percorsi di cura integrati e personalizzati.
Conclusione
I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono patologie complesse che non possono essere affrontate in solitudine. Il nuovo progetto di monitoraggio dell’ISS rappresenta un passo importante verso una migliore comprensione del fenomeno. Tuttavia, la vera sfida si gioca sul piano della prevenzione e dell’ascolto. Riconoscere i segnali d’allarme e chiedere aiuto tempestivamente sono le chiavi per invertire la rotta e restituire a migliaia di giovani la speranza di un futuro sereno.
Fonte: Sanità Informazione | AgenSalute



