“L’odissea” di un paziente all’ospedale di Sciacca, Franco Zammuto Cgil: “Non è più tempo di aspettare”

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Franco Zammuto, segretario della Camera di Sciacca, ha girato oggi con una nota, il racconto di un paziente vissuto recandosi in ospedale per ricevere una terapia oncologica. La lettera che vi proponiamo, tratta da una storia vera, è lo spunto per delle riflessioni del segretario della Camera del Lavoro di Sciacca intervistato da Risoluto.it proprio sulla condizione della struttura sanitaria saccense.

Ecco la lettera del paziente:

“Mi reco in ospedale nel reparto di oncologia per la terapia mensile alla quale sono costretto a sottopormi da anni. Conoscendo bene la situazione atavica a paradossale in cui versano gli ascensori non cerco nemmeno quello funzionante e salgo quattro piani a piedi, che per mia fortuna sono ancora in condizione di affrontare. Alle ore 8,00, sul posto, trovo già gli infermieri e l’unico oncologo che da un mese si fa carico dell’intero reparto. Il medico mi riceve, verifica se le mie condizioni sono buone per procedere al trattamento e mi fornisce sia la ricetta per andare a prelevare i farmaci nella farmacia dell’ospedale, sia la ricetta per la prenotazione della visita e delle infusioni.

Mi reco al CUP (Centro Uffici Prenotazioni). La sala di attesa come sempre è piena quindi mi munisco del bigliettino di prenotazione. E’ il numero 40, guardo il tabellone luminoso che segna il numero 72, quindi mi trovo davanti 32 persone quando siamo ancora alle ore 8,30. Faccio i miei calcoli e valuto che per le 9,00- 9,10 posso essere fuori. Purtroppo verso le 8,50 le stampanti si inceppano e in pochissimo tempo la sala di attesa trabocca di gente che comincia ad agitarsi vedendo gli operatori bloccati. In tempi accettabili arriva un tecnico e in poco tempo il sistema riprende il suo corso. Intanto siamo arrivati alle 9,40 e, terminato il mio turno, posso finalmente recarmi alla farmacia per ritirare i farmaci. Per fortuna ci sono poche persone, alle 10,00 ho avuto ciò che richiedevo e mi posso recare al reparto di oncologia per procedere al trattamento. Arrivato al reparto trovo la sala d’attesa piena di pazienti, ma questo è normale considerato che il reparto di oncologia in fondo ha sempre goduto di buona nomea. Ma, entrato in reparto, trovo gli infermieri in agitazione, chiedo cosa succede e uno risponde che hanno fatto i prelievi a tutti i pazienti che sono in sala d’attesa ma non possono trasmettere le provette per gli esami al reparto analisi poiché al sistema i dati dei pazienti, che devono essere registrati nella struttura ospedaliera, non risultano. Quindi il reparto analisi, non riscontrando al suo sistema di avere in carico quei pazienti, non può procedere ad effettuare le analisi. Gli infermieri, a turno, continuamente si collegano con il sistema nella speranza di verificare che il problema si sia risolto e inviare le provette per le analisi. Passaggio assolutamente necessario per poi dare l’ok al reparto farmacia dove presso la “Camera Bianca” si dovrà procedere alla preparazione dei farmaci chemioterapici da inoculare ai pazienti, che ignari dei contrattempi, pazientemente sono in attesa di sapere se potranno o no procedere alla terapia.

Intantio io atteso che il farmaco, precedentemente prelevato dal frigo, raggiungesse la temperatura ambiente per essere inoculato e così verso le 11,00 la mia “odissea” può dirsi conclusa mentre ho lasciato i pazienti in attesa di procedere alla terapia chemioterapica, ancora ignari di quanto accade, “nell’inferno dantesco”.

Da questo racconto facilmente si può ricavare come la struttura ospedaliera di Sciacca abbia problemi gravissimi sia strutturali, come per esempio gli ascensori o il sistema informatico e non solo, sia carenze di organico, che non sono solo relative al reparto di oncologia che certamente con un solo medico rappresenta un assurdo, ma anche di programmazione (quando saranno utilizzati i sei milioni destinati al recupero strutturale ?). Il direttore generale Gervasio Venuti si è impegnato personalmente a chiudere le vicende urgenti entro febbraio. Attendiamo con ansia