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Comune di Sciacca

Sciacca verso il voto: il centrodestra cerca unità tra divisioni e personalismi

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Le amministrative di maggio proiettano ora Sciacca verso l’appuntamento, previsto tra circa dodici mesi.

A riaprire il dibattito politico e una riflessione sul centrodestra è l’ex sindaco Fabrizio Di Paola, oggi esponente di Forza Italia, con un post sui social all’indomani dell’ultima tornata elettorale che fotografa una coalizione ancora distante da una sintesi politica condivisa.

Di Paola ha parlato apertamente della necessità di costruire un fronte compatto, sottolineando come “i cittadini premiano lo spirito unitario e progetti credibili” e osservando che “dove hanno prevalso miopie e personalismi, abbiamo lasciato spazio agli avversari”.

Un ragionamento che va oltre il semplice commento politico e che appare come un messaggio rivolto direttamente alle varie anime del centrodestra saccense, storicamente frammentato da rivalità interne, leadership concorrenti e percorsi politici spesso paralleli.

La riflessione dell’ex sindaco arriva in un momento particolare della politica cittadina.

Negli ultimi mesi, infatti, il centrodestra ha mostrato più volte segnali di difficoltà nel costruire una linea comune, mentre all’interno del consiglio comunale si sono registrati movimenti, tensioni e posizionamenti differenti anche sui temi più delicati dell’attività amministrativa.

Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca anche il consigliere comunale Filippo Bellanca, che già nei mesi scorsi aveva evidenziato il rischio concreto di una corsa separata delle forze alternative al centrosinistra.

Bellanca aveva infatti dichiarato che non solo il centrosinistra, ma anche il centrodestra sarebbe arrivato diviso alle prossime amministrative, ipotizzando addirittura la presenza di quattro candidati sindaco nell’area moderata e conservatrice.

Le parole di Bellanca e Di Paola sembrano oggi convergere su un punto preciso: senza un progetto politico unitario e senza una leadership riconosciuta, il centrodestra rischia di consegnare nuovamente il vantaggio agli avversari.

Il nodo principale resta proprio quello della sintesi politica. A Sciacca convivono da tempo anime differenti: partiti tradizionali, movimenti civici, gruppi legati a singole figure politiche e pezzi di area moderata che negli anni hanno seguito traiettorie autonome. Una pluralità che da un lato rappresenta ricchezza politica, ma che dall’altro ha spesso prodotto dispersione elettorale e difficoltà nel costruire candidature condivise.

L’esperienza delle ultime tornate elettorali pesa ancora nel dibattito interno. Nel centrodestra c’è chi ritiene che il consenso potenziale esista, ma che sia stato indebolito da divisioni personali, veti incrociati e mancanza di una strategia comune. È il senso stesso della riflessione lanciata da Di Paola: l’elettorato, soprattutto a livello locale, tende a premiare coalizioni percepite come credibili, stabili e capaci di esprimere una visione amministrativa concreta.

Sul piano politico, inoltre, il tempo delle scelte non appare lontano. Se da una parte il sindaco Fabio Termine viene dato da più parti come intenzionato a cercare una ricandidatura, dall’altra il centrodestra non ha ancora individuato né un candidato unitario né un percorso condiviso per arrivare alla costruzione della coalizione. 

In questo scenario, gli appelli all’unità assumono anche il valore di un avvertimento politico: senza una convergenza reale, il rischio è quello di assistere ancora una volta a una competizione interna prima ancora che a una sfida contro il centrosinistra.

Per il centrodestra saccense si apre dunque una fase decisiva. I prossimi mesi serviranno a capire se i richiami all’unità resteranno semplici dichiarazioni di principio oppure se riusciranno a trasformarsi in un percorso politico concreto capace di superare divisioni e personalismi che, negli anni, hanno spesso frenato la costruzione di un’alternativa compatta di governo della città.

Il nodo principale resta quello della leadership. Nel centrodestra esistono sensibilità differenti, ambizioni politiche e percorsi personali che negli anni hanno reso difficile la costruzione di un fronte realmente compatto. Ed è proprio questo il punto sollevato implicitamente da Di Paola: senza una coalizione riconoscibile e senza una visione condivisa della città, il rischio è quello di lasciare spazio agli avversari ancora prima dell’inizio della campagna elettorale.

Ma il tema della frammentazione non riguarda soltanto il centrodestra.

Anche il centrosinistra, che oggi governa la città con il sindaco Fabio Termine, appare attraversato da tensioni politiche, distinguo e rapporti non sempre lineari. La questione Pd è il primo lampante esempio e la diaspora dei “Catanzariani” dalla giunta pesa ancora un macigno.

La possibile ricandidatura di Fabio Termine rappresenta certamente un punto di partenza per il centrosinistra, ma non basta certamente da sola a garantire compattezza, anzi.

Di fatto, a un anno dal voto, Sciacca si ritrova con due schieramenti entrambi chiamati a risolvere problemi interni prima ancora di confrontarsi con l’avversario politico.

Per il centrodestra saccense si apre dunque una fase decisiva. I prossimi mesi serviranno a capire se i richiami all’unità resteranno semplici dichiarazioni di principio oppure se riusciranno a trasformarsi in un percorso politico concreto capace di superare divisioni e personalismi che, negli anni, hanno spesso frenato la costruzione di un’alternativa compatta di governo della città.

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