La resa di Mariupol

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Nella notte tra lunedì e martedì oltre 260 soldati hanno lasciato l’acciaieria di Azovstal a Mariupol. L’ultima roccaforte della resistenza ucraina nella città martire è uscita dai bunker obbedendo all’ordine di Kiev.

Il presidente Zelensky aveva detto che gli eroi nazionali servivano vivi alla patria e che dovevano lasciare Azovstal. I soldati hanno lasciato Mariupol e sono stati trasferiti su degli autobus in due città sotto il controllo russo. Si è trattata della prima evacuazione di militari e ha segnato la resa di Mariupol lasciando la città in mano russa.

Dei 264 soldati fatti uscire 53 sono feriti. Secondo il governo di Kiev, nei prossimi giorni i combattenti ritorneranno nel territorio ucraino con uno scambio di prigionieri. I combattenti di sono considerati eroi nazionali che hanno compiuto una resistenza lunga 82 giorni. Nonostante avessero rifiutato ogni tipo di resa e fossero rimasti a difendere fino alla fine la città, hanno dovuto obbedire all’ordine.

La Russia dopo settimane di atroci combattimenti ha conquistato Mariupol, città fondamentale per i piani di Putin. L’obiettivo del Cremlino era creare un corridoio tra i territori occupati del Donbass a nord est con la penisola della Crimea conquistata nel 2014. Ora, questa conquista può significare un prosieguo della guerra verso sud cercando di prendere Odessa e collegare tutti i territori filorussi alla Transnistria oppure potrebbe segnare la fine della guerra.

Date le difficoltà che la Russia ha incontrato sul campo potrebbe decidere di dichiarare vinta questa operazione militare speciale. Ma questo è presto per dirlo e si aspetta la prossima mossa di Putin.

Cosa ne sarà degli eroi di Mariupol?

Tutti gli irriducibili che hanno preso parte alla difesa di Mariupol e alla resistenza hanno avuto l’ordine di salvare le loro vite. Ma ora il loro destino è incerto. Mosca potrebbe non scambiare i combattenti con i prigionieri di guerra. Il motivo è che i soldati del battaglione Azov sono considerati neonazisti dai russi e quindi potrebbero trattarli come criminali.

Il presidente della Duma ha dichiarato: “I criminali nazisti non dovrebbero essere scambiati, ma processati” e la procura generale ha chiesto alla Corte suprema di riconoscere i combattenti di Azov come “organizzazione terroristica”. Il Cremlino garantisce che saranno trattati in linea con le “leggi internazionali” ma Kiev teme per la loro sorte non fidandosi delle promesse tradite finora da parte di Mosca.