Esperienza decisamente surreale quella vissuta da un uomo di Sciacca residente a Verona. La scorsa settimana la sua automobile, una Renault Clio, era stata rubata, con regolare denuncia presentata alle autorità. Oggi, però, è accaduto l’impensabile. Tramite l’app Io, il proprietario ha ricevuto una notifica di multa per sosta sulle strisce blu.
Insospettito, l’uomo ha deciso di recarsi personalmente nel luogo indicato nel verbale. Una scelta che si è rivelata decisiva. Arrivato sul posto, infatti, ha ritrovato la sua vettura, abbandonata e regolarmente parcheggiata negli stalli a pagamento.
Una storia dai contorni quasi paradossali, risolta grazie a una contravvenzione inattesa. Oggi, intanto, la polizia scientifica ha cercato sull’auto eventuali impronte del ladro.
Il gip e il tribunale del Riesame hanno respinto la richiesta di arresto avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti del gastroenterologo Sebastiano Bavetta, il medico che il 3 novembre 2020 eseguì una colonscopia all’allora latitante Matteo Messina Denaro, presentatosi sotto falsa identità.
Il professionista è attualmente indagato per favoreggiamento aggravato, un’accusa che Bavetta respinge, e sulla quale la Procura di Palermo ritiene invece di avere elementi significativi. Secondo l’ipotesi accusatoria, infatti, il medico sarebbe stato consapevole che il paziente assistito quel giorno fosse proprio il capomafia ricercato da anni, nonostante l’uso di generalità false.
La ricostruzione è riportata dal quotidiano online Livesicilia, che riferisce anche come i giudici abbiano ritenuto non sussistenti i presupposti cautelari richiesti dalla Dda, determinando così il rigetto della misura.
Le indagini della Procura proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda e verificare se il medico fosse effettivamente a conoscenza dell’identità reale del paziente.
Il segnale che la corrente del Partito Democratico di Sciacca che sostiene il sindaco Fabio Termine attendeva dai vertici nazionali del Pd pare che si concretizzerà nelle prossime ore dopo che i lavori della riunione della corrente dei “dem” pro Termine di ieri sera si erano stoppati proprio in attesa del passo della segreteria nazionale e regionale del partito che dovrebbe convocare per ascoltarlo il gruppo consiliare saccense che più volte avrebbe paventato l’inoltro della mozione di sfiducia allo stesso compagno di partito.
Ieri sera alla riunione hanno preso parte il primo cittadino Fabio Termine, i rappresentanti locali dell’area Schlein — la stessa a cui Termine ha aderito ufficialmente lo scorso Capodanno al suo ingresso nel Pd — e alcuni degli ex componenti di Mizzica che hanno seguito il sindaco nel passaggio al partito.
Il giorno dopo, però, tra i militanti più vicini alla sinistra interna regna il silenzio, bocche cucite come quella di Termine.
Durante l’incontro, si è cercato di analizzare la situazione con maggiore lucidità, mettendo da parte — almeno per una sera — gli impulsi emotivi che hanno caratterizzato le ultime settimane. L’obiettivo era arrivare a un documento condiviso da rendere pubblico. Ma i lavori si sono improvvisamente fermati per avere indicazioni dai vertici regionali e nazionali del Pd che affrontera’ quello che ormai dentro e fuori il partito viene definito senza mezzi termini il “caso Sciacca”.
Nel frattempo cresce l’attesa per la conferenza stampa annunciata dal gruppo consiliare dissidente e dai tre ex assessori dimissionari, che potrebbe rappresentare un ulteriore scossone al già fragile equilibrio politico. Resta da capire se la convocazione dei vertici nazionali e regionali dei consiglieri stoppera’ o fara’ slittare l’appuntamento annunciato.
Prima che ogni possibilità di ricucitura venga definitivamente archiviata, la dirigenza del Pd sembra intenzionata a tentare un’ultima mediazione. Resta da capire se basterà a evitare la resa dei conti finale.
La crisi politica che attraversa Sciacca è stata al centro della riunione del direttivo del circolo territoriale di Fratelli d’Italia, che si è svolta ieri sera alla presenza del coordinatore provinciale Adriano Barba. Un confronto acceso, dal quale è emersa – in modo unanime – la necessità di avviare un’azione concreta da condividere con l’intero gruppo di centrodestra rappresentato in consiglio comunale.
Secondo il direttivo, la città sarebbe oggi immersa in “una crisi amministrativa senza precedenti”, priva di una direzione chiara e di una programmazione a lungo termine.
L’ordinaria amministrazione – denunciano – sarebbe gestita “alla giornata” da un personale già ridotto all’osso, mentre l’attività dell’amministrazione comunale sarebbe segnata da continui contrasti interni alla coalizione di centrosinistra.
Nel mirino del partito anche l’operato del sindaco, accusato di non essere riuscito a costruire una leadership capace di tenere unita la maggioranza: “Solo divisioni e nessuna visione”, commentano dal direttivo, sottolineando come gli scontri politici interni sembrino ruotare attorno alla spartizione di ruoli in vista della conclusione del mandato.
“Non si può più attendere – afferma Fratelli d’Italia – serve una soluzione immediata nell’interesse della città”. Da qui la decisione, condivisa da Barba, di promuovere un confronto con gli alleati del centrodestra per definire un percorso comune e avviare un’azione risolutiva che consenta di affrontare le imminenti scadenze amministrative.
Il partito chiama in causa anche il sindaco, auspicando “un atto di responsabilità” che eviti alle forze di opposizione di dover ricorrere a “un’azione estrema” concordata con l’intera coalizione.
Anno record per l’Organizzazione comune del mercato vitivinicolo sicilano: a chiusura dell’anno finanziario 2025, la spesa complessiva sulle 3 misure attive del Piano nazionale di sostegno vitivinicolo (investimenti, ristrutturazione, riconversione dei vigneti e promozione nei Paesi terzi) è stata pari a oltre 75 milioni e 183mila euro.
Un risultato notevole considerando che il plafond iniziale assegnato alla Regione Sicilia dal ministero dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, ammontava a circa 52 milioni e 459mila euro.
«Un risultato che supera di gran lunga ogni anno finanziario precedente – ha detto l’assessore all’Agricoltura, Luca Sammartino – e che pone il dipartimento Agricoltura e la Regione Siciliana al vertice per capacità di spesa all’interno del Piano nazionale di sostegno vitivinicolo. Ciò è stato possibile grazie ad una oculata, quanto coraggiosa, gestione delle risorse Feaga operata dai funzionari direttivi della unità operativa S2.03-Viticoltura ed enologia, che ha permesso di ottenere e utilizzare in toto circa 23 milioni di euro di economie provenienti da altre regioni, a beneficio delle nostre aziende e di tutto il settore vitivinicolo siciliano. Sostenere le nostre aziende è la mission del governo Schifani per far conoscere il nostro prodotto e incentivare la competitività della nostra Regione».
Proprio nei giorni scorsi è stata pubblicata sulla pagina del dipartimento regionale dell’Agricoltura del sito istituzionale della Regione Siciliana la graduatoria definitiva delle aziende ammesse ai contributi del bando Ocm Vino, misura “Promozione dei vini sui mercati dei Paesi terzi” per la campagna 2025/2026.
Dodici i progetti ritenuti ammissibili con un’aliquota di contributo pubblico pari al 50%. Alle aziende vinicole siciliane coinvolte andranno oltre 4,3 milioni di euro.
Una nuova sentenza ribadisce un principio fondamentale: usare in modo improprio la Carta del Docente può costare caro, fino alla sospensione dal servizio senza retribuzione. È quanto stabilito dal Tribunale di Cosenza con la sentenza n. 1709 del 7 novembre 2025, che conferma la piena legittimità delle sanzioni disciplinari nei confronti degli insegnanti che utilizzano i 500 euro annui per finalità non consentite.
Una decisione destinata a fare giurisprudenza e che richiama migliaia di docenti alla massima attenzione: la Carta del Docente è uno strumento pubblico di aggiornamento professionale, non una carta acquisti generica.
Cos’è la Carta del Docente e cosa si può acquistare veramente
La Carta del Docente, istituita dalla Legge 107/2015 (Buona Scuola), mette a disposizione degli insegnanti 500 euro annui da utilizzare esclusivamente per attività di aggiornamento e formazione.
Sono acquistabili solo i seguenti beni e servizi:
libri, testi e riviste professionali, anche digitali
hardware e software utili alla didattica
corsi di formazione riconosciuti dal Ministero
corsi universitari, master e post lauream coerenti con il profilo professionale
biglietti per musei, eventi culturali, spettacoli teatrali e cinematografici
iniziative legate al PTOF o al Piano nazionale di formazione
📌 Non è possibile acquistare elettrodomestici, televisori, smartphone non destinati alla didattica o beni non riconducibili alla formazione professionale.
Il caso della Smart TV: cosa ha deciso il giudice
Il docente protagonista della vicenda aveva acquistato una Smart TV con i fondi della Carta del Docente. Poiché il bene non rientra tra le categorie ammesse, l’amministrazione scolastica – su segnalazione della Guardia di Finanza – ha applicato una sospensione di 4 giorni senza retribuzione.
Il docente ha presentato ricorso contestando:
la tardività della contestazione disciplinare
la prescrizione quinquennale prevista per le sanzioni amministrative
Il Tribunale ha però respinto ogni argomentazione, chiarendo due punti fondamentali:
1. I 30 giorni decorrono solo da quando l’Ufficio ha tutti gli elementi necessari
Richiamando la giurisprudenza della Cassazione (sent. 32491/2018, 21193/2018, 14896/2024), il giudice ha spiegato che l’amministrazione può contestare l’addebito solo quando dispone di documentazione completa e circostanziata. Nel caso concreto, la GdF aveva trasmesso un fascicolo voluminoso su più docenti, rendendo necessarie verifiche approfondite.
2. La prescrizione quinquennale non si applica
La prescrizione della L. 689/1981 riguarda le sanzioni amministrative, non quelle disciplinari, che seguono invece il Codice civile (art. 2106) e il D.Lgs. 165/2001.
Sanzione confermata: l’uso improprio della Carta danneggia la funzione docente
Secondo il Tribunale, acquistare beni non consentiti:
lede i doveri connessi alla funzione docente,
mina la fiducia dell’amministrazione,
compromette l’immagine dell’intera categoria,
comporta un indebito utilizzo di risorse pubbliche.
Per questo la sospensione di quattro giorni è stata ritenuta proporzionata e legittima, ai sensi degli artt. 492 e 494 del D.Lgs. 297/1994.
Cosa rischia un docente che usa male la Carta del Docente
Chi effettua acquisti non consentiti può incorrere in:
recupero delle somme spese impropriamente
sospensione dal servizio senza stipendio
procedimenti disciplinari
in casi gravi, anche segnalazioni alla Guardia di Finanza
Conclusioni: serve massima attenzione
Questa sentenza mette in chiaro un principio importante: 👉 la Carta del Docente non è un benefit personale, ma uno strumento pubblico finalizzato alla formazione.
Usarla in modo scorretto può costare caro, sia economicamente che sul piano disciplinare.
La riunione convocata presso il Dipartimento regionale acqua e rifiuti mette in luce una situazione che non riguarda soltanto la Sicilia, ma l’intero Paese. L’emergenza legata al conferimento degli imballaggi in plastica e alla gestione dei rifiuti tessili si inserisce in un quadro più ampio: la crisi del riciclo, determinata dalla saturazione degli stoccaggi e dalla carenza di impianti di recupero a livello nazionale.
Una crisi non più episodica
Nel corso dell’incontro, coordinato dal dirigente generale Arturo Vallone con la presenza dell’assessore regionale Francesco Colianni, dei rappresentanti di Anci Sicilia, Corepla e delle Srr, è emerso che la crisi del riciclo non è un fenomeno locale o temporaneo. L’intasamento degli spazi di deposito e la limitata capacità degli impianti mettono a rischio la continuità della raccolta differenziata in numerosi territori, con possibili ripercussioni sulla gestione comunale e sul servizio ai cittadini.
Corepla: autorizzazioni più rapide
Corepla ha evidenziato l’urgenza di accelerare gli iter autorizzativi per ampliare gli spazi di stoccaggio, un passaggio fondamentale per evitare blocchi nella filiera. Senza nuovi volumi autorizzati, infatti, il rischio è quello di accumuli crescenti che potrebbero obbligare i Comuni a ridurre i conferimenti, compromettendo i risultati ottenuti negli ultimi anni.
L’assessore Colianni: confronto con il Ministero
L’assessore Colianni ha annunciato l’intenzione di aprire un confronto diretto con il Ministero dell’Ambiente per affrontare le questioni strutturali che alimentano la crisi del riciclo: costi energetici in aumento, fragilità del mercato del recupero e insufficienza degli impianti nazionali. Senza un coordinamento statale, il sistema rischia squilibri non più gestibili a livello regionale.
La posizione della Srr Agrigento Ovest
Presente al tavolo anche Vito Marsala, presidente della Srr Agrigento Ovest, che ha delineato una situazione per ora sotto controllo nel territorio agrigentino. Marsala ha però sottolineato che l’equilibrio potrebbe essere solo temporaneo, perché la crisi riguarda l’intera filiera e potrebbe ripercuotersi anche sulle province dove attualmente non si registrano criticità.
Marsala ha evidenziato che i cittadini stanno dimostrando senso civico e continuità nella raccolta differenziata, con dati in crescita, ma senza interventi tempestivi di Regione e Governo nazionale i progressi compiuti rischiano di essere vanificati. L’appello è a un’azione coordinata e rapida, capace di garantire stabilità al sistema e continuità del servizio pubblico.
Una strategia nazionale per stabilizzare il sistema
L’incontro si è concluso con un impegno condiviso: servono misure immediate e una strategia di lungo periodo che assicuri il corretto funzionamento della filiera del riciclo, tutelando Comuni e cittadini. La gestione degli imballaggi e dei rifiuti tessili, oggi sotto pressione, è uno dei pilastri della transizione ecologica e non può essere messa in discussione dalla carenza di impianti e dalle fluttuazioni del mercato.
L’evoluzione delle prossime settimane indicherà se gli interventi annunciati riusciranno a stabilizzare un settore sempre più centrale per la sostenibilità ambientale del territorio e del Paese.
Ci sono dolci che non si limitano a essere buoni. Ci sono dolci che riportano indietro nel tempo, che aprono cassetti della memoria pieni di ricordi, mani in pasta, risate di famiglia, nonne e zie che insegnano a impastare guardandoci con pazienza e orgoglio. In Sicilia, questi dolci hanno un nome: Buccellati. Oppure, come li chiamiamo in dialetto, Cucciddati.
Il Buccellato è un biscotto tipico delle festività, una piccola opera d’arte fatta di gesti antichi e ingredienti semplici che parlano di tradizione. Il ripieno è un piccolo scrigno di sapori: fichi secchi essiccati al sole, poi reidratati con cura per essere puliti, sterilizzati, controllati uno a uno. Una lavorazione lenta, manuale, che oggi pochissimi conservano così come si faceva un tempo.
Una volta pronti, i fichi vengono macinati e conditi con cioccolato fondente, cannella, frutta secca come le mandorle e bucce di agrumi che danno quel profumo inconfondibile. È un aroma che, per tanti siciliani, significa casa.
Nel video che trovate in questo articolo si vede la fase più delicata: l’impasto. Sembra una pasta frolla, ma è più fragile, più elegante, e non può essere lavorata con macchinari. Si stende rigorosamente a mano, con pazienza, con la farina giusta per non farla attaccare al piano di lavoro. Solo così si ottiene lo spessore perfetto, quello che permette al ripieno di avvolgersi in un abbraccio di pasta dorata.
È a questo punto che nascono i classici rettangolini che poi vengono riempiti, chiusi e modellati. Ogni gesto è quello di sempre, tramandato di generazione in generazione.
A Sciacca c’è un posto dove questa tradizione non solo resiste, ma si rinnova ogni giorno con la stessa cura di un tempo. La Pasticceria Dolci Sapori di Alfonso Tulone, con la straordinaria collaborazione della moglie Daniela Sabella, è una delle poche realtà che custodisce il Buccellato esattamente com’era nelle cucine delle nonne.
Da oltre trent’anni Dolci Sapori è un punto di riferimento per chi ama i dolci siciliani preparati secondo tradizione: Cucchitelle, dolci di mandorla, marzapani colorati, cassate artigianali. Un mondo di sapori antichi che profuma di Sicilia autentica.
Ed è proprio qui che nascono i Buccellati protagonisti di questo articolo. Dolci Sapori li prepara solo con ingredienti genuini, con una lavorazione interamente artigianale e con quella sensibilità che appartiene solo a chi ha fatto della pasticceria un’eredità di famiglia.
Per chi ama questo dolce e non vive in Sicilia, c’è una novità: i Buccellati di Dolci Sapori possono essere spediti in tutta Italia. Basta inviare un messaggio WhatsApp al numero 340 249 8369 per richiedere informazioni e prenotare la propria confezione. (clicca sul pulsante per inviare direttamente il messaggio)
Un biscotto che racchiude ricordi, profumi e storie. Un sapore che appartiene alla Sicilia, ma che oggi può arrivare ovunque. Perché certe tradizioni meritano di viaggiare lontano.
Questo articolo è un publiredazionale commissionato dalla Pasticceria Dolci Sapori. La redazione garantisce comunque accuratezza e qualità delle informazioni fornite.
I carabinieri della stazione di Santa Margherita Belice indagano su un nuovo furto di rame messo a segno ai danni di un’azienda che opera nella zona. I malviventi hanno portato via poco meno di un chilometro di cavi in rame per un valore di circa 30 mila euro.
I responsabili quando si sono accorti del furto hanno subito avvisato i carabinieri. Sono scattate le indagini con la ricerca dei malviventi che, fino a questo momento, non hanno portato ad alcun risultato.
L’area Belicina anche nei mesi scorsi è stata pesantemente colpita pure con furti di rame ai danni di impianti pubblici, quelli per l’approvvigionamento idrico e anche per l’irrigazione delle campagne. A Sciacca nello scorso mese di ottobre la polizia è arrivata a un soffio dall’arresto di una banda di ladri di rame.
Avevano messo a segno un furto di rame del valore di 150 mila euro al depuratore del complesso alberghiero di Sciaccamare e impiegato il furgone che era stato rubato pochi giorni prima a Torre Makauda.
NAPOLI (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo apre al pubblico alle Gallerie d’Italia – Napoli, dal 20 novembre 2025 al 22 marzo 2026, la mostra “Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento” a cura di Antonio Ernesto Denunzio, Raffaella Morselli, Giuseppe Porzio ed Eve Straussman-Pflanzer, dedicata al ruolo delle donne nelle arti del Seicento a Napoli. L’esposizione, realizzata con il patrocinio istituzionale dell’Ambasciata di Spagna in Italia, il patrocinio del Comune di Napoli e la partecipazione dell’Università di Napoli L’Orientale, presenta sessantanove opere tra dipinti, disegni, manoscritti, sculture e manifatture provenienti da importanti musei italiani e internazionali, tra cui il Museo del Prado di Madrid, le collezioni reali spagnole, la National Gallery di Washington e la Fundaciòn Casa Ducal de Medinaceli di Siviglia, con un grande capolavoro di Ribera che ritorna eccezionalmente a Napoli. Nonostante il crescente interesse del pubblico per le questioni di genere nella storia moderna, la storiografia sull’arte napoletana del Seicento si è finora concentrata quasi esclusivamente sulla figura di Artemisia Gentileschi, la cui lunga stagione meridionale è stata recentemente approfondita dalla rassegna monografica delle Gallerie d’Italia di Napoli (2022-2023). La nuova mostra amplia invece lo sguardo all’intero secolo, indagando il contributo femminile alla cultura artistica napoletana con l’obiettivo di riportare all’attenzione episodi e protagoniste rimasti finora confinati nella bibliografia specialistica. Fondato su nuove ricerche d’archivio, recuperi conservativi e specifiche campagne fotografiche, il progetto intende costituire un solido punto di partenza per ogni futura indagine in un campo di studi ancora frammentario. Il percorso espositivo prende le mosse dalle rare ma decisive presenze a Napoli di opere di artiste “forestiere” come Lavinia Fontana e Fede Galizia. Realizzati agli inizi del secolo, in suggestivo parallelo con le novità introdotte da Caravaggio, questi lavori – tra ritratti e pale d’altare – testimoniano le fitte trame commerciali, collezionistiche e sociali di cui la città fu crocevia. Un momento cruciale della storia artistica del Seicento napoletano, e quindi del percorso della mostra, è rappresentato dal soggiorno dell’infanta Maria d’Austria, sorella di Filippo IV e regina d’Ungheria, tra l’agosto e il dicembre 1630: un evento di grande risonanza “mediatica”, dalle significative implicazioni per la storia dell’arte e per quella di genere. Vertici di questa congiuntura sono il ritratto dell’infanta eseguito da Diego Velàzquez (dal Museo del Prado) e quello, sconvolgente per forza realistica, di Maddalena Ventura, la celebre “donna barbuta” degli Abruzzi, realizzato da Jusepe de Ribera per il vicerè duca di Alcalà (prestito eccezionale della Fundaciòn Casa Ducal de Medinaceli). In questo stesso fervido contesto si collocano sia l’arrivo di Artemisia Gentileschi – di cui si presentano importanti dipinti mai esposti in Italia, concessi da musei di Boston, Sarasota e Oslo – sia il breve e sfortunato passaggio in città di Giovanna Garzoni. Ampio spazio è dedicato alla figura di Diana Di Rosa, detta Annella di Massimo, vero e proprio corrispettivo napoletano di Artemisia, delle cui qualità artistiche la mostra del 2022-2023 aveva già offerto un eloquente saggio. Una sezione speciale è riservata a due celebri dive napoletane del Seicento: Andreana Basile, la più grande cantante del suo tempo, contesa dalle corti italiane, e Giulia Di Caro, la cui straordinaria parabola – da meretrice a impresaria teatrale – costituisce un impressionante esempio di emancipazione femminile e di riscatto sociale. Accanto a nomi affermati, la mostra valorizza anche personalità oggi meno note, come Teresa Del Po, attiva tra Roma e Napoli – «pittrice, diligentissima miniatrice ed accuratissima intagliatrice in acquaforte», secondo Leone Pascoli – e la ceroplasta Caterina De Julianis. Queste ultime due artiste illustrano il contributo femminile nell’ambito, solo apparentemente minore, delle arti applicate: la loro presentazione è arricchita dal confronto con opere prodotte nel loro stesso ambiente e, nel caso di De Julianis, da un ambizioso dialogo con la scultrice barocca andalusa Luisa Roldàn, esponente di quella comune cultura mediterranea di cui Napoli, centro di prim’ordine nel sistema imperiale spagnolo, era parte integrante. Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo e Direttore Generale delle Gallerie d’Italia, afferma: “Le Gallerie d’Italia concludono la programmazione dell’anno con una preziosa esposizione, un progetto di riscoperta di artiste e opere straordinarie, frutto di nuovi studi, supportato dai migliori curatori, accompagnato da ricerche negli archivi e da restauri, arricchito da prestiti eccezionali grazie al dialogo con importanti istituzioni del Paese e del mondo. Un altro Seicento è un’iniziativa di prestigio internazionale che prende avvio da un approfondimento su un capitolo significativo della storia artistica di Napoli, sottolineando ancora una volta il ruolo di riferimento delle Gallerie d’Italia nella promozione del patrimonio culturale italiano. Questa mostra, insieme al nostro meraviglioso Caravaggio e alle collezioni ospitate nel museo di via Toledo, credo sia un appuntamento imperdibile per quanti visiteranno Napoli durante le festività natalizie.” Il catalogo della mostra è realizzato da Società Editrice Allemandi. Il museo di Napoli, insieme a quelli di Milano, Torino e Vicenza, è parte del progetto museale Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, guidato da Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici della Banca e Direttore Generale delle Gallerie d’Italia. -foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo – (ITALPRESS).