Cuffaro si dimette da presidente nazionale della Dc

“Questa mattina ho rassegnato, nelle mani del presidente del partito, Renato Grassi, e del segretario organizzativo nazionale, Pippo Enea, le mie dimissioni da segretario nazionale della Democrazia cristiana”.
Lo scrive in una nota Totò Cuffaro, nei giorni scorsi indagato dalla procura di Palermo che ne ha chiesto gli arresti domiciliari.
“Ringrazio – aggiunge – coloro che hanno condiviso con me un percorso di impegno e di servizio al partito.
Il presidente ha convocato per il 20 novembre il Consiglio nazionale che sarà chiamato a esaminare e accettare le mie dimissioni irrevocabili e a definire le successive decisioni”.

Cancellare i debiti con il Fisco: se sei in difficoltà economica ma in buona fede, il giudice può azzerarli

Grazie alla procedura di “esdebitazione del debitore incapiente”, chi non ha più risorse per pagare può ottenere la cancellazione totale dei debiti fiscali. Ecco come funziona e chi può accedervi.

A volte, anche il Fisco deve fare un passo indietro.
Chi si trova in gravi difficoltà economiche, ma ha agito in buona fede, può ottenere la cancellazione completa dei debiti verso l’Agenzia delle Entrate grazie a una procedura legale specifica: l’esdebitazione del debitore incapiente.

È uno strumento previsto dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che consente a cittadini e piccoli imprenditori sovraindebitati di ripartire da zero, liberandosi da obbligazioni impossibili da adempiere.


📜 Cos’è l’esdebitazione del debitore incapiente

L’esdebitazione è una procedura straordinaria che permette, in casi particolari, di azzerare i debiti residui quando viene accertato che il contribuente:

  • non ha alcuna possibilità reale di pagare, né ora né in futuro;
  • non ha contratto i debiti con dolo, frode o colpa grave;
  • collabora pienamente durante la procedura, fornendo documenti e informazioni;
  • non possiede beni, redditi o entrate sufficienti a soddisfare i creditori.

In pratica, il giudice può disporre — su richiesta del contribuente — la cancellazione totale dei debiti con il Fisco e con altri creditori, restituendo così una possibilità di ripartenza economica.
Questa misura, però, può essere concessa una sola volta nella vita, proprio perché produce effetti definitivi e irreversibili.


💰 Il caso concreto: debito di 90.000 euro cancellato

Un recente caso affrontato dalla magistratura siciliana ha mostrato come la legge possa realmente offrire una seconda possibilità.
Una donna, titolare di una piccola agenzia di scommesse, era stata accusata dall’Agenzia delle Entrate di non aver versato il Prelievo Erariale Unico (Preu) — l’imposta sulle somme giocate — nel periodo 2013-2015.

L’importo originario, sommato a sanzioni e interessi, era salito a quasi 90.000 euro.
Nel frattempo, l’attività era stata chiusa e la donna viveva un periodo di totale assenza di reddito, sostenuta solo dai familiari.
Impossibilitata ad accedere a piani di rateizzazione o a una definizione agevolata, aveva chiesto al tribunale di essere ammessa alla procedura di esdebitazione per debitore incapiente.

Il giudice, valutata la buona fede e la mancanza di risorse, ha disposto la cancellazione completa del debito fiscale, riconoscendo la sua condizione di insolvenza irreversibile.


⚙️ Come funziona la procedura

La richiesta di esdebitazione si presenta presso l’OCC (Organismo di Composizione della Crisi) competente per territorio.
L’OCC verifica la documentazione e predispone una relazione da inviare al giudice, che — se ritiene fondate le motivazioni — emette un decreto di cancellazione dei debiti.

La norma di riferimento è l’articolo 283 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che disciplina il caso del debitore incapiente, ossia chi non ha mezzi né prospettive per onorare i propri debiti, pubblici o privati.


🕒 Controllo triennale dopo la cancellazione

Il beneficio dell’esdebitazione non è privo di vincoli.
Nei tre anni successivi al provvedimento, il debitore deve comunicare ogni anno all’OCC eventuali nuove entrate o utilità economiche.

Se in questo periodo ottiene redditi superiori al minimo vitale, dovrà destinarne una parte ai creditori, nei limiti del possibile.
Se invece non emergono nuove risorse, l’esdebitazione resta definitiva e pienamente efficace.


⚖️ Una seconda chance per chi agisce in buona fede

La normativa, introdotta per evitare che i debiti si trasformino in una condanna a vita, riconosce che non tutte le situazioni di insolvenza derivano da dolo o cattiva gestione.
Chi è stato travolto da circostanze sfavorevoli — perdita del lavoro, crisi aziendale, malattia o crollo del mercato — ma ha sempre agito correttamente, può accedere a una nuova opportunità di riscatto.

Come ricorda la sentenza, lo Stato deve sì garantire il recupero dei tributi, ma anche tutelare i cittadini che non possono pagare, non quelli che non vogliono.
La legge, in questi casi, offre uno spiraglio di equità e dignità economica.

Come le aziende locali stanno trovando nuovi clienti su WhatsApp in meno di 24 ore

Senza sito web né competenze tecniche, sempre più attività sfruttano la visibilità del giornale online per entrare in contatto diretto con i clienti.

Hai mai pensato a quante persone leggono ogni giorno articoli online, scoprono nuovi servizi e si fidano di ciò che trovano su un giornale?
Molte aziende locali, invece, continuano a investire in pubblicità che non genera conversazioni reali.
Eppure oggi esiste un modo più semplice e naturale per essere scelti: far parlare di sé attraverso un articolo giornalistico.

Negli ultimi mesi, un numero crescente di imprese e professionisti ha iniziato a utilizzare una nuova strategia digitale che consente di ricevere contatti e richieste direttamente su WhatsApp, in meno di 24 ore.
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Dal racconto giornalistico al messaggio diretto

A differenza della pubblicità tradizionale, questa formula si basa su un approccio più autentico e di valore: non si promuovono offerte o sconti, ma si affrontano i problemi reali che il pubblico vive ogni giorno, mostrando come l’azienda riesce a risolverli grazie ai propri prodotti o servizi.
L’articolo diventa così una vera e propria storia informativa, scritta in stile giornalistico, che mette in luce soluzioni concrete e casi reali.

Alla fine della lettura, i lettori possono contattare l’azienda direttamente su WhatsApp, con un solo clic, per chiedere maggiori informazioni, un preventivo o una consulenza.
Questo metodo semplice e diretto sta cambiando il modo in cui le aziende locali si fanno conoscere online, permettendo anche a chi non ha un sito web o competenze digitali di entrare in contatto con nuovi clienti.


Perché funziona

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Da lì nasce un contenuto autorevole e informativo, capace non solo di raccontare, ma di stimolare conversazioni reali con persone realmente interessate.


Come richiedere un articolo su Risoluto.it

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Colonna votiva del Dixmude a Sciacca, Bellanca: “Perché non e’ stata inaugurata?”

La mancata inaugurazione della colonna votiva dedicata ai caduti del dirigibile francese Dixmude, prevista per il 5 novembre nell’ambito del programma dell’Estate Saccense, approda ufficialmente in consiglio comunale. Il consigliere Filippo Bellanca ha infatti presentato un’interrogazione a risposta orale indirizzata al Sindaco di Sciacca, Fabio Termine, e all’Assessore al Turismo, Francesco Dimino, chiedendo chiarimenti sulle ragioni dell’assenza dell’attesa cerimonia.

Nel programma diffuso dall’Amministrazione, l’inaugurazione avrebbe dovuto svolgersi alla presenza di rappresentanti istituzionali francesi, assumendo così un valore non solo commemorativo ma anche diplomatico. Tuttavia, alla data odierna, non è pervenuta alcuna comunicazione ufficiale da parte del Comune su eventuali rinvii, annullamenti o motivazioni che abbiano impedito la celebrazione.

Bellanca sottolinea come l’evento avrebbe costituito «un significativo momento di memoria condivisa» e un’opportunità per rafforzare i rapporti con la Francia. La totale assenza di aggiornamenti, soprattutto alla luce dei rapporti con interlocutori esteri, viene definita «inopportuna».

Nell’interrogazione, il consigliere chiede all’Amministrazione: perché la cerimonia del 5 novembre non si sia svolta; quali autorità francesi fossero state invitate e quali comunicazioni siano intercorse; se i lavori sulla colonna votiva siano stati ultimati e formalmente consegnati al Comune; se verrà fissata una nuova data per l’inaugurazion e quali procedure di comunicazione istituzionale siano state adottate per informare la cittadinanza dell’eventuale rinvio.

Il Comune di Burgio scommette sul personale, più ore per i dipendenti part-time

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Il Comune di Burgio compie un nuovo passo per rafforzare la propria macchina amministrativa e migliorare i servizi ai cittadini. Con la recente determinazione che dispone più ore ai dipendenti part-time, l’amministrazione comunale conferma la volontà di investire nelle persone, nella loro professionalità e nella qualità del servizio pubblico.

L’iniziativa riguarda 17 lavoratori comunali, che vedono aumentare l’orario di lavoro: chi era a 18 o 20 ore settimanali passa a 24, mentre chi era a 24 sale a 28. Un incremento che, pur nel rispetto dei vincoli di bilancio, rappresenta un gesto concreto di fiducia e valorizzazione.

Un investimento sulle persone

Non si tratta soltanto di una misura organizzativa, ma di una vera e propria scelta politica e sociale. Dare più ore ai dipendenti significa sostenere chi ogni giorno garantisce il buon funzionamento degli uffici comunali, accoglie i cittadini e contribuisce al corretto svolgimento delle attività amministrative.

L’obiettivo è duplice: migliorare la qualità dei servizi e alleggerire i carichi di lavoro, assicurando una presenza più costante e un’accoglienza più efficiente. In questo modo, i cittadini potranno contare su uffici più aperti, tempi di risposta più rapidi e un rapporto più diretto con l’amministrazione.

Servizi più efficienti e comunità più coesa

Il provvedimento nasce con l’intento di rafforzare il legame tra Comune e comunità, mettendo al centro le persone che ogni giorno rendono possibile il funzionamento della pubblica amministrazione. È una misura temporanea ma significativa, che dimostra come, anche nei piccoli comuni, si possa investire nel capitale umano per creare un circolo virtuoso tra lavoro, efficienza e qualità dei servizi.

Le parole del sindaco

Il sindaco di Burgio ha commentato la misura sottolineando lo spirito che la ispira:

“Abbiamo a cuore la nostra comunità e crediamo profondamente nei nostri dipendenti. Il loro lavoro è la prima linea del servizio pubblico. Con questa integrazione oraria vogliamo valorizzarli, dando loro strumenti per lavorare meglio e con maggiore serenità. Solo così possiamo costruire un paese che cresce e non lascia nessuno indietro.”

Un messaggio che sintetizza la filosofia dell’amministrazione: un Comune attento, vicino ai cittadini e capace di garantire più ore ai dipendenti per migliorare la vita di tutti.

Con questa decisione, Burgio dimostra che il vero investimento per il futuro è nelle persone. Più ore ai dipendenti significa più efficienza, più umanità e una comunità che cresce insieme.

San Giovanni Gemini, rapina in sala giochi: arrestato a Palermo il presunto autore

È stato arrestato a Palermo il presunto responsabile della rapina aggravata messa a segno all’alba di ieri in una sala giochi di San Giovanni Gemini. A fermarlo sono stati i Carabinieri della Stazione di Cammarata, che hanno ricostruito in poche ore la dinamica del colpo e il percorso di fuga dell’uomo.

Si tratta di un 33enne del luogo, già noto alle forze dell’ordine, bloccato nel capoluogo siciliano e dichiarato in stato di arresto in flagranza di reato. L’uomo è stato poi condotto alla Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

La rapina era stata consumata intorno alle 3 del mattino, quando un individuo con il volto parzialmente coperto aveva fatto irruzione nella sala giochi. Mostrando alla dipendente il calcio di una pistola infilata nella cintura, si era fatto consegnare circa 100 euro in contanti, fuggendo subito dopo a piedi tra le vie del centro abitato.

Le indagini dei Carabinieri, avviate immediatamente, hanno permesso di raccogliere elementi utili attraverso l’analisi delle immagini di videosorveglianza e la conoscenza del territorio. Questo lavoro investigativo ha portato all’individuazione del 33enne, successivamente rintracciato a Palermo e arrestato.

Le verifiche sull’accaduto proseguono sotto il coordinamento dell’Autorità giudiziaria.

Pistola trovata sulla cassetta della posta del circolo Pd di Ravanusa: era un giocattolo, indagano i carabinieri

Momenti di tensione ieri sera in via Sant’Antonio, a Ravanusa, dove sulla cassetta della posta del circolo “David Sassoli” del Partito Democratico è stata trovata una pistola. L’arma, che a un primo sguardo appariva autentica, si è poi rivelata essere un semplice giocattolo, ma la scoperta ha comunque destato forte preoccupazione tra i frequentatori della sede politica.

A notare l’oggetto è stato un membro del circolo, che – temendo potesse trattarsi di una pistola vera – ha subito allertato i carabinieri della stazione di Ravanusa. I militari sono intervenuti e hanno avviato gli accertamenti su quello che, per modalità e contesto, potrebbe configurarsi come un gesto dal valore simbolico e potenzialmente intimidatorio.

Gli investigatori non escludono nessuna ipotesi: dal possibile atto dimostrativo fino alla più banale dimenticanza da parte di qualche ragazzino che potrebbe aver appoggiato lì la pistola giocattolo senza rendersi conto delle conseguenze.

Il clima resta comunque delicato. Nel circolo Pd di Ravanusa militano figure politiche di primo piano dell’amministrazione locale, tra cui la vicesindaca Alessandra Calafato e il vicepresidente del Consiglio comunale, già vittima nelle scorse settimane dell’incendio dell’auto di famiglia. Nel Pd è presente anche un altro assessore della giunta guidata dal sindaco Salvatore Pitrola.

Un contesto che contribuisce ad alimentare l’attenzione sul ritrovamento, ora al vaglio degli inquirenti.

Nuovo intervento dei carabinieri nelle case di via Tevere a Ribera, 10 migranti irregolari

Non solo irregolari, senza il permesso di soggiorno, ma anche all’interno delle case di via Tevere, a Ribera, chiuse da molti anni e spesso segnalate come centrale di spaccio di stupefacenti. Sono stati sorpresi a Ribera dai carabinieri della locale tenenza che hanno operato unitamente a quelli delle compagnie di Agrigento, Licata, Canicattì e Cammarata.

Sono 14 i migranti sorpresi dai militari, dieci dei quali irregolari. Quatto sono stati condotti al Cpr di Trapani e 6 al Commissariato di polizia di Sciacca dove gli è stato notificato l’ordine di espulsione.

Gli extracomunitari potrebbero essere stati impiegati irregolarmente nelle campagne per la raccolta delle olive. Ulteriori servizi di controllo sono in corso.

La lunga notte del sindaco Termine che da giorni marca visita

Da lunedì scorso va avanti la crisi del governo Termine. A sancirla il documento che i tre assessori e cinque consiglieri hanno presentato in aula nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale alla fine di settimane di riunioni di maggioranza che non avevano prodotto quel “cambio di passo” che era stato richiesto.

Da cinque giorni il sindaco si è chiuso in silenzio, ufficialmente per un malanno di stagione che lo ha tenuto lontano dall’aula consiliare lunedì e trattenuto a casa anche oggi mentre con una cerimonia alla presenza dell’assessore regionale si sanciva il ritorno a casa del Melqart. Al Fazello sia i fedelissimi di Termine, come Dimino e Patti, che assessori e consiglieri adesso distanti da Termine come Gulotta e Modica.

Al momento, si parla di un Fabio Termine in cerca di una quadra per la crisi della sua giunta che lo sta mettendo in grosse difficoltà con davanti alcune prospettive possibili che, a quanto pare, il sindaco non ha ancora maturato.

L’ipotesi è quella dell’azzeramento dell’intera giunta per una ripartenza, ipotesi che Termine avrebbe vagliato nelle scorse ore quando ha sondato il terreno con una serie di contatti con una serie di professionisti vicini alla sua area di riferimento: dagli ultimi “ex mizzichini” rimasti accanto fino alla vecchia guardia di quel Pd che lo ha appoggiato nella campagna al tesseramento dello scorso Capodanno.

E poi c’è la strada verso il ricompattamento nonostante il sindaco abbia vissuto lo strappo come un tradimento che metterebbe in discussione il rapporto fiduciario alla base dell’incarico assessoriale. Ironia della sorta, portavoce del Pd in questa fase è l’ex Mizzichino Modica, per lungo tempo vicinissimo a Termine. L’una o l’altra ipotesi non sarebbe immune da effetti e conseguenze sul mandato del sindaco. L’azzeramento significherebbe intanto uno stop più lungo per la composizione del nuovo esecutivo che rallenterebbere di fatto l’azione amministrativa mentre la possibilità di proseguire sedendosi al tavolo del confronto lo porterebbe perfino a perdere una quota consistente di assessori di suo riferimento perché Termine i numeri in aula non li ha mai avuti e oggi li ha perfino peggiorati. L’applicazione del cosiddetto “manuale Cencelli” lo penalizzerebbe rischiando di perdere non solo Agnese Sinagra, ma anche qualche altro tra Francesco Dimino o Salvino Patti.

Insomma, un vero rompicapo per il primo cittadino. Nei giorni scorsi Termine aveva ricercato la risoluzione rimandando ai vertici del Pd la questione, ma il capogruppo all’Ars, Michele Catanzaro, che dei fatti di Sciacca non parla, ha riportato la vicenda ad una dimensione locale, nata in città e da dirimersi tra le mura cittadine come un problema di coalizione e non di partito.

Le malelingue, in realtà, descrivono l’operazione dei “catanzariani” come una precisa mossa da “scacco al re” dopo quel celato e mal digerito passaggio nel Pd dello scorso fine anno. Fatto sta che Termine non aveva mai attraversato e conosciuto dall’inizio della sua sindacatura un momento di empasse come questo. I beninformati sostengono che Termine potrebbe affidare nella giornata di domani a poche righe di un comunicato stampa il suo intendimento, nella speranza che la notte porti il giusto consiglio.

Per i tributi comunali non pagati ad Agrigento prelievo dai conti correnti, il sindaco: “La legge va applicata”

Il caso dei pignoramenti sui conti correnti dei cittadini agrigentini continua a scuotere la città. Decine di famiglie hanno segnalato in queste ore il blocco improvviso dei propri conti bancari, con somme prelevate per saldare vecchi tributi comunali risalenti anche a dieci anni fa. L’amministrazione comunale parla di un’azione dovuta e regolata dalla legge, ma la tensione resta alta.

Il sindaco, Francesco Miccichè, è intervenuto con una nota stampa per chiarire la posizione del Comune e tentare di rassicurare i cittadini. “In queste ore vengono riportate testimonianze e segnalazioni riguardo l’attivazione di pignoramento su tributi comunali non pagati che meritano rispetto e attenzione. Comprendiamo le difficoltà di molte famiglie agrigentine e siamo consapevoli che la riscossione dei tributi, quando arriva dopo anni di silenzio o di disguidi, possa rappresentare un momento difficile”, ha dichiarato il primo cittadino.

Miccichè ha spiegato che il Comune ha scelto di procedere alla riscossione diretta dei tributi non pagati, bypassando Riscossione Sicilia, “nel pieno rispetto della legge, per recuperare somme che appartengono alla collettività”. Si tratta, secondo i dati forniti dal sindaco, di circa 12 milioni di euro di mancati incassi risalenti al 2016, di cui solo un milione è stato finora recuperato.

“Per questo sono stati emessi 8.000 avvisi di pagamento, regolarmente notificati per il 95%, e solo 1.400 di questi hanno dato luogo, dopo tutte le procedure previste, all’attivazione di pignoramenti. Si tratta dunque di azioni mirate e proporzionate, non di una campagna indiscriminata”, ha precisato Miccichè.

Nonostante i numeri, le segnalazioni dei cittadini raccontano un’altra realtà. Conti congelati, stipendi e pensioni bloccati integralmente, difficoltà perfino a fare la spesa. “Nessuno deve essere lasciato solo nelle difficoltà”, ha assicurato il sindaco, annunciando che l’amministrazione sta verificando i casi più critici e che verrà richiesto alle banche “il rigoroso rispetto dei limiti di legge che tutelano stipendi, pensioni e assegni di invalidità”.

Tra le misure annunciate anche la possibilità di sospendere temporaneamente o rateizzare i pagamenti nei casi di comprovata fragilità sociale. “È importante ricordare che nessun pignoramento può colpire il ‘minimo vitale’, cioè la parte di pensione o stipendio indispensabile alla sopravvivenza”, ha ribadito Miccichè, sottolineando che “nessuna azione viene avviata senza preavviso” e che “ogni cittadino riceve prima l’avviso di accertamento e il sollecito di pagamento”.

La questione solleva interrogativi sull’opportunità e sulla tempistica di una misura così impattante, in una città dove il tasso di disoccupazione e povertà resta tra i più alti della Sicilia.

La riscossione dei tributi è senza dubbio un atto dovuto, ma le modalità con cui viene portata avanti rischiano di minare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Se da un lato l’amministrazione invoca legalità e correttezza fiscale, dall’altro molti agrigentini chiedono un approccio più umano, basato sul dialogo e su percorsi di regolarizzazione, piuttosto che su pignoramenti improvvisi.

Il sindaco promette “fermezza ma anche umanità”. Ma per tante famiglie, il danno economico e psicologico è già fatto.