Favara, ore d’angoscia: continuano le ricerche di Marianna Bello

Non si ferma la macchina dei soccorsi che, da oltre ventiquattr’ore, è impegnata a Favara e lungo la costa agrigentina per ritrovare Marianna Bello, la trentottenne madre di tre figli travolta ieri mattina da un fiume d’acqua che si è formato improvvisamente nel rione “Conzo” durante il nubifragio.

Secondo le prime ricostruzioni, la donna era rimasta bloccata con la sua Lancia Ypsilon in via Umberto, dove la strada si è trasformata in un torrente in piena. Avrebbe cercato riparo dirigendosi a piedi verso un esercizio commerciale, ma la forza dell’acqua l’ha trascinata via, inghiottendola in un canalone di scolo. Da quel momento di lei non si hanno più notizie.

Le operazioni di ricerca sono proseguite senza sosta per tutta la notte: squadre dei vigili del fuoco, nuclei fluviali e sommozzatori, unità cinofile e volontari della Protezione civile hanno setacciato il percorso delle condotte sotterranee e le zone di deflusso. Fondamentale il supporto dall’alto con un elicottero dell’Aeronautica e uno della Marina militare, dotati di visori notturni, che hanno sorvolato fino a bassa quota sia la foce del fiume Naro sia la spiaggia di Cannatello.

Gli inquirenti non escludono che Marianna possa essere stata trascinata dal sistema di canalizzazione fino al torrente Cicchillo, da lì nel fiume Naro e infine verso il mare aperto. Un’ipotesi che rende le ricerche particolarmente complesse e che tiene col fiato sospeso l’intera comunità favarese, raccolta attorno alla famiglia della giovane donna.

Al momento, purtroppo, non è emersa alcuna traccia. Le ricerche sono riprese stamattina all’alba con la stessa intensità, nella speranza di dare presto una risposta a chi da ore vive nell’attesa.

“Le infrastrutture – e’ intervenuto il sindaco di Raffadali Silvio Cuffaro oggi con una nota inviata alla Regione – che dovrebbero proteggerci dalle cosiddette bombe d’acqua, ormai sempre più frequenti, si dimostrano insufficienti. Il territorio non è preparato a difendersi da precipitazioni violente, simili a veri e propri monsoni, che mettono a rischio vite umane e causano gravi danni economici e sociali. I tragici eventi accaduti ieri in provincia di Agrigento, e nello specifico a Favara, ne sono una dolorosa conferma.

È indispensabile avviare una seria riflessione e una decisa programmazione di opere strutturali e preventive: dal potenziamento delle reti di raccolta delle acque piovane, alla messa in sicurezza delle strade, dalla tutela dei centri storici agli interventi nelle aree maggiormente vulnerabili”.

“Mafia e scambio elettorale a Sciacca”, le difese chiedono l’assoluzione degli imputati


Ancora un’udienza dedicata alla discussione delle difese nel processo in cui si contestano i reati di associazione mafiosa e scambio politico elettorale a Sciacca che si celebra, in abbreviato, al Tribunale di Palermo, dinanzi al gup Carmen Salustro. L’assoluzione di Domenico Friscia, di 61 anni di Sciacca, accusato di avere diretto e organizzato la famiglia mafiosa di Sciacca, è stata chiesta dal suo difensore, l’avvocato Teo Caldarone.

“Domenico Friscia è già stato assolto nel 2019 dall’accusa di associazione mafiosa e questa è un’impostazione gemella che a mio parere non ha trovato conferma”. E’ quanto ha detto il penalista.

In quest’udienza hanno discusso anche altre difese, come quella di Rosario Catanzaro, di 65 anni, accusato di scambio elettorale politico-mafioso, per il quale il pm Francesca Dessì aveva chiesto 6 anni e 8 mesi.

L’avvocato Carlo Venturella ha chiesto l’assoluzione di Catanzaro, accusato di avere fatto da tramite tra Friscia e un candidato al consiglio comunale di Sciacca nelle scorse amministrative, Vittorio Di Natale, per un sostegno elettorale a quest’ultimo. La difesa, chiedendo l’assoluzione di Catanzaro, ha detto che non ha svolto alcun ruolo di intermediario e non ha organizzato incontri.

La difesa di Di Natale in altra udienza, chiedendo l’assoluzione, ha sostenuto che si è trattato di una normale incontro elettorale come tanti in quel periodo.

Ha completato la discussione la difesa di Giuseppe Marciante, di 37 anni, accusato di mafia, per il quale il pm ha chiesto 13 anni. Ha discusso il co-difensore, l’avvocato Concetta Rubino, chiedendone l’assoluzione. Per Marciante il giudizio riguarda anche la sua società, la Gps Costruzioni, difesa dall’avvocato Antonello Palagonia, che per i lavori riguardanti l’hub vaccinale ha sostenuto che non era necessaria l’attestazione Soa perché di importo inferiore a 150 mila euro.

Nella prossima udienza eventuali repliche e sentenza.

Nella foto, gli avvocati Venturella e Palagonia

La Banca del Sangue Cordonale di Sciacca conquista il Congresso Internazionale dei Trapianti di Berlino

Prestigioso riconoscimento internazionale per l’équipe di ricercatori della Banca del Sangue Cordonale dell’Ospedale Giovanni Paolo II di Sciacca. Lo scorso 27 settembre, a Berlino, in occasione del Congresso Internazionale dei Trapianti, il gruppo di studiosi composto da Giuseppa Tancredi, Maurizio Marchese, Maria Amorini, Antonella Vaccaro, Federica Russo, Massimiliano Migliore, Anna Di Lucia e Pasquale Gallerano ha conquistato il secondo posto grazie a una ricerca innovativa sulla GVHD (Graft versus Host Disease), una delle complicanze più gravi che colpiscono i pazienti sottoposti a trapianto.

Lo studio premiato ha portato allo sviluppo di un collirio derivato dal lisato piastrinico del sangue cordonale (ucb-PL), che ha mostrato risultati molto incoraggianti nel trattamento dei disturbi oculari legati alla GVHD. I dati clinici presentati a Berlino hanno evidenziato un miglioramento significativo nei pazienti: in particolare, nel gruppo di studio principale, l’indice di patologia della superficie oculare è diminuito del 45% mentre la produzione lacrimale è aumentata del 30%. Risultati che aprono la strada a nuove possibilità terapeutiche per i pazienti trapiantati anche in ambito oftalmologico.

Grande soddisfazione è stata espressa dal direttore della Banca del Sangue Cordonale, Pasquale Gallerano, che ha guidato la ricerca insieme al suo team.

«Questo risultato – ha dichiarato – non è solo un traguardo scientifico, ma un segnale di speranza per i pazienti che ogni giorno affrontano le difficoltà della GVHD dopo un trapianto. Dimostra che anche da una realtà ospedaliera come la nostra, a Sciacca, possono nascere studi capaci di attirare l’attenzione della comunità scientifica internazionale».

Il direttore ha voluto infine sottolineare il valore della donazione: «Tutto ciò è stato possibile grazie al sangue cordonale donato. È un gesto che non comporta alcun rischio per madre e neonato, ma che può tradursi in terapie salvavita. Per questo rinnoviamo il nostro appello a tutte le famiglie in attesa: donare significa regalare nuove possibilità di cura a chi non ne avrebbe».

Assegno di Inclusione 2026, in arrivo un aumento di 130 euro: ecco quando scatta e chi ne ha diritto

Nel 2026 l’importo dell’Assegno di Inclusione potrebbe aumentare fino a 130 euro in più l’anno, ma solo se si verificherà una condizione: l’aumento dell’inflazione. Ecco tutti i dettagli su requisiti, tempi e novità.

L’Assegno di Inclusione, che dal 2024 ha preso il posto del Reddito di Cittadinanza, è destinato a cambiare ancora. Dal prossimo anno, il contributo mensile destinato ai nuclei familiari fragili potrebbe aumentare fino a 130 euro annui, ma il requisito chiave è l’andamento dell’inflazione.

Aumento Assegno di Inclusione: quando e perché

Secondo le stime aggiornate, l’inflazione potrebbe salire intorno al 2% entro fine 2025, innescando un meccanismo di adeguamento automatico per il 2026. L’importo mensile, attualmente pari a 541,66 euro, potrebbe così salire a circa 552 euro, con un incremento di circa 11 euro al mese.

L’aumento, pur se contenuto, rappresenterebbe un importante segnale di attenzione verso le famiglie in difficoltà, che ogni mese devono affrontare bollette, spese alimentari e costi crescenti.

Un adeguamento legato al costo della vita

Dopo anni di stallo, il 2025 aveva già visto un primo rialzo, grazie all’innalzamento della soglia ISEE da 6.000 a 6.500 euro. Ora, nel 2026, il possibile adeguamento al tasso inflattivo segnerebbe un ulteriore passo avanti verso la tutela del potere d’acquisto per le fasce più deboli.

Chi può ottenere l’Assegno di Inclusione?

Il contributo resta riservato a:

  • Famiglie con minori, disabili o over 60;
  • Nuclei con soggetti in condizione di svantaggio certificato dai servizi sociali;
  • Reddito ISEE inferiore a 6.500 euro (soglia aggiornata nel 2025).

Sono esclusi gli occupabili al lavoro, che non rientrano nei beneficiari della misura.

Bonus ponte da 500 euro: un supporto temporaneo

Oltre al possibile aumento dell’importo mensile, il Governo ha introdotto il “Bonus ponte” da 500 euro, pensato per sostenere le famiglie nei periodi di attesa o transizione tra una richiesta e l’altra dell’Assegno di Inclusione. Una misura transitoria, utile soprattutto nei momenti di incertezza amministrativa.

Un passo verso l’adeguamento automatico all’inflazione

Se confermato, l’incremento del 2026 costituirebbe un precedente importante, aprendo la strada a un meccanismo stabile di adeguamento automatico dell’Assegno di Inclusione in base al costo della vita, come già avviene per altre prestazioni sociali.


📌 In sintesi:

  • Possibile aumento dell’Assegno di Inclusione: +130 euro nel 2026;
  • Condizione: tasso di inflazione al 2% entro fine 2025;
  • Nuovo importo mensile stimato: circa 552 euro;
  • Beneficiari: famiglie con soggetti fragili e ISEE sotto i 6.500 euro;
  • Altre misure: bonus ponte di 500 euro per periodi di transizione.

Donna dispersa a Favara, il sindaco: “Invito tutti a non diffondere notizie non verificate”

Favara è stata colpita da un violento nubifragio che, nella mattinata di oggi, ha trasformato le strade in fiumi d’acqua e fango. Tra le conseguenze più gravi dell’ondata di maltempo c’è la scomparsa di Marianna Bello, 38 anni, sposata e madre di tre figli, travolta stamattina dal violento nubifragio che ha messo in ginocchio la città.

Secondo una ricostruzione, ormai considerata certa, Marianna si trovava in via Sottotenente Bosco quando il diluvio ha trasformato la strada in un fiume di acqua e fango. In un tentativo disperato di mettersi in salvo, la trentottenne è uscita dall’abitacolo della sua auto, ma è stata immediatamente travolta dalla furia delle acque e trascinata verso valle.

Il sindaco Antonio Palumbo, attraverso un post su Facebook, ha descritto la situazione: “Questa mattina la nostra città è stata travolta da un’ondata imprevedibile di forte maltempo. Si trattava di una semplice allerta gialla, ma su Favara sono piovute decine di centimetri di acqua che hanno messo il paese in ginocchio. Al momento stiamo ricercando una donna dispersa. Siamo in campo da questa mattina per sostenere le attività che forze dell’ordine, protezione civile regionale e comunale, vigili urbani e vigili del fuoco stanno conducendo con abnegazione e senza risparmiarsi. Grazie a questi servitori dello Stato. Invito tutti in questo momento a evitare di diffondere notizie non verificate e soprattutto vi chiedo di continuare a prestare attenzione e a non compiere azioni avventate”.

Il maltempo ha colpito con intensità superiore alle previsioni. Nonostante fosse stata diramata soltanto un’allerta gialla, in poche ore sono caduti quantitativi d’acqua eccezionali che hanno messo a dura prova la tenuta del territorio. Le ricerche della donna proseguono senza sosta.

Crisi della pesca, Sciacca a Bruxelles per l’incontro con il Commissario europeo

La marineria di Sciacca sarà presente venerdì 3 ottobre a Bruxelles, nell’incontro delle marinerie siciliane con il Commissario europeo alla Pesca, Kostas Kadis. Un appuntamento cruciale per il futuro del comparto, segnato da anni da una grave crisi della pesca siciliana che mette a rischio l’economia di intere comunità costiere.

Alla missione prenderanno parte l’ex sindaco Fabrizio Di Paola, il rappresentante di categoria Franco Catanzaro e Stefano Soldano, in rappresentanza della marineria locale. Insieme agli altri delegati siciliani, i rappresentanti saccensi consegneranno al Commissario Kadis una piattaforma di richieste e rivendicazioni condivise dal settore.

L’iniziativa promossa da Falcone

L’incontro è stato organizzato dall’eurodeputato Marco Falcone, vice capo delegazione di Forza Italia al Parlamento Europeo e membro della Commissione Pesca. Lo stesso Falcone ha spiegato che la missione rappresenta un passo fondamentale per portare “il grido d’aiuto dei pescatori siciliani direttamente a Bruxelles”.

Secondo l’europarlamentare, la crisi pesca siciliana non riguarda soltanto la sopravvivenza di migliaia di famiglie, ma anche il rilancio strategico del Mediterraneo. «Dalle risorse che dovranno sostituire il Feampa, alle quote del gambero rosso, dalle norme sullo strascico alla difficile situazione nel Canale di Sicilia: la pesca siciliana merita risposte concrete dall’Europa» ha dichiarato Falcone.

Sciacca al centro del confronto

La presenza della delegazione saccense non è casuale. Negli ultimi mesi a Sciacca si sono già svolti incontri preparatori, organizzati dal tavolo tecnico del consiglio comunale, con riunioni in sala Blasco e nella sala della parrocchia San Pietro. È proprio da qui che è maturata l’idea di portare una piattaforma unitaria davanti al Commissario europeo.

L’ex sindaco Di Paola, che aveva già anticipato la notizia dell’incontro, ha sottolineato l’importanza di “fare squadra” con le altre marinerie siciliane per dare più forza alle istanze di un comparto che oggi appare frammentato ma che condivide gli stessi problemi.

Verso una nuova stagione della pesca

La crisi della pesca siciliana non è solo una questione economica, ma anche sociale e culturale: tocca da vicino l’identità dei territori costieri. Per questo motivo, la missione a Bruxelles è vista come un’occasione per aprire un dialogo stabile con le istituzioni comunitarie, in grado di garantire regole più eque e opportunità di rilancio.

Il settore, che spazia dal gambero rosso al tonno, fino alla pesca pelagica a coppia, attende risposte immediate. La speranza è che la voce dei pescatori siciliani, e di Sciacca in particolare, non resti inascoltata nelle stanze del potere europeo.

Italia-Azerbaigian, Mattarella “Mettere insieme capacità, non contrapporre”

ROMA (ITALPRESS) – “L’Italia è orgogliosa di partecipare, insieme all’Azerbaigian, a questa iniziativa e sono davvero lieto che stiamo dando un esempio di grande rilievo nella vita internazionale su come si mettano insieme l’approfondimento e lo sviluppo della formazione dei nostri talenti”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando all’università di Baku in Azerbaigian riferendosi alla collaborazione con gli atenei italiani. “E’ un messaggio alla comunità internazionale su come si svolge la vita nel mondo mettendo insieme e non contrapponendo capacità, talenti, risorse e prospettive”, aggiunge.

-foto Quirinale –
(ITALPRESS).

Imprese, in Italia sempre più contratti-pirata. Sangalli “Preoccupante”

ROMA (ITALPRESS) – In Italia sono depositati presso il CNEL oltre 1.000 contratti collettivi nazionali di lavoro, ma solo una parte è sottoscritta da organizzazioni realmente rappresentative.
Nei soli settori terziario e turismo si contano più di 250 contratti, ma la maggioranza dei lavoratori è coperta da pochi CCNL, tra cui il CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi firmato da Confcommercio, il più applicato in Italia con circa 2,5 milioni di addetti. I cosiddetti ‘contratti piratà, firmati da sigle minori, sono oltre 200 e riguardano circa 160mila dipendenti e oltre 21mila aziende. Tra questi, quelli più rilevanti per numero di addetti includono i contratti ANPIT (H024 e H05K) con, rispettivamente, 56.743 e 35.870 dipendenti, e il contratto CNAI (H019) con 15.174 dipendenti. Il fenomeno – in costante crescita soprattutto tra le micro-imprese e le cooperative – è particolarmente diffuso nel terziario (alcuni settori dei servizi, in particolare) e nel turismo, settori strategici per l’economia e per l’occupazione in Italia, creando anche squilibri territoriali perchè si concentra nelle aree economicamente più fragili, soprattutto nel Mezzogiorno.
I contratti-pirata riducono significativamente diritti e tutele dei lavoratori, creano dumping salariale e normativo, incentivano concorrenza sleale (le imprese corrette sono penalizzate perchè devono competere con chi risparmia sul costo del lavoro). In altre parole, riducono la qualità dell’occupazione basandola, sostanzialmente, sul taglio delle condizioni di lavoro. E’ quanto emerge da un’analisi di Confcommercio – che fotografa per la prima volta i numeri del fenomeno del dumping contrattuale e dei cosiddetti ‘contratti piratà – presentata in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il Segretario Generale di Confcommercio, Marco Barbieri, il responsabile politiche del lavoro e welfare, Guido Lazzarelli, e il direttore dell’Ufficio
Studi, Mariano Bella.
A titolo di esempio, i lavoratori a cui vengono applicati questi contratti si trovano con: salari ridotti (fino a quasi 8.000 euro di retribuzione annua lorda in meno rispetto al CCNL Confcommercio); integrazioni per malattia o infortunio ridotte (al 20-25% contro il 100% del contratto Confcommercio); meno ferie, permessi e scatti di anzianità; indennità ridotte o assenti; orari lunghi senza compensazioni; flessibilità accentuata senza garanzie; carenza o totale assenza di molte forme e strumenti di welfare, come la sanità integrativa e la previdenza complementare.
A livello generale, il fenomeno del dumping contrattuale mina la produttività, indebolisce il tessuto imprenditoriale e frena la crescita del Paese.
“Come Confcommercio, teniamo al benessere e alla qualità del lavoro e della vita dei lavoratori delle nostre imprese, perchè questi sono il nostro vero patrimonio di competenze e professionalità e una risorsa fondamentale per innovazione e produttività nel terziario di mercato – afferma il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli -. Per questo siamo costantemente impegnati a garantire regole eque, tutele solide e prospettive di crescita per chi ogni giorno contribuisce allo sviluppo dei nostri settori. Da sempre, infatti, sottoscriviamo contratti innovativi e moderni che anticipano le esigenze dei lavoratori coniugandole con quelle delle impresè. ‘Oggi, però, guardiamo con forte preoccupazione al cosiddetto dumping contrattuale, un fenomeno che sta assumendo proporzioni sempre maggiori, soprattutto in alcune aree del nostro Paese, che mina le regole della concorrenza, svaluta il lavoro e crea disparità tra imprese e tra lavoratori – continua Sangalli -. C’è, dunque, bisogno di rafforzare la collaborazione con i sindacati, ma soprattutto di una maggiore attenzione da parte del Governo a cui chiediamo un impegno concreto per impedire l’applicazione di contratti sottocosto. Come Confcommercio, facciamo alcune proposte tra cui, in particolare: comunicazioni obbligatorie a tutte le sedi istituzionali del contratto applicato, certificazione della rappresentatività, potenziamento degli strumenti di vigilanza e monitoraggio, rafforzamento della bilateralità come strumento di certificazione della qualità contrattuale. Solo così si può garantire tutela del lavoro e competitività del sistemà.
Come funziona nel resto d’Europa?
Il sistema tedesco si basa sul principio della Tarifautonomie (autonomia collettiva), ma la giurisprudenza e la prassi hanno stabilito criteri per identificare le organizzazioni sindacali con effettiva capacità negoziale. Inoltre, esiste un meccanismo di estensione erga omnes dei contratti collettivi, che li rende applicabili a tutti i lavoratori di un settore. Questo riduce lo spazio per la concorrenza al ribasso.
Il sistema francese è ancora più centralizzato: è prevista la validità solo dei contratti firmati da organizzazioni che rappresentano una quota significativa dei lavoratori, sotto controllo ministeriale. La rappresentatività delle organizzazioni sindacali viene misurata a livello nazionale sulla base di criteri legali (voti elettorali, iscritti, indipendenza). Per firmare un contratto collettivo valido, i sindacati firmatari devono rappresentare più del 50% dei voti espressi a favore dei sindacati rappresentativi in azienda. Se si raggiunge solo il 30%, i sindacati firmatari possono indire un referendum tra i dipendenti per convalidare l’accordo. I CCNL stipulati dalle organizzazioni rappresentative possono essere resi obbligatori per tutto il settore tramite un decreto ministeriale, garantendo standard minimi uniformi.
Il sistema italiano, al contrario, sconta l’assenza di un meccanismo per la misurazione della rappresentatività e di una procedura di efficacia generalizzata dei contratti che vada oltre l’interpretazione giurisprudenziale dell’art. 36 della Costituzione. Questo vuoto normativo permette a soggetti con rappresentatività dubbia o limitata di stipulare contratti pirata che, offrendo tutele inferiori, diventano uno strumento di concorrenza sleale basata sulla riduzione del costo del lavoro, un fenomeno che i sistemi francese e tedesco hanno saputo arginare con maggior successo.
Il dumping contrattuale è una patologia che richiede interventi strutturali. Le proposte di Confcommercio sono le seguenti: Rafforzare il criterio del CCNL “più protettivo” per la valutazione dell’equivalenza contrattuale.
La valutazione dell’equivalenza dei contratti collettivi, in particolare nel contesto del nuovo Codice degli Appalti, che introduce il concetto di “contrattazione collettiva equivalente” e rischia un livellamento al ribasso delle tutele, dovrebbe essere costituzionalmente orientata (art. 36 Cost.). Questo significa che la valutazione non dovrebbe mirare a una soglia minima di protezione, ma al contratto collettivo che garantisce la maggiore protezione possibile. Tale principio è fondamentale per contrastare il dumping contrattuale e assicurare che la concorrenza non si basi sul peggioramento delle condizioni di lavoro, ma su un innalzamento delle tutele.
Istituire un sistema auto-definito dalle parti per la misurazione della rappresentatività sindacale e datoriale.
E’ essenziale superare l’attuale “giungla” di contratti collettivi nazionali (CCNL), che conta oltre 1.000 contratti e accordi, e il problema della proliferazione incontrollata, che impedisce una chiara identificazione dei soggetti legittimati a negoziare e a cui fare riferimento. La certificazione della rappresentatività dovrebbe essere un presupposto per la legittimazione a partecipare alla contrattazione collettiva e per l’applicazione di benefici normativi. Le parti sociali hanno già avviato questo percorso, evidenziando la necessità di definire chi è titolato a sottoscrivere i CCNL. Si dovrebbe considerare un ruolo rafforzato per enti terzi e imparziali (come INPS e CNEL) nella raccolta, elaborazione e certificazione di questi dati, anche attraverso il codice alfanumerico unico dei CCNL introdotto dal “decreto semplificazioni”.
Delimitare e riconoscere i perimetri contrattuali attraverso un dialogo strutturato.
La questione della “categoria contrattuale” o “perimetro contrattuale” è dirimente e complessa, con la proliferazione di CCNL trasversali o “omnibus” che genera incertezza e dumping. E’ necessaria una procedura bilaterale o multilaterale che, anche con un eventuale coinvolgimento del CNEL in funzione conciliativa o arbitrale, permetta alle parti sociali di verificare l’appropriatezza degli ambiti contrattuali e stabilire le modalità per la loro modifica. L’obiettivo dovrebbe essere quello di correlare il CCNL applicato con l’effettiva attività di impresa (codice Ateco), evitando la libera autodeterminazione unilaterale che non sempre riflette la realtà economica e produttiva.
Potenziare gli strumenti di vigilanza e monitoraggio con un indice di qualità contrattuale.
Per garantire l’effettiva applicazione dei contratti “di qualità” e contrastare le irregolarità e il lavoro povero, è necessario potenziare l’attività ispettiva e gli strumenti di monitoraggio. Si propone la definizione di una scheda di lettura comparativa (SLC) dei CCNL. Questa scheda dovrebbe permettere di valutare verticalmente le discipline a contenuto protettivo del lavoratore, inclusi regimi di orario, periodi di riposo, lavoro straordinario e scatti di anzianità. Un tale sistema, alimentato dai dati già in uso presso istituti come CNEL e INPS, consentirebbe di segnalare situazioni sintomatiche di irregolarità e supportare gli ispettori nell’accertamento del corretto trattamento economico e normativo, fornendo un riscontro effettivo sull’applicazione dei contratti.
Rendere obbligatoria l’indicazione del Codice Unico Alfanumerico del CCNL nel contratto individuale di lavoro e garantirne l’interoperabilità in tutte le banche dati pubbliche.
Il Decreto Semplificazioni (D.L. 76/2020) ha già istituito il codice unico alfanumerico per i CCNL. Questo codice, attribuito dal CNEL d’intesa con il Ministero del Lavoro e l’INPS, deve essere obbligatoriamente indicato dai datori di lavoro nelle comunicazioni al Ministero del Lavoro e nelle denunce retributive mensili all’INPS. Nonostante l’introduzione del codice, però, non tutte le amministrazioni hanno ancora agganciato i propri dataset (ad esempio, il Ministero del Lavoro con le comunicazioni obbligatorie). E’ fondamentale che il codice sia utilizzato in tutte le banche dati pubbliche (CNEL, INPS, Ministero del Lavoro, Ispettorato Nazionale del Lavoro – INL, ecc.) per creare un’anagrafe comune e un raccordo digitale che permetta una facile rilevazione e tracciabilità del CCNL applicato. In coerenza con il Decreto Trasparenza (D.Lgs. 104/2022), che ha attuato la direttiva UE 2019/1152 sulle condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili, si dovrebbe prevedere l’obbligo per il datore di lavoro di indicare esplicitamente il codice unico alfanumerico del CCNL applicato nel contratto individuale di lavoro. Le autorità ispettive (INL, INPS) avrebbero uno strumento più efficace per verificare la corretta applicazione del CCNL indicato, sia per i minimali contributivi sia per l’adeguatezza retributiva.
Rafforzamento della bilateralità come strumento di certificazione della qualità contrattuale.
La bilateralità rappresenta un elemento distintivo dei contratti collettivi di qualità e un indicatore della loro solidità e affidabilità. Questi enti, spesso finanziati con contributi obbligatori da parte delle imprese, erogano prestazioni e servizi in materia di previdenza, assistenza sanitaria, formazione continua e sostegno al reddito, offrendo tutele aggiuntive rispetto a quelle di legge. La presenza e l’operatività di un sistema di welfare contrattuale è un criterio di qualificazione della “qualità” del CCNL. Al contrario, gran parte della contrattazione collettiva posta in essere da agenti contrattuali di dubbia rilevanza rappresentativa (i “contratti pirata”) risulta priva di queste forme di welfare, rendendoli meno costosi per le imprese ma offrendo minori tutele ai lavoratori. Si propone di utilizzare gli enti bilaterali in modo proattivo come strumento di certificazione della “qualità” del contratto applicato. Le informazioni sui sistemi bilaterali possono supportare l’attività ispettiva dell’INL nel valutare la “qualità” complessiva dei CCNL applicati e identificare situazioni di dumping.

– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Sinner batte Tien in due set e vince il torneo di Pechino

PECHINO (CINA) (ITALPRESS) – Per la seconda volta in carriera, Jannik Sinner vince il “China Open”, Atp 500 da 4.016.050 dollari che si è concluso oggi sul duro di Pechino. Già campione due anni fa e sconfitto nella scorsa stagione da Alcaraz nell’ultimo atto, il numero due del mondo si riprende lo scettro superando 6-2 6-2, in un’ora e 13 minuti di gioco, Learner Tien, 19enne statunitense di origini vietnamite, allievo di Michael Chang e attuale numero 52 del ranking Atp. In quello che era il loro primissimo confronto diretto (e per Tien anche la prima finale assoluta nel circuito maggiore), Sinner fa valere la sua maggiore esperienza e centra il terzo titolo del suo 2025 dopo Australian Open e Wimbledon, il 21esimo della carriera a fronte di 30 finali disputate. In questa stagione il 24enne altoatesino ha tenuto un livello altissimo: 42 match vinti su 47, sette finali su otto tornei disputati. E sul cemento il parziale stagionale recita 23-2, mentre quello nelle finali è di 18-7. Negli ultimi nove tornei sul duro, inoltre, l’azzurro è sempre arrivato almeno in finale. “Questo è un posto speciale per me, sono sempre contento di tornare qui, ho avuto un sostegno incredibile sin dal primo giorno – le parole di Sinner durante la premiazione – Speriamo di rivederci l’anno prossimo, intanto ci vediamo a Shanghai”. Il campione altoatesino concede l’onore delle armi al giovane rivale: “Hai un grande team dietro di te, in tutta la stagione hai dimostrato tutto il tuo talento, hai giocato un tennis incredibile e ti auguro il meglio per il resto dell’anno e per tutta la carriera. Speriamo di condividere altri momenti come questo”. Non può mancare però un ringraziamento anche al proprio team: “Si cerca sempre di migliorare, di spingere il più possibile, vediamo come sarà il finale di stagione ma sono contento di condividere questo successo con voi”.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Maxi operazione contro lo spaccio di droga ad Andria, 30 arrestati

ANDRIA (ITALPRESS) – Maxi operazione contro il traffico di droga ad Andria. Gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Andria, su ordine della Procura della Repubblica di Trani, stanno eseguendo 30 custodie cautelari nei confronti di soggetti ritenuti di aver creato, nel comune andriese, una fitta rete di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’ordinanza è stata adottata dal Tribunale di Trani, all’esito di interrogatori preventivi tenutisi nei giorni scorsi, accogliendo così la richiesta della Procura della Repubblica di Trani. Si tratta di un’ordinanza con la quale vengono applicate 20 misure cautelari in carcere e 10 arresti domiciliari nei confronti di altrettanti soggetti di età compresa tra i 19 e i 64 anni, ritenuti a vario titolo responsabili del reato di spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti. La complessa attività investigativa, coordinata dalla Procura di Trani e condotta dalla Sezione Antidroga della Squadra Mobile della Questura di Barletta-Andria-Trani mediante attività tecniche, servizi di pedinamento, appostamento ed osservazione, ha permesso di evidenziare importanti elementi indiziari riconducibili ad una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, marijuana, hashish ed eroina. Dall’attività investigativa è emersa la presenza nel comune di Andria di 6 gruppi criminali distinti, ciascuno con una propria zona di spaccio (zona San Valentino – zona villa comunale – zona centro storico – zona Monticelli – zona Sacro Cuore – Zona viale Virgilio). Simili le dinamiche riscontrate nei diversi gruppi monitorati: in ciascuna zona i contatti con i clienti venivano gestiti dai c.d. centralinisti i quali concordavano telefonicamente ora e luogo d’incontro; a quel punto il centralinista contattava i vari pusher presenti nella sua zona i quali, con monopattini o bici elettriche, raggiungevano l’acquirente per effettuare la cessione.

In alcuni casi gli incontri diventavano estemporanei e avvenivano durante le routine quotidiana del pusher rendendo ancora più difficile per gli investigatori l’attività di monitoraggio: da uno stralcio delle intercettazioni, ad esempio, il cedente, mentre si trovava con la sua famiglia presso un benzinaio della zona, comunicava all’acquirente la sua posizione “vieni alla benzina, sto facendo nafta, vieni ora ciao”. Da lì a breve, come mostrato dalle immagini avveniva lo scambio. Non solo, dalle attività tecniche è emerso come sia sempre meno diffuso il concetto di “piazza di spaccio” nel senso più tradizionale del termine, ossia come luogo dove sono presenti in maniera stabile gli addetti alla vendita dello stupefacente. Bensì, si registra l’esistenza di zone ampliate di operatività ove i singoli spacciatori si muovono in maniera più dinamica, rendendo molto più ardua la loro individuazione. Nel corso delle investigazioni, sono state contestate – a riscontro delle attività di intercettazione – 55 violazioni, ed effettuati 6 arresti in flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente con contestuale sequestro 150 grammi di cocaina, 3 di eroina, 57 di hashish e 190 grammi di marijuana. Contestualmente all’esecuzione delle misure, il Questore della provincia di Barletta – Andria – Trani, ha emesso nei confronti di tutti gli indagati il DASPO “fuori contesto”. Questo provvedimento di prevenzione di competenza dell’Ufficio Anticrimine della Questura, introdotto dal Decreto Sicurezza bis del giugno 2019, permette di applicare il cosidetto. DASPO sportivo anche nei confronti di soggetti denunciati o condannati per specifiche tipologie di reati, come, appunto, lo spaccio di sostanze stupefacenti. Per cui, indipendentemente dal fatto che le condotte contestate si siano verificate in occasione di manifestazioni sportive, ai destinatari del provvedimento verrà inibito l’accesso alle stesse per una durata determinata dalla legge. Lo scopo è quello di impedire che nelle tifoserie si verifichino infiltrazioni di individui legati alla criminalità comune/organizzata o, comunque, ritenuti pericolosi.

foto: screenshot video Polizia di Stato

(ITALPRESS).