Operazione Montagna, sequestrato “tesoretto” di oltre 500 mila euro in contanti agli arrestati
Emergono altri dettagli dopo il blitz antimafia di ieri che ha portato a smantellare i presunti vertici di due mandamenti e di sedici famiglie di “Cosa Nostra” agrigentina. I militari dell’Arma che hanno condotto l’operazione “Montagna” sulla base delle indagini della DdA di Palermo, stamane hanno diffuso un ulteriore video dove si vedono alcuni degli arrestati compiere un’estorsione ai danni di un’azienda, il fatto è riferito al settembre del 2014. Nel filmato, si sentono gli incendiari individuare un escavatore e dopo avviene la deflagrazione in diretta con il conseguente incendio del mezzo.
Tra i dati diffusi oggi dai Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento, vi è anche l’ammontare dei soldi in contanti che sono stati sequestrati ad alcuni appartenenti al sodalizio. Un vero “tesoretto” di oltre 500.000,00 euro in contanti, ritenuti provento delle illecite attività. Questo il dettaglio dei sequestri: 230 mila euro a Giuseppe Luciano Spoto, 200 mila euro a Vincenzo Mangiapane, quasi 18 mila euro a Giuseppe Blando. Mentre Domenico Maniscalco, il commerciante saccense di 53 anni, sono stati trovati 49 mila euro.
Il Tribunale di Sciacca assolve Francesco Salmeri dall’accusa di bancarotta documentale
Il giudice monocratico del Tribunale di Sciacca, Fabio Passalacqua, ha assolto per non avere commesso il fatto Francesco Salmeri, madonita, dall’accusa di bancarotta documentale. Salmeri, che risiede a Geraci Siculo, era stato chiamato in giudizio per una società, dichiara fallita, su richiesta dello stesso amministratore dell’epoca. Nel corso del dibattimento, sono stati sentiti il curatore del fallimento e poi diversi testi, con i quali la società fallita aveva intessuto rapporti economici e professionali. Sono stati prodotti numerosi documenti e la difesa, con l’avvocato Giovanni Vaccaro, ha sostenuto l’assoluta estraneità del Salmeri rispetto alla gestione della società in questione, che si era occupata di pacchetti di viaggi dall’estero, non più compensati dai clienti stranieri. Al termine del dibattimento, la pubblica accusa aveva chiesto la condanna dell’imputato ad un anno di reclusione, mentre la difesa l’assoluzione, sostenendo che l’imputato non si era occupato né dell’attività commerciale, né della contabilità e dei bilanci. Il giudice ha assolto l’imputato per non aver commesso il fatto, riservandosi di depositare la motivazione entro novanta giorni.
Iniziata L’Isola dei Famosi di Craig Warwick: primi fantasmi aspettando la fame
Un sogno premonitore e un saluto al compagno Enzo prima del tuffo dall’elicottero, così è iniziata L’Isola dei Famosi per Craig Warwick che è sbarcato insieme agli altri naufraghi in occasione della prima puntata del reality show.
Proprio Craig con i suoi poteri da sensitivo ha attirato su di se l’attenzione ancor prima di iniziare lo show. Infatti, ha raccontato alla produzione di aver fatto un sogno dove nell’isola si aggirava una donna, la stessa figura che altri concorrenti dello stesso reality di edizioni straniere hanno riferito di aver visto nell’isola dell’Honduras e nella quale una leggenda racconta è stata sepolta una ragazza e il suo affezionato cavallo. L’aneddoto è stato raccontato dalla stessa presentatrice Alessia Marcuzzi durante un’intervista ad Alessia Tofannini a Verissimo.
Verità o montatura pubblicitaria per aumentare la suspense attorno alla trasmissione?
Al momento, per Craig Warwick la trasmissione è soltanto all’inizio e vedremo nei prossimi giorni come il sensitivo reagira’ e resisterà ai primi morsi della fame.
Parcheggio a Carnevale, Comune cerca gestore dell’area alla Perriera per soli 200 euro
C’è tempo fino al 29 gennaio prossimo per presentare offerta per il bando di gestione dell’area di protezione civile di fronte il campo alternativo Giuffrè di contrada Perriera durante le quattro giornate del Carnevale. Il Comune di Sciacca ha pubblicato oggi l’avviso pubblico per la manifestazione d’interesse. Si tratta di un’area di parcheggio in grado di ospitare 280-300 auto.
L’area verrà concessa nei confronti di chi presenterà la migliore offerta pari o superiore a duecento euro.
Il gestore si farà carico della predisposizione o installazione della cartellonistica stradale e dovrà assicurare il servizio di trasporto delle persone attraverso bus navetta al costo non superiore a due euro per ogni persona e per ogni corsa semplice.
Non è il primo anno che il Comune di Sciacca decide di affidare la gestione dell’area a terzi.
Operazione Montagna, il boss di San Biagio intercettato su Cutrò: “Appena lo mollano…”.
Tra le intercettazioni acquisite dalla DDA nell’ambito dell’operazione Montagna, c’è quella del capomafia di San Biagio Platani Giuseppe Nugara, che il 6 febbraio del 2014 mentre va a Bivona per incontrare Giuseppe Luciano Spoto ritenuto il capo della locale famiglia mafiosa. Nò:ugara parla con un’altra persona, lasciandosi andare a commenti sulla decisione di Ignazio Cutrò di collaborare con la magistratura: «Si è rovinato, ha rovinato una famiglia, anche i figli stessi tutti controllati, appena lo Stato si stanca, che gli toglie la scorta, poi vedi che poi…». Cutrò che replica: “Per tutta risposta lo stato ha revocato il programma di protezione, ma la mafia non dimentica”.
Incensurato il saccense Domenico Maniscalco, l’altro coinvolto nell’operazione “Montagna”
Non ha precedenti penali, l’altro saccense coinvolto nell’operazione “Montagna”. Si tratta di Domenico Maniscalco, commerciante di 53 anni. A Sciacca gestiva un negozio di materiale edile in via Lioni. L’uomo è stato arrestato insieme ad altre 58 persone all’alba di oggi. Oltre a lui, del quale ancora non si sa con quale accusa sarebbe coinvolto nel blitz antimafia che il Procuratore Francesco Lo Voi ha definito, durante la conferenza stampa che si è svolta questa mattina, “una delle più grosse operazioni antimafia eseguite nel territorio dell’agrigentino”, vi è anche Salvatore Di Ganci, originario di Polizzi Generosa, ma già condannato per associazione mafiosa e ritenuto il boss del mandamento di Sciacca per molti anni.
“Cosa nostra – ha aggiunto Lo Voi – è ancora un’attuale e vitale presenza sul territorio agrigentino”. Un territorio “continuamente alla ricerca di contatti” con mandamenti di altre province “dell’intero territorio siciliano” e anche “contatti con personaggi calabresi per attività droga”.
Preoccupante ed inquietante ciò che emerso dalle indagini come ha sottolineato Lo Voi: “C’è un mafioso che riesce a definirsi il ‘fiore all’occhiello’ della mafia siciliana – dice Lo Voi – criticando addirittura il venir meno nella provincia palermitana di personaggi affidabili”.
Il procuratore aggiunto che ha coordinato le indagini, Paolo Guido invece ha evidenziato come: “Ad Agrigento vi era bisogno di una operazione del genere. L’indagine è ampia. Traffico internazionale di stupefacenti, fatti omicidii avvenuti negli ultimi mesi – ha detto – che fanno emergere uno spaccato sociologico, c’è un’ortodossia che ci riportano a 40 anni fa con idee di cosa nostra che credevamo superate. Indagati che dicono “Cosa Nostra è tutto”.
Emergenza randagismo, M5S: “Cambio di amministrazione, ma stesso metodo con il solito bando di gara”
Interviene oggi con una nota stampa il Movimento Cinque Stelle sull’emergenza randagismo al Comune di Sciacca. “Si susseguono notizie – scrivono i pentastellati – di cittadini aggrediti da branchi di cani che continuano a riprodursi e a muoversi indisturbati in tutto il territorio.Nonostante ciò il comune continua a destinare somme, circa €270.000 all’anno, pubblicando, come già avviene da diversi anni, il solito bando di gara per custodire e mantenere i 230 cani già ricoverati (17 in più rispetto all’anno precedente), senza investire nulla invece per prevenire il fenomeno del proliferare dei cani che rimangono sul territorio”.
Il Movimento fa notare come si tratti “dello stesso bando al quale vengono invitate e partecipano tutti gli anni le medesime ditte. Le stesse che poi se lo aggiudicano, le quali possono permettersi di applicare percentuali di ribasso irrisorie e dell’ordine dello 0,7%”.
“Questo modo di operare – si legge nella nota – non ci convince affatto, così come non ci convince l’idea, proposta di recente dall’amministrazione, di investire ulteriori €100.000 euro per creare un canile di proprietà comunale da affidare poi a privati. Riteniamo infatti che i canili, soprattutto quelli tradizionali, vengano di fatto utilizzati per la raccolta e custodia dei cani abbandonati, quale conseguenza delle nascite indesiderate e diventino dei contenitori elastici sempre pronti ad espandersi al solo fine di “ammassare” i cani in grandi quantità.
Secondo il gruppo grillino saccense, l’approccio che va adottato è differente e prevede il coinvolgimento di serie e accreditate associazioni animaliste e dei loro volontari in primis. “C’è bastato contattarne alcune – suggerisce il Movimento – per comprendere che, stipulando delle opportune convenzioni è possibile ottenere risparmi annui consistenti con in più la possibilità di realizzare rifugi di ultima generazione che potrebbero essere ceduti gratuitamente a fine convenzione al comune. Ancora, queste associazioni potrebbero attivare delle campagne di affido dei cani sia in Sicilia che in UE, garantire assistenza ai possessori dei cani, controllare, grazie ai loro volontari, il territorio sia per il randagismo canino che felino, occuparsi della sensibilizzazione della popolazione e dare una grossa mano nelle campagne di sterilizzazione.Chiediamo il coinvolgimento delle associazioni, dunque, ma anche trasparenza. A nostro avviso infatti, vanno rese pubbliche e liberamente consultabili via web, le schede anagrafiche (complete di foto, razza, colore, sesso ed età) degli animali già custoditi nei canili oggetto dell’appalto. Questi dati, sono infatti in possesso dell’Ufficio Randagismo del nostro Comune e renderli pubblici sarebbe un forte segnale di trasparenza amministrativa oltre che agevolerebbe le adozioni da parte di quei cittadini che amano questi animali”.
Infine, ricorda il Movimento all’amministrazione: “Considerata l’imminente discussione sul piano di alienazione e valorizzazione dei beni comunali, di individuare l’area destinata all’ OASI DOG, ossia a quell’area (attrezzata con panchine, giochi per gli animali, cestini e distributori di sacchetti per le deiezioni) dedicata agli amici a quattro zampe e ai loro padroni e prevista nel piano Aro”.
Sindaco di San Biagio Platani in manette, primo cittadino a “disposizione” della mafia.
«…Ci siamo visti per Pasqua .. loro sono venuti qua…loro erano quasi fuori da questa gara (d’appalto, ndr)… e io mi sono messo a disposizione…».
E’ una delle intercettazioni che vede Santo Sabella, primo cittadino di San Biagio Platani, mettersi a disposizione di Cosa nostra.
Tra le priorità di Cosa Nostra che l’indagine di oggi ha portato alla luce con l’operazione antimafia “Montagna”, 53 arresti tutti a uomini reggenti delle famiglie mafiose dell’agrigentino, blitz della Dda di Palermo, vi era quella di piazzare i propri uomini nelle amministrazioni locali in modo da avere un canale privilegiato successivamente nell’assegnazione degli appalti pubblici. Così a San Biagio Platani, Santo Sabella, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, era la pedina che i boss avevano voluto candidato alle elezioni.
E’ stato eletto sindaco a fine maggio del 2014 con la lista civica appoggiata dal centro destra “San Biagio nel cuore”. Per lui, è la seconda volta alla guida del comune dopo un primo mandato a metà degli anni 2000.
Le indagini, hanno accertato l’infiltrazione mafiosa anche in un altro comune della provincia, Cammarata, dove una consigliera comunale d’opposizione che sempre secondo gli inquirenti, sarebbe stata eletta con i voti delle famiglie. Si tratta di Giovanna Bonaccolta, che non è destinataria di alcuna misura cautelare, moglie di Pietro Stefano Reina, il pediatra del paese arrestato questa mattina con l’accusa di voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa. E’ lui il vero regista della campagna elettorale della moglie e che per farla eleggere bussa alla porta di Calogerino Giambrone, anche lui tra gli arrestati di oggi ed esponente della famiglia mafiosa di Cammarata.
Ma i rapporti fra il primo cittadino Sabella e i mafiosi locali riguardano anche i controlli delle forze dell’ordine. Infatti, risulta che il sindaco si preoccupasse anche di allertare gli esponenti mafiosi anche del nuovo sistema di telecamere installato in paese.
Coinvolto ancora Salvatore Di Gangi, dopo 25 anni ancora lui al centro delle cronaca. Tutti i nomi degli arrestati dell’operazione “Montagna”
Non era stato per nulla facile per i carabinieri della compagnia di Sciacca e di Agrigento nel lontano 1993, individuare al capo della cosca mafiosa di Sciacca il “dottor” Salvatore Di gangi, l’ insospettabile capo della “famiglia” che fino a pochi mesi prima era stato il rispettabilissimo direttore della Cassa di Risparmio di Sciacca. Era tornato in libertà nel 2010, anche se sottoposto all’obbligo di dimora, dopo aver scontato 14 anni di reclusione, inflitti nell’ambito del processo “Avana”. Nel luglio del 2017, a 75 anni, era tornato in carcere, questa volta per l’estorsione alla Laterizi Fauci. Questa mattina, il suo nome è ricomparso anche nell’elenco dei 63 arrestati nell’ambito di una nuova inchiesta di mafia “Montagna” che vede coinvolti i reggenti delle famiglie mafiose dei paesini dell’entroterra agrigentino. Tra questi, c’è anche il suo nome. Il provvedimento gli è stato notificato in carcere.
Queste le persone arrestate o sottoposte a obbligo di presentazione.
In carcere: Battaglia Carmelo, Blando Giuseppe; Cavallaro Giorgio, Cipolla Vincenzo, D’ugo Franco; Di Dio Giacomo; Di Dio Santo, Di Giovanni Angelo, Dolce Vincenzo, Drago Francesco Maria Antonio, Errigo Concetto, Fanara Pasquale, Fragapane Daniele, Fragapane Francesco, Fragapane Raffaele Salvatore; Gattuso Giovanni, Geraci Alessandro, Giambrone Angelo, Giambrone Calogerino, La Rosa Raffaele, Lampasona Roberto; Limblici Calogero; Maglio Calogero, Mangiapane Vincenzo Cl.1954, Mangiapane Vincenzo Cl.1955, Mangiapane Vincenzo Cl.1971, Maniscalco Domenico, Maranto Antonio Giovanni; Masaracchia Pietro Paolo, Nugara Giuseppe, Pellitteri Salvatore Cl.1992, Pellitteri Vincenzo, Pullara Luigi, Puma Salvatore; Quaranta Giuseppe, Reina Pietro Stefano, Sabella Santo, Scavetto Giuseppe; Sedita Calogero, Spoto Giuseppe Luciano, Spoto Massimo, Spoto Vincenzo; Valenti Gerlando, Valenti Stefano, Vella Giuseppe, Vitello Salvatore; Vizzì Antonino.
Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per:
Valenti Vincenzo, Traina Nazarena, La Mendola Viviana, Scorsone Antonio.
Domiciliari per: Albanese Adolfo, La Greca Salvatore, Licata Antonio (Detto Sandro); Quaranta Calogero, Di Maria Stefano, Montalbano Salvatore , Principato Calogero, Veldhuis Marco, Cordaro Antonio Domenico, Giordano Francesco, Lombardo Domenico.
Inchiesta avviata grazie alle rivelazioni del pentito di Menfi, Vito Bucceri. Estorsioni anche ai centri di accoglienza
L’indagine, che questa mattina, ha disarticolato i mandamenti delle famiglie mafiose agrigentine, è durata oltre due anni e si è avvalsa di intercettazioni, pedinamenti, testimonianze delle vittime di estorsione: perché chi non pagava, riceveva atti intimidatori.
Un importante contributo alle indagini è arrivato anche dalle dichiarazioni dei pentiti, soprattutto quelle di Vito Bucceri, l’ultimo mafioso agrigentino che ha scelto di svelare i nuovi assetti di cosa nostra nella provincia e che è attualmente detenuto. L’operazione “Montagna” ha svelato come la mafia agrigentina si occupasse principalmente di estorsioni, voti di scambio e controllo degli appalti pubblici.
L’organigramma mafioso, ci consegna anche giovani boss in ascesa come Francesco Fragapane, tra gli arrestati, a soli 37 anni era un rampollo di Cosa nostra. Reggente del mandamento di Santa Elisabetta e di un grande mandamento, chiamato “della montagna”, che racchiudeva sotto di se anche i paesi di San Biagio Platani, Cammarata, San Giovani Gemini, Sant’Angelo Muxaro, Casteltermini, Favara, Raffadali, Santo Stefano di Quisquina, Bivona, Alessandria della Rocca. La mafia agrigentina si occupava e si alimentava di estorsioni. 11 accertate a ditte che si occupavano anche di appalti pubblici, 12 quelle tentate,, di voto di scambio, di gestione di appalti pubblici, di imposizione di slot machine e videopoker, ma anche di piazzare propri uomini nelle amministrazioni comunali e di trafficare con la droga. Tra gli arrestati dell’operazione antimafia di questa notte spicca il nome di Santo Sabella, sindaco di San Biagio Platani, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Ma ciò che è emerso dall’indagine, è di come la mafia agrigentina, cercasse di mettere le proprie mani perfino sull’accoglienza dei migranti. Infatti, le indagini dei carabinieri hanno svelato due episodi di tentata estorsione. Le intercettazioni hanno svelato che nel 2014 il clan stava tentando di indurre il titolare della associazione Omnia Academy di Favara a versare la “messa a posto” ma anche a accettare di assumere la figlia di un uomo al servizio della cosca. Erano 15 i minori ospiti nella struttura e già il sindaco di Cammarata, Vito Mangiapane, aveva visto la figlia assunta “approfittando della sua posizione”, scrive il giudice Serio che definisce Mangiapane anche “uno dei contatti diretti” di Calogerino Giambrone . L’estorsione e anche le assunzioni suggerite non vanno poi a buon fine scatenando l’ira di Giambrone: “Gli avevo detto che non mi interessavano più i picciotti ma di avere i soldi”.
In un altro caso, la tentata estorsione alla coop San Francesco di Agrigento, la struttura sarebbe stata messa su direttamente con le autorizzazioni comunali ottenute grazie ai buoni uffici di Cosa nostra. Un affare mai realizzato ma sul quale i progetti della mafia agrigentina erano quelli di ottenere assunzioni, ma anche una percentuale su ogni migrante accolto.
Quattro le aziende che con l’operazione di oggi sono state poste sotto sequestro: sono le aziende”V. & F. Group” srl di Agrigento, “Mg Giochi” di Traina Nazarena con sede a Cammarata, il centro scommesse “GoldBet” di corso Umberto I a Casteltermini e “LI.Ve.Ca.” srl con sede a Racalmuto. Sigilli anche ai patrimoni aziendali delle imprese individuali di Stefano Valenti, Gerlando Valenti e Vincenzo Spoto.



