Oltre due chili di marijuana nascosti nelle buste della spesa: arresto a Catania


Blitz dei Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Catania Piazza Dante, impegnati in tarda mattinata in un servizio mirato al contrasto dell’illegalità e dello spaccio di droga.

I militari hanno arrestato un 36enne catanese, già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
L’uomo è stato individuato mentre percorreva Largo di Calabria a bordo di uno scooter.

I Carabinieri, in abiti civili e su un altro mezzo a due ruote, lo hanno riconosciuto e deciso di procedere a un controllo.

A insospettirli sono state alcune buste che trasportava, dalle quali si intravedeva un involucro contenente una sostanza di colore verde.
La successiva perquisizione ha permesso di accertare che all’interno delle buste non vi erano generi alimentari, ma due confezioni in plastica trasparente contenenti marijuana, per un peso complessivo di circa 2,2 chilogrammi.

I pacchi, ciascuno da 1,1 chili, riportavano anche un’etichetta con la scritta “La bomba”.
Nel borsello dell’uomo sono stati inoltre rinvenuti 145 euro in contanti, somma ritenuta compatibile con una possibile attività di spaccio.

Sia il denaro sia la sostanza stupefacente sono stati sequestrati.
Alla luce degli elementi raccolti, che dovranno essere verificati nelle sedi competenti, i militari hanno proceduto all’arresto del 36enne.

L’uomo è stato quindi posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, ne ha disposto il trasferimento presso la casa circondariale di Piazza Lanza, dove si trova tuttora detenuto.

Marsala, arrestato 32enne per una serie di reati contro il patrimonio: disposto l’obbligo del braccialetto elettronico

I Carabinieri della Stazione di Marsala hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un uomo di 32 anni, originario di Palermo ma residente nella città lilibetana, ritenuto responsabile di numerosi reati contro il patrimonio commessi negli scorsi mesi.
Il provvedimento, emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Marsala, è il risultato di un’attività investigativa avviata a seguito di una serie di episodi avvenuti tra maggio e dicembre dello scorso anno.

Tra i reati contestati figurano furti aggravati su autovetture, utilizzo fraudolento di strumenti di pagamento elettronico, furti all’interno degli uffici cimiteriali, nonché colpi messi a segno in attività commerciali e cantieri edili.
Determinante per l’identificazione del presunto autore è stata l’accurata analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza cittadini, affiancata dalle testimonianze raccolte dai militari.

Gli elementi acquisiti hanno consentito agli inquirenti di risalire al 32enne, ritenuto responsabile della reiterata attività criminosa.
Dopo l’arresto, come disposto dall’Autorità Giudiziaria, l’uomo è stato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico per il controllo a distanza.

Sciacca, semafori fuori uso: interrogazione del consigliere Filippo Bellanca

La questione degli impianti semaforici non funzionanti torna al centro del dibattito politico cittadino.

Il consigliere comunale Filippo Bellanca ha presentato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al sindaco e all’amministrazione, segnalando una situazione ormai diffusa e ritenuta preoccupante per la sicurezza stradale.
Secondo quanto evidenziato, da tempo numerosi residenti lamentano guasti e disservizi in diversi incroci della città.

Le segnalazioni, già portate in più occasioni all’attenzione del Comune, riguarderebbero oggi gran parte dei semafori presenti sul territorio.
In molte zone, infatti, gli impianti risultano completamente spenti oppure funzionano con il lampeggio della luce gialla, anche in punti particolarmente trafficati.

Una condizione che, a giudizio del consigliere, aumenta sensibilmente i rischi per automobilisti e pedoni, esponendo la viabilità urbana a possibili incidenti.
Bellanca sottolinea come il corretto funzionamento dei semafori debba rappresentare una priorità assoluta per l’ente locale, trattandosi di un elemento essenziale per garantire ordine e sicurezza sulle strade.
Attraverso l’interrogazione, il consigliere chiede chiarimenti sulle cause che hanno determinato il malfunzionamento generalizzato degli impianti e quali azioni urgenti l’amministrazione intenda mettere in campo per risolvere il problema. Tra i punti sollevati anche la verifica dell’esistenza di un contratto di manutenzione, l’eventuale soggetto incaricato e le tempistiche previste per gli interventi in caso di guasto.
Infine, viene richiesta la trasmissione della documentazione relativa alla gestione e manutenzione degli impianti semaforici, qualora disponibile.
L’obiettivo, conclude il consigliere, è ottenere risposte rapide e interventi concreti per ripristinare condizioni di sicurezza adeguate sulle strade cittadine.

Fondi UE ottenuti illecitamente: 10 imprenditori sotto indagine, sequestri per oltre 1,4 milioni

Un’indagine coordinata dalla Procura Europea e condotta dai Carabinieri del reparto tutela agroalimentare ha portato al sequestro di beni e risorse finanziarie per un valore superiore a 1,4 milioni di euro nelle province di Messina ed Enna. Coinvolti dieci imprenditori agricoli, accusati di aver percepito indebitamente contributi pubblici destinati al settore primario.
Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero dichiarato falsamente attività di pascolo su terreni esterni alle proprie aziende, evitando però di attivare il necessario “codice pascolo”, requisito che avrebbe fatto scattare i controlli veterinari obbligatori. In questo modo sarebbero riusciti ad aggirare le verifiche sulla reale presenza degli animali.
Il sistema si basava su autocertificazioni ritenute non veritiere, utilizzate per ottenere i fondi erogati da Agea nell’ambito della Politica Agricola Comune.
L’operazione, denominata “Grazing Code 2”, ha consentito di bloccare somme ritenute provento illecito e conferma l’attenzione delle autorità nel contrasto alle frodi ai danni dello Stato e dell’Unione Europea, a tutela degli operatori agricoli regolari.

“Reddito di cittadinanza percepito senza requisiti”, assolto perché il fatto non sussiste 

Il Tribunale di Palermo, V sezione penale, presieduto dalla giudice Patty Fiocco, ha assolto un imputato accusato di aver percepito indebitamente il reddito di cittadinanza per un importo complessivo di circa 21.700 euro.

L’uomo era accusato di violazione della normativa sul sussidio e per truffa aggravata ai danni dell’Inps. Secondo l’accusa, non avrebbe posseduto uno dei requisiti previsti dalla legge, ovvero la residenza continuativa negli ultimi due anni nello stesso luogo, requisito che si aggiunge ai dieci anni di residenza in Italia richiesti per accedere al beneficio.

Il pm aveva chiesto una condanna a un anno e sei mesi di reclusione. Al termine del processo, tuttavia, il Tribunale ha pronunciato sentenza di assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”, come chiesto dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Calogero Lanzarone.

Durante il dibattimento, è stato ascoltato un sottufficiale  il quale ha riferito che i controlli erano stati effettuati esclusivamente tramite accesso alle banche dati. Ha inoltre chiarito che non è stato possibile stabilire chi avesse materialmente presentato la domanda di accesso al sussidio, operazione che può essere effettuata direttamente dall’interessato oppure tramite Caf o patronato. Dalla documentazione acquisita, inoltre, non emergerebbe che l’imputato fosse a conoscenza dei requisiti richiesti per la presentazione della domanda.

Nel corso dell’udienza del 16 settembre 2025 è stato sentito anche un dipendente comunale, il quale ha spiegato che la dichiarazione di irreperibilità – elemento su cui si fondava l’accusa – deriva da una procedura amministrativa che prevede diversi accessi presso l’immobile di residenza e verifiche negli uffici comunali.

L’imputato ha dichiarato che nel periodo compreso tra il 16 gennaio 2015 e il 13 luglio 2018, durante il quale risultava irreperibile, si era in realtà trasferito a Palermo presso l’abitazione della sorella, dove vive tuttora dopo una separazione dalla moglie.

A sostegno di questa ricostruzione, è stato prodotto il certificato storico di residenza, dal quale risulta il trasferimento nel quartiere di Sferracavallo.

La contestazione principale riguardava dunque l’assenza di residenza continuativa negli ultimi due anni, circostanza derivata dalla dichiarazione di irreperibilità. Il Tribunale ha però ritenuto che gli elementi emersi nel processo non integrassero gli estremi del reato contestato, pronunciando dunque l’assoluzione.

Caro gasolio e mucillagine, La Vardera porta all’Ars la crisi della pesca 

Il deputato regionale Ismaele La Vardera ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione Siciliana e all’assessore regionale alla Pesca mediterranea per chiedere interventi immediati a sostegno del comparto ittico, alle prese con una crisi definita “gravissima”.

La richiesta nasce da quanto emerso durante una recente assemblea di armatori e operatori del settore che si è svolta al porto di Sciacca, alla quale hanno partecipato anche rappresentanti delle marinerie di Licata, Porto Empedocle, Scoglitti e Portopalo di Capo Passero.

Secondo quanto emerso dall’incontro, il prezzo del gasolio per uso marittimo ha raggiunto valori prossimi a un euro al litro, rendendo l’attività di pesca economicamente sempre più difficile. Alcuni armatori avrebbero segnalato che una singola battuta di pesca non consente più di coprire neppure i costi del carburante.

Nell’interrogazione firmata dal deputato regionale si legge che “il prezzo del gasolio per uso marittimo ha raggiunto valori prossimi a un euro al litro, rendendo di fatto antieconomica l’attività di pesca e mettendo in ginocchio intere marinerie siciliane”.

Nel documento si evidenzia inoltre che “numerosi armatori hanno dichiarato che una singola battuta di pesca non consente più neppure di coprire i costi del carburante, con la conseguenza che molte imbarcazioni rischiano di fermarsi definitivamente nel giro di poche settimane”.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda “la presenza diffusa di mucillagine in mare danneggia le reti da pesca, riduce drasticamente le catture e rende più difficoltosa l’attività dei pescherecci”.

Il deputato chiede quindi alla Regione quali iniziative urgenti intenda adottare per sostenere economicamente il comparto, se siano previste misure straordinarie di sostegno alle imprese di pesca e se siano state avviate interlocuzioni con il governo nazionale per l’introduzione di strumenti compensativi sul costo del carburante.

Nell’interrogazione viene inoltre sollecitata la convocazione urgente di un tavolo permanente sulla crisi della pesca siciliana con il coinvolgimento di marinerie, cooperative e rappresentanze del settore.

Elicotteri Usa nel parco delle Madonie, Pd nazionale e 22 sindaci chiedono chiarimenti 

Una foto pubblicata sul profilo Instagram ufficiale della US Navy ha acceso le polemiche in Sicilia. Gli scatti, che mostrano due elicotteri MH-60S Sea Hawk sorvolare le montagne dell’isola, sono stati accompagnati dalla didascalia: “Sea Hawks over Sicily”, con l’emoticon di un vulcano, chiaro riferimento all’Etna.

“Questa è la nostra terra, voi non siete i benvenuti”, “Andate via” sono alcuni dei commenti in lingua inglese comparsi sotto il post, destinati alla Marina degli Stati Uniti.

Giuseppe Ferrarello, presidente del Parco delle Madonie, insieme a 22 amministratori comunali, ha chiesto chiarimenti sulla presenza dei velivoli bellici. I sindaci hanno scritto una lettera al governatore Renato Schifani e al prefetto Massimo Mariani, domandando se le esercitazioni abbiano rispettato le autorizzazioni necessarie e le procedure di valutazione di incidenza ambientale. Hanno inoltre suggerito di valutare la sospensione delle operazioni di addestramento, alla luce delle tensioni in Medio Oriente.

Le preoccupazioni riguardano in particolare gli atterraggi dei velivoli nell’area di Piano Catarineci, zona di pregio naturalistico tutelata dall’Unesco e parte della rete Natura 2000. La presenza dei Sea Hawk in una zona protetta ha, inoltre, sollevato interrogativi sull’impatto ambientale e sul rispetto delle normative italiane.

Gli elicotteri del gruppo Helicopter Sea Combat Squadron 28 (HSC-28) hanno svolto voli di addestramento di routine sull’Etna e nelle Madonie. Le operazioni, secondo la Marina, servono a garantire elevati standard di competenza e prontezza operativa dei piloti, a supporto della sicurezza regionale, delle missioni di soccorso, del rifornimento verticale e del supporto logistico alla Sesta Flotta degli Stati Uniti.

La vicenda ha raggiunto rapidamente Roma e Palermo. La deputata regionale del Pd siciliano, Valentina Chinnici, ha annunciato, sui propri profili social, di aver depositato un’interrogazione urgente al presidente della Regione Siciliana e all’assessore regionale del Territorio e dell’Ambiente, sottolineando i rischi ambientali e bellici derivanti dall’uso della zona protetta.

Chinnici ha scritto sui social: “Non permetteremo che la Sicilia diventi una base di lancio missilistico. Chiediamo con forza che venga fatta piena chiarezza, perché la Sicilia e l’Italia non siano esposti a ulteriori rischi bellici e ambientali”.

Sulla vicenda, i senatori Alessandro Alfieri, Enza Rando e Antonio Nicita hanno presentato un’interrogazione al ministro della Difesa, Guido Crosetto, chiedendo chiarimenti sul rispetto delle normative nazionali e comunitarie, sugli accordi bilaterali e sul coinvolgimento del Parlamento nelle operazioni delle forze statunitensi in Sicilia.

La storia dei gemelli Capizzo dei Leoni Sicani di Santa Margherita oggi a Bella Ma’ su Rai 2

La storia di due giocatori dei Leoni Sicani, i fratelli Giuseppe e Ignazio Capizzo, sarà raccontata oggi, martedì 17 marzo, alle 15,30, nella trasmissione di Rai2 Bella Ma’.

Porteranno negli studi televisivi “tutta la loro grinta e l’energia e racconteranno la loro vita e ad anche un pó del powerchair hockey”, ospiti del programma di Pierluigi Diaco. Interverranno all’interno della rubrica “Tutti siamo abili”, condotta da Fabrizio Bracconeri.

La troupe Rai è già stata a Salemi, a casa dei fratelli Capizzo, che sono impegnati ormai da otto anni con i Leoni Sicani e ormai per loro l’hokey su carrozzina elettrica rappresenta un tassello irrinunciabile e prezioso della vita. Oggi saranno in studio a Roma.

Prima sostenitrice dei gemelli Capizzo, di 22 anni, mamma Antonina Petralia.

Ignazio Capizzo è un grande appassionato di musica e suona il pianoforte, mentre Giuseppe si è laureato in Scienze Motorie, completando il triennio, e ha iniziato la specialistica.

Nonostante la disabilità i fratelli Capizzo conducono “una vita senza limiti”, come sottolinea mamma Antonina. La rubrica “Tutti siamo abili” vuole dare questi messaggi positivi.

Ancora una bella storia che arriva dai Leoni Sicani, punto di riferimento per un vasto territorio che abbraccia tre province.

Ritrova ordigno bellico mentre esegue dei lavori al terreno a Zingarello, messa in sicurezza l’area

Un ritrovamento potenzialmente pericoloso ha interrotto le normali attività di un agricoltore nella zona di contrada Misita, nelle vicinanze di Zingarello.

L’uomo, un cinquantenne impegnato in lavori nel proprio terreno, si è imbattuto in quello che sembrerebbe essere un residuato bellico risalente alla Seconda guerra mondiale mentre stava effettuando alcuni scavi.
Resosi conto della possibile pericolosità dell’oggetto, ha prontamente contattato il numero unico di emergenza.

Sul posto sono intervenuti in breve tempo gli agenti delle Volanti, che hanno avviato le procedure previste per situazioni di questo tipo, informando la Prefettura e gli enti competenti.
L’area è stata successivamente messa in sicurezza e delimitata per evitare rischi.

Secondo una prima valutazione, si tratterebbe di un’ogiva di arma bellica, in condizioni non ottimali di conservazione e lunga circa 40 centimetri. Saranno ora gli specialisti a occuparsi delle verifiche e delle operazioni necessarie alla rimozione in sicurezza dell’ordigno.

“Ho sbagliato, volevo aiutare la famiglia”, si pente e lascia il Malaspina il minore arrestato a Ribera

Ha ammesso i fatti, di avere sbagliato e di averlo fatto per aiutare la famiglia. E’ andata così dinanzi al gip del Tribunale per i Minorenni di Palermo per il diciassettenne di origine tunisina arrestato a Ribera dai carabinieri. Il giovane, che è assistito dall’avvocato Giuseppe Tramuta, ha così lasciato il Malaspina ottenendo la permanenza in casa.

A Ribera, nel corso di un servizio di controllo del territorio denominato “Trinacria”, i carabinieri della locale Tenenza, con il supporto dei militari della Compagnia di Intervento Operativo di Palermo, lo avevano tratto in arresto in flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Il giovane è stato fermato dai militari mentre transitava a piedi in piazza Giulio Cesare. Nel corso del controllo ha inizialmente consegnato spontaneamente una modica quantità di hashish, ma i successivi accertamenti hanno consentito di rinvenire ulteriori 8 involucri in pellicola di alluminio contenenti complessivamente circa 9 grammi della medesima sostanza.

La successiva perquisizione domiciliare ha permesso di sequestrare ulteriori 290 grammi circa di hashish, suddivisi in ben oltre cento dosi, e un panetto, oltre alla somma in contanti di circa 4.800 euro, in banconote di piccolo e medio taglio, ritenuta verosimile provento dell’attività di spaccio.

Lo stupefacente e il denaro sono stati sottoposti a sequestro.

Al termine delle formalità di rito, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo, il giovane è stato condotto presso il Centro di Prima Accoglienza “Malaspina” di Palermo. Adesso nei suoi confronti è stata disposta la permanenza domiciliare.