“Ho sbagliato, volevo aiutare la famiglia”, si pente e lascia il Malaspina il minore arrestato a Ribera

Ha ammesso i fatti, di avere sbagliato e di averlo fatto per aiutare la famiglia. E’ andata così dinanzi al gip del Tribunale per i Minorenni di Palermo per il diciassettenne di origine tunisina arrestato a Ribera dai carabinieri. Il giovane, che è assistito dall’avvocato Giuseppe Tramuta, ha così lasciato il Malaspina ottenendo la permanenza in casa.

A Ribera, nel corso di un servizio di controllo del territorio denominato “Trinacria”, i carabinieri della locale Tenenza, con il supporto dei militari della Compagnia di Intervento Operativo di Palermo, lo avevano tratto in arresto in flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Il giovane è stato fermato dai militari mentre transitava a piedi in piazza Giulio Cesare. Nel corso del controllo ha inizialmente consegnato spontaneamente una modica quantità di hashish, ma i successivi accertamenti hanno consentito di rinvenire ulteriori 8 involucri in pellicola di alluminio contenenti complessivamente circa 9 grammi della medesima sostanza.

La successiva perquisizione domiciliare ha permesso di sequestrare ulteriori 290 grammi circa di hashish, suddivisi in ben oltre cento dosi, e un panetto, oltre alla somma in contanti di circa 4.800 euro, in banconote di piccolo e medio taglio, ritenuta verosimile provento dell’attività di spaccio.

Lo stupefacente e il denaro sono stati sottoposti a sequestro.

Al termine delle formalità di rito, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo, il giovane è stato condotto presso il Centro di Prima Accoglienza “Malaspina” di Palermo. Adesso nei suoi confronti è stata disposta la permanenza domiciliare.

Cittadinanza italiana per discendenza: la Consulta conferma lo stop dopo 2 generazioni

Cosa cambia per chi richiede la cittadinanza italiana per discendenza? La Corte Costituzionale ha confermato la legittimità del Decreto Tajani, che limita lo ius sanguinis a due generazioni. Una decisione storica che chiude le porte a milioni di discendenti all’estero. Scopriamo chi riguarda, le nuove regole e perché questa sentenza è fondamentale.

La strada per ottenere il passaporto italiano diventa ufficialmente più stretta. Con un comunicato diffuso il 12 marzo 2026, la Corte Costituzionale ha respinto le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Torino contro il cosiddetto “Decreto Tajani” (decreto-legge n. 36 del 2025, convertito nella legge n. 74 del 2025). La decisione della Consulta conferma definitivamente la fine della trasmissione illimitata della cittadinanza italiana per discendenza (iure sanguinis), introducendo limiti temporali e generazionali molto rigidi. Un cambiamento epocale che impatta direttamente su milioni di persone, in particolare in Sud America e negli Stati Uniti, che speravano di ottenere il riconoscimento dello status di cittadino italiano.

I nuovi limiti alla cittadinanza italiana per discendenza

Fino all’entrata in vigore del decreto, la legge italiana permetteva di rivendicare la cittadinanza italiana per discendenza senza alcun limite generazionale, risalendo anche ad antenati emigrati nell’Ottocento. Ora, le regole sono cambiate drasticamente. La norma confermata dalla Consulta stabilisce che chi è nato all’estero ed è in possesso di un’altra cittadinanza è considerato “non avere mai acquistato la cittadinanza italiana”, a meno che non rientri in specifiche eccezioni.

Il limite principale introdotto è quello delle due generazioni. Per poter richiedere la cittadinanza, è ora necessario che almeno un genitore o un nonno possieda (o possedesse al momento della morte) esclusivamente la cittadinanza italiana. In alternativa, il diritto viene riconosciuto se un genitore o adottante è stato residente in Italia per almeno due anni continuativi dopo aver acquisito la cittadinanza e prima della nascita o adozione del figlio. Di fatto, non basta più avere un lontano trisavolo italiano per ottenere il passaporto.

La scadenza del 27 marzo 2025 e i diritti acquisiti

Un punto cruciale della riforma riguarda le tempistiche di presentazione delle domande. Il decreto ha fatto salve le richieste di riconoscimento dello stato di cittadino (sia in via amministrativa che giudiziale) presentate entro le ore 23:59 del 27 marzo 2025. Chi ha depositato la pratica prima di questa scadenza vedrà la propria istanza valutata secondo le vecchie regole, più permissive.

Il Tribunale di Torino aveva sollevato dubbi di costituzionalità proprio su questa distinzione temporale, ipotizzando una violazione dell’articolo 3 della Costituzione (principio di uguaglianza) e lamentando una sorta di “revoca implicita” retroattiva della cittadinanza. La Corte Costituzionale, tuttavia, ha dichiarato non fondate queste censure, stabilendo che la differenziazione tra chi ha presentato domanda prima e dopo la scadenza non è arbitraria e non lede i diritti quesiti.

Le motivazioni della Corte Costituzionale

Nel respingere i ricorsi, i giudici della Consulta hanno blindato l’impianto normativo voluto dal Governo. Oltre a escludere la violazione del principio di uguaglianza, la Corte ha dichiarato non fondate anche le questioni sollevate in merito al diritto dell’Unione Europea. Secondo i ricorrenti, limitare l’accesso alla cittadinanza italiana avrebbe violato i trattati europei, poiché la cittadinanza di uno Stato membro attribuisce automaticamente anche quella dell’Unione.

Inoltre, sono state dichiarate inammissibili le questioni relative alla presunta violazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (che vieta la privazione arbitraria della cittadinanza) e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). La sentenza conferma quindi la piena sovranità dello Stato italiano nel determinare i criteri di attribuzione della propria cittadinanza, ponendo fine al fenomeno delle “cittadinanze facili” per chi non ha più alcun legame reale, culturale o linguistico con l’Italia.

Conclusione

La pronuncia della Corte Costituzionale sulla cittadinanza italiana per discendenza segna uno spartiacque definitivo nel diritto dell’immigrazione e della cittadinanza in Italia. Il limite delle due generazioni diventa un principio consolidato, chiudendo una lunga stagione di contenziosi legali e pratiche consolari infinite. Per i discendenti di italiani all’estero che non hanno presentato domanda entro il marzo 2025, l’unica via per ottenere il passaporto tricolore resta ora quella della naturalizzazione ordinaria, che richiede la residenza effettiva in Italia. Un ritorno al principio secondo cui la cittadinanza deve riflettere un legame concreto e attuale con la comunità nazionale.

Fonte: Comunicato Corte Costituzionale del 12 marzo 2026

Ciclone Harry e frana di Niscemi: già pagati oltre 4,6 milioni di euro alle imprese


A due settimane dalla chiusura dei termini per la presentazione delle domande, la Regione Siciliana ha già avviato i primi ristori alle imprese danneggiate dal ciclone Harry e dalla frana che ha colpito Niscemi.

Sono infatti 246 le richieste già evase, per un totale di circa 4,6 milioni di euro erogati.
I pagamenti sono stati effettuati attraverso Irfis – FinSicilia e l’assessorato regionale delle Attività produttive, nell’ambito delle misure straordinarie attivate per sostenere il tessuto economico dei territori colpiti dagli eventi calamitosi.
«Si tratta di un dato concreto che dimostra il lavoro costante di tutti gli uffici coinvolti per garantire a tutti i territori interessati una ripartenza in tempi rapidi. L’attenzione del governo è e resta alta», ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, che ha presieduto a Palazzo d’Orléans una nuova riunione della cabina di regia per l’emergenza.
Nei prossimi giorni sono previste ulteriori erogazioni a favore delle imprese che hanno subito danni.

I contributi continueranno ad essere liquidati progressivamente, man mano che i Comuni trasmetteranno la documentazione obbligatoria prevista dalla normativa nazionale e indicata nell’avviso pubblico dell’assessorato regionale delle Attività produttive.
Sul fronte degli interventi di ripristino delle coste e delle spiagge siciliane, l’assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente ha comunicato, nel corso della stessa riunione, di aver già rilasciato 156 autorizzazioni.

L’obiettivo è consentire l’avvio tempestivo dei lavori necessari in vista della prossima stagione estiva.
Per quanto riguarda in particolare la situazione di Niscemi, si attende che il Comune trasmetta i nuovi dati relativi alla riperimetrazione della zona rossa, aggiornata dopo gli ultimi interventi della Protezione Civile.
Infine, procede l’iter per l’accesso al Fondo di solidarietà dell’Unione europea.

La Regione Siciliana sta completando la relazione che sarà inviata al governo nazionale per richiedere l’attivazione delle risorse europee. Il documento certifica che i danni diretti provocati dal ciclone Harry e dalla frana di Niscemi superano le soglie previste dal regolamento comunitario.
Tra gli aspetti più rilevanti evidenziati nella relazione figurano le significative modificazioni morfologiche delle coste, elemento che rafforza la richiesta di autorizzare il differimento della cosiddetta Direttiva Bolkestein per il comparto balneare.

Lampedusa, tragedia in contrada Piddu: donna muore schiacciata da un cancello

Dramma nel pomeriggio a Lampedusa, dove una donna di 52 anni, Angela Bono, ha perso la vita dopo essere rimasta schiacciata dal cancello della propria abitazione.

L’incidente si è verificato in contrada Piddu.
Secondo una prima ricostruzione dei fatti, il cancello scorrevole dell’ingresso dell’abitazione sarebbe improvvisamente uscito dai binari, precipitando sulla donna e travolgendola.

L’impatto non le avrebbe lasciato scampo.
A notare la scena è stato un passante, che ha trovato la 52enne a terra priva di sensi.

L’uomo ha provato immediatamente a sollevare il pesante cancello nel tentativo di liberarla, ma da solo non è riuscito nell’intento. Poco dopo sono arrivati altri cittadini, ai quali si è unito anche il marito della donna, giunto nel frattempo sul posto. Insieme sono riusciti a spostare la struttura.
Nel frattempo sono stati allertati i soccorsi.

Il personale del 118 ha tentato le manovre di rianimazione, ma ogni tentativo si è rivelato inutile: per la donna non c’era ormai più nulla da fare.
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti anche i carabinieri della Tenenza locale e i vigili del fuoco, che hanno effettuato i rilievi per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto.

La primavera tarda ad arrivare, il ciclone Jolinda mantiene il maltempo sulla Sicilia

Persisteranno condizioni di maltempo sulla Sicilia nella giornata di martedì 17 marzo, a causa del passaggio del ciclone Jolinda che continua a interessare gran parte del Sud Italia con piogge, venti sostenuti e diffusa instabilità atmosferica.

La Protezione civile ha diramato un’allerta meteo arancione per rischio idrogeologico che coinvolge parte della Sicilia, oltre a Calabria e Basilicata. Nell’Isola, l’allerta riguarda in particolare il settore orientale, con le province di Messina e Catania tra le aree maggiormente interessate. Secondo il bollettino della Protezione civile regionale, il livello di criticità arancione riguarda il settore nord-orientale, il versante ionico e tirrenico e l’area delle isole Eolie.

Nel corso della giornata sono attese precipitazioni da sparse a diffuse, localmente anche a carattere di rovescio o temporale. I fenomeni potranno risultare intensi e accompagnati da forti raffiche di vento, possibili grandinate e attività elettrica.

Le previsioni indicano inoltre venti forti o di burrasca dai quadranti orientali a partire dalle prime ore del 17 marzo e per le successive 24-36 ore, con maggiore intensità sui settori ionici.

Le temperature subiranno una lieve diminuzione, mantenendosi comunque in linea con le medie stagionali. Le massime potranno raggiungere i 15-16 gradi nelle province di Agrigento, Messina e Trapani, mentre le minime scenderanno anche sotto i 10 gradi nelle aree interne, in particolare nelle province di Enna, Caltanissetta e Ragusa.

Monica Ardizzone di Sciacca al Campionato nazionale Hair & Beauty

Una giovane professionista di Sciacca tra i protagonisti di una importante competizione nazionale dedicata al mondo dell’hairstyling. Monica Ardizzone Sciacca, 27 anni, parrucchiera, ha preso parte al Campionato nazionale Hair & Beauty, un evento che riunisce professionisti del settore provenienti da tutta Italia.

La manifestazione si è svolta a Palermo e ha rappresentato un momento di confronto e valorizzazione del talento nel campo delle acconciature e dello styling professionale.

Il Campionato nazionale Hair & Beauty a Palermo

Il Campionato nazionale Hair & Beauty si è svolto il 15 e 16 marzo 2026 presso l’Hotel San Paolo Palace di Palermo. L’evento ha visto la partecipazione di numerosi barber, parrucchieri e stilisti provenienti da diverse regioni italiane.

La competizione è stata dedicata all’arte e alla creatività nel settore dell’hair styling, offrendo ai partecipanti l’opportunità di mostrare le proprie capacità tecniche e artistiche. In questo contesto si inserisce anche la presenza della saccense Monica Ardizzone. che ha rappresentato il territorio con la propria professionalità.

La categoria acconciature sposa

La parrucchiera di Sciacca ha gareggiato nella categoria acconciature sposa, una delle specialità che valorizzano tecnica, precisione e creatività nel realizzare pettinature dedicate al giorno del matrimonio.

All’interno della competizione, Monica ha avuto l’occasione di confrontarsi con altri professionisti del settore provenienti da tutta Italia, contribuendo a rendere la categoria particolarmente ricca di talento e proposte stilistiche.

Il Campionato nazionale rappresenta infatti un importante momento di crescita professionale per i partecipanti, che possono mettere alla prova la propria esperienza in un contesto competitivo e altamente specializzato.

Il prossimo obiettivo: i mondiali

Dopo questa esperienza al Campionato nazionale Hair & Beauty, lo sguardo è già rivolto al futuro. Per la parrucchiera di Sciacca il prossimo traguardo è la partecipazione ai campionati mondiali, un obiettivo che rappresenta un ulteriore passo nel percorso professionale.

Droga e cellulari nel carcere di Enna: 21 avvisi di conclusione indagini

La polizia, insieme al Nucleo investigativo regionale della Polizia penitenziaria di Palermo e al reparto della Penitenziaria – area sicurezza della casa circondariale di Enna, con il coordinamento della Procura ennese, ha notificato 21 avvisi di conclusione delle indagini nei confronti di persone che, all’epoca dei fatti, erano detenute nell’istituto di pena ennese.
Secondo quanto emerso dalle indagini, gli indagati avrebbero contribuito a far entrare all’interno del carcere sostanze stupefacenti e telefoni cellulari, eludendo i controlli e utilizzando diversi stratagemmi.
Gli investigatori sono riusciti a ricostruire le modalità con cui droga e telefonini venivano introdotti illecitamente nella struttura penitenziaria. In alcuni casi, il materiale veniva nascosto all’interno di pacchi postali o tra capi di abbigliamento destinati ai detenuti.

In altre circostanze, invece, le sostanze stupefacenti e i micro cellulari venivano occultati all’interno di palline da tennis e successivamente lanciati dall’esterno all’interno dell’area del carcere.
Nel corso dell’attività investigativa sono stati eseguiti diversi sequestri di sostanze stupefacenti e di micro telefoni cellulari, strumenti che, secondo gli inquirenti, venivano utilizzati dai detenuti per mantenere contatti con l’esterno.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Enna, ha permesso così di delineare un sistema articolato di introduzione illegale di materiale proibito all’interno della struttura penitenziaria.

Le indagini proseguono per chiarire ulteriori responsabilità e verificare eventuali altri coinvolgimenti.

Sciacca, il Consiglio comunale accende i riflettori sulla crisi del comparto pesca

Il Consiglio comunale di Sciacca ha deciso di intervenire formalmente sulla difficile situazione che sta attraversando il settore della pesca, uno dei pilastri storici dell’economia cittadina.

Nel corso della seduta del 9 marzo scorso, l’aula consiliare ha approvato all’unanimità una delibera.

Si tratta di un documentario con il quale viene sollecitata l’attenzione delle istituzioni regionali e provinciali sulle problematiche che colpiscono pescatori e imprese del comparto.
Attraverso una lettera istituzionale, il Consiglio comunale ha trasmesso il documento ai deputati regionali eletti in provincia di Agrigento, al presidente del Libero Consorzio provinciale e ai dirigenti generali dei dipartimenti regionali competenti in materia di pesca e attività produttive. La comunicazione è stata indirizzata anche al ministro Francesco Lollobrigida, il governatore Renato Schifani, l’assessore Luca Sammartino, aisindaci e ai presidenti dei consigli comunali di Porto Empedocle, Licata e Lampedusa, territori che condividono analoghe difficoltà legate alla pesca.
Nel documento si richiama l’attenzione sul momento particolarmente delicato che vive il settore, segnato dall’aumento dei costi di gestione, dalle restrizioni normative e dalle crescenti difficoltà economiche per gli operatori del mare.

Il presidente del Consiglio comunale di Sciacca, Ignazio Messina ha invitato con la missiva pertanto le istituzioni coinvolte ad attivarsi per individuare interventi concreti a sostegno della marineria e dell’intera filiera ittica.
L’iniziativa punta anche a favorire un’azione coordinata tra i territori costieri della provincia agrigentina, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo con la Regione Siciliana e ottenere misure che possano garantire prospettive più stabili per il comparto.
La lettera è stata trasmessa per conoscenza anche al sindaco di Sciacca, Fabio Termine, agli assessori della giunta municipale e ai consiglieri comunali, con l’intento di mantenere alta l’attenzione politica e istituzionale su una questione considerata strategica per l’economia locale.

Casellati “La semplificazione normativa è una scelta di campo”

TORINO (ITALPRESS) – “La semplificazione normativa non è un concetto astratto e neppure una questione meramente tecnica. E’ una scelta di campo, con effetti concreti sulla vita di cittadini e imprese: intraprenderla significa stare dalla loro parte, e non dalla parte della burocrazia che si autoalimenta. La vostra Regione ha scelto di stare dalla parte dei suoi cittadini e delle sue imprese. ‘Semplifica Piemontè è una legge importante e coraggiosa perchè traduce in azione l’obiettivo di un quadro normativo più efficace, prevede a tal fine strumenti ad hoc, affida compiti e responsabilità a strutture dedicate, stabilisce criteri per misurare i risultati. E’, nello stesso tempo, un cambio di passo strutturale e culturale”. Così il ministro per le Riforme Istituzionali e la Semplificazione Normativa, Elisabetta Casellati, alla cerimonia di presentazione del disegno di legge ‘Semplifica Piemontè. Casellati ha poi sottolineato come “la complessità normativa costa. E’ stato calcolato che i costi annui sostenuti dalle imprese per adempimenti burocratici oscillano tra 57,2 e 80 miliardi, mentre i ritardi nell’erogazione di prestazioni amministrative pesano complessivamente per 225 miliardi su famiglie e aziende. E’ una tassa invisibile che pesa sulle imprese, scoraggia gli investimenti, rallenta la crescita. E colpisce soprattuto chi non ha gli uffici legali per affrontarla”.
(ITALPRESS).
-Foto: Ipa Agency-

Allevamento dei bufali, la Cina auspica maggiore collaborazione con l’Italia

NANNING (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – “Cina e Italia continuano ad approfondire gli scambi tecnici e di talenti e a promuovere sforzi congiunti per ottenere progressi e traguardi nei campi tecnici chiave legati all’allevamento e alla nutrizione dei bufali”. Lo ha dichiarato in una recente intervista Liao Yuying, direttrice del Guangxi Buffalo Research Institute.

Liao ha espresso la speranza di valorizzare ulteriormente il ruolo della ricerca scientifica nel rafforzare gli scambi e la cooperazione nel settore, portando così la cooperazione agricola bilaterale a un livello più profondo e a una portata più ampia.

Come esperta del settore che segue da lungo tempo lo sviluppo di questa industria, Liao si è detta fortemente ottimista sulle prospettive della cooperazione sino-italiana, che mira a superare le difficoltà dello sviluppo interno e ad accrescere l’influenza e il prestigio della Cina nel settore della scienza zootecnica di livello globale.

“L’Italia possiede competenze di livello mondiale nell’allevamento, nella tecnologia riproduttiva e nella trasformazione lattiero-casearia legata ai bufali”, ha affermato Liao. “Approfondire questo legame è vitale per diversificare le nostre risorse del germoplasma e promuovere l’innovazione nell’industria della Cina”.

La ricerca cinese di prodotti lattiero-caseari di alta qualità ha raggiunto traguardi significativi attraverso questo partenariato. Nel 2007 e nel 2022, la Cina ha importato con successo liquido seminale congelato di bufali mediterranei italiani. Queste risorse genetiche sono state integrate nei programmi nazionali di incroci tra razze, migliorando significativamente la produzione di latte e il profilo nutrizionale delle mandrie locali.

Il Centro congiunto di ricerca scientifica e tecnologica sui bufali tra Cina e Italia funge inoltre da piattaforma, collegando il Guangxi Buffalo Research Institute con istituzioni di primo piano come l’Università di Torino e il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA).

Cina e Italia si stanno attualmente coordinando con l’International Buffalo Federation per sostenere la candidatura del Guangxi come regione ospitante della 15esima edizione del World Buffalo Congress nel 2029.

Foto: Xinhua

(ITALPRESS).