” Balliamo il Carnevale” e “Teatrando”, due progetti con protagonisti gli studenti del “Fermi” (Video)

Nella giornata di ieri si è ufficialmente conclusa, presso il Liceo Scientifico “Enrico Fermi”, l’esperienza di due progetti PON che hanno visto protagonisti numerosi studenti dell’istituto.

Si tratta dei percorsi “Teatrando” e “Balliamo il Carnevale”, fortemente voluti dalla Dirigente Scolastica, Maria Paola Raia, da sempre attenta a promuovere attività extracurriculari che arricchiscano il percorso formativo e umano degli studenti.

A guidare i due laboratori sono stati Salvatore Monte, in qualità di esperto teatrale, e Alessio Turturici, regista e coreografo, che con passione hanno accompagnato i ragazzi in un percorso di scoperta e valorizzazione dell’arte scenica e della danza.

Le attività sono state coordinate dalle docenti referenti, le docenti Angela Di Bona e Paola Bono, il cui contributo è stato fondamentale per la riuscita del progetto.

L’esperienza si è conclusa con la messa in scena di uno spettacolo emozionante e coinvolgente, aperto a genitori, amici e alla comunità scolastica.

Tema portante della rappresentazione è stato il Carnevale di Sciacca, raccontato attraverso un affascinante viaggio tra storia, tradizione, musica e danza. Gli studenti, nei ruoli di attori e ballerini, hanno saputo restituire con entusiasmo e talento le peculiarità della festa più amata della città, accompagnati da immagini evocative della costruzione dei carri allegorici e dei momenti più suggestivi del Carnevale.

Soddisfazione è stata espressa dalla Dirigente Maria Paola Raia, che ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questi due significativi percorsi educativi.

Grande entusiasmo anche da parte degli studenti partecipanti, che hanno vissuto un’esperienza formativa e umana di grande valore, all’insegna della creatività, della collaborazione e dell’amore per le tradizioni locali.

Yoga per cancer survivor, a Sciacca l’evento Lilt del 21 giugno

0

La Lilt – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – sceglie la Giornata internazionale dello yoga, sabato 21 giugno 2025, per dare voce e corpo alla speranza e alla rinascita, celebrando la terza edizione del Cancer Survivors Day. L’iniziativa si traduce in sedute gratuite di yoga per cancer survivor, organizzate in contemporanea in 12 piazze italiane, tra cui Sciacca, in provincia di Agrigento.

Yoga in piazza per celebrare la vita

Lo yoga per cancer survivor è più di un’attività fisica: rappresenta un vero percorso di benessere psicofisico per chi ha affrontato un tumore. Lilt lo propone come parte del cammino di riabilitazione oncologica, puntando alla prevenzione terziaria, cioè il recupero della qualità della vita dopo le terapie.

A Sciacca, l’appuntamento è alle 8,30 al Mangia’s Resort (Cala Regina), con la guida dell’istruttrice Stefania Volpe. L’evento è gratuito ma con iscrizione obbligatoria (info su www.celebriamolavita.it/agrigento).

Un evento diffuso in 12 città italiane

L’iniziativa, nata negli Stati Uniti negli anni ’80, è arrivata in Italia grazie a Lilt Milano nel 2023. Oggi si amplia a livello nazionale, con eventi simultanei a Milano, Agrigento, Bari, Barletta, Biella, Campobasso, Genova, Pescara, Ragusa, Sondrio, Trento e Treviso. A Milano, l’evento sarà guidato dalla giornalista e insegnante Francesca Senette in Piazza Duomo.

Yoga per tutti: non solo per i pazienti

Lo yoga per cancer survivor è aperto non solo a chi ha vissuto direttamente la malattia, ma anche a familiari, amici, caregiver e operatori sanitari. Un’occasione per dimostrare solidarietà e stare insieme, in un gesto di inclusione e consapevolezza.

Secondo i dati, 1 italiano su 16 convive con una diagnosi di tumore: oltre 3,7 milioni di persone. Una “città” grande quanto Berlino, che ha bisogno di supporto costante e iniziative come questa per guardare al futuro con fiducia.

Conclusione: Celebriamo la vita, insieme

Lilt invita tutti a partecipare, per vivere un momento di condivisione, benessere e consapevolezza. Lo yoga per cancer survivor è un modo semplice ma potente per dire che, dopo il tumore, la vita continua – e può essere ancora piena, attiva e condivisa.

Insulti online: come difendersi legalmente e raccogliere le prove in modo corretto

Con l’aumento dell’uso dei social network e delle piattaforme digitali, i fenomeni di insulti, offese e attacchi verbali online sono diventati sempre più frequenti. Espressioni denigratorie, diffamazioni e cyberbullismo possono avere conseguenze gravi sulla vita privata e professionale delle vittime. Ma quali strumenti giuridici offre l’ordinamento italiano per difendersi? E come si possono raccogliere le prove in modo valido?

Diffamazione online: cosa prevede la legge

Il reato di riferimento è quello disciplinato dall’articolo 595 del Codice Penale, che riguarda la diffamazione. Si configura quando un individuo offende la reputazione altrui comunicando con più persone. Se l’offesa viene diffusa attraverso mezzi di pubblicità, come internet o i social media, si parla di diffamazione aggravata, punita con fino a tre anni di reclusione o con una multa elevata.

Anche i gruppi chiusi, se numerosi, sono considerati “luoghi pubblici” dalla giurisprudenza. Pertanto, commenti offensivi su WhatsApp, Facebook, X o altre piattaforme possono costituire diffamazione, purché siano visibili da più utenti.

Ingiuria e diffamazione: le differenze

Dal 2016, l’ingiuria non è più reato penale ma illecito civile. Si verifica quando l’offesa è diretta alla persona presente o in privato, e comporta un risarcimento danni ma non una sanzione penale. La diffamazione, invece, presuppone l’assenza del destinatario e la presenza di terzi, elemento che la rende penalmente rilevante.

Come raccogliere le prove degli insulti online

Per agire legalmente è fondamentale documentare con precisione le offese subite. Gli strumenti più efficaci includono:

  • Screenshot completi di data, ora e autore del commento;
  • Link diretti ai contenuti, se ancora accessibili;
  • Registrazioni video dello schermo, utili nel caso di contenuti eliminabili;
  • Raccolta dell’indirizzo IP tramite esperti informatici, nei casi in cui il profilo sia anonimo o cancellato.

Anche se l’utente responsabile ha eliminato il profilo o il post, è possibile risalire all’identità digitale grazie a strumenti forensi e ai dati raccolti dalle piattaforme.

Come reagire: le opzioni giuridiche

Le vittime di insulti o diffamazione online hanno a disposizione diverse azioni legali:

  • Querela per diffamazione: va presentata entro 3 mesi dal fatto, presso Polizia, Carabinieri o Procura. Deve essere corredata da prove dettagliate.
  • Azione civile per risarcimento danni: anche senza querela penale, è possibile agire in sede civile per ottenere un indennizzo economico per danni morali, d’immagine o patrimoniali.
  • Richiesta di rimozione contenuti: piattaforme come Meta, TikTok, YouTube e X consentono di segnalare i contenuti lesivi e, in alcuni casi, inviare una diffida legale per chiederne l’eliminazione.
  • Ricorso al giudice: nei casi più gravi, è possibile ottenere un provvedimento d’urgenza per ordinare la rimozione immediata dei contenuti offensivi.

Libertà di espressione e tutela della dignità

La libertà di parola, garantita dall’articolo 21 della Costituzione, non giustifica comportamenti offensivi o lesivi della reputazione altrui. Quando un’espressione travalica i limiti del rispetto e colpisce la dignità di una persona, non è più libera opinione, ma reato.

Difendersi dagli insulti online è un diritto. La normativa italiana offre strumenti efficaci per proteggere la reputazione e la serenità individuale, anche nel contesto digitale.

“Io, tu…l’altro”, concluso al Fermi il progetto “Kairos” del Lions Club (Video)

Si basa su un innovativo concetto di “integrazione al contrario” che parte dal “pensare speciale”. E’ il progetto Lions “Kairos” il termine deriva dall’antica cultura greca dove, l’esistenza di due gruppi di vocaboli, uno che fa capo a chronos e l’altro a kairós, venivano utilizzati per tradurre il concetto di “tempo”.

Un progetto che si prefigge di riuscire a migliorare l’integrazione scolastica e, quindi, anche sociale delle persone che per inconsapevolezza, timori e pregiudizi, si considerano “diverse” o “presunti normodotati”, finendo per privarle persino della loro dignità umana.

Tra gli istituti dove il progetto e’ stato avviato con successo dal Lions Club, vi e’ anche il liceo Scientifico “Enrico Fermi” che oggi ha celebrato il momento conclusivo con momenti di riflessioni e le testimonianze di Daniela Campione e Rita Montalbano che hanno raccontato la loro esperienza di vita come mamme di bambini diversamente abili.

Referenti del progetto i docenti Nadia Burgio, Giuseppina La Marca e Gero Maggio.

Per la fase finale del progetto, oggi sono intervenute anche la responsabile di zona del Lions Club Sciacca host, Rosalba Lupo, la presidente della X circoscrizione Simona Iannicelli, la responsabile del progetto Giuseppina Bonafede e la presidente del Lions Club di Sciacca, Giuseppina Maniscalco.

Entusiasti gli studenti che hanno preso parte al programma che verrà portato avanti anche nei prossimi anni come ha voluto precisare la dirigente dell’Istituto, Maria Paola Raia.

Oltre un chilo di cocaina in un cuscino, arrestato ventiseienne a Lampedusa

E’ stato fermato per un controllo, il giovane ventiseienne che ieri insieme ad altri passeggeri, era appena sbarcato da una nave proveniente da Porto Empedocle al molo di Lampedusa

I Carabinieri della locale Tenenza sono stati attirati dal nervosismo mostrato dal lampedusano che all’interno dello zaino portava solo un cuscino.

L’insolita presenza dell’oggetto ha insospettito i militari, che hanno proceduto a una perquisizione: all’interno dell’imbottitura dove sono stati rinvenuti quattro panetti di cocaina, per un peso complessivo di circa 1.100 grammi.

La sostanza stupefacente sequestrata, se immessa sul mercato, avrebbe potuto fruttare oltre 2.200 dosi per un valore stimato di circa 100.000 euro.
L’arrestato, colto in flagranza, al termine delle formalità di rito, su disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di contrada Petrusa.

Il Gip ha poi convalidato l’operato dei militari e disposto la misura cautelare della custodia in carcere in attesa del processo.

Condominio: è nulla la delibera se l’avviso di convocazione è ritirato da un familiare non delegato

Una recente sentenza del Tribunale di Palermo ha ribadito l’importanza della corretta procedura di convocazione alle assemblee condominiali, chiarendo che la consegna dell’avviso a un familiare non convivente e privo di delega rende la notifica invalida e può determinare l’annullamento della delibera.

Il caso esaminato dal Tribunale

Con la sentenza n. 2147 del 16 maggio 2025, il Tribunale di Palermo ha accolto il ricorso di un condomino che aveva impugnato una delibera assembleare per mancata convocazione. L’assemblea in questione aveva approvato il bilancio consuntivo 2021 e il preventivo per il 2023. Il condomino, non avendo ricevuto alcun avviso di convocazione né altra comunicazione successiva, ha scoperto l’esistenza della delibera solo in seguito al ricevimento di un decreto ingiuntivo per il pagamento degli oneri condominiali.

Il condominio si era difeso esibendo la distinta postale e l’avviso di ricevimento della raccomandata, inviata all’indirizzo della sorella del condomino. Tuttavia, il giudice ha rilevato che la sorella, pur usufruttuaria dell’immobile, non aveva dichiarato di essere convivente o delegata al ritiro della posta. Il certificato di residenza del destinatario confermava inoltre che lo stesso abitava in un altro stabile.

La decisione del giudice

Il Tribunale ha ritenuto che la notifica non fosse valida, in quanto non vi era garanzia che il destinatario fosse venuto a conoscenza dell’avviso. La comunicazione effettuata in modo irregolare ha così compromesso il diritto del condomino a partecipare all’assemblea. Per questo motivo, la delibera è stata annullata.

Il riferimento normativo: art. 66 disp. att. c.c.

L’articolo 66 delle disposizioni di attuazione del Codice Civile stabilisce le modalità con cui devono essere convocati i condomini:

  • Raccomandata
  • Posta elettronica certificata (PEC)
  • Fax
  • Consegna a mano

L’avviso deve essere inviato almeno cinque giorni prima della data fissata per l’assemblea. È responsabilità dell’amministratore verificare l’indirizzo di recapito corretto, anche se i condomini sono tenuti a comunicarlo. Tale diligenza rientra tra gli obblighi fondamentali dell’amministratore nella gestione del condominio.

Annullabilità della delibera e termine per l’impugnazione

Secondo quanto previsto dall’art. 1137 del Codice Civile, l’omessa o irregolare convocazione di un condomino rende la delibera annullabile. Il termine per l’impugnazione è di 30 giorni dalla data della comunicazione della delibera o dalla sua conoscenza effettiva.

Implicazioni pratiche per amministratori e condomini

La sentenza del Tribunale di Palermo richiama l’attenzione sulla necessità di rispettare le formalità previste per la validità delle assemblee. Gli amministratori devono accertarsi con precisione degli indirizzi di residenza dei condomini e utilizzare i canali di comunicazione prescritti dalla legge. Allo stesso tempo, i condomini devono mantenere aggiornati i propri dati e, se necessario, delegare formalmente un familiare alla ricezione delle comunicazioni per evitare possibili controversie.

Pensioni 2025: in arrivo aumenti fino a 120 euro al mese grazie alla riforma Irpef

Nel 2025 molti pensionati italiani potrebbero beneficiare di un aumento dell’importo mensile grazie alla nuova rimodulazione dell’Irpef allo studio del governo. La riforma fiscale, già avviata con il decreto legislativo n. 216/2023, prevede la riduzione degli scaglioni di reddito e delle relative aliquote, generando effetti positivi anche sui trattamenti pensionistici.

Riforma Irpef: cosa è già cambiato

Dal 31 dicembre 2023 sono entrate in vigore le modifiche introdotte dal decreto legislativo 216/2023, che ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef):

  • Fino a 28.000 euro: 23%
  • Tra 28.000 e 50.000 euro: 35%
  • Oltre 50.000 euro: 43%

Questa modifica ha comportato la fusione del secondo scaglione precedente (15.000–28.000 euro) nel primo, abbassando l’aliquota dal 25% al 23%. Ciò ha prodotto un vantaggio fiscale netto per molti pensionati.

Gli effetti sugli assegni pensionistici

L’abbassamento dell’aliquota al 23% per la fascia compresa tra 15.000 e 28.000 euro ha comportato un risparmio fiscale, con un vantaggio massimo di circa 260 euro annui per chi percepisce pensioni fino a 28.000 euro. Anche i pensionati con redditi superiori a 28.000 euro hanno potuto beneficiare di una minore tassazione su parte del proprio reddito.

Tuttavia, per i pensionati con redditi superiori a 50.000 euro, è stata introdotta una franchigia di 260 euro sulle detrazioni (escluse le spese sanitarie e i bonus edilizi), per limitare l’impatto favorevole della riforma sui redditi più alti.

Nuove ipotesi per il 2025: 120 euro in più al mese

Il governo sta ora valutando un ulteriore intervento sull’attuale secondo scaglione Irpef, quello compreso tra 28.000 e 50.000 euro, con l’obiettivo di abbassare l’aliquota dal 35% al 33%. Questa modifica comporterebbe un risparmio medio annuo di circa 440 euro per i pensionati collocati in questa fascia.

In parallelo, si ipotizza anche l’estensione del tetto massimo dello scaglione intermedio da 50.000 a 60.000 euro. In questo caso, la parte di reddito tra 50.000 e 60.000 euro verrebbe tassata al 33% e non più al 43%, generando un ulteriore risparmio di circa 1.000 euro annui.

A chi spetta l’aumento e quanto vale

Se entrambe le misure venissero approvate, il vantaggio complessivo annuo per i pensionati interessati sarebbe di circa 1.440 euro, pari a 120 euro netti in più al mese. A beneficiarne sarebbero soprattutto coloro con pensioni lorde tra 28.000 e 60.000 euro, fascia in cui si concentrano molti ex dipendenti pubblici e privati con una lunga carriera contributiva.

L’adozione definitiva della riforma è attesa per l’estate 2025 e rappresenta un ulteriore tassello nel riordino del sistema fiscale, con riflessi importanti anche sul potere d’acquisto dei pensionati.

Non arrivano gli stipendi arretrati, si fermano i lavoratori del Consorzio di bonifica 3 Agrigento

I lavoratori del Consorzio di Bonifica 3 Agrigento restano senza stipendio.

Lo comunicano i rappresentanti sindacali di Flai Cgil, Fai Cisl, Filbi Uil.


Nonostante le rassicurazioni durante l’ultimo incontro del direttore generale Giovanni Tomasino aveva comunicato telefonicamente che si sarebbe proceduto al pagamento di almeno due mensilità.
L’assessore all’Agricoltura Barbagallo aveva firmato un decreto per il pagamento di una mensilità, promettendo che nel giro di pochi giorni, si sarebbe provveduto alla decretazione di ulteriori due mensilità e neanche questo ha prodotto alcun risultato.

Le retribuzioni sono rimaste bloccate.


“A complicare ulteriormente il quadro – scrivono i tre Franco Colletti, Giovanni Giarrizzo e Leonardo Mulè – e’ la notizia di un nuovo pignoramento, notificato al Consorzio Ag3 da parte di Enel per un debito di oltre 3,6 milioni di euro relativo a forniture energetiche non saldate. Questo ulteriore provvedimento rischia di paralizzare completamente l’attività consortile, già duramente provata da una situazione economico-finanziaria fuori controllo”.
Di fronte all’assenza di risposte concrete, i lavoratori riuniti in assemblea hanno deciso di proclamare lo sciopero e di costituire un’assemblea permanente con presidio presso la sede del Consorzio di Bonifica 3 Agrigento, in Contrada Spataro a Ribera.

Una mobilitazione che, secondo i tre sindacalisti, rappresenta l’ultimo strumento di lotta per far valere i propri diritti, nella speranza di ottenere un intervento immediato da parte delle istituzioni. Una crisi senza fine.


“I lavoratori – concludono – pur comprendendo le difficoltà e apprezzando i segnali di impegno istituzionale, si trovano ancora una volta privi di certezze. Il ritardo accumulato nei pagamenti, l’assenza di un piano chiaro e coerente da parte dell’amministrazione consortile, la mancanza di documenti contabili fondamentali e i nuovi pignoramenti rendono insostenibile la condizione sociale ed economica di centinaia di famiglie. lavoratori del Consorzio di Bonifica 3 di Agrigento rinnovano il loro appello urgente al Presidente
della Regione Siciliana, Renato Schifani, affinché intervenga direttamente per sbloccare la vertenza.
È necessario garantire il pagamento immediato delle mensilità arretrate e assicurata la
regolare gestione delle risorse future, evitando un ulteriore aggravamento della crisi che rischia di
compromettere la stagione irrigua e l’intera economia agricola del territorio”.

Lavori sulla Menfi – Porto Palo, Alongi: “Si privilegia la sicurezza” (Video)

Sono già iniziati i lavori sulla strada provinciale 79, arteria di collegamento tra il centro abitato di Menfi, la borgata di Porto Palo e la località balneare di Lido Fiori.

Gli interventi, della durata indicativa di circa un mese, prevedono il rifacimento del sottofondo stradale e un’importante opera di sistemazione idraulica che si è resa necessaria per contrastare gli smottamenti continui e frequenti che interessano il tracciato, soprattutto in caso di piogge.

Nel dettaglio, i lavori comprenderanno la pulitura di cunette, canali e tombini, la realizzazione di drenaggi, la bitumazione del manto stradale e la posa di gabbionate per la protezione della sede viaria. Previsti anche il rifacimento di cassonetti stradali, l’installazione di barriere di protezione, nonché la realizzazione di cordoli e cunette in calcestruzzo.

Durante l’intervento, la strada per Porto Palo resterà chiusa al traffico. “Seguo costantemente i lavori – dice la consigliera provinciale Anna Alongi – che ci consentiranno di avere maggiore sicurezza in questa strada”.

Commissioni bancarie non dovute: quando puoi chiedere il rimborso sul conto corrente

Sempre più spesso, nei contratti bancari sottoscritti da cittadini e famiglie si celano costi non evidenti che fanno lievitare le spese di gestione di un conto corrente. Tra commissioni poco trasparenti e oneri accessori, molti clienti si trovano a sostenere spese che non erano state chiaramente indicate. Tuttavia, la normativa italiana offre precise tutele per ottenere il rimborso in caso di addebiti non conformi.

Costi nascosti: cosa controllare nel contratto bancario

Tra le voci più comuni che incidono sui costi del conto corrente troviamo:

  • Spese di gestione periodica
  • Commissioni su operazioni (bonifici, prelievi, pagamenti)
  • Addebiti per servizi accessori (invio estratti conto cartacei, utilizzo carte di credito)

Prima di sottoscrivere un contratto, è essenziale leggere attentamente tutte le clausole e verificare che i costi siano esplicitati in modo chiaro e trasparente.

Cosa dice la normativa: articoli 117 e 117-bis del Testo Unico Bancario

Secondo l’art. 117 del Testo Unico Bancario (TUB), le condizioni contrattuali, comprese le commissioni, devono essere comunicate in forma scritta e trasparente. Il successivo art. 117-bis regola in modo specifico le aperture di credito, stabilendo che:

  • Le commissioni devono essere proporzionate all’importo e alla durata del credito;
  • L’ammontare massimo per trimestre non può superare lo 0,5% della somma concessa;
  • In caso di sconfinamento senza affidamento, l’unico onere ammesso è una commissione di istruttoria veloce (CIV) calcolata in valore assoluto e proporzionata ai costi effettivi;
  • Le clausole che violano questi limiti sono nulle.

Come richiedere il rimborso delle spese bancarie non dovute

Se si sospetta di aver pagato commissioni irregolari o non dovute, è possibile seguire questi passaggi:

1. Raccogliere tutta la documentazione

Occorre recuperare:

  • Il contratto sottoscritto con la banca
  • Le ricevute e gli estratti conto
  • Le comunicazioni scritte ricevute

2. Verificare il diritto al rimborso

Nel caso di estinzione anticipata di un finanziamento, è possibile chiedere il rimborso proporzionale delle spese iniziali riferite al periodo non goduto. Ad esempio, se un prestito viene estinto a metà, si può richiedere il 50% delle spese non maturate.

3. Inviare una richiesta scritta alla banca

La richiesta deve contenere:

  • Dati del contratto e del cliente
  • Data di estinzione (se applicabile)
  • Importo richiesto a rimborso

È consigliato inviare la comunicazione via raccomandata A/R o PEC.

4. Rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF)

Se la banca non risponde entro 30 giorni o rigetta la richiesta, è possibile attivare una procedura extragiudiziale gratuita davanti all’ABF, che offre una valutazione indipendente. Se l’esito è negativo, resta la possibilità di ricorrere al giudice.

Entro quanto tempo si può agire?

Il termine ordinario di prescrizione è di 10 anni, a partire dalla data dell’addebito contestato (art. 2946 c.c.).

Tuttavia, esistono alcune eccezioni:

  • Addebiti non autorizzati: devono essere contestati entro 13 mesi dall’operazione.
  • Commissioni su fidi bancari:
    • se entro il limite concesso, la prescrizione parte dalla chiusura del conto;
    • se oltre il limite, dalla data dell’addebito.

Quando si è vicini alla scadenza dei termini, è possibile interrompere la prescrizione inviando una diffida formale o avviando una procedura legale, così da azzerare il conteggio del tempo e tutelare i propri diritti.