ROMA (ITALPRESS) – Lorenzo Musetti non si ferma e per la prima volta in carriera raggiunge i quarti di finale agli Internazionali d’Italia. Ennesima prova di maturità del 23enne carrarino, numero 9 del mondo, che sulla Grand Stand Arena ha la meglio su Daniil Medvedev, campione nel 2023 e decima testa di serie, per 7-5 6-4 in circa un’ora e 40 minuti. Un match che ha visto Musetti sempre in controllo e bravo a mantenere i nervi saldi anche quando il diluvio ha costretto gli organizzatori all’interruzione proprio quando stava andando a servire per la vittoria. Punto arrivato dopo quasi tre ore di attesa. Alla 151esima affermazione Atp in carriera e al 19esimo successo negli ultimi 20 match contro avversari fuori dalla Top 10, Musetti diventa così anche il primo italiano della storia a disputare i quarti di finale in tutti e tre i Masters 1000 sulla terra battuta nella stessa stagione. “E’ stata una situazione non facile da gestire – il commento di Musetti a fine match – E’ ovvio che è stata una giornata strana. Era la prima volta che giocavo su questo campo quest’anno e all’inizio ho dovuto prendere le misure. A metà set sono riuscito a sciogliermi anche grazie al servizio, che anche oggi ha funzionato alla grande”. Sulla strada di Musetti ora il vincitore del match fra il campione in carica Alexander Zverev e il francese Arthur Fils.
– foto Ipa Agency –
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Musetti elimina Medvedev e raggiunge i quarti a Roma
L’inchiesta su mafia e appalti a Sciacca, rinvii a giudizio
Il gup del Tribunale di Palermo, Carmen Salustro, ha rinviato a giudizio per associazione mafiosa Michele Russo, di 45 anni, di Sciacca, imprenditore, difeso dagli avvocati Aldo Rossi e Michele Giovinco. Il giudice ha rinviato a giudizio, nell’ambito dello stesso procedimento, per corruzione e falso, anche l’ex dirigente della Protezione civile, Maurizio Costa, di 64 anni, di Favara. Quest’ultimo non ha alcuna contestazione associativa né aggravanti associative.
Il processo scaturisce dalle indagini svolte a Sciacca dal nucleo di polizia economico-finanziaria del Gico di Palermo, con l’ausilio della locale Compagnia della guardia di finanza, dalle quali sarebbe emersa la capacità d’infiltrazione e di condizionamento dell’organizzazione nel tessuto socio-economico del territorio.
Il giudice ha disposto un non luogo a procedere e un rinvio a giudizio per altri due saccensi accusati di favoreggiamento. Non luogo a procedere, perché non punibile, attraverso la procedura della ritrattazione, per Michele Galluzzo, di 52 anni, difeso dagli avvocati Fabrizio Di Paola e Leonarda Liotta. Rinvio a giudizio per Antonina Friscia, di 79, assistita dagli avvocati Mauro Tirnetta e Roberta Messina. Le difese avevano chiesto per tutti il non luogo a procedere. L’avvocato Rossi ha sostenuto che le conversazioni intercettate per Russo non hanno alcuna rilevanza penalistica. L’avvocato Di Paola per Costa ha escluso il falso ideologico perché per i lavori in questione, quelli dell’hub vaccinale, di importo inferiore a 150 mila euro, non era necessaria l’attestazione Soa. Per l’ipotesi di corruzione, invece, che non c’è stato alcun atto contrario ai doveri di ufficio, né alcuna utilità ricevuta da parte dell’ingegnere Costa. Per i tre rinviati a giudizio il processo sarà celebrato, con il rito ordinario, davanti al Tribunale di Sciacca. Prima udienza l’11 giugno 2025.
In abbreviato vengono giudicati, invece, Domenico Friscia, di 61 anni, e Giuseppe Marciante, di 37, entrambi accusati di associazione mafiosa, difesi dagli avvocati Teo Caldarone il primo e Concetta Rubino e Angelo Barone il secondo. Per Marciante è stata ammessa all’abbreviato anche la sua società, Gsp Costruzioni, rappresentata dall’avvocato Antonello Palagonia.
Nella prima udienza del processo con il rito abbreviato si è sottoposto ad interrogatorio Vittorio Di Natale, di 50 anni, insegnante, ex consigliere comunale di Sciacca, accusato, assieme a Rosario Catanzaro, 65 anni, di scambio elettorale politico-mafioso. Di Natale, difeso dagli avvocati Antonino Tornambè e Antonino Reina, ha respinto le accuse e, sull’episodio contestato di una richiesta di aiuto elettorale, alle scorse amministrative, a Domenico Friscia, ha detto che non lo conosceva e che si è trattato di un incontro elettorale come tanti in quel periodo. La difesa di Di Natale ha prodotto anche una consulenza sulle intercettazioni per chiarire alcuni passaggi dell’ordinanza. Catanzaro è difeso dall’avvocato Carlo Venturella.
Il gup del Tribunale di Palermo per i quattro che vengono giudicati con il rito abbreviato ha rinviato l’udienza per la discussione del pubblico ministero al 10 giugno 2025.
Crisi idrica Agrigento, arrivano oltre 3 milioni per nuovi interventi
La crisi idrica ad Agrigento continua a essere una priorità per le istituzioni regionali. Con un investimento di 3.479.147 euro, la Regione Siciliana ha stanziato i fondi necessari per realizzare una serie di interventi strategici con l’obiettivo di aumentare la portata idrica fino a 65 litri al secondo in diverse aree del territorio provinciale.
Il dirigente generale del dipartimento regionale della Protezione civile, Salvo Cocina, ha disposto il finanziamento. L’attuazione degli interventi sarà affidata all’Assemblea territoriale idrica di Agrigento, con il supporto del gestore Aica e del Comune di Santa Margherita di Belìce, in gestione salvaguardata.
Interventi mirati contro la crisi idrica Agrigento
Le operazioni finanziate si concentreranno su opere di captazione e adduzione, miglioramento delle infrastrutture esistenti e ripristino di impianti idrici non funzionanti. In particolare, saranno coinvolti:
- La sorgente San Nicola e la condotta verso il serbatoio comunale di contrada Luni (Montevago)
- La trivellazione del pozzo Traversa 2 a Favara
- La realizzazione del potabilizzatore per il pozzo di via Margani a Ravanusa
- Il rifacimento della rete idrica in via Alessio Di Giovanni, nel quartiere Fontanelle di Agrigento
Innovazione e ripristino delle infrastrutture
- L’investimento prevede anche:
- Il revamping del pozzo La Marca a Canicattì, con l’introduzione di nuovi macchinari
- Il ripristino del pozzo numero 4 in contrada Senia-Gorghi a Santa Margherita di Belìce
- L’ammodernamento delle condotte dal serbatoio Forche alla casa circondariale di contrada Petrusa
- La rifunzionalizzazione dei pozzi Rocca di Trono e nuova condotta verso la vasca comunale di Lucca Sicula
Collaborazione istituzionale per superare l’emergenza
Il presidente dell’Ati di Agrigento, Giovanni Cirillo, ha espresso soddisfazione per l’avvio degli interventi, sottolineando la collaborazione tra le istituzioni coinvolte:
“È frutto del lavoro svolto in sinergia da Ati, Aica e dal Comune di Santa Margherita di Belìce. La mia gratitudine va al presidente della Regione Renato Schifani, all’onorevole Roberto Di Mauro e al dirigente generale Cocina”.
La crisi idrica Agrigento resta una delle principali emergenze ambientali del territorio, ma grazie a questi interventi si compie un passo concreto verso una gestione più sostenibile e sicura dell’acqua.
Assegno di divorzio negato alla moglie giovane e laureata: la Cassazione chiarisce i criteri
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione riafferma un principio fondamentale in materia di assegno divorzile: per ottenere il contributo economico non basta la semplice disoccupazione, ma occorre dimostrare una reale e oggettiva impossibilità a procurarsi un reddito adeguato. La decisione, contenuta nell’ordinanza n. 10035 del 16 aprile 2025 della sezione prima civile, stabilisce un precedente significativo per casi analoghi.
I requisiti per ottenere l’assegno di divorzio
L’assegno divorzile ha natura assistenziale e viene riconosciuto solo quando uno degli ex coniugi si trova in uno stato di bisogno non dipendente da propria negligenza. Secondo la Cassazione, infatti, il diritto a ricevere l’assegno non è automatico: il giudice valuta l’effettiva incapacità economica e la responsabilità individuale nel non aver cercato mezzi di sostentamento.
Non è sufficiente dimostrare di essere iscritti al centro per l’impiego o di aver inviato qualche candidatura. La giurisprudenza richiede una prova rigorosa dell’attività svolta nella ricerca di un’occupazione: invii di curriculum, partecipazione a bandi pubblici, colloqui sostenuti e tentativi concreti di reinserimento nel mondo del lavoro.
L’età e le condizioni personali come fattori determinanti
Secondo la Suprema Corte, l’incapacità di mantenersi da soli è considerata incolpevole solo in presenza di specifiche circostanze, come:
- età superiore ai 50 anni, che può ostacolare il reinserimento lavorativo;
- presenza di gravi patologie invalidanti o altre disabilità che limitano la capacità lavorativa;
- assenza di titoli di studio o qualifiche professionali, unita a condizioni territoriali svantaggiate dal punto di vista occupazionale.
Al contrario, in presenza di buona salute, giovane età, titolo di studio universitario e competenze professionali, è richiesto all’ex coniuge di attivarsi concretamente per ottenere un reddito proprio.
Il caso concreto: respinta la richiesta di assegno
Nel caso esaminato dalla Cassazione, una donna quarantenne, madre di due figli e in possesso di una laurea, aveva chiesto l’assegno divorzile dopo la fine di un matrimonio durato cinque anni. Nonostante non presentasse impedimenti fisici o professionali all’inserimento lavorativo, la donna non aveva cercato attivamente lavoro e aveva rifiutato alcune proposte, giudicandole non adeguate.
La Corte ha ritenuto tale condotta attendista e deresponsabilizzante, sottolineando che l’assegno non può diventare uno strumento compensativo della fine del matrimonio in assenza di reali condizioni di bisogno non imputabili all’ex coniuge.
Il principio della solidarietà post-coniugale
La Cassazione richiama infine il principio di autodeterminazione, chiarendo che la solidarietà economica post-divorzio deve basarsi su elementi oggettivi e non può sostituire l’impegno individuale a ricostruire la propria autonomia economica. La sentenza consolida un orientamento giurisprudenziale volto a valorizzare le capacità lavorative e a responsabilizzare le parti nella fase successiva alla separazione.
Autobus di linea a fuoco a Casteltermini, tutti salvi i passeggeri
Soltanto l’accortezza dei passeggeri che vedendo il fumo hanno immediatamente abbandonato il pullman ha scongiurato che si registrassero feriti. Le fiamme sul mezzo di linea che stava rientrando a Casteltermini si sono diffuse rapidamente.
Una volta fermato il bus, sul posto sono intervenuti immediatamente i vigili del fuoco che hanno spento le fiamme.
Solo poche settimane fa, un analogo episodio si era registrato su un bus scolastico che stava rientrando da Sciacca verso Santa Margherita, anche in quel caso un incendio e tanta paura senza alcun problema per i passeggeri, tutti studenti.
Ribera, al via i lavori del centro sportivo Spataro
Sono stati consegnati questa mattina i lavori per la riqualificazione del centro polivalente comunale “Spataro” di Ribera, intitolato agli sportivi Parisi e Corso, entrambi scomparsi prematuramente. Lo ha reso noto il sindaco, Matteo Ruvolo.
Il terreno di gioco sarà completamente rifatto e dotato di un manto in erba sintetica. Prevista anche la realizzazione di una tribuna sul lato della strada provinciale di Magone, oltre al restyling degli ingressi dello stadio e degli spogliatoi.
L’intervento sarà finanziato in parte con un contributo regionale di 580 mila euro, al quale l’amministrazione comunale ha aggiunto 224.000 euro stanziati attraverso il bilancio dell’ente. La fine dei lavori è fissata nel prossimo mese di ottobre.
“Come ho già affermato in precedenza – commenta il sindaco Ruvolo – questo progetto è un investimento importante per il futuro sportivo della nostra città e rappresenta un grande traguardo per la nostra comunità”.
“Siamo orgogliosi di poter offrire una struttura di questo livello ai nostri cittadini – aggiunge l’assessore allo Sport, Giuseppe Maria Sgrò – non vedevamo l’ora che i lavori iniziassero e adesso finalmente ci siamo”.
Classi scolastiche sovraffollate: il TAR respinge il ricorso dei genitori, nessun danno accertato per gli studenti
Una recente sentenza del TAR del Lazio chiarisce i limiti della responsabilità amministrativa in ambito scolastico. Il Tribunale ha respinto il ricorso presentato da un gruppo di genitori contro l’accorpamento di due classi con studenti disabili, stabilendo che non è sufficiente l’illegittimità dell’atto per ottenere un risarcimento: è necessario dimostrare un danno effettivo e un nesso causale diretto con la condotta della scuola.
Il caso: accorpamento di due classi con studenti fragili
La vicenda riguarda un istituto scolastico di Roma e risale all’anno scolastico 2019/2020, quando due classi prime dell’indirizzo agrario furono unite in una sola seconda composta da 28 studenti. Tra questi vi erano quattro alunni con disabilità grave, uno con disabilità lieve e dodici con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA). I genitori, ritenendo violati i criteri numerici previsti dal D.P.R. n. 81/2009 e i principi di inclusione scolastica, hanno fatto ricorso, chiedendo anche un risarcimento economico per i presunti danni subiti dai figli.
Il principio del danno concreto e dimostrabile
Con la sentenza n. 7658 del 2025, il TAR ha ricordato che la responsabilità della pubblica amministrazione è di tipo extracontrattuale: per ottenere un risarcimento non basta l’annullamento dell’atto, ma è fondamentale dimostrare la colpa dell’amministrazione e l’esistenza di un danno reale e misurabile. Nel caso in esame, sebbene il provvedimento di accorpamento sia stato annullato e le due classi siano state ripristinate nell’anno scolastico successivo (2020/2021), i giudici hanno rilevato l’assenza di prove concrete che attestino un effettivo pregiudizio per gli studenti.
Deroghe consentite e assenza di impatto documentato
Il TAR ha inoltre sottolineato che la normativa prevede la possibilità di derogare al limite numerico degli alunni per situazioni particolari, come può essere l’emergenza sanitaria. I ricorrenti, secondo il Tribunale, non hanno fornito elementi oggettivi in grado di dimostrare danni specifici, come un calo nel rendimento scolastico o l’esclusione da attività educative. In mancanza di tali evidenze, la domanda di risarcimento è stata giudicata infondata.
Le implicazioni della sentenza
Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti, tenendo conto della complessità della controversia e della corretta condotta procedurale delle amministrazioni coinvolte. La sentenza si inserisce nel solco della giurisprudenza consolidata che, in ambito scolastico, richiede un elevato standard probatorio per riconoscere la responsabilità della scuola e accordare eventuali indennizzi.
Terra e futuro, Federico Fazzuoli: “Necessario ripartire dall’ambiente” (Video)
Per i meno giovani i baffi e il suo sorriso sono abbastanza familiari: la domenica mattina Federico Fazzuoli era il volto di “Linea Verde”, trasmissione epocale che portava l’agricoltura nelle case degli italiani.
Oggi il divulgatore che e’ lontano da tempo dalla TV e che si occupa della fattoria di famiglia in Toscana, continua a trattare i temi a lui cari, ovvero l’agricoltura legata all’idea di cibo, la consapevolezza alimentare, benessere, ambiente e cultura tramite libri e conferenze.
Oggi e’ stato proprio lui ospite dell’incontro “Terra e Futuro” che si è svolto nell’auditorium dell’Amato Vetrano alla presenza degli studenti dell’Istituto. E’ stata la preside Bellina Librici a coordinare l’incontro che ha visto la partecipazione del nutrizionista Matteo Pillitteri e del sommelier e studente di gastronomia Domenico Santangelo, gia’ noto per la sua attività da medico che hanno trattato i temi dell’importanza dell’educazione alimentare.
Agenzia delle Entrate: come usare il contante senza incorrere in controlli fiscali
Anche il denaro contante di origine lecita può destare l’attenzione del Fisco. Con l’attuale normativa antiriciclaggio e le regole sui pagamenti tracciabili, è fondamentale sapere cosa evitare per non incorrere in presunzioni fiscali sfavorevoli da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Usare il contante: perché può essere un problema anche se legale
Il possesso di somme in contanti, derivanti ad esempio da donazioni familiari, risparmi accumulati nel tempo o denaro custodito in casa, non è di per sé illecito. Tuttavia, l’uso di tali somme può generare dubbi sull’origine, soprattutto se non documentata. L’impiego improprio del contante può portare a controlli fiscali, soprattutto se utilizzato per acquisti importanti o versamenti sui conti correnti.
Esempio pratico: i risparmi conservati in casa
Immaginiamo una persona che, per anni, abbia messo da parte piccole somme mensilmente. Anche se si tratta di denaro risparmiato in modo del tutto legale, versare tali somme in banca o usarle per acquistare beni di valore può far scattare accertamenti, soprattutto in assenza di movimentazioni bancarie coerenti o di giustificativi tracciabili.
Le restrizioni attuali sull’uso del contante
Le normative vigenti limitano l’utilizzo del contante per contrastare l’evasione fiscale. Alcune detrazioni fiscali, ad esempio, possono essere ottenute solo se i pagamenti sono effettuati con strumenti tracciabili come bonifici, carte di credito o bancomat. Anche per acquisti comuni, come le spese sanitarie o scolastiche, l’uso del contante preclude benefici fiscali.
I rischi legati ai versamenti sul conto corrente
Uno degli aspetti più delicati riguarda i versamenti in contanti. L’Agenzia delle Entrate presume che ogni somma depositata rappresenti un reddito non dichiarato. Questa è una presunzione legale, e spetta al contribuente dimostrare l’origine lecita della somma con documentazione con data certa. Una semplice autocertificazione non basta.
Ad esempio, un figlio che riceve 15.000 euro in contanti da un genitore e li versa sul proprio conto potrebbe essere oggetto di accertamento fiscale se non può dimostrarne formalmente la provenienza. In casi simili, un bonifico bancario sarebbe più sicuro e tracciabile.
Comportamenti da evitare con il denaro contante
Per ridurre il rischio di controlli o sanzioni, è consigliabile non utilizzare contante per:
- versamenti su conti correnti senza giustificativi;
- acquisti di beni o servizi che richiedono tracciabilità (immobili, veicoli, elettrodomestici, ecc.);
- spese incoerenti con il reddito dichiarato.
L’Agenzia delle Entrate monitora attentamente eventuali discrepanze tra le spese sostenute e il reddito dichiarato. Se la differenza supera il 20%, può scattare un accertamento per presunto reddito non dichiarato.
Conclusione: come tutelarsi nei confronti del Fisco
Per chi possiede denaro contante, la regola d’oro è documentare sempre l’origine e l’utilizzo delle somme. In assenza di tracciabilità, è meglio evitare comportamenti che possano suggerire un tenore di vita superiore al reddito dichiarato. La trasparenza e la coerenza restano le migliori strategie per non incorrere in accertamenti o sanzioni da parte dell’Amministrazione finanziaria.
“Diga vuota nonostante il fiume pieno”, richiesta di chiarimenti sulla bretella Sosio-Verdura-Castello (Video)
Una diga completamente vuota, un fiume con “una portata d’acqua considerevole” e una bretella idrica chiusa per presunta scarsità d’afflusso. È questa la situazione descritta dall’Associazione Liberi Agricoltori in una nota inviata al presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e all’ingegnere Leonardo Santoro, segretario generale dell’Autorità di Bacino della Sicilia.
Al centro della segnalazione, la chiusura della bretella Sosio-Verdura-Castello, un’infrastruttura fondamentale per l’irrigazione dei campi in diverse aree dell’Agrigentino. L’associazione esprime “profonda preoccupazione” per una decisione che, a loro avviso, sarebbe basata su motivazioni che non trovano riscontro nella realtà.
“Con la presente, l’Associazione Liberi Agricoltori desidera esprimere la propria profonda preoccupazione in merito alla recente chiusura della bretella Sosio-Verdura-Castello, motivata da presunte scarse affluenze del fiume Sosio, fonte di alimentazione della diga Gammauta e, di conseguenza, della suddetta bretella”, si legge nella nota.
Una delegazione dell’associazione si è recata alla diga Gammauta per verificare la situazione sul posto. “Con nostra grande sorpresa, abbiamo constatato che la diga risultava completamente vuota, nonostante il fiume Sosio presentasse una portata d’acqua considerevole, come documentato nel video allegato”, scrivono.
Da qui, gli interrogativi sollevati: “Come è possibile che, con una portata d’acqua così abbondante, la diga Gammauta si sia svuotata in soli otto giorni di apertura della bretella, considerando un flusso iniziale di 200 l/s per tre giorni e successivamente di 400 l/s per i restanti cinque? Si ricorda che la bretella era stata chiusa il 15 aprile e riaperta il 2 maggio, periodo durante il quale l’acqua avrebbe dovuto accumularsi nella diga”.
La richiesta riguarda “l’installazione di un misuratore elettronico di portata presso il ponte sul fiume Sosio, sulla strada statale 188 Centro occidentale”.
Uno strumento che, secondo i promotori della proposta, permetterebbe di “monitorare in modo preciso e costante la portata del fiume” e “regolare il flusso della bretella in modo proporzionale alla portata reale del fiume, evitando future incomprensioni e disagi”.



