Dopo un sopralluogo effettuato il 9 marzo nel quartiere Perriera, i consiglieri comunali Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò hanno inviato una formale diffida al sindaco del Comune di Sciacca, agli uffici del settore Lavori Pubblici e al comando della Polizia municipale, con copia per conoscenza al prefetto di Agrigento.
Al centro della segnalazione le condizioni della ringhiera e del marciapiede di via Allende, ritenute pericolose per l’incolumità dei cittadini. Secondo i due consiglieri, dopo la conclusione delle iniziative legate al Carnevale di Sciacca sarebbero state rimosse le transenne provvisorie che delimitavano il tratto danneggiato, lasciando però l’area nuovamente accessibile nonostante la situazione di rischio.
Il riferimento è al cedimento di circa sessanta metri di ringhiera avvenuto nelle settimane precedenti alla manifestazione. Durante il sopralluogo, Brucculeri e Blò affermano di aver riscontrato una struttura fortemente deteriorata: pali portanti segnati dalla corrosione, basi in cemento lesionate e una barriera che in alcuni punti risulterebbe instabile lungo il costone. Una situazione che, secondo i firmatari della diffida, richiederebbe interventi immediati per evitare possibili incidenti. Nella segnalazione viene inoltre evidenziato un ulteriore problema legato alla presenza di accumuli di legna secca e residui di potatura abbandonati sul ciglio della strada.
Con l’arrivo delle temperature più alte, sostengono i consiglieri, quel materiale potrebbe rappresentare un potenziale innesco per incendi, con rischi sia per il costone sia per le abitazioni vicine. Per queste ragioni Brucculeri e Blò chiedono all’amministrazione comunale di intervenire con urgenza: tra le misure richieste l’immediata interdizione del tratto di marciapiede dove la ringhiera non garantisce sicurezza, la rimozione del materiale vegetale accumulato e l’attivazione delle procedure di somma urgenza per il ripristino della barriera e il consolidamento degli ancoraggi. I due consiglieri hanno inoltre indicato un termine di 48 ore per ottenere un riscontro concreto. In caso contrario, fanno sapere, valuteranno di rivolgersi alle autorità giudiziarie per segnalare la situazione e chiedere verifiche sulla tutela della sicurezza pubblica
Hanno inciso pesantemente nel clima generale le polemiche sulla bocciatura del piano Aro della scorsa seduta.
Si è tornati in aula dopo una conferenza dei capigruppo che si è svolta poco prima e l’atmosfera unitaria ha retto giusto il tempo dell’adozione del documento per la crisi della pesca a favore della marineria saccense. Poi il dibattito consiliare si è acceso con il corposo momento delle comunicazioni dedicato al piano assunzioni e successivamente sui lavori della galleria Belvedere dove in aula vi erano per relazionare e rispondere alle domande dei consiglieri, l’ingegnere Salvatore Gioia dell’Ufficio Tecnico e il commissario Salvino Navarra. Interlocuzioni ritenute non esaustive per la portata del cantiere e per il quale le opposizioni hanno determinato di convocare i vertici Anas in una prossima seduta.
Infine, il momento più incandescente si è toccato non appena le opposizioni hanno presentato e messo agli atti un documento con proposte per un nuovo piano Aro, quello presentato la volta scorsa dall’amministrazione era stato bocciato dall’intera aula. Nella proposta dei consiglieri, il graduale passaggio ad una raccolta multilaterale leggera sulla base del piano in vigore mentre si è ribadito il no all’ipotesi dei 5 mastelli contenuto nel piano presentato dall’amministrazione e per questo non approvato.
Ed ecco che lo scontro è ripreso tra le parti che avevano già acceso gli animi a mezzo stampa. Al centro delle discussioni le affermazioni dell’assessore Salvino Patti che aveva commentato la bocciatura secca del piano come una presa di posizione delle opposizioni.
Ed è proprio da un commento a microfoni spenti dello stesso assessore Patti che si è generato e scatenato un accesissimo diverbio tra l’amministrazione e alcuni consiglieri di opposizione. Diverbio nel quale si è inserito anche il primo cittadino in un batti e ribatti con il consigliere Ignazio Bivona. Tanto duro lo scontro verbale che il presidente del consiglio comunale Ignazio Messina e’ stato costretto a sospendere la seduta mentre la stragrande maggioranza dei consiglieri abbandonava l’aula bloccando di fatto il prosieguo.
Seduta aggiornata ad oggi con primo punto all’ordine del giorno, le comunicazioni sul Carnevale con una mozione presentata da Blo’ e Brucculeri sul no alla proroga a Futuris per la gestione della festa il prossimo anno.
Grande soddisfazione per Lorenzo Saladino, che celebra il significativo consenso ottenuto con la sua elezione a deputato regionale in Germania. Nelle sue vene scorre sangue tutto menfitano: i suoi genitori, infatti, sono originari di Menfi e si trasferirono a Ettlingen prima della sua nascita. Nonostante la vita in Germania, Saladino ha sempre mantenuto un forte legame con le sue radici italiane.
A Menfi trascorre tutte le vacanze e possiede una casa di famiglia, segno di un rapporto mai spezzato con la città d’origine dei genitori. Un legame che continua a vivere anche grazie alla numerosa comunità menfitana presente nella cittadina tedesca gemellata con Menfi. La sua elezione è stata accolta con entusiasmo anche nella cittadina siciliana.
Tra i tanti messaggi di congratulazioni, quelli degli esponenti politici come Saverio Ardizzone e Ludovico Viviani che hanno voluto complimentarsi e augurare buon lavoro al neo deputato. Il percorso politico di Saladino è iniziato diversi anni fa con l’elezione a consigliere comunale, incarico al quale si è aggiunto successivamente quello di consigliere provinciale. Oggi arriva la nuova e importante esperienza a livello regionale con il partito Christian Democratic Union of Germany (CDU). «Sono senza parole – ha dichiarato Saladino –. È un risultato davvero inaspettato. Sono risultato il decimo eletto nel Land. Ringrazio e saluto tutti gli amici menfitani per il supporto a distanza».
Quando si pensa alla Francia, la mente corre quasi inevitabilmente a Parigi. La Tour Eiffel, il Louvre, i boulevard illuminati, i caffè di Montmartre. Eppure, fermarsi alla capitale significa conoscere soltanto una pagina di un libro che ne contiene centinaia. La Francia è un Paese di una ricchezza straordinaria, fatto di regioni profondamente diverse tra loro, ciascuna con una propria identità e un proprio paesaggio.
Esistono itinerari capaci di restituire la complessità e la bellezza di questo Paese in modo molto più profondo rispetto a un soggiorno esclusivamente parigino. Tra questi, uno dei più affascinanti attraversa la Valle della Loira, la Normandia e il Mont Saint-Michel: un percorso che unisce arte, storia, natura e spiritualità in un’esperienza di viaggio difficile da eguagliare.
La Francia che non ti aspetti
La stragrande maggioranza dei visitatori italiani che si recano in Francia concentra il proprio soggiorno a Parigi e nei suoi dintorni immediati. È comprensibile: la capitale offre un’offerta culturale e monumentale senza pari.
Tuttavia, chi si spinge oltre i confini dell’Île-de-France scopre un Paese completamente diverso, fatto di campagne sterminate, borghi medievali perfettamente conservati, castelli che sembrano usciti da un libro di fiabe e coste che portano ancora i segni della storia più drammatica del Novecento.
La vera anima della Francia si trova spesso lontano dalle grandi città: nelle vigne della Loira, nei villaggi normanni affacciati sulla Manica, nelle abbazie costruite sulla roccia. Sono luoghi che raccontano secoli di storia europea e che offrono al viaggiatore un’esperienza autentica, lontana dalla frenesia delle metropoli.
I Castelli della Loira: il Rinascimento scolpito nella pietra
La Valle della Loira, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2000, è conosciuta come il Giardino di Francia. Lungo il corso del fiume più lungo del Paese si susseguono oltre mille castelli, costruiti a partire dal X secolo, quando i sovrani francesi scelsero questa valle come sede delle proprie residenze estive e di rappresentanza.
Tra i più celebri, il Castello di Chambord rappresenta il simbolo stesso del Rinascimento francese. Voluto da Francesco I a partire dal 1519, è il più grande e spettacolare tra i castelli della Loira, con la sua iconica scalinata a doppia elica attribuita al genio di Leonardo da Vinci, che trascorse gli ultimi anni della propria vita proprio in questa valle, nella dimora di Clos Lucé ad Amboise.
Non meno affascinante è il Castello di Chenonceau, soprannominato il “Castello delle Dame” per le figure femminili che ne hanno segnato la storia. Costruito nel XVI secolo, si inarca con eleganza sul fiume Cher, creando un’immagine di rara bellezza che lo rende uno dei monumenti più fotografati di tutta la Francia.
Normandia: dove la storia ha cambiato il mondo
Spostandosi verso nord, il paesaggio cambia radicalmente. La Normandia è una regione che porta su di sé i segni di oltre mille anni di storia, dalle conquiste medievali dei Normanni fino agli eventi che hanno ridisegnato il destino dell’Europa contemporanea.
È qui che il 6 giugno 1944 le forze alleate sbarcarono sulle spiagge di Omaha, Utah, Gold, Juno e Sword, dando inizio alla liberazione dell’Europa dall’occupazione nazista.
Visitare le spiagge dello sbarco in Normandia, i cimiteri militari e i memoriali del D-Day è un’esperienza che va ben oltre il turismo: è un atto di memoria collettiva.
Ma la Normandia non è solo memoria bellica. È anche la terra dell’Arazzo di Bayeux, della città di Rouen, dove Giovanna d’Arco fu processata, e di Giverny, il villaggio dove Claude Monet dipinse le sue celebri ninfee.
Mont Saint-Michel: la meraviglia della Francia
Al confine tra Normandia e Bretagna, su un isolotto roccioso battuto dalle maree più alte d’Europa, si erge quello che Victor Hugo definì una “piramide sul mare”: il Mont Saint-Michel.
Inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO fin dal 1979, è uno dei luoghi più iconici di tutta la Francia, con oltre tre milioni di visitatori ogni anno.
La sua storia ha inizio nel 708, quando l’arcangelo Michele apparve in sogno al vescovo Aubert di Avranches, chiedendogli di edificare un santuario sulla sommità della roccia.
Arrivare al Mont Saint-Michel, percorrere le sue stradine medievali e salire fino all’abbazia è un’esperienza che lascia un segno profondo.
Perché un viaggio organizzato può fare la differenza
Un itinerario che comprende Parigi, i Castelli della Loira, la Normandia e il Mont Saint-Michel è senza dubbio uno dei più completi che si possano fare in Europa.
Tuttavia, organizzare un percorso di questo tipo in autonomia richiede tempo, competenze logistiche e una conoscenza approfondita dei territori.
È per questo che molti viaggiatori scelgono di affidarsi a viaggi organizzati e accompagnati, dove ogni dettaglio è pianificato in anticipo.
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I posti sono limitati e le prenotazioni chiudono il 20 marzo.
Tesori di Francia: un viaggio che parte da Sciacca
Per chi desidera vivere questa esperienza, esiste una proposta concreta. Si chiama “Tesori di Francia” ed è un viaggio organizzato dall’agenzia Kalòs Viaggi di Sciacca, realtà presente nel settore turistico dal 1991 e punto di riferimento per i viaggiatori del territorio.
L’itinerario prevede la partenza il 28 maggio con rientro il 4 giugno e tocca tutte le tappe descritte in questo articolo.
Il viaggio “Tesori di Francia” è organizzato a numero limitato di partecipanti e le prenotazioni sono previste entro il 20 marzo.
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Modifiche temporanee alla viabilità nel centro cittadino per consentire lo svolgimento di lavori edilizi.
Il Comando della Polizia Locale ha disposto nuove limitazioni al traffico con un’apposita ordinanza. Con il provvedimento n. 112 del 9 marzo 2026, infatti, è stata stabilita l’istituzione del divieto temporaneo di transito veicolare e di sosta con rimozione forzata in via Candrilli e in piazza Coppola. La misura si rende necessaria per permettere le operazioni di manovra e il posizionamento di una betoniera nell’ambito degli interventi di ristrutturazione dei locali dell’“ex Mulino”, situati proprio nell’area di piazza Coppola. Le limitazioni alla circolazione saranno in vigore giovedì 12 marzo, dalle ore 7 alle ore 18, e comunque fino al termine delle esigenze legate ai lavori. Il provvedimento è stato adottato per garantire lo svolgimento in sicurezza delle attività di cantiere e per tutelare la viabilità nell’area interessata.
La città di Ragusa si prepara a ricordare Sebastiano Tusa, tra i più importanti studiosi dell’archeologia italiana, nel sesto anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 10 marzo 2019. Per l’occasione è stato organizzato un incontro pubblico che si terrà il 20 marzo al Centro studi “Feliciano Rossitto”, con l’obiettivo di rendere omaggio al contributo scientifico e culturale lasciato dall’archeologo, protagonista di ricerche che hanno ampliato in modo significativo la conoscenza della storia antica del Mediterraneo e della Sicilia. Durante l’appuntamento sarà presentato il volume postumo Sicilia archeologica vista dal cielo, realizzato dallo stesso Sebastiano Tusa insieme a Valeria Li Vigni.
Il libro propone una lettura originale del patrimonio archeologico siciliano attraverso immagini e osservazioni dall’alto, mettendo in relazione il paesaggio dell’isola con le testimonianze delle civiltà che nel corso dei secoli l’hanno abitata. All’iniziativa interverranno Valeria Li Vigni e Luigi Nifosì, che approfondiranno l’eredità scientifica e culturale lasciata dall’archeologo, figura di riferimento a livello internazionale e punto cardine per la tutela e la valorizzazione dei siti archeologici siciliani. L’evento è organizzato con la collaborazione del Centro Studi “F. Rossitto”, dell’associazione BCsicilia, di Archeoclub d’Italia, di Abulafia, dell’associazione Le Fate e del Centro Subacqueo Ibleo. L’incontro rappresenterà un momento di riflessione collettiva dedicato alla memoria dello studioso e al suo instancabile impegno nella salvaguardia del patrimonio archeologico della Sicilia.
Hai compiuto 67 anni e versato 20 anni di contributi, ma l’INPS ti ha negato la pensione? Non sei il solo. Nel 2026, migliaia di lavoratori italiani scoprono con amarezza che i requisiti anagrafici e contributivi non bastano. Il problema riguarda chi è entrato nel mondo del lavoro dopo il 1995 e ha avuto stipendi bassi o carriere discontinue. Ecco cosa prevede la legge, chi rischia davvero e quali alternative esistono.
Perché l’INPS può negare la pensione di vecchiaia
La regola generale è nota: per la pensione di vecchiaia ordinaria servono 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi versati. Tuttavia, per chi rientra interamente nel sistema contributivo — cioè chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995 — esiste un requisito aggiuntivo che molti ignorano.
L’importo della pensione maturata deve essere almeno pari all’assegno sociale. Nel 2026, a seguito della rivalutazione annuale dell’1,7%, questa soglia è fissata a 546,24 euro al mese, corrispondenti a 7.101,12 euro su base annua per 13 mensilità. Nel 2025 la soglia era di 538,69 euro mensili.
In pratica, se il calcolo contributivo produce un assegno inferiore a 546 euro, l’INPS respinge la domanda di pensione. Non importa quanti anni hai lavorato: conta quanto hai guadagnato e versato.
Chi rischia di restare senza pensione a 67 anni
Il problema colpisce soprattutto chi ha avuto una carriera lavorativa discontinua: lavori stagionali, contratti a tempo determinato, periodi di disoccupazione, collaborazioni a progetto o impieghi con retribuzioni molto basse.
Pensiamo a un elettricista che ha lavorato per 21 anni, ma con contratti saltuari e stipendi modesti. Oppure a una lavoratrice domestica con lunghi periodi di part-time. In questi casi, anche con 20 anni di contributi effettivi, l’importo calcolato con il metodo contributivo può facilmente restare sotto la soglia dei 546 euro mensili.
È importante sapere che le pensioni interamente contributive non beneficiano dell’integrazione al trattamento minimo né delle maggiorazioni sociali. Questo significa che non esiste un meccanismo automatico che “alza” l’assegno fino a una cifra dignitosa. L’importo è quello che risulta dal calcolo, punto e basta.
Le alternative: assegno sociale e pensione a 71 anni
Chi si vede negare la pensione di vecchiaia a 67 anni ha comunque due strade percorribili.
La prima è l’assegno sociale. Si tratta di una prestazione assistenziale erogata dall’INPS a chi ha compiuto 67 anni e si trova in condizioni economiche disagiate. L’importo pieno nel 2026 è di 546,24 euro al mese, ma è soggetto alla cosiddetta “prova dei mezzi”: viene ridotto o azzerato in base al reddito personale e, per chi è coniugato, anche al reddito del coniuge.
In pratica, ogni euro di reddito riduce l’assegno. Questo rende poco conveniente svolgere attività lavorative regolari se l’obiettivo è integrare il reddito con l’assegno sociale. Inoltre, l’assegno sociale non è reversibile e non genera diritto alla tredicesima.
La seconda alternativa è attendere i 71 anni di età. A questa età, i contributivi puri possono accedere alla pensione di vecchiaia contributiva senza alcuna soglia minima di importo. Bastano anche soli 5 anni di contributi effettivi. È una via d’uscita concreta, ma richiede pazienza.
Cosa fare subito: i consigli pratici
Se ti trovi in questa situazione, il primo passo è verificare la tua posizione contributiva sul sito dell’INPS o tramite un patronato. Controlla l’estratto conto contributivo e chiedi una simulazione dell’importo pensionistico.
Se l’importo è vicino alla soglia, valuta se è possibile versare contributi volontari per colmare il gap. Anche pochi mesi di versamenti aggiuntivi possono fare la differenza tra ottenere o meno la pensione.
Se invece la distanza dalla soglia è ampia, informati subito sull’assegno sociale. Presenta la domanda tramite il portale INPS, un patronato o il Contact Center INPS al numero 803.164.
Ricorda: la normativa pensionistica è complessa e in continua evoluzione. Non affidarti al passaparola. Rivolgiti sempre a un professionista qualificato o a un ente di patronato per una consulenza personalizzata sulla tua situazione.
In conclusione, il sistema contributivo puro può riservare brutte sorprese a chi ha avuto una carriera lavorativa frammentata. Conoscere i requisiti reali — non solo quelli apparenti — è il primo passo per tutelare i propri diritti previdenziali e pianificare il futuro con consapevolezza.
La Corte Costituzionale, con propria sentenza, ha messo un punto fermo su una disputa normativa di grande rilievo per il Servizio Sanitario Regionale siciliano, respingendo il ricorso del Governo nazionale contro le scelte di Palazzo d’Orléans. Al centro del contendere l’articolo 6 della legge regionale numero 26/2025, con cui la Regione Siciliana ha stanziato 15 milioni di euro per incrementare i rimborsi della specialistica ambulatoriale convenzionata. La strategia per l’equità d’accesso L’iniziativa legislativa nasceva dalla necessità di mitigare gli effetti del “decreto tariffe” nazionale del novembre 2024. Secondo la Regione, il nuovo nomenclatore ministeriale aveva ridotto eccessivamente i valori economici di alcune prestazioni -specialmente in ambiti critici come la cardiologia e la medicina di laboratorio – mettendo a serio rischio la sostenibilità delle strutture e, di riflesso, l’effettiva erogazione dei servizi ai cittadini. Nel corso del giudizio, la Regione Siciliana è stata difesa dagli avvocati Nicola Dumas (nella foto) e Enrico Pistone Nascone. Proprio l’avvocato Dumas, agrigentino, ex cancelliere esperto del Tribunale di Sciacca, presente in udienza pubblica per illustrare le ragioni dell’ente, ha evidenziato come l’intervento non mirasse a introdurre prestazioni extra, ma a garantire l’efficacia di quelle già incluse nei livelli essenziali di assistenza, utilizzando risorse proprie del bilancio regionale e non i fondi vincolati al Piano di rientro.
La sentenza della Cassazione
L’Avvocatura dello Stato aveva impugnato la norma sostenendo che la Sicilia, essendo sottoposta a piano di rientro dal disavanzo sanitario, non potesse aumentare le tariffe senza il previo via libera dei Tavoli tecnici ministeriali. Tuttavia, la sentenza redatta dalla giudice Maria Alessandra Sandulli ha chiarito un principio di fondamentale importanza: – Autonomia finanziaria: Le Regioni possono aumentare le tariffe nazionali se utilizzano risorse proprie autonome (come quelle derivanti da entrate tributarie regionali) e non il Fondo Sanitario Nazionale. – Competenza organizzativa: La manovra rientra nella competenza concorrente regionale in materia di tutela della salute, poiché spetta alla Regione organizzare il servizio per rendere effettivi i diritti dei cittadini sul territorio. – Piani di rientro: Il vincolo di bilancio non impedisce di investire fondi extra-sanitari per evitare che il diritto alla salute venga compromesso da tariffe nazionali ritenute non congrue alla realtà operativa locale. La decisione della Consulta rappresenta un precedente significativo: riconosce che il rigore finanziario non può tradursi in un limite invalicabile quando una Regione decide di impiegare risorse proprie per salvaguardare il “nucleo invalicabile” del diritto alla salute. In definitiva, i giudici costituzionali hanno dichiarato inammissibili o non fondate tutte le censure mosse dallo Stato, legittimando pienamente l’operato della Regione Siciliana.
Il commento del Presidente Schifani
«Un risultato importante per la Regione Siciliana e per l’azione del mio governo. La decisione della Corte costituzionale riconosce in modo chiaro gli spazi di autonomia finanziaria e ordinamentale della Regione in materia sanitaria, confermando la legittimità della scelta, da noi fortemente voluta, di destinare maggiori risorse regionali per incrementare le tariffe di alcune prestazioni ambulatoriali e garantire così una più efficace erogazione dei livelli essenziali di assistenza».
Lo dice il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, commentando la decisione della Corte costituzionale, che ha respinto il ricorso del governo nazionale sull’articolo 6 della legge regionale 26/2025 con la quale sono stati stanziati 15 milioni di euro per incrementare la spesa per l’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata.
«Ma quello che più conta – aggiunge Schifani – è che questo provvedimento permetterà di erogare maggiori prestazioni ai cittadini, riducendo tempi di attesa e avvicinando la sanità siciliana ai bisogni concreti della gente. Desidero infine ringraziare l’Ufficio legislativo e legale della Regione per il lavoro preciso e determinante che ha reso possibile questo risultato».
La procura di Gela, che ha aperto un’inchiesta sulla frana che ha sconvolto Niscemi acquisirà agli atti la relazione dei docenti dell’università di Firenze, guidati dal Nicola Casagli, presidente del centro per la protezione civile dell’ ateneo e professore ordinario di Geologia applicata, incaricati dal Dipartimento della Protezione civile della presidenza del Consiglio di redigere un rapporto sul disastro che lo scorso gennaio ha sconvolto il comune siciliano. Il rapporto di 150 pagine, ricco di schemi e rilievi fotografici, fa una storia delle frane a cominciare da quella del 1790, un’ analisi dei dati satellitari radar interferometrici, indagini geofisiche, valuta il rischio residuo nel centro abitato, e stila interventi di riduzione e monitoraggio del rischio residuo.
Sono stati ufficialmente affidati gli interventi urgenti per la messa in sicurezza del porticciolo di Porto Rossi, a Catania, gravemente colpito dalle mareggiate provocate dal ciclone Harry tra la fine di gennaio e febbraio. Le operazioni prevedono la bonifica dell’area portuale e il recupero dello scalo, con la rimozione delle imbarcazioni distrutte o finite sott’acqua durante il maltempo.
L’obiettivo è anche quello di prevenire possibili problemi ambientali legati alla presenza di relitti e di eventuali sostanze inquinanti in mare. L’appalto è stato assegnato con procedura d’urgenza dal Genio civile di Catania all’impresa Idresia Infrastrutture di Isernia.
L’importo complessivo dell’intervento ammonta a 776 mila euro e i lavori dovranno essere completati entro 150 giorni. Alla consegna dei lavori erano presenti il dirigente generale del Dipartimento regionale Tecnico Duilio Alongi, incaricato dal presidente della Regione Renato Schifani di coordinare le attività legate all’emergenza causata dal ciclone Harry e dalla frana di Niscemi, il dirigente generale del Dipartimento Infrastrutture Salvatore Lizzio, il capo del Genio civile di Catania Gaetano Laudani, il responsabile unico del procedimento Alberto Vecchio e il direttore dei lavori Ignazio Cassaniti. «L’avvio tempestivo di questi interventi – ha dichiarato il presidente della Regione Renato Schifani – è fondamentale sia per ripristinare la piena funzionalità dell’infrastruttura sia per tutelare l’ambiente, considerato il rischio legato alla presenza di relitti e materiali potenzialmente inquinanti. Continuiamo a lavorare senza sosta per riparare ai danni eccezionali provocati dal ciclone Harry, che ho potuto verificare personalmente durante le visite nelle aree più colpite». Il violento evento meteorologico ha provocato l’affondamento di diverse imbarcazioni da diporto ormeggiate nel porticciolo, mentre altre sono state spinte contro la scogliera.
Le onde hanno inoltre causato lo smottamento della strada di accesso allo scalo, rendendo l’area difficilmente raggiungibile anche via mare a causa dei massi trascinati dai marosi. Ingenti i danni registrati anche alle strutture portuali e ai pontili.