Le indagini, condotte dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura, hanno fatto emergere una spiccata pericolosità sociale e una notevole capacità di accumulare ricchezze nel tempo, a partire soprattutto dal 2005.
La Corte d’appello aveva riqualificato i fatti nei reati di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena, infliggendo una condanna ridotta a 5 anni e 8 mesi.