Villa Comunale chiusa di domenica, Cognata attacca: «Sciacca negata a famiglie e bambini»

Cancelli chiusi, lucchetti serrati e famiglie costrette a tornare indietro. È lo scenario che si è presentato domenica mattina davanti alla Villa Comunale di Sciacca, uno dei principali spazi verdi della città. Una situazione che ha scatenato la dura presa di posizione del consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Gaetano Cognata, che parla senza mezzi termini di “città ferma” e di “amministrazione assente”.
«È inaccettabile che in una domenica mattina la Villa Comunale resti chiusa – dichiara Cognata –. Parliamo di uno dei pochi polmoni verdi cittadini, un luogo simbolo di socialità e relax.

L’immagine dei cancelli sbarrati restituisce la fotografia di un’amministrazione incapace di garantire persino l’ordinaria gestione degli spazi pubblici».
Secondo quanto segnalato da numerosi cittadini, diverse famiglie si sono recate nella storica villa per trascorrere qualche ora all’aria aperta con bambini e anziani, trovando però l’amara sorpresa della chiusura totale.
«La domenica è il giorno in cui la comunità vive i propri spazi – prosegue il consigliere di FdI –. Negare l’accesso alla Villa in un momento di svago e aggregazione significa ignorare completamente le esigenze delle famiglie saccensi. È lecito chiedersi quali siano le cause: mancanza di personale, disorganizzazione degli uffici o, peggio ancora, disinteresse».
Cognata punta il dito contro la gestione del verde pubblico, ritenuta una priorità imprescindibile per chi amministra la città: «Non si può parlare di rilancio turistico e qualità della vita se poi non si riesce a tenere aperto un giardino pubblico nel giorno di festa. Chiedo formalmente all’amministrazione comunale e all’assessore competente di chiarire quanto accaduto e di intervenire immediatamente per evitare che simili episodi si ripetano».
La conclusione è netta: «La città appartiene ai cittadini. Non può essere chiusa per “ferie” proprio quando i cittadini ne hanno più bisogno».

Luca Licata apre a Sciacca Papale’ City: “Darò lavoro guardando al futuro”

A Sciacca apre una nuova attività che unisce impresa, innovazione e attenzione al lavoro. Si tratta di Papalè City, il nuovo progetto imprenditoriale di Luca Licata, già noto in città per lo stabilimento balneare Papalè Beach.

Alla base dell’apertura non c’è soltanto la volontà di investire, ma una scelta ben precisa: garantire continuità lavorativa. «Avevo fatto una promessa ai miei cinque dipendenti stagionali – racconta Licata – quella di farli lavorare tutto l’anno. Questa mattina hanno firmato tutti un contratto a tempo indeterminato». Un segnale forte, in un contesto economico in cui la stabilità occupazionale resta una delle principali sfide.

Papalè City rappresenta l’evoluzione naturale di un percorso imprenditoriale costruito nel tempo. «Con l’esperienza si cresce e si inizia a vedere le cose in modo diverso – spiega – viaggio molto, osservo, raccolgo idee e poi cerco di svilupparle nel luogo in cui vivo».

Non è casuale la scelta della zona Perriera, quartiere che negli ultimi anni sta conoscendo una fase di espansione. «Da bambino questa zona era quasi vuota, mancava di tutto. Oggi è una parte di Sciacca su cui bisogna puntare, perché è in continua crescita».

Tra i punti di forza della nuova attività spiccano innovazione e organizzazione. Papalè City introduce un sistema digitale che permette di ordinare comodamente da casa tramite applicazione, ma soprattutto un metodo di consegna studiato per mantenere la pizza calda e fragrante fino all’arrivo a domicilio, senza comprometterne la qualità. «Non sono novità assolute in senso generale – precisa Licata – ma per Sciacca sì».

Aprire oggi una nuova attività, però, non è semplice. «È diventato tutto più complesso, la burocrazia è pesante e lunga. Ho lavorato a questo progetto per cinque mesi e le autorizzazioni sono arrivate solo la settimana scorsa. Quando dici che stai aprendo un’attività, in molti ti danno del pazzo, ma nel senso buono».

Con l’apertura di Papalè City, pizzeria da asporto e con servizio di consegna a domicilio dotata anche di posti a sedere, Luca Licata rafforza il proprio impegno imprenditoriale a Sciacca, puntando su innovazione, lavoro stabile e sulla valorizzazione di una zona della città in continua espansione.

La nuova attività si trova in Via Antonio Segni, 3/D, a Sciacca, nella zona Perriera.

In attesa del lancio dell’app dedicata agli ordini, è già possibile consultare il menù digitale al seguente indirizzo:

Bando agricoltura siciliana, Oala: “Penalizza i piccoli produttori”

Il bando agricoltura siciliana nato per sostenere il rilancio tecnologico del comparto agricolo finisce al centro di una dura contestazione. L’Associazione Agricoltori Lago Arancio (Oala), guidata da Nino Ciaccio, rompe il silenzio e attacca apertamente il bando regionale RSD01, accusandolo di favorire pochi grandi proprietari a discapito della maggioranza dei produttori.
Secondo l’associazione, quello che avrebbe dovuto rappresentare un’opportunità di crescita per il settore si è trasformato, nei fatti, in uno strumento di esclusione programmata, incapace di rispecchiare la reale struttura dell’agricoltura siciliana.

Una soglia che esclude la maggioranza delle aziende

Il punto centrale della protesta riguarda la soglia minima di investimento prevista dal provvedimento: 250.000 euro. Un limite che Oala definisce fuori scala rispetto alla realtà produttiva del territorio e incompatibile con le dimensioni medie delle aziende agricole locali.
Per l’associazione, fissare una soglia così elevata significa costruire il bando agricoltura siciliana su misura per grandi realtà latifondiste e industriali, ignorando completamente il tessuto agricolo diffuso che caratterizza l’Isola.

Aziende da 10 ettari lasciate fuori

Le aziende associate a Oala, spiegano i rappresentanti dell’organizzazione, hanno in media un’estensione di circa dieci ettari. In questo contesto, la richiesta di un investimento minimo di un quarto di milione di euro viene considerata non solo irrealistica, ma anche penalizzante.
Secondo l’associazione, parlare di sviluppo senza tenere conto delle reali possibilità economiche degli agricoltori significa snaturare le finalità del bando agricoltura siciliana, trasformandolo in un privilegio per pochi e non in uno strumento di crescita collettiva.

Le richieste di Oala al Governo regionale

Oala avanza due richieste definite non negoziabili. La prima riguarda una riduzione drastica dei massimali di investimento, così da rendere il bando realmente accessibile alle piccole e medie imprese agricole.
La seconda richiesta punta a una revisione complessiva dei criteri di selezione, affinché il bando agricoltura siciliana torni a svolgere la funzione per cui è stato concepito: sostenere l’intero comparto e non soltanto le grandi aziende.

Ultimatum e mobilitazione annunciata


Nel documento diffuso, l’associazione lancia un vero e proprio ultimatum. In assenza di una rettifica tempestiva del bando RSD01, Oala si dice pronta a promuovere una “sfiducia sociale”, chiedendo formalmente le dimissioni dell’assessore regionale all’Agricoltura e contestando la linea del Governo della Regione Siciliana.

Appello all’unità degli agricoltori siciliani

L’Associazione Agricoltori Lago Arancio conclude con un appello rivolto a tutti gli agricoltori, ai comitati spontanei e alle associazioni dell’Isola. L’obiettivo è costruire un fronte comune, attraverso un documento di protesta unitario e una mobilitazione coordinata.

Per Oala, il bando agricoltura siciliana non è solo una questione tecnica, ma una scelta che incide direttamente sulla dignità del lavoro agricolo e sul futuro di migliaia di produttori.

Guarda il ladro in diretta dalla tv e lo fa arrestare: colpo fallito durante la festa di Sant’Agata

Segue la processione di Sant’Agata in televisione, ma sullo schermo del cellulare assiste a tutt’altra scena: un ladro dentro casa sua. È così che un cittadino catanese ha dato l’allarme e consentito ai Carabinieri di arrestare due uomini responsabili di un furto in abitazione.
L’allarme dell’appartamento, situato al secondo piano, scatta mentre l’uomo è fuori casa. Collegandosi al sistema di videosorveglianza, vede in tempo reale un intruso introdursi dal balcone dopo aver infranto il vetro di una portafinestra. Il ladro raggiunge la camera da letto, rovista tra armadio e comò e porta via tre orologi, poi fugge.
La segnalazione al 112 fa scattare l’intervento immediato dei Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Catania, impegnati nel controllo del territorio durante i festeggiamenti. Poco dopo, una pattuglia intercetta un’auto con due uomini che tenta di allontanarsi a forte velocità. Il veicolo viene bloccato a un incrocio cittadino.
A bordo ci sono due catanesi, di 47 e 64 anni, entrambi con precedenti. Le verifiche permettono di ricostruire il ruolo dei due: uno sarebbe entrato nell’abitazione, l’altro avrebbe fatto da “palo” per garantire la fuga. Decisive le immagini delle telecamere interne, che consentono di riconoscere l’autore materiale anche grazie agli indumenti indossati.
I militari recuperano la refurtiva: i tre orologi vengono immediatamente restituiti al proprietario. I due uomini vengono arrestati con l’accusa di furto aggravato in concorso in abitazione e messi a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Resta ferma la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Aggressione al pronto soccorso di Agrigento, arrestato un 34enne

Nella serata di ieri, al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, un uomo ha aggredito un infermiere dopo essersi rifiutato di liberare una barella occupata senza alcuna necessità sanitaria.
L’uomo, un trentaquattrenne agrigentino, disoccupato e senza fissa dimora, si sarebbe ormai abituato a bivaccare all’interno dell’area di emergenza del nosocomio, utilizzando le barelle come giaciglio.

Quando l’infermiere gli ha chiesto di scendere per consentirne l’uso a un paziente, la situazione è degenerata: il soggetto ha reagito con violenza, colpendo l’operatore sanitario con calci e pugni.
Sul posto sono intervenuti gli agenti della sezione Volanti della polizia, allertati dal personale ospedaliero. Anche alla presenza delle forze dell’ordine, l’uomo non si è calmato, continuando a minacciare di morte l’infermiere e a urlare frasi violente.
Al termine degli accertamenti, il trentaquattrenne è stato arrestato con le accuse di minacce gravi e lesioni personali a pubblico ufficiale in servizio. Un episodio che riaccende i riflettori sulla sicurezza negli ospedali e sulla necessità di tutelare chi ogni giorno lavora in prima linea per garantire cure e assistenza.

“Arriva la festa” sfida il maltempo, spettacolo nonostante la pioggia (Video)

Ancora una volta la pioggia ha accompagnato “Arriva la festa”, lo spettacolo che fornisce un assaggio del Carnevale di Sciacca 2026 con l’esibizione di alcuni componenti dei gruppi mascherati. Già un’ora prima dell’inizio una forte precipitazione ha colpito il centro cittadino, minacciando lo svolgimento della manifestazione. Il maltempo, tuttavia, è durato poco e lo spettacolo è partito con pochi minuti di ritardo rispetto all’orario previsto.

Come da tradizione, ad aprire lo spettacolo la maschera simbolo, il Peppe Nappa. A seguire si sono esibiti il gruppo del carro allegorico “Tu mi rubi l’anima” e “Toda gioia toda alegria, destinazione Bahia”. Proprio durante quest’ultima esibizione una intensa pioggia si è abbattuta su piazza Angelo Scandaliato, costringendo gli organizzatori a sospendere temporaneamente lo spettacolo.

Pioggia sul palco in piazza Angelo Scandaliato.

La pausa è durata pochi minuti e la serata è ripresa con le successive performance. “La via della sete” (Ass. Anima e cuore), “L’evoluzione della specie” (Ass. Nuove evoluzioni), “Appesi a un filo” (Ass. La nuova avventura), “Segnali di fumo” (Ass. La bomboniera) e “Non aprite quella porta” (Ass. Quelli di ma che voice).

Il maltempo ha però inciso sulla partecipazione del pubblico. Molti spettatori hanno lasciato la piazza e il numero delle presenze si è progressivamente ridotto nel corso della serata. Nonostante le difficoltà legate alla pioggia, lo spettacolo è riuscito comunque a proseguire fino alle ultime esibizioni previste.

Da apprezzare l’impegno dei numerosi ballerini, tra cui diversi bambini e giovanissimi, che nonostante la pioggia e le difficoltà del momento hanno proseguito le esibizioni senza scoraggiarsi, con entusiasmo e determinazione, contribuendo così alla buona riuscita dello spettacolo.

Droga a Ribera, nove condanne e due assoluzioni per fatti del 2014 e del 2015


Il Tribunale di Sciacca, in composizione collegiale, ha disposto 9 condanne e 8 tra assoluzioni e non doversi procedere per intervenuta prescrizione. E’ la sentenza del processo con 17 imputati, in particolare riberesi, scaturito da un’indagine, condotta tra il 2014 e il 2015, che focalizzava, definendo ruoli, attività e singoli episodi, l’arrivo di hashish e cocaina a Ribera.

La pena maggiore, 4 anni e 3 mesi di reclusione, per Salvatore Cannella, di 51 anni, di Villafranca Sicula. Per Giangregory Volpe, di 42 anni, di Ribera, 4 anni e 2 mesi. Pena di 4 anni e un mese per Luigi Porroni, di 71 anni, di Ribera, Simone Garufo, di 49 anni, e Agostino Giocondo, di 56 anni, entrambi di Belmonte Mezzagno. Antonino Caronia, di 59 anni, di Ribera, è stato condannato a 4 anni; Antonino Adelfio, di 55, di Palermo, a 4 anni e un mese; Giovanni Mazzara, di 56 anni, di Palermo, a 4 anni; Ecaterina Elena David, di 42 anni, rumena, residente a Ribera, a 4 anni e un mese.

Dai fatti di droga sono stati assolti perché il fatto non sussiste o per non averlo commesso Giuseppe Di Giorgi, di 49 anni, di Ribera e Luigi Montana, di 61, di Caltabellotta. Sempre per vicende di droga doversi procedere per sopravvenuta prescrizione del reato, previa riqualificazione dei fatti, nei confronti di Giuseppe e Gaetano Adelfio, di 47 e 34 anni, di Palermo, e per Najib Kahla Ben, di 45 anni, tunisino, residente a Ribera.

Non doversi procedere per prescrizione anche per Giuseppe Triassi, di 40 anni, e Francesco Cavalcante, di 42, entrambi di Ribera, accusati di avere detenuto illegalmente una pistola calibro 22.

Non doversi procedere per intervenuta prescrizione anche per Giangregory Volpe e Salvatore Cannella dall’accusa di avere detenuto illegalmente una pistola e per Maria Lo Bianco, di 40 anni, di Belmonte Mezzagno, accusata di favoreggiamento.

Le difese erano rappresentate dagli avvocati avvocati Vincenzo Castellano, Domenico Cicchirillo, Mirella Vento, Giovanni Forte, Giuseppe Tramuta, Lina Dazzo, Ornella Travia e Sergio Indelicato.

Pubblico ministero con discussione effettuata nei mesi scorsi il sostituto Michele Marrone. Il collegio era composto dai giudici Antonino Cucinella (presidente) ed a latere Veronica Messana e Fabio Passalacqua.

Salva Casa, la sanatoria non vale per piano terra e seminterrati se cambi destinazione d’uso: decidono Regioni e Comuni

La legge Salva Casa non rappresenta una sanatoria generalizzata per tutti i cambi di destinazione d’uso. In particolare, piani terra e seminterrati restano esclusi dalle semplificazioni automatiche quando viene modificata la funzione dell’immobile: in questi casi la competenza è demandata alle Regioni e, a cascata, ai Comuni, che possono imporre limiti anche molto stringenti.

È quanto emerge da un’analisi sistematica dell’articolo 23-ter del Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. 380/2001), così come modificato dalla Legge n. 105/2024, che ha introdotto il nuovo perimetro del cosiddetto “Salva Casa”.


Salva Casa: cosa semplifica davvero e dove si applica

La finalità dichiarata della riforma è quella di snellire i mutamenti di destinazione d’uso, ma solo in contesti ben delimitati. Il regime semplificato, infatti, non è universale, ma si applica esclusivamente agli immobili situati nelle seguenti zone urbanistiche, definite dal D.M. 1444/1968:

  • Zona A: centri storici e aree di pregio;
  • Zona B: aree totalmente o parzialmente edificate;
  • Zona C: aree destinate a nuovi insediamenti.

Al di fuori di queste zone – o delle loro equivalenti previste dalla normativa regionale – le semplificazioni decadono e torna pienamente operativo il regime ordinario.

Inoltre, il cambio di destinazione deve avvenire all’interno delle categorie funzionali ammesse, ovvero:

  • residenziale;
  • turistico-ricettiva;
  • produttivo-artigianale;
  • commerciale.

Piano terra e seminterrati: niente automatismi

Il punto critico riguarda proprio le unità immobiliari poste al piano terra o ai livelli inferiori. L’ultimo comma dell’art. 23-ter del D.P.R. 380/2001 stabilisce chiaramente che, per queste porzioni di edificio, la competenza normativa è esclusivamente regionale.

In altre parole:

  • lo Stato non ha imposto una liberalizzazione automatica;
  • ogni Regione decide se, come e in quali limiti consentire il cambio di destinazione d’uso;
  • i Comuni possono mantenere o introdurre divieti specifici, soprattutto per ragioni di:
    • sicurezza idraulica;
    • tutela del decoro urbano;
    • vivibilità dei centri storici;
    • equilibrio dei servizi.

Di conseguenza, la sanatoria Salva Casa non si applica automaticamente a piani terra, seminterrati o locali accessori, anche se l’immobile ricade in zona A, B o C.


Stato legittimo dell’immobile: il requisito che non cambia

Un altro aspetto centrale riguarda lo stato legittimo dell’immobile, che resta un presupposto imprescindibile. Il Salva Casa non sana abusi edilizi pregressi, né legittima interventi realizzati in assenza di titoli.

La giurisprudenza amministrativa più recente ha chiarito questo punto in modo netto. La sentenza TAR Liguria n. 1365/2025, ad esempio, ha ribadito che:

  • non esiste alcuna estensione automatica delle agevolazioni ai piani terra;
  • in assenza di una norma regionale specifica, i divieti comunali restano pienamente validi.

Questo vale soprattutto nei centri storici, dove i regolamenti urbanistici locali continuano a prevalere.


Immobili su più livelli: il problema delle “fattispecie ibride”

Ulteriori criticità emergono nei casi in cui l’unità immobiliare si sviluppa su più livelli, ad esempio:

  • piano terra + primo piano;
  • seminterrato + piano rialzato.

In queste situazioni si pone una questione ancora aperta:
è possibile parzializzare il cambio di destinazione d’uso, oppure il divieto riferito al piano terra “contamina” l’intero immobile?

La giurisprudenza tende a un’interpretazione prudente, secondo cui il divieto sul piano inferiore può rendere impraticabile l’intera operazione, salvo espresse previsioni regionali o comunali in senso contrario.


Agevolazioni sì, ma restano tutti i vincoli tecnici

Il Salva Casa introduce comunque vantaggi concreti, come:

  • riduzione degli oneri di urbanizzazione;
  • agevolazioni sulla monetizzazione dei parcheggi pubblici.

Tuttavia, questi benefici non eliminano l’obbligo di rispettare tutte le normative di settore, tra cui:

  • requisiti igienico-sanitari;
  • norme antincendio;
  • sicurezza strutturale;
  • accessibilità.

In sintesi

Il Salva Casa non è una sanatoria universale.
Per piani terra e seminterrati, il cambio di destinazione d’uso:

  • non è automaticamente consentito;
  • dipende dalla normativa regionale;
  • resta fortemente condizionato dai regolamenti comunali.

Chi intende procedere deve quindi verificare con attenzione:

  1. la zona urbanistica;
  2. lo stato legittimo dell’immobile;
  3. la normativa regionale vigente;
  4. le prescrizioni comunali applicabili.

Solo così è possibile evitare rigetti, contenziosi e interventi destinati a rimanere irregolari.

Perdita del feto, scatta il risarcimento come per un figlio già nato: la Cassazione riconosce il legame affettivo in gravidanza

La perdita di un feto a causa di un errore medico non è più considerata un danno “minore” o solo potenziale. Con una decisione destinata a segnare un punto di svolta, la Corte di Cassazione ha stabilito che la morte del concepito deve essere risarcita allo stesso modo della perdita di un bambino già nato, riconoscendo pienamente l’esistenza di un rapporto parentale e affettivo già durante la gravidanza.

Si tratta di un principio che rafforza la tutela dei genitori vittime di malasanità e ridefinisce i confini del danno non patrimoniale legato alla perdita prenatale.


Il caso: parto cesareo tardivo e morte della neonata

La pronuncia nasce da una vicenda di responsabilità medica particolarmente grave. Una coppia di genitori, insieme ai nonni, ha citato in giudizio una struttura sanitaria e il personale medico per la morte della figlia avvenuta durante un parto cesareo.

Secondo quanto emerso in giudizio, i sanitari avrebbero ritardato l’intervento chirurgico nonostante fossero stati registrati, molte ore prima, tracciati cardiotocografici anomali, con chiari segnali di sofferenza fetale. Il ritardo avrebbe compromesso in modo irreversibile le condizioni della bambina, causandone il decesso.

I familiari hanno quindi chiesto il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale, sostenendo che il comportamento negligente dei medici avesse distrutto non solo una vita, ma anche un legame affettivo già pienamente formato.


I giudizi di merito: risarcimento ridotto perché il rapporto era “potenziale”

In primo grado, il Tribunale ha riconosciuto il diritto al risarcimento per genitori e nonni, respingendo invece la domanda proposta per i fratelli nati successivamente, non ancora concepiti al momento dei fatti.

In appello, però, la Corte territoriale ha ridotto del 50% l’importo liquidato, sostenendo che, in caso di feto nato morto, il rapporto parentale fosse soltanto “potenziale” e non equiparabile a quello con un figlio già nato. Da qui la decisione di dimezzare il risarcimento.

Una motivazione che i genitori hanno contestato, ricorrendo in Cassazione.


La svolta della Cassazione: il legame genitoriale nasce prima della nascita

Con l’ordinanza n. 26826 del 6 ottobre 2025, la Corte di Cassazione ha ribaltato integralmente l’impostazione dei giudici d’appello, affermando un principio chiaro:

La perdita del feto, quando causata da colpa medica, integra un danno da perdita del rapporto parentale pienamente risarcibile, al pari della morte di un figlio già nato.

Secondo la Suprema Corte, la sofferenza dei genitori non può essere qualificata come danno potenziale, perché il rapporto affettivo e familiare si sviluppa già durante la gravidanza. La morte del concepito spezza un legame reale, concreto e profondo, non una mera aspettativa futura.


I fondamenti giuridici: Costituzione e CEDU

La Cassazione fonda la propria decisione su solidi riferimenti costituzionali e sovranazionali:

  • Articolo 31, comma 2, Costituzione, che tutela la maternità;
  • Articolo 2 Costituzione, che protegge i diritti inviolabili della persona, estesi anche al concepito;
  • Articolo 8 della CEDU, sul diritto alla vita privata e familiare.

La Corte richiama inoltre la giurisprudenza costituzionale, che già riconosce al concepito una posizione giuridica meritevole di tutela.


Come si calcola il risarcimento: tabelle di Milano e valutazione concreta

Sul piano pratico, la Cassazione chiarisce che il danno da perdita del feto deve essere liquidato utilizzando le tabelle di Milano, considerate ormai parametro di riferimento nazionale per il danno non patrimoniale.

I giudici di merito dovranno:

  • valutare tutte le circostanze concrete del caso;
  • considerare sia la sofferenza interiore sia le ricadute sulla vita relazionale;
  • procedere, se necessario, all’interrogatorio libero delle parti;
  • personalizzare il risarcimento, senza riduzioni automatiche legate allo stadio della gravidanza.

Una sentenza destinata a incidere profondamente

Questa decisione rappresenta un cambio di paradigma nella tutela dei genitori vittime di malasanità. La perdita del concepito non è più un evento giuridicamente “attenuato”, ma una lesione grave del rapporto parentale, meritevole di pieno ristoro.

Le ricadute potrebbero essere rilevanti anche su altri fronti delicati del diritto, dalla responsabilità sanitaria ai casi di violenza contro donne incinte, rafforzando la protezione della vita prenatale e del legame affettivo che nasce ben prima del parto.

Per le famiglie colpite da tragedie simili, si tratta di un riconoscimento importante: il dolore per un figlio perso in gravidanza è lo stesso, giuridicamente e umanamente, di quello per un figlio già nato.

Fabio Testi si racconta al Samona’, talk show gratuito a febbraio dell’attore veronese

La vita di Fabio Testi si fa racconto per il pubblico del teatro Popolare Samona’ il prossimo tredici febbraio.

Uno spettacolo, “Io…Fabio Testi” incentrato sulla carriera e filmografia dell’attore veronese attraverso la visione di un documentario e un talk show dove il volto del cinema italiano si aprirà a tutto tondo alle curiosità anche del pubblico.

La serata organizzata da Freedom Arte Libera e’ totalmente gratuita e finanziata dal Comune di Sciacca con un impegno di spesa di circa 4500 euro.

Un’occasione unica per conoscere da vicino uno delle icone del cinema anni ’70 e ’80.