Borgetto, allevatore ucciso a colpi di pistola nelle campagne tra Partinico e Borgo Parrini

Un uomo di 73 anni, Vito La Puma, allevatore di Borgetto, è stato ucciso nelle campagne tra Partinico e Borgo Parrini, in contrada Principe di Mezzavilla. Il corpo è stato rinvenuto nelle scorse ore e, secondo i primi accertamenti, l’uomo sarebbe stato raggiunto da due colpi di arma da fuoco alla testa.
Sul delitto indaga la polizia, con la sezione Omicidi della Squadra Mobile impegnata nelle attività investigative. Sul posto sono intervenuti gli agenti per i rilievi di rito ed è atteso l’arrivo del medico legale, che dovrà chiarire l’esatta dinamica e l’orario della morte.
Gli investigatori stanno scavando nel passato della vittima. La Puma aveva piccoli precedenti di polizia ed era stato in passato indagato per furto e invasione di terreni. Elementi che ora vengono valutati per ricostruire il contesto in cui è maturato l’omicidio.
Nel frattempo, gli inquirenti stanno ascoltando i familiari del 73enne e possibili testimoni della zona, nel tentativo di raccogliere informazioni utili a individuare il movente e gli autori del delitto. Le indagini proseguono a tutto campo.

Pensione senza contributi nel 2026: come funziona l’assegno sociale INPS, importi aggiornati e requisiti

Chi arriva all’età pensionabile senza aver maturato contributi sufficienti può contare, anche nel 2026, su una misura di sostegno fondamentale: l’assegno sociale INPS. Si tratta di una prestazione assistenziale rivolta a chi non ha diritto a una pensione di vecchiaia o ad altri trattamenti previdenziali, ma si trova in condizioni economiche disagiate.

Con la rivalutazione per inflazione prevista dalla normativa vigente, nel 2026 cambiano importo e soglie reddituali. Vediamo nel dettaglio chi può richiederlo, quanto spetta e come presentare domanda.


Cos’è l’assegno sociale e a chi spetta

L’assegno sociale è una prestazione assistenziale erogata dall’INPS su domanda, finanziata dalla fiscalità generale e non legata al versamento di contributi. Non è una pensione in senso tecnico e presenta alcune caratteristiche precise:

  • non è reversibile ai superstiti;
  • non è soggetto a tassazione IRPEF;
  • non è pignorabile;
  • viene erogato solo in presenza di determinati requisiti economici e personali.

È destinato alle persone che raggiungono i 67 anni di età senza avere diritto a una pensione contributiva o con un trattamento pensionistico di importo inferiore alla soglia minima prevista.


Requisiti per l’assegno sociale nel 2026

Per ottenere l’assegno sociale nel 2026 è necessario soddisfare tutti i seguenti requisiti:

  • età minima di 67 anni;
  • stato di bisogno economico, verificato annualmente;
  • cittadinanza italiana o condizioni equiparate (cittadini UE o extra-UE con permesso di soggiorno di lungo periodo);
  • residenza effettiva e stabile in Italia;
  • soggiorno legale e continuativo in Italia da almeno 10 anni (requisito in vigore dal 1° gennaio 2009).

Il diritto alla prestazione viene valutato in modo diverso a seconda dello stato civile:

  • per i non coniugati conta esclusivamente il reddito personale;
  • per i coniugati viene considerato anche il reddito del coniuge.

Quali redditi vengono considerati dall’INPS

Ai fini del calcolo del diritto all’assegno sociale, l’INPS tiene conto di una pluralità di redditi, tra cui:

  • redditi assoggettabili a IRPEF (al netto di imposte e contributi);
  • redditi da terreni e fabbricati;
  • rendite INAIL;
  • assegni alimentari previsti dal Codice civile;
  • altri redditi rilevanti secondo la normativa vigente.

Superare le soglie stabilite comporta la riduzione o la perdita totale del beneficio.


Nuovo importo dell’assegno sociale 2026

Con l’adeguamento all’inflazione, l’importo dell’assegno sociale è stato rivalutato a partire dal 1° gennaio 2026.

  • Importo mensile 2026: 546,24 euro
  • Importo mensile 2025: 538,69 euro

L’aumento deriva dal meccanismo di perequazione automatica previsto per le prestazioni assistenziali. L’assegno può essere riconosciuto:

  • in misura piena, se il reddito è pari a zero;
  • in misura ridotta, se sono presenti redditi inferiori alle soglie.

Assegno sociale e pensione contributiva bassa: quando spetta comunque

L’assegno sociale può essere riconosciuto anche a chi:

  • ha compiuto 67 anni;
  • ha maturato almeno 20 anni di contributi;
  • percepisce una pensione inferiore all’importo dell’assegno sociale.

In questi casi, l’INPS attribuisce il trattamento più favorevole, ma solo ai cosiddetti “contributivi puri”, cioè coloro che hanno iniziato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995.


Come presentare domanda all’INPS

La richiesta dell’assegno sociale deve essere presentata esclusivamente su domanda. Le modalità disponibili sono:

  • online tramite il sito INPS, con SPID, CIE o CNS;
  • tramite Contact Center INPS:
    • 803 164 (gratuito da rete fissa);
    • 06 164 164 da rete mobile;
  • attraverso patronati e intermediari abilitati.

Il pagamento decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda.


Controlli annuali e revoca del beneficio

L’assegno sociale non è definitivo: l’INPS verifica ogni anno:

  • il mantenimento dei requisiti economici;
  • la residenza effettiva in Italia.

Il venir meno di uno solo dei requisiti comporta la sospensione o la revoca della prestazione.

Spari in discoteca a Palermo, aumenta la pena a 17 anni e 4 mesi per l’omicidio di Celesia

La Corte d’Appello di Palermo ha condannato a 17 anni e 4 mesi di reclusione il giovane che, quando era ancora minorenne, il 20 dicembre 2023, sparò all’interno della discoteca Notr3 di via Pasquale Calvi, uccidendo Lino Celesia, 22 anni. La sentenza è stata pronunciata oggi al termine del nuovo processo celebrato dopo l’annullamento disposto dalla Cassazione.

I giudici hanno confermato l’impianto accusatorio, riconoscendo l’imputato colpevole di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e di detenzione illegale di arma da fuoco. In primo grado la condanna era stata di 12 anni, mentre la Procura generale, rappresentata dalla procuratrice dei minori, Claudia Caramanna, e dalla sostituta Paoletta Caltabellotta, aveva chiesto una pena di 18 anni.

Secondo la ricostruzione processuale, il delitto fu l’epilogo di una rissa scoppiata all’interno del locale. Urla, pugni e infine il colpo di pistola che uccise Celesia, calciatore originario del quartiere Cep. In primo grado il giudice aveva tenuto conto positivamente del percorso di rieducazione intrapreso dall’imputato all’interno dell’istituto penale minorile Malaspina.

Nei mesi scorsi anche il fratello dell’imputato è stato condannato, con una pena di 4 anni e 8 mesi, per detenzione illegale di arma da fuoco.

Belìce, 58 anni dopo il terremoto l’ex sindaco ultra novantenne denuncia: “Ricostruzione incompleta e rassegnazione”

A 58 anni dal terremoto che colpì la Valle del Belìce nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, l’ex senatore ed ex sindaco Vito Bellafiore, 96 anni, denuncia una situazione di rassegnazione e declino. Secondo Bellafiore, oggi i cittadini non protestano più come un tempo e la mancanza di sviluppo economico spinge soprattutto i giovani a emigrare.
Sette volte sindaco di Santa Ninfa e senatore del Pci dal 1983, Bellafiore è stato insignito della cittadinanza onoraria di Santa Margherita Belìce. Nel suo intervento sottolinea come la ricostruzione si sia concentrata su case e opere pubbliche, trascurando lo sviluppo economico, rimasto fermo.
Un’occasione mancata, secondo l’ex senatore, è l’applicazione della legge regionale n. 1 del 1986, che prevedeva strumenti per il rilancio economico dell’area. La legge fu solo parzialmente attuata e poi abbandonata. Oggi, avverte Bellafiore, i fondi europei rappresentano l’“ultimo treno” per evitare la desertificazione economica della Valle.
La ricostruzione, inoltre, resta incompleta: in diversi comuni mancano ancora opere di urbanizzazione primaria.

Bellafiore evidenzia anche una forte disparità di trattamento rispetto ad altre aree colpite da terremoti: per il Belìce furono stanziati 162 miliardi di lire, contro i 2.900 miliardi destinati al Friuli. Una differenza che, secondo lui, spiega il ritardo strutturale del territorio e rappresenta “lo specchio di due Italie”.

Agrigento, maxi sequestro di cocaina: arrestato un uomo dalla Squadra Mobile

Un uomo agrigentino è stato arrestato dalla Polizia di Stato di Agrigento con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Nel corso dell’operazione gli agenti hanno sequestrato circa 1,2 chilogrammi di cocaina e oltre 28 mila euro in contanti.
L’arresto è avvenuto nell’ambito di servizi mirati alla prevenzione e repressione dei reati legati al traffico di droga, disposti dal Questore di Agrigento.

Gli agenti della Squadra Mobile – Sezione Antidroga, durante un’attività di controllo del territorio, hanno notato un furgone sospetto in sosta nei pressi dello stadio Esseneto, in una strada interna senza uscita.
Alla vista dei poliziotti, il conducente ha mostrato un atteggiamento nervoso e non è stato in grado di fornire spiegazioni convincenti sulla sua presenza sul posto.

Gli investigatori hanno quindi proceduto a un controllo approfondito del veicolo, rinvenendo sotto il sedile di guida un panetto di cocaina pura, avvolto in cellophane, del peso di circa 1,2 chili.
All’interno dell’abitacolo sono stati inoltre trovati una macchina elettrica per il confezionamento sottovuoto, nove buste e due rotoli per il sottovuoto, materiale ritenuto utile al frazionamento dello stupefacente. Nel marsupio dell’uomo erano custoditi anche circa 1.000 euro in contanti e le chiavi di un’altra autovettura a lui in uso.
Quest’ultima, rintracciata poco distante, è stata perquisita: al suo interno sono stati scoperti circa 27 mila euro in contanti, somma ritenuta incompatibile con la posizione reddituale dell’uomo e presumibilmente riconducibile all’attività di spaccio.
Dopo il sequestro della droga, del denaro e del materiale per il confezionamento, l’uomo è stato arrestato e condotto in carcere su disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento. Le indagini sono in corso.

Lampedusa, attivo il Servizio oncologico decentrato: cure più vicine ai pazienti (Video)

Per la prima volta i pazienti oncologici di Lampedusa hanno potuto accedere alle cure direttamente sull’isola grazie all’attivazione della nuova stanza del Servizio oncologico decentrato. Un passo significativo che segna una svolta nell’assistenza sanitaria in uno dei territori più periferici del Paese.
Tra i primi pazienti assistiti anche una persona affetta da tumore alla vescica che, fino a poco tempo fa, era costretta a raggiungere l’ospedale di Sciacca per sottoporsi alle terapie. Oggi, invece, ha potuto ricevere l’infusione terapeutica a Lampedusa, sotto lo stretto controllo degli oncologi del Policlinico di Palermo e con il supporto dell’urologo in servizio nel poliambulatorio dell’isola.
«Non raccontiamo soltanto l’attivazione di un servizio sanitario – ha dichiarato il direttore generale dell’Asp di Palermo, Alberto Firenze – ma restituiamo senso pieno al principio di equità del Servizio sanitario nazionale. Portare le terapie oncologiche a Lampedusa significa riconoscere che anche nei territori più complessi il diritto alla cura deve essere garantito con la stessa qualità e dignità». Firenze ha inoltre ringraziato il Ministero della Salute per il sostegno continuo all’iniziativa pilota.
Il Servizio oncologico decentrato di Lampedusa è il risultato di una rete istituzionale che coinvolge l’Asp di Palermo, il Policlinico “Giaccone”, l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), il Comune di Lampedusa e Linosa, l’Assessorato regionale della Salute e il Ministero della Salute.
Soddisfazione è stata espressa anche dal direttore generale dell’Inmp, Cristiano Camponi: «L’attivazione del Sod di Lampedusa rappresenta un esempio concreto di come gli indirizzi istituzionali possano tradursi in azioni operative capaci di ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure. Lampedusa diventa un modello replicabile anche in altri contesti difficili».
Il progetto proseguirà ora con un ampliamento progressivo delle attività, rafforzando la presa in carico multidisciplinare dei pazienti oncologici e riducendo, per alcune patologie tumorali, la necessità di trasferimenti verso la terraferma.

Sciacca, indirizzo agli uffici per la rottamazione quinquies dei tributi


L’amministrazione comunale di Sciacca è pronta a fornire un indirizzo agli uffici per l’adesione alla rottamazione quinquies dei tributi, lo strumento previsto dall’ultima finanziaria nazionale che consente agli enti locali di agevolare i contribuenti nella regolarizzazione delle entrate comunali.
Ad annunciarlo sono il sindaco Fabio Termine e l’assessore ai Tributi Giuseppe Termine, che spiegano come sia stata programmata, nei prossimi giorni, una riunione finalizzata ad avviare il percorso amministrativo necessario per l’attuazione della misura.


Rottamazione quinquies dei tributi e finanziaria nazionale


La possibilità di aderire alla rottamazione quinquies dei tributi trova fondamento nell’ultima legge di bilancio nazionale, che riconosce agli enti locali la facoltà di introdurre forme di definizione agevolata dei carichi pendenti. L’attivazione della misura richiede però una scelta espressa da parte dell’ente, che deve essere formalizzata attraverso specifici atti amministrativi.
In questo contesto, l’amministrazione comunale intende dare un indirizzo chiaro agli uffici competenti, nel rispetto delle procedure previste dalla normativa nazionale, avviando l’iter necessario per rendere operativa la rottamazione sul territorio comunale.


Il passaggio in consiglio comunale


Un passaggio essenziale del procedimento è rappresentato dall’approvazione, in consiglio comunale, di un apposito Regolamento. Solo dopo questo adempimento sarà possibile avanzare la richiesta al Ministero delle Finanze e dare concreta attuazione alla rottamazione quinquies dei tributi.
Il Regolamento costituirà lo strumento attraverso il quale disciplinare modalità e condizioni di adesione, in coerenza con quanto previsto dalla normativa statale richiamata dall’amministrazione.


Cosa prevede la rottamazione quinquies dei tributi


La rottamazione quinquies dei tributi consente ai contribuenti di ottenere lo sgravio di sanzioni e interessi applicati alle cartelle esattoriali. La misura riguarda i ruoli emessi fino al 2023 e prevede il pagamento della sola sorte capitale.


Per il Comune di Sciacca, i tributi interessati sono Tari, Tasi e Imu, ossia le principali imposte comunali oggetto di riscossione.


L’obiettivo dell’Amministrazione comunale


Attraverso l’indirizzo agli uffici per l’adesione alla rottamazione quinquies dei tributi, l’amministrazione comunale intende agevolare i cittadini che vogliono regolarizzare la propria posizione contributiva, utilizzando uno strumento previsto dalla legislazione nazionale.
La misura si inserisce in un percorso amministrativo che punta a offrire una possibilità di definizione agevolata delle posizioni debitorie, nel rispetto delle competenze del consiglio comunale e delle procedure previste per gli enti locali.

Tentata rapina all’ufficio postale di Gravina di Catania, tre arresti

Tentata rapina a un ufficio postale di Gravina di Catania. La polizia ha arrestato tre uomini di 29, 53 e 60 anni, ritenuti responsabili dell’assalto avvenuto durante la fase di ricarica del bancomat.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra mobile della Questura di Catania, due dei malviventi sono riusciti ad appropriarsi di tre cassette di plastica dell’ATM contenenti complessivamente circa 150 mila euro.

I due sono stati bloccati poco dopo dagli agenti intervenuti sul posto. Uno degli arrestati è stato trovato in possesso di una pistola a salve.
Il terzo complice è stato fermato alla guida di un’auto a noleggio, che sarebbe stata utilizzata per raggiungere l’ufficio postale e per la fuga. Anche lui è stato condotto in arresto.
Sono in corso ulteriori accertamenti per verificare un eventuale coinvolgimento dei tre in analoghi episodi avvenuti ai danni di altri uffici postali della provincia.

Messina, il progetto di Fondo Basile tra le migliori pratiche nazionali per il risanamento urbano

Il progetto per la realizzazione di 60 alloggi green nell’area di Fondo Basile, a Messina, è stato selezionato come modello di “best practice” a livello nazionale. La scelta è arrivata da Invitalia, di concerto con il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, nell’ambito delle politiche di transizione digitale applicate alla realizzazione delle opere pubbliche.

L’intervento è portato avanti dalla Struttura commissariale al risanamento, guidata dal presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, con Invitalia nel ruolo di soggetto attuatore. Il complesso residenziale in costruzione è stato progettato secondo criteri di sostenibilità ambientale, con tecnologie innovative, alti standard di efficienza energetica e un avanzato utilizzo del sistema Bim (Building Information Modeling), che consente una gestione digitale dell’intero processo costruttivo.

Tra i progetti analizzati a livello nazionale, quello di Fondo Basile è stato individuato per l’elevata qualità tecnica e per la capacità di rappresentare un esempio di progettazione complessa, utile alla sperimentazione della digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti pubblici e alla qualificazione delle stazioni appaltanti anche in altri contesti del Paese.

“La sfida del risanamento non poteva limitarsi alla sola rimozione delle baracche – ha dichiarato il presidente Schifani – ma doveva puntare a nuovi modi di vivere quartieri segnati per decenni dal degrado. Progetti innovativi come quello di Fondo Basile vanno in questa direzione e la selezione da parte di Invitalia rafforza il percorso di riscatto per l’intera comunità”.

Soddisfazione è stata espressa anche dal sub commissario al risanamento, Santi Trovato, che ha ringraziato gli uffici della struttura, lo staff tecnico e le imprese coinvolte per l’accelerazione dei tempi. Dopo la bonifica dell’area, i lavori sono stati consegnati nel dicembre scorso e la costruzione del complesso è iniziata all’inizio di quest’anno.

Al termine dell’intervento, i risultati del progetto saranno condivisi a livello nazionale, con l’obiettivo di contribuire alla definizione di un modello di “best practice” a supporto delle stazioni appaltanti impegnate nei processi di modernizzazione.

Incidente mortale ad Alcamo, 19enne muore dopo lo scontro

Un incidente mortale ad Alcamo ha scosso la comunità della cittadina trapanese. Un giovane di 19 anni è deceduto nella notte all’ospedale Villa Sofia di Palermo, dove era stato trasferito in elisoccorso dopo un violento scontro avvenuto nel pomeriggio del 13 gennaio.
L’impatto si è verificato in viale Europa, una strada centrale di Alcamo già segnata in passato da gravi incidenti. Due moto da cross si sono scontrate con estrema violenza, causando ferite gravissime ai conducenti.

Chi è la vittima dell’incidente mortale ad Alcamo

La vittima è Gabriele Calvaruso, 19 anni. Subito dopo lo scontro, il giovane ha perso una grande quantità di sangue e le sue condizioni sono apparse immediatamente critiche.
I sanitari del 118, intervenuti sul posto, hanno disposto il trasferimento urgente in elisoccorso verso Palermo. Il ragazzo è stato ricoverato presso il Trauma Center dell’ospedale Villa Sofia, in terapia intensiva. Nonostante le cure e gli sforzi dei medici, il quadro clinico è rimasto disperato e il decesso è avvenuto nel corso della notte.

Ferito anche un 17enne nello scontro

Nell’incidente mortale ad Alcamo è rimasto ferito anche un altro giovane, un ragazzo di 17 anni che si trovava alla guida dell’altra moto da cross coinvolta nello scontro. Le sue condizioni, secondo quanto emerso, sono risultate meno gravi rispetto a quelle della vittima.
Il minorenne è stato soccorso e trasportato in ospedale, ma non sarebbe in pericolo di vita.

Le indagini sull’incidente mortale ad Alcamo

Sul luogo del sinistro sono intervenuti gli agenti della polizia municipale di Alcamo, che hanno eseguito i rilievi necessari per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.
Le indagini sono tuttora in corso. Gli inquirenti stanno esaminando le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nell’area, che potrebbero fornire elementi utili per chiarire le responsabilità e le cause dello scontro.

Un contesto segnato da altri gravi incidenti

Il dramma di Alcamo arriva a pochi giorni da un altro tragico episodio avvenuto in Sicilia. A Torretta, nel Palermitano, un uomo di 33 anni è morto dopo quattro mesi di agonia a seguito di un incidente in scooter, conclusosi anch’esso con esiti fatali.
Due storie diverse, accomunate da un bilancio pesantissimo che riaccende l’attenzione sulla sicurezza stradale e sulla pericolosità di alcuni tratti viari.