Menfitano fermato alla guida di un’auto rubata a Sciacca, denunciato per ricettazione


I carabinieri della stazione di Menfi hanno fermato un quarantunenne, sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata, alla guida di una Toyota Tardi risultata rubata nelle prime ore del mattino a Sciacca, nella via Dei Lillà.

A carico di R.F., di Menfi, è scattata una denuncia per ricettazione e l’auto è stata restituita al proprietario che a poche ore dal furto è potuto tornare in possesso della vettura.

L’intervento è scattato nell’ambito dei servizi di controllo del territorio che vengono effettuati dai militari sia sulla statale 115 che nelle zone di accesso alle città.

IMU 2026, nuove aliquote in vigore: meno tasse sulle seconde case e possibili esenzioni

Ecco chi pagherà di meno e chi potrebbe non pagare affatto

Dal 1° gennaio 2026 entra ufficialmente in vigore la nuova IMU, con un sistema di aliquote completamente rivisto che promette maggiore uniformità nazionale e, in molti casi, un alleggerimento del carico fiscale, soprattutto per chi possiede seconde case non affittate o immobili inagibili.
La riforma nasce con l’obiettivo di superare l’estrema frammentazione del passato e rendere il calcolo dell’imposta più chiaro e prevedibile per i contribuenti.

Perché cambia l’IMU dal 2026

La revisione dell’IMU è stata introdotta con il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 6 settembre 2024, successivamente aggiornato dal decreto del 6 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 novembre.
Il nuovo impianto normativo impone a tutti i 7.904 Comuni italiani di attenersi a un elenco standardizzato di fattispecie (contenuto nell’Allegato A), riducendo drasticamente le possibilità di personalizzazioni arbitrarie.

In passato, la combinazione di delibere comunali aveva prodotto oltre 250.000 varianti di calcolo, con effetti distorsivi: immobili simili, ma situati in Comuni diversi, potevano essere tassati in modo molto differente. Dal 2026 questo scenario cambia.

I Comuni potranno ancora differenziare le aliquote, ma solo entro limiti e categorie prestabilite. In caso di mancato adeguamento, scatterà automaticamente un’aliquota standard nazionale.


Meno IMU sulle seconde case “a disposizione”

La novità più rilevante riguarda le seconde case non affittate, utilizzate solo saltuariamente (ad esempio come casa vacanze).
Con il nuovo sistema, i Comuni potranno applicare aliquote agevolate in base all’effettivo utilizzo dell’immobile, superando l’equiparazione automatica con le seconde case locate.

Come si misura l’utilizzo dell’immobile

L’agevolazione non si basa solo su autodichiarazioni, ma su elementi oggettivi, tra cui:

  • consumi di energia elettrica, gas e acqua;
  • presenza e tipologia di arredi;
  • continuità o meno dell’uso durante l’anno.

Il principio è quello dell’equità fiscale: chi utilizza l’immobile per pochi periodi e usufruisce in misura limitata dei servizi comunali può contribuire meno.
Restano escluse dalle agevolazioni le abitazioni:

  • affittate con contratti tradizionali;
  • utilizzate per locazioni brevi o turistiche.

Per molti proprietari, soprattutto nelle località turistiche, la riduzione IMU potrebbe tradursi in centinaia di euro di risparmio all’anno.


Esenzione IMU per immobili inagibili

Un’altra importante novità riguarda gli immobili inagibili o inutilizzabili.
Dal 2026 i Comuni potranno:

  • ridurre in modo significativo l’aliquota IMU;
  • oppure azzerarla completamente.

L’agevolazione è prevista non solo per immobili danneggiati da calamità naturali (terremoti, alluvioni, eventi estremi), ma anche per altre cause che rendano l’immobile oggettivamente inabitabile, come:

  • crolli strutturali;
  • gravi problemi statici;
  • degrado tale da impedire l’uso.

Per accedere all’esenzione sarà generalmente necessaria una certificazione tecnica (perizia di un professionista o attestazione comunale).
La misura evita una situazione paradossale: pagare l’IMU su un bene che non può essere utilizzato.


Cosa devono fare i contribuenti

Ogni Comune dovrà pubblicare le nuove delibere entro il 14 ottobre di ogni anno e trasmetterle al MEF.
Per il 2026, primo anno di applicazione del nuovo sistema, è fondamentale:

  • verificare le scelte del proprio Comune;
  • controllare se sono previste riduzioni per seconde case a uso saltuario;
  • valutare eventuali esenzioni per immobili inagibili.

In molti casi il calcolo avverrà su dati già in possesso dell’amministrazione, ma per situazioni particolari potrebbe essere richiesta documentazione aggiuntiva.

Un consiglio pratico

Chi possiede una seconda casa poco utilizzata dovrebbe conservare le bollette che dimostrano consumi ridotti.
Chi ha immobili inagibili dovrebbe invece attivarsi per ottenere una perizia tecnica aggiornata.


Una riforma più chiara, ma con differenze territoriali

Il nuovo sistema IMU introduce maggiore uniformità e trasparenza, ma lascia comunque un certo margine decisionale ai Comuni.
Per questo motivo, l’impatto reale dell’IMU 2026 potrà variare da territorio a territorio.

In caso di dubbi, è consigliabile:

  • rivolgersi agli uffici tributi comunali;
  • oppure consultare un commercialista, per una valutazione personalizzata e un calcolo preciso dell’imposta dovuta.

Influenza in Sicilia: pronto soccorso al collasso, tre pazienti in Ecmo a Catania

La variante H3N2 “K” spinge ricoveri e complicanze respiratorie. Medici: “Vaccinarsi anche adesso”. Ospedali sotto pressione fino a febbraio
La Sicilia è ancora nel pieno del picco influenzale, a differenza di molte regioni del Centro-Nord che iniziano a registrare un rallentamento dei contagi. A mettere in ginocchio il sistema sanitario regionale è la variante H3N2 “K”, un ceppo particolarmente aggressivo che sta causando gravi complicanze respiratorie, soprattutto nei soggetti fragili ma anche in pazienti di mezza età con comorbidità.
Le festività natalizie, caratterizzate da forte convivialità e spostamenti, hanno favorito una rapida diffusione del virus, con un’impennata dei casi che ha avuto un impatto diretto sui pronto soccorso, oggi in forte sofferenza in tutta l’Isola.
Pronto soccorso sotto pressione
Negli ultimi quindici giorni i dipartimenti di emergenza siciliani hanno registrato livelli di sovraffollamento critici. In alcuni ospedali di Palermo si sono toccate punte superiori al 350%.
All’ospedale Civico di Palermo, nella mattinata del 7 gennaio, l’indice di sovraffollamento era del 192%, con 81 pazienti presenti a fronte di 42 postazioni disponibili. Molti pazienti restano in pronto soccorso oltre le 24 o 48 ore, in attesa di un posto letto nei reparti.
Situazioni analoghe si registrano anche in Campania e Sardegna, ma in Sicilia il sistema appare particolarmente fragile per la cronica carenza di personale e posti letto.
L’intervento della Regione
Le criticità hanno spinto il presidente della Regione Renato Schifani a intervenire direttamente, convocando i vertici dell’ospedale Villa Sofia di Palermo per ottenere chiarimenti sui disservizi e sulle attese prolungate.
Al Policlinico “Paolo Giaccone”, la direzione ha istituito una task force dedicata all’emergenza influenzale, ma l’allungamento delle degenze sta riducendo drasticamente il turnover dei posti letto, aggravando il congestionamento dei pronto soccorso.
I casi più gravi a Catania
A Catania la situazione resta particolarmente delicata. «Siamo in piena fase di picco epidemico», spiega Carmelo Iacobello, direttore dell’Unità di Malattie Infettive dell’ospedale Cannizzaro. Il calo dei contagi è atteso non prima dei primi giorni di febbraio.
La variante K provoca febbre molto alta, tosse produttiva, congiuntivite e importanti difficoltà respiratorie. Al Cannizzaro, tra Natale e Capodanno, fino a 4 dei 16 posti letto del reparto sono stati occupati da pazienti con influenza grave. In diversi casi sono state diagnosticate polmoniti interstiziali, trattate con successo grazie alle terapie antivirali a base di oseltamivir.
Più critica la situazione al Policlinico di Catania, dove tre pazienti sono finiti in Ecmo, la ventilazione extracorporea, per insufficienza respiratoria severa. «Due stanno migliorando, una giovane donna resta in condizioni critiche», riferisce Ettore Panascia, direttore di Anestesia e Rianimazione.
L’appello dei medici: “Vaccinarsi anche adesso”
Nonostante la stagione avanzata, gli specialisti ribadiscono l’importanza della vaccinazione. «L’immunizzazione inizia dopo 7-10 giorni – sottolinea Iacobello – quindi vaccinarsi resta comunque un vantaggio, anche se si entra in contatto con il virus».
Secondo Giuseppe Bonsignore, segretario regionale del Cimo, la Sicilia sta pagando una bassa adesione alla campagna vaccinale unita a una rete ospedaliera non aggiornata: «L’influenza ha messo a nudo tutte le criticità strutturali. Servono più posti letto e una riorganizzazione seria della rete sanitaria».
Codacons: “Emergenza non più sostenibile
Anche il Codacons lancia l’allarme parlando di una pressione ormai insostenibile sui pronto soccorso siciliani. L’associazione chiede interventi immediati e strutturali, tra cui il potenziamento del personale, percorsi dedicati ai casi meno gravi e un rafforzamento della medicina territoriale.
«Il picco influenzale non è un evento imprevedibile – sottolinea il segretario nazionale Francesco Tanasi – ma va gestito con programmazione. L’emergenza in Sicilia è sotto gli occhi di tutti e non può essere normalizzata».
Secondo gli esperti, l’emergenza potrebbe protrarsi ancora per diverse settimane. Nel frattempo, prevenzione, vaccinazione e corretto utilizzo dei servizi sanitari restano le armi principali per evitare il collasso del sistema.

Lavoro e salute pubblica, lo Stato può imporre cure e vaccini: la Consulta conferma Green Pass e obbligo vaccinale

La Corte Costituzionale ha messo un punto fermo su uno dei temi più controversi emersi durante l’emergenza Covid-19. Con la sentenza n. 199/2025, la Consulta ha dichiarato legittimi sia il Green Pass nei luoghi di lavoro sia l’obbligo vaccinale per gli over 50, chiarendo che, in presenza di una grave emergenza sanitaria, la tutela della salute pubblica può prevalere sul diritto individuale al lavoro.

La decisione assume rilievo generale perché definisce i criteri di bilanciamento tra diritti fondamentali quando è in gioco la sicurezza collettiva, offrendo indicazioni che potrebbero valere anche per il futuro.


Il caso all’origine della sentenza

La pronuncia nasce dal ricorso di due lavoratrici della Regione Sicilia, entrambe ultracinquantenni e con contratto a tempo indeterminato. Nell’autunno del 2021, in applicazione delle norme emergenziali, furono sospese dal lavoro e dalla retribuzione perché prive di Green Pass.

Con l’entrata in vigore del decreto-legge n. 1/2022, che ha introdotto l’obbligo vaccinale per gli over 50, la situazione non cambiò: senza vaccinazione non era possibile ottenere il Green Pass rafforzato, necessario per accedere al luogo di lavoro. Le lavoratrici rimasero quindi assenti ingiustificate e senza stipendio fino al rientro in servizio, avvenuto nel maggio 2022.

Il giudice del lavoro di Catania, investito della controversia, ha sollevato dubbi di legittimità costituzionale, ritenendo potenzialmente violati diversi diritti fondamentali.


Le norme esaminate dalla Corte

La Consulta è stata chiamata a valutare due disposizioni chiave:

  • Decreto-legge n. 127/2021: obbligo di Green Pass base per accedere ai luoghi di lavoro pubblici e privati (15 ottobre – 31 dicembre 2021), con sospensione dalla retribuzione in caso di inadempimento;
  • Decreto-legge n. 1/2022: introduzione dell’obbligo vaccinale per gli over 50 e conseguente necessità del Green Pass rafforzato dal 15 febbraio 2022.

Secondo le ricorrenti, tali norme avrebbero leso il diritto al lavoro, alla retribuzione, alla salute e alla dignità personale.


Perché la Consulta ha detto sì a Green Pass e obbligo vaccinale

La Corte Costituzionale ha respinto tutte le censure, ritenendo le misure ragionevoli, proporzionate e fondate su evidenze scientifiche disponibili al momento della loro adozione.

In particolare, i giudici hanno sottolineato che:

  • gli over 50 erano statisticamente più esposti a forme gravi di Covid-19;
  • la scelta di concentrare l’obbligo vaccinale su questa fascia d’età non è discriminatoria, ma risponde a criteri di protezione sanitaria;
  • l’obiettivo era duplice: tutelare i soggetti più fragili e prevenire il collasso del sistema ospedaliero.

La Corte ha inoltre escluso violazioni dell’art. 32 della Costituzione, richiamando i pareri di AIFA e ISS sull’efficacia dei vaccini nel ridurre ricoveri e decessi, evidenziando come gli eventi avversi gravi siano risultati rari o molto rari.


Tamponi, dignità personale e libertà individuale

Un altro punto contestato riguardava l’obbligo di sottoporsi a tamponi periodici per ottenere il Green Pass base. Anche su questo aspetto la Consulta è stata chiara: il tampone non lede la dignità della persona, non comporta sofferenze significative e non implica alcun giudizio morale sul lavoratore.

Il disagio, secondo la Corte, è limitato e non può prevalere sull’esigenza di contenere la diffusione di un virus potenzialmente letale nei luoghi di lavoro.


Diritto al lavoro e obblighi di sicurezza

Il passaggio centrale della sentenza riguarda il rapporto tra diritto al lavoro e sicurezza sanitaria. La Corte ha chiarito che, in un contesto di emergenza sanitaria straordinaria, il diritto al lavoro non è assoluto e deve essere esercitato nel rispetto delle misure poste a tutela della collettività.

Green Pass e vaccinazione diventano così condizioni legali che integrano il contratto di lavoro. Chi sceglie di non adempiere a tali obblighi offre una prestazione non conforme, con la conseguenza che la sospensione dalla retribuzione non è una sanzione, ma l’effetto del principio di corrispettività: se la prestazione non può essere resa in sicurezza, viene meno anche il diritto allo stipendio.


Niente assegno alimentare per i sospesi

La Consulta ha ritenuto legittima anche la negazione dell’assegno alimentare ai lavoratori sospesi per mancato rispetto degli obblighi sanitari. Diversamente dai casi in cui la sospensione dipende da una scelta del datore di lavoro, qui l’impossibilità di lavorare deriva da una decisione personale e consapevole del dipendente, che non rispetta un obbligo di legge.


Una sentenza che fa giurisprudenza

La sentenza n. 199/2025 traccia un orientamento chiaro: in presenza di un’emergenza sanitaria temporanea e fondata su dati scientifici, il bilanciamento tra diritti può legittimamente pendere a favore della salute pubblica, anche a costo di comprimere il diritto al lavoro e alla retribuzione.

Non si tratta di una riscrittura della gerarchia dei diritti fondamentali, ma di una loro interpretazione dinamica, capace di adattarsi a situazioni eccezionali in cui la sicurezza di tutti diventa prioritaria.

Santa Margherita di Belìce ricorda il sisma del 1968

Santa Margherita di Belìce si prepara a commemorare il terremoto del Belìce del 1968 nel 58° anniversario della tragedia che segnò profondamente il territorio. Il 14 gennaio 2026 la comunità dedicherà una giornata di memoria e riconoscenza alle vittime e a quanti hanno contribuito alla ricostruzione e alla rinascita del Belìce.

Le celebrazioni si apriranno alle ore 12 nel Quartiere Pasotti, luogo simbolo delle ferite ancora aperte del post-sisma. Qui si terrà un momento solenne di commemorazione e il conferimento della cittadinanza onoraria a Vito Bellafiore, senatore della Repubblica, testimone diretto e protagonista delle battaglie politiche e sociali per la ricostruzione, e Maurizio Diliberto, giornalista Rai che con i suoi servizi televisivi contribuì a portare all’attenzione nazionale il dramma e la speranza delle popolazioni colpite.

La scelta del Quartiere Pasotti assume un valore fortemente simbolico. Area incompiuta e vicina al centro urbano, ospita circa 500 famiglie e sconta ancora oggi la mancanza di infrastrutture essenziali. Celebrarvi la memoria del sisma significa richiamare l’attenzione sulle incompiutezze della ricostruzione e ribadire l’impegno istituzionale per una rinascita piena, anche sul piano della dignità urbana e sociale.

Nel pomeriggio, dalle 16, il Museo della Memoria ospiterà un programma culturale aperto alla cittadinanza: visite guidate gratuite, la presentazione dei volumi L’ascesa della felicità di Danilo Dolci, con la partecipazione di Amico Dolci, e Storia del Belìce di Vito Bellafiore, alla presenza dell’autore, oltre alla proiezione del docuvideo Rai Sulle rive del Belìce di Maurizio Diliberto, che dialogherà con il pubblico.

Dimissioni al Consorzio Universitario Ecua, il professore Giovanni Ruvolo denuncia uno “strappo istituzionale”

Giovanni Ruvolo, il medico riberese, già direttore del reparto di cardiochirurgia e Professore ordinario di cardiochirurgia all’Università di Roma “Tor Vergata”, ha confermato di avere rassegnato, le proprie dimissioni irrevocabili da Vice-Presidente del Consorzio Universitario Ecua lo scorso settembre, definendole esplicitamente un atto di protesta civile contro la rimozione del Presidente Giovanni Perino e la sua sostituzione, deliberata dalla Giunta regionale, con l’onorevole Antonino Mangiacavallo.
Una scelta che Ruvolo definisce “maturata con profondo rammarico”, ma assunta nella piena consapevolezza delle responsabilità istituzionali, e che segna uno strappo netto rispetto a decisioni ritenute pregiudizievoli per la sostenibilità finanziaria dell’Ente e per il diritto allo studio di oltre 1.300 studenti.
Il risanamento interrotto
Nel ricostruire il contesto, Ruvolo richiama l’avvio, nel marzo 2024, di un percorso strutturato di risanamento amministrativo e finanziario, promosso dalla governance Perino, orientato alla tutela dell’interesse pubblico e al rilancio del sistema universitario agrigentino.
Un percorso che aveva tra gli obiettivi prioritari:
la ricomposizione del disavanzo strutturale, stimato in circa 8 milioni di euro, in larga parte derivante da contenziosi ereditati da precedenti gestioni, compresa quella guidata dallo stesso Mangiacavallo (2019-2022);
l’istituzione di un tavolo tecnico permanente con Università di Palermo, Ersu, Tua e Comuni soci per affrontare le criticità della sede di Calcarelle;
la programmazione di interventi di manutenzione essenziale delle aule;
l’attivazione della mensa universitaria e di un punto ristoro convenzionato;
l’istituzione di un servizio navetta Polo–Ospedale a tariffa calmierata per il corso di Infermieristica;
la richiesta alla Regione Siciliana di una rimodulazione del contributo ordinario, alla luce delle gravi difficoltà finanziarie di molti Comuni soci.
I contenziosi e la trasparenza contabile
Particolare rilievo viene attribuito alla gestione dei contenziosi più gravosi, che continuano a pesare sugli equilibri dell’Ente. Tra questi, quello con l’Università degli Studi di Palermo, relativo a una pretesa creditoria qualificata come “certa, liquida ed esigibile”, ma rispetto alla quale – sottolinea Ruvolo – manca una documentazione idonea a fondarne la legittimità, come già evidenziato in precedenti relazioni dei Collegi dei Revisori.
In tale contesto, la Presidenza Perino aveva promosso un confronto tecnico-contabile, formulando una proposta transattiva e sollecitando una puntuale ricognizione del rapporto debito/credito tra le parti. Nonostante ciò, il contenzioso permane in sede giudiziaria.
Altro nodo critico è il contenzioso con il Libero Consorzio Comunale di Agrigento, nel quale il Consorzio Ecua è risultato soccombente in primo grado. La controversia riguarda circa 600 mila euro iscritti in bilancio come credito, con evidenti ricadute sulla rappresentazione veritiera della situazione patrimoniale. Anche in questo caso, erano state avviate interlocuzioni istituzionali finalizzate sia alla definizione del contenzioso sia al possibile rientro della Provincia nella compagine consortile, riconoscendone il ruolo storico nel sostegno all’università agrigentina.
Risultati concreti, nonostante le dimissioni
Ruvolo rivendica con forza i risultati finanziari conseguiti anche in regime di prorogatio, nel pieno rispetto dei limiti della gestione ordinaria. In particolare:
il 12 settembre 2025 l’incasso di 692 mila euro relativi al contributo regionale 2022/2023, mai riscosso dalla precedente governance;
il 15 dicembre 2025 l’incasso di ulteriori 672 mila euro per l’anno accademico 2023/2024.
Entrate che hanno consentito di salvaguardare gli equilibri minimi di cassa, adempiere agli obblighi inderogabili e proseguire il risanamento, come attestato dalla relazione del Collegio dei Revisori dei Conti del 30 novembre 2025.
Le ragioni della rottura
Secondo Ruvolo, la sostituzione di Perino con Mangiacavallo rischia di:

interrompere il processo di risanamento appena avviato;
vanificare il lavoro tecnico-amministrativo svolto;
riproporre modelli gestionali che hanno contribuito all’attuale disavanzo.
Da qui la decisione di non avallare scelte ritenute incompatibili con la missione dell’Ente e di rinunciare a un incarico svolto a titolo completamente gratuito, escludendo qualsiasi ambiguità su interessi personali o richieste di ulteriori ruoli.
Un appello alle Istituzioni
Con le dimissioni, Ruvolo lancia un appello chiaro alle Istituzioni regionali e locali affinché si proceda a:
salvaguardare i principi di trasparenza, correttezza e responsabilità amministrativa;
garantire la continuità delle iniziative già deliberate (mensa, trasporti, manutenzioni);
approvare un piano di rientro triennale, con il parere favorevole dei Revisori e dell’Assessorato competente;
assicurare un incremento strutturale del contributo regionale, legato a obiettivi di risultato misurabili.
“Il Consorzio non sia ostaggio di logiche estranee”
“Il Consorzio Universitario Ecua – patrimonio dell’intera provincia di Agrigento – non può e non deve essere ostaggio di logiche estranee alla propria missione istituzionale”, conclude Ruvolo, dichiarando la propria disponibilità verso la comunità universitaria e gli organi di controllo.
Un intervento che va oltre la cronaca delle dimissioni e si configura come una presa di posizione politica e civile, destinata ad alimentare il dibattito sul futuro dell’università ad Agrigento e sul ruolo delle istituzioni regionali nelle sue scelte strategiche.

L’Oculistica di Sciacca azzera le liste d’attesa per gli interventi


Sono state azzerate a fine 2025 le liste d’attesa nell’unità operativa complessa di Oculistica dell’ospedale di Sciacca. Superati i 4.400 interventi.

E’ un risultato che il direttore, Charles Martorana (nella foto), capo dipartimento di Chirurgia, comunica con particolare soddisfazione, aggiungendo che l’azzeramento riguarda anche le unità operative degli ospedali di Agrigento e Licata.

Il direttore Martorana ha così commentato il brillante risultato ottenuto: “A Sciacca abbiamo superato nel 2025 i 4.400 interventi – dice Martorana – sia per la chirurgia della cataratta che per quella retinica. Abbiamo aggiunto la chirurgia dell’orbita delle vie lacrimali e delle palpebre. Questa è un’eccellenza anche a livello regionale e nazionale”.

Potenziato il personale medico in tutte le unità di Oculistica degli ospedali della provincia di Agrigento.

“A Sciacca – dice Martorana – sono arrivati 2 nuovi medici. Tutti i posti di dirigente medico e ortottista nell’Asp di Agrigento sono coperti: 16 dirigenti medici e 9 ortottisti tra Sciacca, Agrigento e Licata. I medici sono 6 a Sciacca, 6 ad Agrigento e 2 a Licata. Spero in un potenziamento per l’attività diagnostica”.

Crisi idrica nel comprensorio del Verdura, Catanzaro: “L’acqua non può finire in mare”

“La Regione Siciliana non può restare in silenzio mentre il fiume Verdura continua a scaricare in mare migliaia di metri cubi d’acqua preziosa e il territorio di Ribera e dell’intero comprensorio agricolo vive una delle crisi idriche più gravi degli ultimi anni”.
È l’allarme lanciato da Michele Catanzaro, capogruppo del Partito Democratico all’Assemblea regionale siciliana, che interviene dopo le proteste sempre più frequenti degli agricoltori della zona.
Secondo Catanzaro, l’inerzia del governo regionale sta aggravando una situazione già drammatica: “Gli agrumeti, le aziende agricole, le famiglie stanno pagando un prezzo altissimo. Da mesi si attende l’installazione delle motopompe necessarie a sollevare l’acqua del Verdura e convogliarla nelle dighe Castello e Prizzi. Ogni giorno che passa, quell’acqua si perde inutilmente mentre i campi si seccano. È una situazione inaccettabile”.
La crisi idrica, sottolinea il capogruppo dem, sta mettendo in ginocchio l’intero bacino agricolo che dipende dal Verdura, con effetti pesanti sull’economia locale.

“Parliamo di un territorio che vive di agricoltura – aggiunge – e che oggi si trova senza certezze, senza programmazione e senza risposte. E ci riferiamo anche al versante occidentale, dove non ci sono garanzie nemmeno per l’utilizzo dell’acqua del lago Arancio”.
Per Catanzaro non c’è più tempo da perdere: “La Regione non può limitarsi a osservare, deve agire e farlo subito”. Annunciate, inoltre, iniziative parlamentari urgenti.

“Presenteremo interrogazioni e atti ispettivi per costringere il governo regionale a riferire in Aula e ad assumere impegni immediati. Non è più tollerabile che un’intera economia locale, proprio nelle settimane in cui le piogge stanno finalmente aumentando, venga sacrificata per ritardi burocratici e scelte mancate”.
Un appello diretto, dunque, affinché l’acqua disponibile venga gestita e utilizzata, evitando sprechi che il territorio non può più permettersi.

Il Tar dà ragione ai farmacisti specializzandi, annullata l’esclusione dalla graduatoria e condanna per l’Asp

Il Tar Palermo ha annullato la mancata approvazione della graduatoria dei farmacisti specializzandi relativa a una procedura selettiva indetta dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo, condannando l’Amministrazione anche al pagamento delle spese legali, pari a 3.000 euro.
Con la sentenza del 2 gennaio 2026, i giudici amministrativi hanno accolto il ricorso presentato da alcuni farmacisti in formazione specialistica, difesi dagli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, censurando duramente il comportamento dell’Asp che aveva di fatto escluso i giovani professionisti dalla procedura.
La vicenda
Tutto ha origine nel novembre 2024, quando l’Asp di Palermo indice un avviso pubblico per il conferimento di incarichi di lavoro autonomo a farmacisti. Il bando prevedeva espressamente la partecipazione dei farmacisti specializzandi a partire dal secondo anno di corso, in conformità a quanto stabilito dalla Legge n. 145/2018.
Diversi candidati, tra cui i dottori C.B., M.S. e I.M., partecipano alla selezione, superano il colloquio e si collocano nelle prime posizioni della graduatoria riservata agli specializzandi.
Nel febbraio 2025, però, l’Asp cambia improvvisamente rotta: approva esclusivamente la graduatoria dei farmacisti specialisti e omette di approvare quella degli specializzandi, sostenendo che la previsione del bando che consentiva la loro partecipazione fosse frutto di un presunto “errore materiale”.
Il ricorso e il nuovo bando
I farmacisti esclusi impugnano i provvedimenti davanti al Tar. Nel corso del giudizio, l’Asp tenta di difendere il proprio operato e, nel frattempo, nel settembre 2025, bandisce una nuova procedura selettiva, ignorando del tutto la posizione dei ricorrenti che avevano già partecipato alla precedente selezione.
La decisione del Tar
Il Tar Palermo ha accolto integralmente il ricorso, affermando un principio chiaro: l’Amministrazione è rigidamente vincolata alle regole del bando che essa stessa ha predisposto e non può disapplicarle arbitrariamente.
Secondo i giudici, l’Asp non poteva limitarsi a ignorare la previsione relativa agli specializzandi senza attivare formalmente i poteri di autotutela. In sentenza si legge che l’Amministrazione:
“non può limitarsi a disapplicare la previsione per aver rilevato una presunta illegittimità, senza utilizzare lo strumento dell’autotutela. Tornare sui propri passi è ammesso dall’ordinamento, ma solo in modo espresso e in presenza di specifici presupposti”.
Proprio perché fondato sull’erroneo presupposto dell’inesistenza di una graduatoria valida, il Tar ha inoltre annullato anche il nuovo bando di settembre 2025.
Le conseguenze
La decisione ristabilisce il diritto dei farmacisti specializzandi al riconoscimento della graduatoria e della posizione conseguita nella procedura selettiva e rappresenta un chiaro monito per la Pubblica Amministrazione.
Il rispetto del bando, della parità di trattamento tra i concorrenti e delle regole che la stessa Amministrazione si è data non può essere sacrificato da ripensamenti tardivi o scelte arbitrarie. In caso contrario, come dimostra questa vicenda, le conseguenze non sono solo giuridiche ma anche economiche.

Lavoro, la Regione finanzia progetti di agricoltura sociale per cittadini di Paesi terzi

La Regione finanzia progetti di agricoltura sociale rivolti a cittadini di Paesi terzi regolarmente presenti in Italia, con l’obiettivo di prevenire e contrastare il lavoro nero e il fenomeno del caporalato, favorendo al contempo percorsi di inclusione sociale e lavorativa. L’iniziativa è sostenuta da un avviso pubblico con una dotazione complessiva di oltre un milione di euro, a valere sul Programma nazionale inclusione e lotta alla povertà Fse+ 2021-2027 Supreme 2.

Al bando dell’assessorato della Famiglia, delle politiche sociali e del lavoro possono partecipare gli enti del terzo settore, singolarmente o in partenariato, in possesso dei requisiti previsti. I progetti dovranno coinvolgere cittadini provenienti da Paesi terzi vittime, anche potenziali, di sfruttamento, preferibilmente con background migratorio ed esperienze nel settore agricolo.

Le attività finanziabili includono percorsi di orientamento e sviluppo delle competenze di base, tirocini e formazione sul campo, interventi specialistici per la realizzazione delle idee progettuali e accompagnamento all’autoimprenditorialità, con l’obiettivo di avviare nuove imprese sociali. I finanziamenti previsti variano da 125 a 250 mila euro per progetto; gli interventi dovranno concludersi entro il 31 dicembre 2028. Una quota del budget sarà destinata a premi di inclusione.

Le proposte progettuali dovranno essere presentate entro 90 giorni dalla pubblicazione dell’avviso sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana, prevista nei prossimi giorni.