Montevago ricorda il terremoto del Belìce a 58 anni dal sisma

Il 14 gennaio Montevago si fermerà per commemorare il 58° anniversario del terremoto del Belìce, che nel 1968 segnò in modo profondo la comunità locale. Una giornata di memoria e raccoglimento, dedicata alle vittime e a quanti contribuirono alla ricostruzione.

Il programma si aprirà alle ore 11 con la celebrazione eucaristica, presieduta da monsignor Alessandro Damiano. Al termine è prevista la cerimonia di intitolazione di una piazza al già arciprete Monsignor Antonio Migliore, detto Vito. In caso di maltempo, la funzione mattutina si svolgerà presso la Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo.

Nel pomeriggio, alle ore 18, si terrà la fiaccolata con la deposizione della corona di fiori in memoria dei defunti del sisma del ’68. Il corteo si muoverà verso il Giardino della Memoria, con una sosta in Piazza Arciprete Monsignor Antonio Migliore. Durante la cerimonia sarà letto il brano “Tra i ruderi e la luce”, a cura di Salvatore Monte, e verranno accese le luci della Vecchia Chiesa Madre.

Polemiche sull’ospedale di Piazza Armerina, il direttore Asp Zappia: “Visione distorta della realtà”

L’Azienda Sanitaria Provinciale di Enna risponde alle recenti polemiche con dati, interventi e investimenti concreti, rivendicando un impegno costante e documentabile nella valorizzazione delle strutture sanitarie dell’intero territorio provinciale. In particolare, l’Asp interviene per fare chiarezza sulla situazione dell’ospedale “Michele Chiello” di Piazza Armerina, respingendo quella che viene definita una narrazione distorta della realtà.
Il quadro normativo regionale, attualmente in fase di definizione, impone una razionalizzazione della rete ospedaliera, con criteri stringenti finalizzati a garantire standard qualitativi adeguati. All’interno di questi vincoli, l’Asp di Enna sta portando avanti un percorso di potenziamento e differenziazione dell’offerta sanitaria territoriale, attraverso investimenti infrastrutturali e tecnologici mirati. Anche il presidio di Piazza Armerina è inserito in un progetto di rafforzamento che ne ridefinisce il ruolo nel panorama sanitario provinciale.
Tra le azioni più significative realizzate nell’ultimo anno spicca l’attivazione del Servizio di Endoscopia Digestiva, operativo dallo scorso settembre. Il servizio consente ai cittadini di accedere a prestazioni di prevenzione e diagnosi precoce senza doversi spostare verso strutture più lontane e, con circa 140 prestazioni mensili, ha già prodotto un sensibile recupero delle liste d’attesa.
È stato inoltre potenziato il reparto di Radiologia, con l’introduzione della Mineralometria Ossea Computerizzata, mentre lo stesso reparto può contare su otto unità in servizio a fronte delle sei previste in pianta organica. A breve sarà operativa anche la Risonanza Magnetica Nucleare, già installata, che contribuirà ulteriormente alla riduzione delle liste d’attesa. Nell’ultimo mese sono stati infine attivati i primi posti letto Hospice dedicati alle cure palliative, un intervento che rappresenta un importante segnale di attenzione alla qualità e all’umanizzazione dell’assistenza.
Rilevante anche la conferma dell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Dermatologia, punto di riferimento a livello provinciale. Il recente incarico di Direttore Uosd conferito al dottor Francesco Cona, professionista di comprovata esperienza e stimato dal territorio, rafforza ulteriormente il servizio, consentendo una maggiore incisività nell’organizzazione e nella qualità delle prestazioni offerte.
Sul fronte dell’emergenza-urgenza, i numeri smentiscono le critiche.

Da gennaio a ottobre 2025, il Pronto Soccorso di Piazza Armerina ha registrato 10.358 accessi, di cui il 16% provenienti da cittadini non residenti, a conferma del ruolo di riferimento anche per i territori limitrofi. Il PS del Chiello vanta inoltre il tempo massimo di permanenza più basso tra tutti i presidi dell’Asp provinciale, rientrando ampiamente negli obiettivi nazionali. Un risultato che testimonia un’organizzazione efficiente e una gestione ottimale dei flussi, merito della professionalità e della dedizione degli operatori sanitari.
Resta complessa la questione del personale medico, legata a una carenza nazionale di specialisti. L’Asp di Enna sta affrontando la situazione con diverse strategie: concorsi pubblici per nuove assunzioni, collaborazione tra i presidi ospedalieri, incarichi libero-professionali a supporto dei reparti in sofferenza e utilizzo della telemedicina per il monitoraggio continuo dei pazienti. A Piazza Armerina, la riattivazione delle sale operatorie ha consentito il recupero delle liste d’attesa, mentre i casi più complessi vengono tempestivamente presi in carico dall’ospedale Hub di Enna.
«Solo la differenziazione per specialità può rappresentare la via maestra per mantenere vivi ed efficienti tutti i nostri ospedali», dichiara il direttore generale dell’Asp di Enna, Mario Zappia.

«In un momento storico caratterizzato da gravi difficoltà nel reperimento di professionisti, ogni risultato ottenuto è frutto di un impegno straordinario che non merita di essere sminuito da racconti parziali. Stiamo lavorando quotidianamente per recuperare il tempo perduto, normalizzare i servizi esistenti e attivarne di nuovi».
Il direttore generale sottolinea infine la necessità di uno sforzo condiviso: «La battaglia per garantire un’assistenza sanitaria adeguata richiede la collaborazione di tutti: istituzioni, operatori sanitari, cittadini e terzo settore. Gli allarmismi inutili danneggiano il grande lavoro svolto con amore e spirito di servizio da tutti i professionisti sanitari. Voglio rassicurare i cittadini: nessun ospedale sarà oggetto di riduzioni, ma stiamo lavorando – e continueremo a farlo – per potenziarli tutti».

Vaccino antinfluenzale in Sicilia: somministrato il 52% delle dosi

In Sicilia è stato somministrato poco più della metà dei vaccini antinfluenzali acquistati dalla Regione. I dati aggiornati al 4 gennaio 2026 indicano una copertura del 52,24%, pari a 655.384 dosi somministrate su 1.254.500 acquistate. Un dato che restituisce lo stato di avanzamento della campagna di vaccino antinfluenzale in Sicilia nel pieno della stagione influenzale.

Il quadro emerge mentre si registra un incremento dei pazienti con patologie legate all’influenza, situazione che sta mettendo sotto pressione i pronto soccorso dell’Isola. Secondo il dirigente generale del Dasoe, Giacomo Scalzo, si tratta di un fenomeno prevedibile che avrebbe potuto avere un impatto minore con una più ampia adesione alla campagna di vaccino antinfluenzale in Sicilia.

Chi somministra il vaccino antinfluenzale in Sicilia

La maggior parte delle dosi del vaccino antinfluenzale in Sicilia è stata somministrata dai medici di medicina generale, che hanno effettuato 573.357 vaccinazioni. Seguono i pediatri, con oltre 30 mila dosi, a conferma del ruolo centrale nella tutela della popolazione più giovane.
Più contenuto il contributo degli altri canali di somministrazione. Le farmacie si fermano a 15.186 dosi, mentre gli altri operatori sanitari raggiungono quota 36.686 vaccinazioni.

Vaccino antinfluenzale in Sicilia: dosi acquistate per provincia

La provincia con il numero più elevato di vaccini acquistati è Palermo, con 324 mila dosi, pari al 25,8% del totale regionale. Seguono Catania con 263 mila dosi (20,9%) e Messina con 180 mila (14,3%).
Più distaccate Agrigento con 114.500 dosi, Trapani con 100.000, Ragusa con 86.000, Siracusa con 84.000, Caltanissetta con 65.000 ed Enna con 38.000.

Le province con la maggiore copertura vaccinale

La provincia che registra la percentuale più alta di dosi somministrate è Siracusa, con 55.919 vaccinazioni, pari al 66,57%. Seguono Enna (63,64%), Trapani (62,26%), Ragusa (56,44%) e Agrigento (55,8%).
Più basse le percentuali di Palermo (52,2%), Caltanissetta (47,5%), Catania (46,8%) e Messina, che chiude con il 42,2%.

L’obiettivo della campagna di vaccino antinfluenzale in Sicilia

Nonostante oltre 655 mila persone vaccinate, il numero resta inferiore all’obiettivo di un milione di somministrazioni entro febbraio 2026. Da qui l’invito del Dasoe a rafforzare la sensibilizzazione, in particolare verso anziani, pazienti cronici e bambini, affinché aderiscano senza esitazioni alla campagna di vaccino antinfluenzale in Sicilia.

Siccità, Regione avvia procedure per nuovo invaso a Chiusa Sclafani e arginare le acque del Verdura

Un nuovo invaso artificiale denominato “Valentino” sorgerà nel territorio comunale di Chiusa Sclafani, nel Palermitano, in prossimità del confine con la provincia di Agrigento. L’opera servirà ad arginare le acque del fiume Verdura per destinarle all’intero comprensorio agricolo.
«Il governo Schifani interviene ancora una volta ascoltando le istanze dei territori – afferma l’assessore all’Energia, Francesco Colianni – Abbiamo gettato le basi per la realizzazione di questa infrastruttura, con l’obiettivo di recuperare grandi quantità di risorse idriche principalmente provenienti dal fiume Verdura e le destiniamo alle aziende agricole provate dalla siccità, fornendo una vera e propria boccata di ossigeno per ridare slancio all’economia locale».

La realizzazione dell’invaso ha già superato la prima indagine preliminare di valutazione del territorio, realizzata da uno studio di ingegneria su incarico del dipartimento Acqua e rifiuti della Regione Siciliana, guidato dal dirigente generale Arturo Vallone. Ora si passerà alla fase di fattibilità tecnica e alla determinazione dei costi. Lo studio è stato finalizzato allo svolgimento di valutazioni idrologiche e idrauliche preliminari, propedeutiche alla determinazione della potenziale capacità di invaso dell’ipotetico serbatoio artificiale, fino alla valutazione della fattibilità tecnica.

Spari contro un locale ad Acireale: ai domiciliari un 59enne

Avrebbe sparato alcuni colpi di arma da fuoco contro un locale perché infastidito dalla musica. È questa l’accusa contestata dai carabinieri a un uomo di 59 anni di Acireale, arrestato per detenzione illegale di arma da fuoco.
Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, l’uomo avrebbe esploso diversi colpi colpendo la cassa acustica esterna dell’esercizio commerciale. A seguito della perquisizione domiciliare, i carabinieri hanno sequestrato un fucile calibro 12, una pistola calibro 38 special, nove munizioni e 13 bossoli dello stesso calibro, ritenuti compatibili con quelli esplosi poco prima.
Dagli accertamenti è emerso che le armi appartenevano al padre dell’arrestato, deceduto, che le aveva regolarmente denunciate. Le stesse erano custodite all’interno di un armadio blindato, dove sono state rinvenute anche un’altra pistola e ulteriori munizioni. Le chiavi dell’abitazione erano in possesso del fratello dell’uomo, un 62enne, che è stato denunciato all’autorità giudiziaria.
L’arresto del 59enne è stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, che ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari.
La vicenda è ora al vaglio della magistratura, mentre proseguono gli accertamenti per chiarire ogni ulteriore responsabilità.

Canicattì, ferito da un colpo di pistola al ginocchio

Un uomo di 40 anni di Canicattì è finito in ospedale dopo essere stato raggiunto da un colpo d’arma da fuoco al ginocchio. Il ferito è stato soccorso e trasportato al Barone Lombardo, dove è stato medicato per la lesione riportata.

Al pronto soccorso sono intervenuti gli agenti di polizia. L’uomo, incensurato, ha riferito di essere stato colpito mentre stava camminando lungo via IV Novembre. È certo che l’arma utilizzata sia di piccolo calibro.

I poliziotti hanno effettuato un’ampia perlustrazione nella zona indicata dalla vittima, ma al momento non sarebbero emersi elementi utili alle indagini. Acquisiti, inoltre, i filmati di diverse telecamere di videosorveglianza presenti nell’area, ora al vaglio degli investigatori.

Gela, arrestato 46enne per maltrattamenti in famiglia e possesso di arma clandestina

Un uomo di 46 anni, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato a Gela dai carabinieri del Comando provinciale di Caltanissetta con l’accusa di maltrattamenti in ambito familiare e detenzione illegale di arma da fuoco.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe aggredito la moglie con violenza, colpendola ripetutamente con pugni e calci e arrivando a minacciarla di morte. La donna, ascoltata dai militari dell’Arma, ha raccontato di essere vittima da anni di soprusi fisici e psicologici, episodi più volte denunciati ma successivamente ritirati per paura di possibili ritorsioni.
A far scattare l’intervento decisivo è stato un ulteriore episodio: dopo l’ennesima aggressione, il 46enne avrebbe inviato alla sorella della vittima la fotografia di una pistola, accompagnandola con gravi minacce rivolte all’intero nucleo familiare.
I carabinieri si sono quindi recati nell’abitazione dell’uomo, dove lo hanno trovato in procinto di allontanarsi, con un borsone contenente effetti personali. Durante la perquisizione è stato rinvenuto uno zaino all’interno del quale era nascosta una pistola semiautomatica calibro 7,65, completa di caricatore inserito e sette colpi pronti all’uso.
Su disposizione della Procura della Repubblica di Gela, che ha coordinato l’attività investigativa, l’uomo è stato arrestato e trasferito in carcere. Il giudice per le indagini preliminari ha successivamente convalidato il provvedimento, disponendo la custodia cautelare in carcere

Consorzio Universitario di Agrigento, Cgil: “Chiarezza sulla governance o sarà crisi”

La Cgil di Agrigento lancia un nuovo e duro allarme sul futuro del Consorzio Universitario di Agrigento, denunciando una situazione di stallo istituzionale che rischia di compromettere definitivamente una delle poche realtà positive del territorio.
Il sindacato prende atto del comunicato stampa diffuso dal vicepresidente dimissionario dell’Empedocle – Consorzio Universitario di Agrigento, Giovanni Ruvolo, che ha confermato le proprie dimissioni irrevocabili accompagnandole da forti e preoccupate polemiche. Una presa di posizione che, secondo la Cgil, conferma lo stato di profonda crisi già più volte denunciato.
Alla base della situazione vi sarebbero scontri politici interni e regolamenti di conti tra forze riconducibili alla maggioranza che sostiene il Governo regionale, dinamiche che – sottolinea il sindacato – nulla hanno a che vedere con l’interesse pubblico e con il diritto allo studio. Una crisi che, se non affrontata immediatamente, potrebbe diventare irreversibile.
A preoccupare ulteriormente la Cgil è anche il silenzio dei sindaci del territorio, chiamati a difendere con determinazione il Consorzio Universitario, considerato un presidio fondamentale per lo sviluppo culturale e sociale della provincia di Agrigento.
Alla luce degli ultimi eventi, la CGIL di Agrigento rivolge un appello formale al sindaco del capoluogo, che detiene il 64% delle quote e quindi la maggioranza assoluta all’interno del Consorzio. L’invito è a prendere atto della gravità della situazione e ad assumersi le proprie responsabilità, consentendo l’immediato insediamento della governance del Consorzio e della figura già designata alla Presidenza.
“Non farlo – avverte la Cgil – significherebbe condannare definitivamente il Consorzio Universitario di Agrigento”.

Un ulteriore rinvio o atteggiamenti di chiusura avrebbero conseguenze pesantissime su studenti, lavoratori e sull’intero territorio agrigentino, già duramente provato da una crisi economica e sociale persistente.
Il sindacato annuncia inoltre che, qualora nei prossimi giorni il Comune di Agrigento non dovesse consentire l’insediamento della governance, verranno attivati tutti gli strumenti democratici e sindacali disponibili per far emergere, in ogni sede opportuna, le responsabilità individuali e politiche di questo grave stallo.
“Agrigento – conclude la Cgil– non può permettersi di perdere il proprio Consorzio Universitario per giochi di potere e irresponsabilità politiche”.

Marsala, scoperta una serra di cannabis in centro città

Due fratelli marsalesi sono stati arrestati al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala. Il gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei loro confronti, ritenendoli gravemente indiziati di coltivazione di sostanze stupefacenti, furto di energia elettrica, minacce, violazione di domicilio, detenzione illecita di armi da fuoco ed esplosione di colpi d’arma da fuoco.
L’attività investigativa, sviluppata dai carabinieri della Sezione Operativa del Nor della Compagnia di Marsala, ha consentito in meno di un mese di raccogliere gravi indizi di colpevolezza. Al centro dell’inchiesta la scoperta di una serra di cannabis a Marsala, realizzata all’interno di un garage situato in pieno centro urbano.

La chiamata al 112 e il grave episodio intimidatorio

Le indagini sono iniziate a seguito di una chiamata al 112, pervenuta alle prime luci del 10 dicembre 2025. Un uomo ha chiesto l’intervento di una pattuglia poiché due soggetti di sua conoscenza lo stavano inseguendo. Non riuscendo a rintracciarlo, i due si sarebbero recati, armati di pistola, presso la sua abitazione.
Secondo quanto ricostruito, dopo aver sfondato la porta d’ingresso, avrebbero colpito con una testata al volto l’anziana madre della vittima ed esploso un colpo d’arma da fuoco a scopo intimidatorio. Il tempestivo intervento dei carabinieri ha impedito che la vicenda potesse degenerare ulteriormente, consentendo di raccogliere immediati riscontri sulla dinamica dei fatti.

La serra di cannabis a Marsala allestita in un garage

Gli accertamenti successivi hanno permesso di ricostruire come, prima della chiamata di emergenza, i due arrestati avessero sorpreso la vittima nel tentativo di asportare due piante di cannabis presenti all’interno di un garage nella loro disponibilità. L’attivazione dell’impianto anti-intrusione avrebbe fatto fallire il furto, dando origine all’inseguimento.
La perquisizione ha consentito di accertare che il garage era stato trasformato in una vera e propria serra di cannabis a Marsala, dotata di impianti di aerazione e riscaldamento collegati abusivamente alla rete elettrica pubblica. All’interno, secondo quanto ricostruito, sarebbero state coltivate circa 64 piante di cannabis, pronte per essere trattate e immesse sul mercato locale degli stupefacenti.

La prova dello “stub” e l’arresto

Determinante, ai fini della dimostrazione della gravità dell’azione intimidatoria, è risultata la tempestiva esecuzione della prova dello “stub”, che ha consentito di rilevare tracce di polvere da sparo ancora fresche sugli indumenti degli indagati, oltre al rinvenimento dei colpi di arma da fuoco.
Al termine delle formalità di rito, i due fratelli marsalesi sono stati associati alla casa circondariale di Trapani. Le indagini preliminari sono tuttora in corso.

Crisi idrica sul basso Verdura, sopralluogo di agricoltori e comitati

Resta aperta la questione del posizionamento delle motopompe nel basso Verdura, in contrada Poggiodiana.

Il 5 gennaio scorso l’Associazione Liberi Agricoltori e il Comitato Zona Disagiata hanno effettuato un sopralluogo sul percorso alternativo indicato dall’Amministrazione Comunale, in contrada Bocca-Vallone, per verificare lo stato dei lavori e la percorribilità della strada.
La verifica era finalizzata a comprendere se sussistano le condizioni per ottenere l’autorizzazione dell’Autorità di Bacino, passaggio necessario per procedere con l’installazione delle motopompe.

Secondo quanto riferito dalle due organizzazioni, al momento permangono alcune criticità che non consentono ancora il completamento dell’iter.
L’Associazione Liberi Agricoltori ricorda di aver avviato le prime segnalazioni già dal mese di settembre, attraverso comunicati stampa, pec e lettere indirizzate agli onorevoli del territorio, al Presidente della Regione Siciliana, al Consorzio di Bonifica Ag3, all’Assessorato regionale all’Agricoltura e al Dipartimento regionale competente.

Ad oggi, riferiscono, non si sono registrati sviluppi risolutivi.
La situazione viene considerata particolarmente delicata alla luce delle piogge registrate negli ultimi mesi e della contemporanea dichiarazione dello stato di crisi idrica da parte della Regione Siciliana. Secondo le associazioni, un intervento tempestivo consentirebbe di valorizzare la disponibilità idrica attuale in vista della prossima stagione agricola.
Per il territorio di Ribera e dei comuni limitrofi, l’agricoltura rappresenta uno dei principali settori economici. Un eventuale prolungarsi dell’emergenza potrebbe avere ripercussioni sulle aziende agricole locali e sull’indotto.
L’Associazione Liberi Agricoltori e il Comitato Zona Disagiata auspicano che, nelle prossime settimane, possano essere adottate le decisioni necessarie per superare le criticità evidenziate e avviare gli interventi programmati.