ISEE 2026, tutti i nuovi limiti da non superare per bonus e agevolazioni: elenco completo e aggiornato

Nel 2026 l’ISEE continuerà a rappresentare il principale strumento per determinare l’accesso a bonus, agevolazioni e misure di sostegno economico rivolte a famiglie, lavoratori e soggetti fragili. Con le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio, il nuovo calcolo dell’indicatore potrebbe risultare più favorevole per molti nuclei, grazie a una maggiore tutela della prima casa e a una scala di equivalenza più vantaggiosa per le famiglie numerose.

Questi correttivi consentiranno a un numero più ampio di cittadini di rientrare nei limiti previsti per ottenere contributi economici e agevolazioni sociali. Tuttavia, restano fondamentali le soglie ISEE, che variano in base alla misura richiesta. Di seguito il quadro completo e aggiornato dei principali bonus accessibili nel 2026.


Bonus per situazioni di particolare fragilità: limite ISEE 6.000 euro

Per le persone con disabilità grave o per gli anziani non autosufficienti è previsto un sostegno economico mensile che può arrivare a circa 850 euro, ma solo a condizione che l’ISEE del nucleo familiare non superi 6.000 euro. Si tratta della fascia di reddito più bassa, destinata alle situazioni di maggiore vulnerabilità.


Carta acquisti: soglia ISEE 8.117,17 euro

La Carta acquisti resta una misura di supporto per i nuclei con bambini sotto i 3 anni o per gli over 65 in condizioni di disagio economico. Per accedervi, l’ISEE deve essere inferiore a 8.117,17 euro.


Bonus sociale luce, gas e acqua: ISEE fino a 9.530 euro (20.000 con figli)

Nel 2026 continuerà ad essere attivo il bonus sociale sulle utenze domestiche. Il limite ISEE è fissato a 9.530 euro, ma sale fino a 20.000 euro per le famiglie con almeno quattro figli a carico. La differenziazione tiene conto dell’impatto più elevato delle spese energetiche nei nuclei numerosi.


Assegno di inclusione: ISEE massimo 10.140 euro

L’Assegno di inclusione resta accessibile ai nuclei con un ISEE non superiore a 10.140 euro, fermo restando il rispetto degli ulteriori requisiti patrimoniali e familiari previsti dalla normativa. L’ISEE rappresenta comunque uno degli elementi fondamentali per l’accesso alla misura.


Carta “Dedicata a te”: soglia ISEE 15.000 euro

Destinata alle famiglie di almeno tre componenti con redditi contenuti e senza altri sostegni rilevanti, la Carta “Dedicata a te” è riconosciuta ai nuclei con un ISEE non superiore a 15.000 euro.


Carta della Cultura per i giovani: ISEE fino a 15.000 euro

Nella stessa fascia di reddito rientra anche la Carta della Cultura, rivolta ai giovani che hanno compiuto 18 anni nel 2025. Il beneficio consente di ottenere 500 euro da utilizzare per libri e attività culturali, a condizione che l’ISEE del nucleo non superi 15.000 euro.


Assegno Unico: importo massimo sotto i 17.000 euro di ISEE

L’Assegno Unico per i figli rimane una misura universale, ma l’importo più elevato spetta solo ai nuclei con un ISEE fino a circa 17.000 euro. Al crescere dell’indicatore, l’assegno diminuisce progressivamente, restando comunque riconosciuto anche oltre questa soglia.


Assegno di maternità dei Comuni: ISEE fino a 20.382,90 euro

Per nuove nascite, adozioni o affidamenti è previsto l’Assegno di maternità comunale. Nel 2026 il beneficio sarà accessibile ai nuclei con un ISEE non superiore a 20.382,90 euro, con un importo mensile che negli anni precedenti era pari a circa 407 euro per cinque mesi.


Bonus nido: contributo pieno sotto i 25.000 euro

Il bonus asilo nido prevede un contributo massimo annuo di 3.000 euro per i nuclei con ISEE inferiore a 25.000 euro. L’agevolazione resta comunque accessibile anche fino a 40.000 euro, con importi ridotti in base al reddito.


Bonus nuove nascite: limite ISEE 40.000 euro

Il limite più elevato riguarda il bonus nuove nascite, destinato ai bambini nati o adottati dal 2025 in poi. In questo caso l’ISEE da non superare è 40.000 euro, a conferma di una misura pensata per sostenere la natalità più che il disagio economico.


ISEE 2026: perché sarà decisivo presentarlo correttamente

Nel 2026 la presentazione dell’ISEE sarà un passaggio strategico per non perdere alcuna opportunità. Verificare il valore catastale della prima casa, aggiornare correttamente il nucleo familiare e controllare i requisiti specifici di ciascun bonus diventerà essenziale per accedere alle agevolazioni previste.


Assegno di mantenimento: i soldi spettano al genitore affidatario, non ai figli. Stop a rendiconti e accuse di malversazione

Assegno di mantenimento: la Cassazione cambia le regole

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 37354/2025) segna una svolta profonda nel diritto di famiglia, chiarendo definitivamente un punto che da anni alimentava conflitti tra genitori separati:
👉 l’assegno di mantenimento non è “denaro del figlio”, ma entra nella piena disponibilità del genitore affidatario.

Il principio affermato dalla Suprema Corte ribalta una convinzione molto diffusa, secondo cui il genitore convivente sarebbe solo un custode dei soldi destinati al minore e obbligato a giustificare ogni spesa.


I soldi del mantenimento sono del genitore convivente, “iure proprio”

Secondo la Cassazione, le somme versate a titolo di assegno di mantenimento:

  • diventano di titolarità del genitore affidatario,
  • sono percepite come diritto personale e diretto (iure proprio),
  • confluiscono nel bilancio domestico familiare.

Non si tratta quindi di un patrimonio intestato al figlio, come può esserlo un’eredità o un risarcimento, ma di un contributo forfettario volto a sostenere le spese quotidiane: vitto, alloggio, utenze, istruzione, cure e gestione della casa.


Il caso: madre condannata per malversazione, poi assolta dalla Cassazione

La sentenza nasce da un caso emblematico.
Una madre era stata condannata in primo e secondo grado per malversazione, ai sensi dell’art. 570, comma 2, n. 1 del Codice penale, con l’accusa di non aver speso integralmente l’assegno di mantenimento per il figlio.

Il ragionamento dei giudici di merito era puramente contabile:
se il padre versava una certa somma e la madre non ne spendeva l’intero importo direttamente per il bambino, il residuo veniva considerato indebitamente trattenuto.

La Cassazione ha annullato la condanna, smontando alla base questa impostazione.


Perché non esiste malversazione sull’assegno di mantenimento

Il reato di malversazione presuppone che il bene:

  • appartenga giuridicamente a un altro soggetto,
  • venga sottratto o dilapidato dal genitore.

Questo accade, ad esempio, quando un figlio riceve un’eredità o un risarcimento e il genitore utilizza quei fondi per fini personali.

Nel caso dell’assegno di mantenimento ordinario, invece:

  • il denaro non è di proprietà del minore,
  • spetta direttamente al genitore convivente,
  • non può quindi configurarsi un’appropriazione indebita.

Di conseguenza, non esiste alcun obbligo di rendiconto analitico delle spese sostenute.


Addio a scontrini e fatture: nessun obbligo di rendicontazione

Uno degli effetti più rilevanti della sentenza è lo stop definitivo alla pretesa di:

  • visionare ricevute,
  • controllare ogni spesa,
  • chiedere un rendiconto dettagliato dell’assegno.

La Cassazione chiarisce che il genitore affidatario ha piena discrezionalità nella gestione del denaro, purché i bisogni del figlio siano soddisfatti.

Se parte dell’assegno viene usata per:

  • bollette domestiche,
  • spesa familiare,
  • costi condivisi dell’abitazione,

non si configura alcun illecito.


Quando la condotta diventa reato: il confine resta l’interesse del minore

La sentenza non autorizza l’abbandono o la trascuratezza.
Il discrimine non è più come vengono spesi i soldi, ma come vive il bambino.

Se il genitore:

  • incassa l’assegno,
  • ma non provvede ai bisogni del figlio,

non risponderà di malversazione, ma potrà essere perseguito per violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570, comma 1, c.p.).

Il giudice dovrà valutare:

  • stato di cura,
  • alimentazione,
  • istruzione,
  • benessere complessivo del minore.

Effetti civili: possibile revisione dell’affidamento

Sul piano civilistico, una gestione palesemente inadeguata delle risorse può comunque avere conseguenze:

  • limitazioni della responsabilità genitoriale,
  • revisione dell’affidamento,
  • intervento del Tribunale per i Minorenni.

Ma si tratta di valutazioni legate alla tutela del minore, non alla contabilità dell’assegno.


Una sentenza che semplifica e riduce i conflitti

La decisione della Cassazione tiene conto di una realtà concreta:
nelle famiglie il denaro è un bene fungibile e non è possibile separare matematicamente le spese del figlio da quelle del genitore.

Riconoscere la titolarità dell’assegno al genitore affidatario:

  • semplifica i rapporti post-separazione,
  • riduce il contenzioso,
  • disinnesca denunce strumentali usate come leva di pressione.

Sciacca, Damiano Lupo lascia la guida del Commissariato e arriva Chiara Sciarabba

Il vice questore Damiano Lupo è stato salutato oggi allo stadio Gurrera di Sciacca dove il presidente della società, Ignazio Rizzuto, gli ha consegnato una targa. L’Unitas Sciacca, così come aveva fatto sette mesi fa con il suo predecessore, Cesare Castelli, lo ha ringraziato per la professionalità con cui ha seguito, da dirigente del Commissariato di polizia, la squadra saccense.

Domani, ad Agrigento, conferenza stampa e presentazione di Damiano Lupo come nuovo capo di gabinetto e portavoce della Questura. Verrà presentato anche il nuovo dirigente della Divisione Polizia Anticrimine.

Il vice questore Lupo è rimasto sei mesi alla guida del Commissariato di Sciacca che aveva già diretto dieci anni prima.

A breve è attesa in Commissariato la nuova dirigente, Chiara Sciarabba. Arriverà dal Commissariato di Porto Empedocle al quale era stata assegnata nel 2018 dopo avere diretto l’ufficio Personale della Questura.

Nella foto, il vice questore Damiano Lupo con il presidente dello Sciacca, Ignazio Rizzuto, durante la consegna della targa

“Non si ferma all’alt e guida ubriaca”, denunciata donna di Ribera

Non si è fermata all’alt intimato dai poliziotti ed è stata inseguita e bloccata poco dopo. Protagonista dell’episodio una donna di 44 anni, residente a Ribera, alla guida di una Fiat 500.

Il fatto è avvenuto in piazza Marconi, ad Agrigento, dove la conducente non si è fermata al controllo della polizia. La pattuglia della sezione volanti della Questura di Agrigento ha avviato l’inseguimento, riuscendo a bloccare l’utilitaria in via Crispi.

Sottoposta all’esame dell’etilometro, la donna è risultata positiva. Per questo motivo è stata denunciata, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica per guida in stato d’ebbrezza. L’auto è stata posta sotto sequestro.

“Donna costretta dal compagno a prostituirsi”, un arresto a Palermo

Un grave episodio di prostituzione forzata a Palermo è emerso grazie alla denuncia di un cittadino che aveva segnalato un insolito via vai di uomini da un appartamento di Trabia, nel Palermitano. Da quella segnalazione è partita un’indagine dei carabinieri, coordinata dalla Procura della Repubblica, che ha portato all’arresto di un uomo di 57 anni.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe costretto la propria convivente a prostituirsi, approfittando della sua fragilità psicologica. La donna sarebbe stata sottoposta a un costante controllo, privata di autonomia e costretta a subire una situazione di sfruttamento continuativo.

Le indagini dei Carabinieri nel Palermitano

Le attività investigative si sono sviluppate tra i mesi di agosto e settembre e hanno incluso intercettazioni telefoniche e accertamenti mirati. Gli elementi raccolti hanno consentito agli inquirenti di delineare un quadro accusatorio ritenuto grave e solido.

L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe organizzato direttamente gli incontri a sfondo sessuale, pubblicando annunci online dettagliati. Nei messaggi venivano specificate le prestazioni offerte e i relativi costi, con un tariffario che arrivava fino a 100 euro.

Annunci online e controllo sulla vittima

Nel contesto della prostituzione forzata, un aspetto ritenuto particolarmente significativo riguarda le modalità con cui gli incontri venivano gestiti. Le prestazioni si svolgevano sia all’interno dell’abitazione della coppia sia presso il domicilio dei clienti.

Presenza obbligatoria del compagno

Il 57enne imponeva come condizione la propria partecipazione agli incontri o, in alternativa, la sua presenza durante gli atti sessuali. Una condotta che, come sottolineano gli inquirenti, dimostrerebbe un controllo opprimente sulla vittima e una volontà di dominio totale.

Arresto e custodia cautelare

Venerdì scorso l’uomo è stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Termini Imerese. Dopo l’arresto, è stato condotto in carcere, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Il caso riporta l’attenzione sul fenomeno della prostituzione forzata a Palermo e provincia, una realtà spesso sommersa che emerge solo grazie alla collaborazione dei cittadini e all’attività investigativa delle forze dell’ordine. In questo caso, la segnalazione di un vicino si è rivelata decisiva per interrompere una situazione di grave sfruttamento.

Lo Sciacca spaventa la capolista Licata, finisce 0-0 davanti a un folto pubblico (Video)

Più Sciacca che Licata nel primo tempo con i verdenero che sfiorano il gol con Retucci all’11° e al 30°. L’azione più pericolosa costruita dalla capolista Licata nella partita di oggi, al Gurrera, davanti a un folto pubblico, al 44°, con La Piana il cui tiro dalla lunga distanza finisce di poco alto. Il primo tempo è di marca verdenero con ospiti in grande difficoltà.

La posta in gioco tra le due squadre era molto alta e lo Sciacca ha fatto tutto il possibile per vincere la partita. E’ mancato qualcosa che avrebbe potuto fare pendere la bilancia dalla parte saccensi.

Nel secondo tempo partita più equilibrata con un Licata più aggressivo. Al 50′, però, è lo Sciacca a guadagnare una punizione dal limite, reclamando un fallo da ultimo uomo per un giocatore del Licata. Batte capitan Licata che sfiora il palo.

Poi, per due volte, è il Licata a sfiorare la rete prima con Micchi che approfittando di un errore della difesa verdenero sbaglia una facile conclusione a rete da buona posizione e qualche minuto dopo con Araraio che costringe Elizaj a un doppio intervento.

“Lo Sciacca ha dimostrato una buona evoluzione tecnica – commenta Enzo Dimino per Risoluto.it – e nel girone di ritorno potrà centrare l’obiettivo stagionale di mantenersi sempre nella zona alta della classifica”.

Con il punto guadagnato a Sciacca il Licata, a quota 36, mantiene il Marsala 1912 a 7 punti di distacco in classifica, con 29 lunghezze. Al terzo posto, con 25, Sciacca e Partinicaudace. I verdenero sono in piena zona play off. Hanno il tempo necessario, però, per provarci ad accorciare nei confronti dei marsalesi e anche della capolista. Il campionato è ancora lungo.

Risoluto.it ringrazia per le foto Ignazio Capodici

Medico aggredito a Modica nel pronto soccorso

Un grave episodio di violenza si è verificato nella notte all’interno del pronto soccorso dell’ospedale “Maggiore-Baglieri” di Modica, nel Ragusano. Un medico è stato aggredito mentre era in servizio è stato colpito con un pugno al capo e uno al torace da un familiare di una paziente, riportando una contusione.

L’episodio riaccende i riflettori su un fenomeno sempre più diffuso: le aggressioni al personale sanitario, in particolare nei reparti di emergenza, dove le tensioni e lo stress raggiungono spesso livelli elevati.

Medico aggredito a Modica: la ricostruzione dei fatti

Secondo quanto denunciato, il medico del pronto soccorso si era recato presso l’ambulatorio di Cardiologia per consegnare la documentazione clinica relativa a una paziente per la quale era stata richiesta una consulenza specialistica. In quel momento, il cardiologo era impegnato nella gestione di un codice rosso, ovvero un’emergenza che richiede priorità assoluta.

Il sanitario avrebbe segnalato una situazione considerata irregolare: una familiare della paziente, dipendente dell’ospedale ma non in servizio, avrebbe trasportato autonomamente la madre in barella, senza autorizzazione, pretendendo inoltre di ottenere una precedenza rispetto agli altri pazienti in attesa.

Il richiamo alle procedure e l’aggressione

Nel momento in cui il medico ha richiamato il rispetto delle procedure ospedaliere e delle priorità cliniche, la situazione sarebbe rapidamente degenerata. Un altro familiare della paziente avrebbe reagito con violenza, colpendo il sanitario con un pugno al capo e uno al torace.

Il medico aggredito ha riportato una contusione, fortunatamente senza conseguenze gravi, ma l’episodio ha generato forte tensione all’interno del reparto e tra gli operatori presenti.

Segnalazione alla Direzione sanitaria

L’accaduto è stato immediatamente segnalato alla Direzione sanitaria dell’ospedale. Restano ora da chiarire eventuali profili di responsabilità e le misure che verranno adottate per tutelare il personale in servizio.

Un fenomeno sempre più preoccupante

Il caso del medico aggredito a Modica non rappresenta un episodio isolato. Negli ultimi anni, in Sicilia e nel resto d’Italia, si è registrato un aumento significativo delle aggressioni ai danni di medici e infermieri, soprattutto nei pronto soccorso.

Sindacati e associazioni di categoria denunciano da tempo la carenza di misure di sicurezza adeguate e chiedono interventi strutturali per prevenire episodi di violenza che mettono a rischio non solo i sanitari, ma anche la qualità dell’assistenza ai pazienti.

Sicurezza negli ospedali: una priorità

Quanto accaduto a Modica riporta al centro del dibattito il tema della sicurezza negli ospedali. Il rispetto delle regole, delle priorità cliniche e del ruolo del personale sanitario è fondamentale per garantire un servizio efficiente e sicuro.

Il caso del medico aggredito a Modica rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato.

Spari verso un ragazzo con una pistola a salve a Trabia

Momenti di tensione a Trabia, nel Palermitano, dove un giovane ha esploso alcuni colpi con una pistola a salve a Trabia, puntando l’arma verso un ragazzo in una zona affollata del centro abitato. L’episodio, avvenuto alla presenza di altre persone, ha generato paura e allarme tra i cittadini.

L’arma utilizzata, pur essendo a salve, era priva del tappo rosso, elemento che la rendeva esternamente indistinguibile da una pistola vera.

Pistola a salve a Trabia: l’intervento dei carabinieri

A segnalare l’accaduto è stato il padre del ragazzo verso cui sarebbero stati esplosi i colpi. L’uomo ha immediatamente contattato i carabinieri, consentendo un rapido intervento delle forze dell’ordine.

I militari dell’Arma hanno avviato gli accertamenti, riuscendo in breve tempo a identificare il giovane responsabile del gesto. Al termine delle verifiche, il ragazzo è stato denunciato per porto abusivo di armi, considerata la pericolosità del comportamento e il contesto in cui si è verificato l’episodio.

L’assenza del tappo rosso

Un aspetto centrale della vicenda riguarda proprio la pistola a salve utilizzata dal giovane. L’arma era infatti sprovvista del tappo rosso, dispositivo obbligatorio che consente di riconoscere immediatamente le pistole a salve da quelle vere.

La mancanza del tappo rosso ha contribuito ad aumentare il rischio e l’allarme, soprattutto perché l’episodio si è verificato in una zona frequentata del paese.

Le decisioni del Tribunale per i minorenniLa vicenda è stata trasmessa all’autorità giudiziaria competente. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni ha disposto l’affidamento del giovane alla madre convivente, misura adottata in considerazione dell’età e della situazione personale del ragazzo.

La decisione rientra nell’ambito dei provvedimenti di tutela e controllo previsti per i minori coinvolti in fatti di rilevanza penale.

Un gesto che poteva avere conseguenze gravi

L’episodio della pistola a salve a Trabia riaccende l’attenzione sull’uso improprio di armi, anche se non letali, e sui rischi connessi a comportamenti imprudenti in luoghi pubblici. Sparare, anche a salve, in un centro abitato può generare panico e provocare reazioni imprevedibili.

Sicurezza e prevenzione

Quanto accaduto a Trabia evidenzia ancora una volta l’importanza della prevenzione e del controllo sul possesso e sull’utilizzo di armi, comprese quelle a salve. Il tempestivo intervento dei carabinieri e la segnalazione del padre del ragazzo hanno evitato conseguenze più gravi.

La vicenda della pistola a salve a Trabia resta ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, mentre proseguono le riflessioni sul tema della sicurezza nei centri urbani e sul ruolo della responsabilità individuale.

Violento scontro sulla Palermo–Sciacca, auto in fiamme e traffico paralizzato

Un grave incidente stradale si è verificato lungo la statale Palermo–Sciacca, nei pressi del cavalcavia di viale Regione Siciliana. Due vetture, per dinamiche che sono ancora al vaglio degli inquirenti, si sono scontrate frontalmente. Subito dopo l’impatto, uno dei mezzi ha preso fuoco, rendendo necessario l’intervento immediato dei soccorsi.

Dalle prime informazioni raccolte, sembra che uno dei conducenti abbia perso il controllo del veicolo, finendo per invadere la corsia opposta e colpire l’auto che procedeva in senso contrario. Nell’impatto una persona avrebbe riportato gravi traumi, con la frattura di entrambe le gambe. Altri tre occupanti sono rimasti feriti, ma le loro condizioni non desterebbero particolare preoccupazione.

Sul luogo dell’incidente sono arrivati gli agenti della Polizia Stradale per i rilievi e la gestione della viabilità, insieme ai vigili del fuoco, impegnati a domare le fiamme e a mettere in sicurezza i veicoli coinvolti e la sede stradale. Non sono state ancora diffuse informazioni ufficiali sullo stato di salute complessivo degli altri feriti.

L’incidente ha avuto pesanti ripercussioni sulla circolazione: si sono formate lunghe code e rallentamenti in entrambe le direzioni di marcia, con traffico fortemente congestionato per diverso tempo. La situazione resta critica fino al completo ripristino della viabilità.

Lago Arancio, Catanzaro: “Protesta dei sindaci segnale di malessere. Riattivare l’impianto Basso Belice Carboj”

È un quadro di forte preoccupazione quello che emerge dal comprensorio agricolo del Lago Arancio. A denunciarlo è Michele Catanzaro, capogruppo del Partito Democratico all’Assemblea regionale siciliana, intervenendo sulla protesta che ha visto tre sindaci e un commissario straordinario regionale recarsi negli uffici della Regione per chiedere certezze sulla programmazione della stagione irrigua 2026.

Secondo Catanzaro, si tratta di un segnale chiaro di un disagio ormai diffuso. “La mobilitazione degli amministratori locali – afferma – evidenzia un malessere profondo che investe l’intero comprensorio agricolo. Il governo regionale continua a fare spallucce di fronte a contestazioni che solleviamo da tempo, dimenticando che dietro queste proteste ci sono migliaia di siciliani stanchi di provvedimenti improvvisati e di interventi tampone”.

A destare particolare allarme è la decisione della cabina di regia per l’emergenza idrica di trasferire acqua dal Lago Arancio alla diga Garcia, per far fronte alla crisi del Trapanese. Una scelta che, secondo il capogruppo del PD, rischia di aggravare la situazione in altri territori. “Affrontare l’emergenza idrica nel Trapanese è doveroso – sottolinea Catanzaro – ma farlo sottraendo risorse idriche a quattro Comuni agricoli, senza un piano alternativo, significa risolvere un problema aprendone un altro. È l’ennesima decisione non programmata e non concertata”.

Catanzaro richiama inoltre un impegno assunto prima dell’estate sulla riattivazione dell’impianto di sollevamento Basso Belice Carboj. “In Commissione Attività produttive e in Aula – ricorda – l’ex assessore Barbagallo aveva garantito un intervento capace di portare circa 10 milioni di metri cubi d’acqua dal fiume Belice al Lago Arancio, assicurando turni irrigui regolari. Oggi di quell’impegno non c’è più traccia. Spetta adesso all’assessore Luca Sammartino dare seguito a quanto promesso”.

Secondo il capogruppo del PD, la riattivazione dell’impianto rappresenterebbe una soluzione strategica per compensare il trasferimento di acqua verso la diga Garcia e per restituire serenità agli agricoltori del territorio.

“L’emergenza agricola – conclude Catanzaro – rischia di trasformarsi in una vera e propria crisi sociale che colpirà migliaia di famiglie. E il fatto che a chiedere risposte non sia solo l’opposizione, ma anche sindaci e un commissario straordinario nominato dalla stessa Regione, dimostra come l’improvvisazione a Palazzo d’Orléans sia ormai sotto gli occhi di tutti”.