Gli affari del boss Sutera a Sambuca, intercessione per sbloccare anche un abuso edilizio
Un complesso turistico di villette e la ristrutturazione di un agriturismo. Sono queste le faccende delle quali si sarebbe occupato Leo Sutera, il capomafia agrigentino, arrestato nuovamente ieri.
Nel 2016, Sutera si sarebbe attivato per obbligare il responsabile del cantiere per la costruzione di 40 alloggi nel quartiere Saraceno nel borgo dei borghi per affidare alle imprese locali, considerate vicini a Sutera, le opere di sbancamento e il conferimento in discarica del materiale di risulta.
Sutera avrebbe anche segnalato per le assunzioni alle ditte interessate nei lavori anche di persone a lui vicine.
L’intercessio del mafioso, sarebbe avvenuta anche per la ristrutturazione di un immobile con cambio di destinazione d’uso in agriturismo, in contrada Gulfa, a Santa Margherita Belice. Il proprietario che aveva ottenuto un finanziamento di circa 400 mila euro nell’ambito dei finanziamenti per il terremoto del ’68, ad un certo punto fu bloccato nella riconversione a causa di un abuso edilizio scoperto da dei tecnici comunali che bloccarono di fatto, l’opera. Si sarebbero quindi, rivolti a Sutera.
Secondo gli inquirenti, gli agenti delle squadre mobili di Palermo e Agrigento, hanno vagliato un episodio per confermare l’intermediazione di Sutera nella vicenda. Uno dei due tecnici comunali transitò con la macchina davanti a un negozio di fiori. A questo punto, la titolare del negozio, una donna vicina al boss, uscì dalla bottega e le fu consegnato un biglietto.
“È stato confermato – si legge nel provvedimento di fermo – l’intervento del Sutera nei confronti dei tecnici comunali, a conferma della capacità di infiltrazione anche nella pubblica amministrazione, con esito immediato ed ancora una volta conforme alle sue aspettative, in ambiti che non attengono alle sue competenze né ai suoi personali interessi”.
L’onorevole Michele Catanzaro: “Non mi occupo di Giunta, sono un deputato regionale”
Si tira completamente fuori dalle dinamiche che hanno portato all’azzeramento della prima Giunta Valenti. Michele Catanzaro, il parlamentare saccense del Pd, che già aveva ribadito di “non aver tramato” contro nessuno ai microfoni di Massimo D’Antoni, in riferimento alle accuse di chi lo aveva indicato come uno dei due registi che avrebbe guidato il benservito della vecchia compagine di Giunta, rifiuta adesso qualsiasi altro ulteriore commento sulla situazione politica saccense.
Il parlamentare traccia un suo preciso raggio di competenza che abbraccia il mandato elettorale da deputato agrigentino all’Assemblea Regionale Siciliana riproponendo e ribadendo la sua estraneità rispetto a quelle che definisce “sterili polemiche”.
Catanzaro è fresco fresco anche dalla sua convention, stile e gusto renziano, sorta di nuova forma di incontro con simpatizzanti ed elettori ed esponenti politici, che si è svolto lo scorso fine settimana a Realmonte, a distanza di un anno dalla sua elezione.
Eppure qualche effetto negli equilibri interni al gruppo politico dello stesso parlamentare pare che l’azzeramento lo abbia pur avuto, a partire da quella che sembra una vera rottura col fedelissimo Gioacchino Settecasi che dopo la sua lettera di dimissioni da assessore, non ha ancora rilasciato dichiarazioni a tal proposito.
Giornalista di Sky a Capo San Marco: “Non trattiamo il mare come una discarica”
Se c’è chi, una volta terminata l’estate, ha già voltato le spalle alle spiagge, c’è, invece, chi ne approfitta per prendersene cura. Come ha fatto la giornalista di Sky Raffaella Daino sulla spiaggia di Capo San Marco, a Sciacca, città che ama e dove trascorre buona parte delle vacanze.
Raffaella Daino ha trascorso la mattinata di oggi a raccogliere una gran mole di plastica che, dopo le mareggiate dei giorni passati, si è riversata sul litorale di Capo San Marco. Innamorata di Sciacca e dispiaciuta per l’inquinamento che la colpisce, ha scritto poi un appello ai cittadini saccensi sfruttando i suoi canali social e lanciando anche l’hashtag “#diamoilbuonesempio”. Il suo obiettivo è di sensibilizzare tutti ad un maggiore senso civico:
<<L’importanza di non sporcare le spiagge.
Lo faccio sempre quando sono qua. Lunghe passeggiate, qualsiasi sia la condizione meteo, sulla spiaggia che adoro e che frequento da decenni. E che soffro a vedere così trascurata, quando finisce la stagione balneare. Così mi armo di busta e guanti e cerco di ripulirla, coinvolgendo ora mio marito, ora il mio nipotino.
Dopo la mareggiata la spiaggia è piena di oggetti che non basterà una vita a smaltire. Tappi, bicchieri, tazzine, cannucce, bottiglie che il mare ha restituito o che sono stati abbandonati da incivili come se questa fosse una discarica. Per smaltire una bottiglia ci vogliono secoli. La plastica finisce in mare, viene ingerita dai pesci, uccide l’ambiente, ce la ritroviamo sulla nostra tavola. Apprendo da Marevivo, una della associazioni ambientaliste più attive, che sono state trovate tracce di microplastiche anche nel sale da cucina.
E succede purtroppo in tutte le spiagge del Sud Italia.
So che a Sciacca il fronte ambientalista è attivo, vigile e presente. So che i nostre splendidi litorali sono scelti dalle tartarughe per deporre le uova, che le correnti forniscono un ricambio continuo e il mare è splendido e i fondali sono spettacolari. Ma c’è ancora troppa gente che per la risorsa più importante che possediamo, non mostra rispetto. Che getta mozziconi di sigaretta e stoviglie di plastica sulla sabbia. Che fa festa e non si guarda indietro per vedere cosa ha lasciato per terra.
Ecco, mi permetto di offrire un – non richiesto- suggerimento, che dovrebbe valere per ogni città di mare. Obbligare la gente a seguire corsi sui danni che questi scellerati e diffusi comportamenti provocano all’ambiente, a noi. Spiegare a quei pescatori che ancora abbandonano in mare le cassette in polistirolo, che questo e’ sbagliato, che equivale a riempire di monnezza il futuro dei loro nipotini.
So che già si fa, ma evidentemente non abbastanza: coinvolgere le scuole in sistematiche operazioni di pulizia delle spiagge sperando che gli studenti poi educhino i loro genitori e nonni che non hanno capito quanto grave sia la situazione per i nostri mari e quanto l’inquinamento e il mancato corretto smaltimento della plastica non fa che accelerare la distruzione del pianeta.
E noi? Noi che non siamo né sindaci né presidi di scuola cosa possiamo fare? E se tutti dessimo il buon esempio? E se riuscissimo a invertire la tendenza finché siamo in tempo? Non c’è da scherzare. Gli scienziati avvertono che se non si smetterà di inquinare entro pochi decenni la temperatura del pianeta salirà così tanto da diventare inospitale. Significa che la vita come la conosciamo è destinata ad estinguersi. Non è una probabilità, è una certezza.
È vero che la maggior parte delle decisioni spettano a chi governa, che dovrebbe innanzitutto imporre lo stop alla produzione della plastica, responsabile dell’inquinamento. Ma anche noi possiamo contribuire.
Anzi dobbiamo fare qualcosa. Inneschiamo un circolo virtuoso.
Smettiamo di gettare rifiuti per strada e mozziconi di sigaretta sulle spiagge. Perché non si decompongono, e rimangono lì per sempre.
E provo a suggerire l’hashtag #diamoilbuonesempio. Fotografatevi mentre fare qualcosa di buono, utile e positivo per l’ambiente in cui viviamo. Cambiamo le cose. O almeno cambiamo i nostri comportamenti e quelli di chi ci sta vicino>>.
Assolti in appello dall’accusa di abuso edilizio e abuso d’ufficio Di Giovanna, Bivona e Russo
Assolti dai reati contestati perché i fatti non sussistono. Così ha deciso la prima sezione della Corte di Appello di Palermo, riformando la sentenza di primo grado in merito al processo per la realizzazione della villa, in fase di ultimazione, tra la via Lido e la via Allende, sottoposta a sequestro a giugno del 2014, dai carabinieri e dagli agenti della polizia municipale che operano presso la Procura della Repubblica di Sciacca. Cancellata, dunque, la condanna per abuso edilizio e abuso d’ufficio a 10 mesi in primo grado con pena sospesa per il proprietario, Giuseppe Di Giovanna, ex ingegnere capo del Comune; Giuseppe Bivona, ex dirigente del settore Urbanistica del Comune: Accursia Giuseppa Russo, funzionario dell’ufficio tecnico comunale. I giudici d’appello hanno disposto anche la revoca dell’ordine di demolizione dell’immobile. Per le difese, rappresentate dagli avvocati Giovanni Vaccaro e Michele Monteleone per Di Giovanna; Maurizio Gaudio per Bivona e Giovanna Maria Craparo per Accursia Giuseppa Russo, c’era corrispondenza tra il titolo abilitativo e gli strumenti urbanistici dell’epoca. La concessione edilizia risale al 2011. Le contestazioni non riguardavano la conformità dell’opera al progetto, ma la legittimità del titolo autorizzativo.
Guasto al semaforo da due settimane, si rimedia con transenna e senso obbligato che nessuno rispetta
L’impianto semaforico che regola l’accesso in entrata e in uscita attraverso l’antica porta San Calogero nel quartiere di San Michele a Sciacca, è guasto da circa due settimane.
La segnalazione del guasto è ormai datata, l’intervento da parte della ditta Gemmo che si occupa della manutenzione ordinaria e straordinaria non è stata effettuata.
Dopo alcuni giorni che il semaforo è rimasto lampeggiante creando una situazione di pericolo costante per il transito delle automobili.
Gli agenti della polizia municipale di Sciacca sono intervenuti con una transenna posta in piazza Gerardo Noceto e disponendo il senso obbligato per via Scaglione per chi deve lasciare il quartiere creando di fatto un senso unico per ovviare al guasto dell’impianto.
Come prepararsi al parto e all’allattamento, la ginecologa Dina Ciancimino spiega come accompagnare le future mamme
Ansia e preoccupazione si possono gestire così come la percezione del dolore. Il parto rappresenta per molte donne un momento di grande gioia, ma talvolta di grande apprensione.
La ginecologa Dina Ciancimino spiega come accompagnare le future madri verso la nascita del proprio bimbo e come prepararsi e gestire le fasi dell’allattamento del neonato.
In manette presidente di un’associazione antiestorsione, chiedeva denaro in cambio di fondi statali di solidarieta’
Non è un gioco di parole, purtroppo. Il presidente dell’Associazione siciliana antiestorsione , Salvatore Campo, è stato arrestato e posto ai domiciliari dalla guardia di finanza di Catania per estorsione continuata, falso ideologico e peculato.
Campo avrebbe richiesto denaro in cambio dello specifico accesso al fondo di solidarietà statale.
Il presidente dell’associazione, è stato posto ai domiciliari da militari delle Fiamme gialle in esecuzione di un provvedimento emesso dal Gip su richiesta della Procura distrettuale di Catania. I
l Giudice delle indagini preliminari ha anche disposto il sequestro preventivo di circa 37 mila euro, pari a fondi pubblici erogati dalla Regione Siciliana a favore dell’associazione antiracket Asia di cui, secondo l’accusa, Campo si sarebbe “illecitamente appropriato, utilizzandoli per fini esclusivamente personali”.
L’associazione Asia ha sede ad Aci Castello.
Scossa nel belice, trema la terra vicino Santa Ninfa
Una scossa di terremoto di magnitudo 3.1 è stata registrata alle 2:11 nell’ovest della Sicilia, in provincia di Trapani.
Secondo i rilevamenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il sisma ha avuto ipocentro a 13 km di profondità ed epicentro 5 km a est di Santa Ninfa, nel cuore della Valle del Belice.
Non si segnalano danni a persone o cose. La scossa è stata avvertita dalla popolazione.
(Nello scatto, il paese di Santa Ninfa)
Voleva scappare in Ungheria, il boss sambucese Leo Sutera temeva nuove condanne
Non si conoscono ancora i motivi del provvedimento che ha portato al nuovo arresto di Leo Sutera, il boss di Sambuca di Sicilia considerato il reggente della mafia agrigentina.
Il professore, così come viene chiamato perché fu insegnante all’istituto tecnico industriale “Majorana” di Palermo, 68 anni, emerge nelle cronache fra gli indagati di “Cupola”, operazione antimafia del 2002 e poi anche nel blitz “Nuova Cupola”, seguito della prima operazione del giugno del 2012, per cui Sutera riportò una condanna di 4 anni di reclusione per associazione mafiosa.
Da alcune intercettazioni ambientali, emergerebbe la volontà del capomafia agrigentino di voler lasciare Sambuca per trasferirsi all’estero.
Temeva, e lo avrebbe confidato ai suoi, una nuova pesante condanna che gli avrebbe riaperto le porte delle carceri.
Difeso dall’avvocato saccense Giovanni Vaccaro, aveva riottenuto indietro tutti i beni che gli erano stati sequestrati in questi anni, ma era in attesa del terzo grado di giudizio per l’aggravante di riciclaggio delle risorse economiche. Di conseguenza, la pena per lui avrebbe potuto anche essere aumentata o confermata ma non diminuita e pertanto, il boss avrebbe progettato l’ipotesi della fuga lontano da Sambuca e dal suo territorio. Figlio di Leonardo Sutera, ucciso nel marzo del 1985 nel suo podere sito tra Sambuca di Sicilia e Santa Margherita Belice.
Dal padre Sutera ereditò la vecchia amicizia con il padre di Matteo Messina Denaro divenendo poi lui stesso amico e solidale della Primula rossa. E intercettazioni ed appostamenti chiariscono anche che Sutera ha incontrato, almeno una volta, recentemente, Matteo Messina Denaro.
La Squadra Mobile di Palermo, agli ordini di Rodolfo Ruperti, e quella di Agrigento, guidata da Giovanni Minardi, nonchè personale dello Sco, hanno eseguito ieri il fermo a Sambuca di Sicilia poco prima dell’alba. L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Paolo Guido e condotta dai pm Claudio Camilleri, Alessia Sinatra e Geri Ferrara.
Sono numerosi pentiti che hanno affermato che Matteo Messina Denaro “teneva nel cuore Leo Sutera” diventando la sua interfaccia criminale non solo nel territorio agrigentino. Proprio il professore sambucese potrebbe essere quindi, l’anello di congiunzione con il superlatitante, il suo nuovo arresto potrebbe anche poter dire qualcosa in più.
Al momento, Sutera risulta indagato per associazione mafiosa.
Il Comune di Montevago lavora alla realizzazione di un rifugio e di un cimitero per i cani
Un rifugio e un cimitero per cani, un progetto che vede in campo più Comuni, dell’Agrigentino e del Trapanese, portato avanti dal sindaco di Montevago, Margherita la Rocca Ruvolo. Il sindaco ha già incontrato il presidente dell’Anta onlus, l’associazione nazionale tutela animali, Bruno Mei Tommasi, il quale ha proposto al comune un’iniziativa in project financing per la costruzione di un rifugio per cani con annesso canile e cimitero. Margherita La Rocca Ruvolo, che è anche presidente della commissione Salute dell’Ars che si è già occupata del fenomeno del randagismo, ha promosso un incontro con i sindaci del circondario – anche delle province di Trapani e Palermo – perché è un progetto ambizioso che deve avere al suo interno circa 300 cani. Alcuni sindaci hanno mostrato la loro disponibilità a partecipare, altri no. Successivamente, il sindaco La Rocca Ruvolo ha incontrato anche il commissario straordinario del comune di Castelvetrano, Salvatore Caccamo, che ha manifestato grande interesse. Già a Montevago è stato individuato un terreno, di proprietà comunale, non molto distante dal paese, in cui poter realizzare la struttura. Anche a Castelvetrano sono stati individuati dei terreni, confiscati alla mafia, in cui il comune vorrebbe realizzare qualcosa di analogo. Si stanno valutando i due siti o la possibilità di realizzare due strutture con una gestione comune in consorzio. “Siamo ancora in una fase di valutazione del progetto – dice il sindaco Margherita La Rocca Ruvolo – ed a metà di novembre è previsto un nuovo incontro con il presidente dell’Anta per fare il punto della situazione. Credo si tratti di un’iniziativa importante che può consentire ai comuni di questo territorio, senza oneri finanziari per le pubbliche amministrazioni, come prevede il modello del project financing, di poter far fronte al problema del randagismo”. Montevago e gli altri Comuni che hanno manifestato interesse lavorano, dunque, alla realizzazione di una struttura pubblica.



