Castelvetrano. I gemelli Firenze sotto processo. Il fratello Rosario accusato di essere vicino a Messina Denaro

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Sono finiti sotto processo a Marsala i castelvetranesi Giovanni e Massimiliano Firenze, gemelli di 45 anni, fratelli di Rosario, più grande di due anni, condannato a 11 anni per associazione mafiosa, essendo considerato vicino al superboss latitante Matteo Messina Denaro. Ai gemelli vengono contestati i reati di intestazione fittizia di quote societarie e beni aziendali  E nell’ultima udienza, in aula, hanno dichiarato: “Non abbiamo mai avuto rapporti con Matteo Messina Denaro e con la sorella Anna Patrizia, anche se nostro fratello Rosario è compare di quest’ultima”. Come ricorda il sito tp24.it i fratelli Firenze sono rimasti coinvolti nell’operazione antimafia di carabinieri e Dda “Ebano”, del 14 dicembre 2016. Rosario Firenze fu arrestato, mentre i suoi fratelli Giovanni e Massimiliano ricevettero solo un avviso di garanzia.

La “sfida” di Uniti per Sciacca a Francesca Valenti: “Il nostro nome per la prossima giunta è ancora quello di Paolo Mandracchia”

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Rischia di trovarsi di fronte al primo problema concreto Francesca Valenti, dopo che oggi il gruppo Uniti per Sciacca ha avanzato nuovamente il nome di Paolo Mandracchia per un ruolo di assessore all’interno di quella che sarà la sua seconda giunta. Una proposta che appare come una sorta di “sfida”, considerato che non più tardi di due giorni fa la sindaca di Sciacca ha firmato il provvedimento che, di fatto, ha revocato le deleghe agli ultimi due assessori che non si erano dimessi: Bellanca e Mandracchia. Come dire, insomma, che se le ragioni della revoca non riguardano il venir meno di un rapporto di fiducia (come ha dichiarato la sindaca), allora Mandracchia può tornare a fare l’assessore. C’è da chiedersi se quello di Uniti per Sciacca sia un aut-aut. Se la Valenti dovesse dire di no a questa richiesta cosa accadrà? I tre consiglieri del gruppo si dichiareranno indipendenti? Insomma: le schermaglie sono già cominciate. Intanto Filippo Bellanca spiega la sua posizione in merito all’ostinazione a non rassegnare le dimissioni: “Quante volte dovevo dimettermi? Lo avevo già fatto tre mesi fa da consigliere comunale”.

Enna. Sequestrata maxi piantagione di marijuana

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Una piantagione con 2.545 piante di marijuana è stata scoperta dalla squadra mobile  di Catania nelle campagne di contrada Cugno di Carcaci, in territorio di Centuripe (En). E’ stato bloccato un incensurato di 37 anni, Antonio Zaffora, sorpreso a irrigare gli arbusti, che è stato poi arrestato per coltivazione, produzione e spaccio di sostanza stupefacente e detenzione illegale di arma da fuoco. Durante l’operazione, alla quale ha collaborato personale del commissariato della polizia di Stato di Adrano e della squadra mobile di Enna, in un casolare di pertinenza del terreno, sono stati sequestrati 170 grammi di marijuana già essiccata, una rivoltella e munizioni di vario calibro.

Dopo dieci anni Cuffaro rimette piede all’ARS per partecipare ad un convegno

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“Ho notato che c’è un ascensore nuovo, è bello”. Così Totò Cuffaro, arrivato al piano parlamentare di Palazzo dei Normanni. L’ultima volta che l’ex presidente della Regione Siciliana ha messo piede all’Ars era il 28 gennaio 2008 quando annunciò le sue dimissioni in seguito alla condanna per favoreggiamento aggravato alla mafia. “Mi emoziona ritornare qui – dice Cuffaro, relatore in un convegno sulle carceri promosso dal parlamentare regionale Udc Vincenzo Figuccia – ma se devo essere sincero mi sono emozionato di più quando sono rientrato in cella dopo la mia prima ‘uscita’ dal carcere, con i Radicali. Lo avevo promesso ai miei compagni di cella: una volta uscito, avrei fatto di tutto per spiegare che dentro le carceri non ci sono corpi ma persone con i loro diritti”. Alle polemiche mosse in particolare dal M5S, sulla opportunità di farlo intervenire all’Ars, Cuffaro ha replicato: “In carcere ho imparato fra le altre cose a non giudicare me stesso, figuriamoci se posso giudicare gli altri”.

Intitolata piazza a Bettino Craxi nel paese in cui era nato il nonno

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C’era anche il vicepresidente della Regione Gaetano Armao a San Fratello (ME), il paese del nonno di Bettino Craxi, alla cerimonia di intitolazione di una piazza e di un’elipista alla memoria del leader socialista scomparso nel 2000. La cerimonia ha visto la presenza della figlia di Craxi, Stefania, alla quale è stata assegnata la cittadinanza onoraria. Nel paese nebroideo i Craxi non hanno più un’abitazione, dopo avere venduto la casa del nonno qualche anno fa, ma hanno periodicamente soggiornato nel paesino messinese.

Medico aggredito a Palermo: paziente gli sferra un pugno e gli perfora il timpano

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Ancora nel mirino dell’ira i medici ospedalieri. Il professor Francesco D’Arpa, responsabile dell’unità operativa di Endoscopia digestiva del Policlinico Giaccone di Palermo, è stato colpito con un pugno da un paziente. “E’ successo martedì, tutto in pochi minuti, alle 8.30 del mattino – ha raccontato il professore Francesco D’arpa -. Il paziente era stato ricoverato la sera precedente per una patologia addominale, ma nella mattinata aveva manifestato l’intenzione di dimettersi per eseguire una seduta di chemioterapia programmata. Dopo averlo informato che la sua permanenza in Chirurgia d’urgenza era prioritaria rispetto alla seduta di chemio, che poteva essere rimandata, è andato in escandescenze. Si è rivestito, si è strappato catetere venoso e sondino nasogastrico e si è allontanato dall’ospedale, apostrofando pesantemente chiunque cercasse di chiedere spiegazioni sul suo comportamento e rifiutandosi di firmare le dimissioni volontarie”. “Pensavamo che l’episodio si fosse chiuso lì – ha proseguito D’Arpa – ma a distanza di pochi minuti è tornato indietro, un’altra discussione altrettanto pesante di pochi secondi e in un attimo mi si è scagliato contro con un pugno all’orecchio”. Soccorso e sottoposto alle indagini strumentali, al medico è stata diagnosticata una perforazione al timpano e una perdita improvvisa dell’udito, guaribile in 40 giorni. L’aggressore è stato denunciato per lesioni gravissime.

Fervono i preparativi per la visita di domani del Santo Padre a Palermo

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L’istituto Padre Pino Puglisi e la casa-museo dedicata al beato saranno tra i luoghi visitati domani a Palermo da Papa Francesco, nella sua attesissima visita pastorale. Brancaccio viene tirata a lucido al momento dagli operai del comune. C’è poi il pranzo col Santo Padre organizzato dalla Missione Laica Speranza e Carità di Biagio Conte. Nella sala col Pontefice vi saranno 150 persone mentre altre 1350 circa saranno nei tavoli nelle aree attigue. Nella missione Speranza e carità fondata dal missionario laico Biagio Conte fervono i preparativi per l’arrivo del Papa che visiterà l’ex cittadella dell’aeronautica militare trasformata in struttura che si prende cura e ospita centinaia di indigenti, migranti, ex detenuti, persone senza casa. Nella missione l’artista Rosario Vullo, 45 anni, ha realizzato una statua in gesso raffigurante padre Pino Puglisi con due ragazzi. Nella chiesa, che è collegata alla mensa, vi è un altare dove sarà sistemato un mosaico con sei santi, ognuno proveniente da un diverso continente, e padre Puglisi. Il mosaico è stato realizzato da ragazzi disabili di Comiso e allestito da musulmani.

Palermo. Il premier Conte alla scuola “Puglisi”. Orlando e Musumeci non vanno ad accoglierlo

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È sicuramente un fatto senza precedenti quello che ha visto oggi a Palermo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ospite della scuola “padre Pino Puglisi” a Brancaccio, senza che ad accoglierlo ci fosse il sindaco né il governatore della Sicilia Musumeci. Un atteggiamento di protesta nei confronti del governo contro i tagli previsti ai fondi per le periferie da parte del governo. “Se il sindaco – ha commentato il premier interpellato sulla protesta di Orlando – ritiene questo e non accoglie il suo presidente faccia pure. Ma bisogna essere corretti però, ieri sera lavorando fino a tarda ho incontrato una ventina di sindaci dell’Anci e non ricordo il volto del sindaco Orlando”. “Abbiamo lavorato tanto – ha sottolineato – e trovato una soluzione rispetto a un provvedimento che era incostituzionale, stiamo recuperando un profilo di costituzionalità e abbiamo trovato un percorso. In più ho assicurato il modo per recuperare questi finanziamenti”.

Siculiana. Trentacinquenne picchia la convivente per strada. Intervengono i carabinieri e lo arrestano

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Un ennesimo episodio di maltrattamenti contro familiari si è verificato in provincia nelle ultime ore. Riguarda in particolare un tunisino, A. N., 35 enne, già noto alle forze dell’ordine, il quale, per alcune incomprensioni con la convivente, ha deciso di malmenarla per strada. Infatti, i Carabinieri della Stazione di Siculiana, mentre stavano svolgendo un servizio di pattuglia, allertati telefonicamente da un passante, si sono subito precipitati in via Mangione, sorprendendo l’uomo sulla pubblica via, mentre stava ancora picchiando la giovane donna, bloccandolo ed impedendo ogni sua ulteriore reazione. A quel punto, sono subito scattate le manette ai polsi dello straniero, con l’accusa di “Maltrattamenti contro familiari e lesioni personali”. La donna, fortunatamente, ha riportato solo delle lievi ferite. L’uomo, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, è stato ristretto agli arresti domiciliari.

Rissa aggravata: due tunisini denunciati dai Carabinieri a Raffadali

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Una violenta lite tra due stranieri si è verificata durante la scorsa serata a Raffadali. In particolare, i Carabinieri della locale Stazione, mentre erano impegnati in un servizio di pattuglia, hanno sorpreso per strada, in via Bellini, due tunisini che si stavano picchiando fra loro. L’immediato intervento dei militari ha sicuramente evitato il peggio. Infatti, i Carabinieri, dopo aver bloccato ed immobilizzato i due contendenti, hanno letteralmente tolto dalle loro mani e sequestrato un coltello lungo circa 25 centimetri ed una grossa pietra. I due stranieri, un 37 enne ed un 32 enne, già noti alle forze dell’Ordine, dopo essere stati identificati, sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per i reati di minacce aggravate e lesioni. Resta ancora da chiarire il motivo della furibonda lite.