Al via oggi a Sciacca il Campionato Italiano Platu 25
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Disservizi idrici, la sindaca alla seconda diffida in soli 14 giorni e Mizzica dice: “Non basta”.
“In attesa di un incontro nelle opportune sedi, – ha scritto oggi a Girgenti Acque – si diffida, intanto, il gestore a porre in essere ogni azione utile e rapida per risolvere i problemi che sono sorti nell’ultimo periodo, a ripristinare le rotture, a potenziare le squadre di operai del pronto intervento, ad aumentare la dotazione idrica, a prestare il massimo riguardo per la Città di Sciacca”.
E stavolta, ci si aspetta quantomeno che il gestore non ritenga “inaspettata” la seconda diffida dal Comune di Sciacca a firma di Francesca Valenti.
E nel dibattito sulla metodologia e strategia da adottare nelle ataviche problematiche col gestore, Mizzica interviene con una propria nota stampa suggerendo alla neo sindaca di fare di più.“Non bastano più le diffide – scrive il gruppo politico – Il recente passato, appena vissuto, ha dimostrato che occorre abbandonare atteggiamenti di basso profilo (le diffide lasciano il tempo che trovano) ma che è, più che mai, opportuno intraprendere azioni decise e finalizzate a risolvere il contratto che lega l’ATI – e, quindi, anche il Comune di Sciacca – a Girgenti Acque.
“Il Sindaco di Sciacca ha – conclude nella nota Mizzica – in virtù del mandato elettorale, il dovere civico e morale di essere portavoce delle istanze dei cittadini all’interno dell’ATI. E la realtà dei fatti è che i Cittadini di Sciacca non vogliono più avere a che fare con Girgenti Acque. Cittadini costantemente vessati da canoni non più sostenibili e, in alcuni casi, pretesi per servizi non resi”.
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È assurdo che i lavoratori del 118 coinvolti nell’inchiesta della Guardia di Finanza vengano accusati di interruzione di pubblico servizio. È così che oggi sulla vicenda interviene oggi il Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani, il cui presidente provinciale, Domenico Butera, difende gli operatori finiti nell’indagine, chiarendo che la tipologia del lavoro svolto da questo personale è ben diversa dalle altre, primo perché richiede un lavoro a bordo delle ambulanze con turni di 12 ore coordinati da una centrale operativa, e non di 6 ore in ufficio o reparto come per il personale amministrativo ospedaliero. Per il dottor Butera, dunque, è assurda, inconcepibile ed offensiva l’accusa di interruzione di pubblico servizio al personale del 118, perché può capitare che nell’arco delle 12 ore l’equipaggio alla fine di un intervento e la comunicazione di nuova operatività al ritorno in postazione si possa fermare davanti ad un ambulante per comprare un po’ di frutta o un panino per alimentarsi durante la giornata, ma può anche capitare (più raramente) che durante il turno non ricevendo chiamate dalla centrale operativa l’intero equipaggio possa allontanarsi (restando comunque sempre pronto ad intervenire) per alimentarsi. Il personale del 118 – conclude il presidente provinciale del sindacato SNAMI – è costantemente operativo, sia che si trovi inp ostazione, sia che si allontani, occasionalmente, per provvedere al proprio fabbisogio alimentare nel corso delle dodici ore di servizio”. A proposito di sindacati, sulla vicenda interviene sempre oggi anche la Cgil di Agrigento, che in una nota firmata dal segretario generale Massimo Raso e da quello del settore Funzione Pubblica Alfonso Buscemi, chiedono, a nome di tutti i lavoratori e le lavoratrici oneste, che sono la stragrande maggioranza degli operatori, che la magistratura sia rapida nelle indagini per definire le eventuali responsabilità con le relative sanzioni, ripristinando così l’immagine decorosa dell’ospdale e di tutta l’Asp. Raso e Buscemi condannano con chiarezza e fermezza tutti i comportamenti che violano le regole, perché non solo si arreca un danno a tutti i cittadini, ma soprattutto si danneggiano tutti gli altri lavoratori, e passano così in secondo piano le condizioni di lavoro in cui si è costretti a operare, a fronte dei tagli continui e lineari che da anni si abbattono sulla sanità. E si danneggiano i lavoratori perché passa in secondo piano il diritto al rinnovo del contratto nazionale di lavoro fermo ormai a otto anni fa ed il completamento delle piante organiche. La CGIL teme che si passi dall’indignazione per un comportamento scorretto alla negazione dei diritti.



