Sopralluogo dei carabinieri e del sostituto procuratore Michele Marrone questa mattina in contrada Muciare dove sono stati rinvenuti altri cani avvelenati

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Il bilancio dei cani avvelenati in contrada Muciare, a Sciacca, aumenta di ora in ora. Sono più di venti le carcasse di animali morti rinvenute, ma altri cani dopo avere mangiato quelle esche contenenti il veleno potrebbero essersi spinti in altre zone. Questa mattina, a Muciare, sono arrivati i carabinieri della compagnia di Sciacca ed il sostituto procuratore Michele Marrone che hanno effettuato un sopralluogo. La Procura della Repubblica di Sciacca ha aperto un fascicolo per uccisione di animali. Indagano i carabinieri. All’individuazione dei cani morti collaborano anche diversi animalisti e tra questi Annamaria Friscia, responsabile dell’Anta a Sciacca. Alcuni cani e tra questi sei cuccioli sono stati salvati grazie al tempestivo intervento dei veterinari del Distretto di Sciacca e in particolare di una equipe guidata dal veterinario Gino Raso.

Riciclava gasolio dalla Tunisia, condannato egiziano residente a Menfi

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Su un gommone con due potenti motori da 135 cavalli raggiungeva la Tunisia e poi tornava indietro con un carico di benzina fino a 325 litri, distribuiti in 13 taniche di plastica da 25 litri ciascuno trasportandolo una volta giunto sulla terraferma, con un camion privato delle relative targhe, rendendo così illeggibile il numero del telaio dello stesso. Il gommone, inoltre, è risultato anche rubato. L’uomo, un egiziano, residente da tempo a Menfi, Bakri Farag Abdelhafiz Abdelrahman, è stato condannato dal Tribunale di Sciacca per riciclaggio. Le indagini sono state condotte dalla Guardia di Finanza. Mentre l’egiziano è stato difeso dai legali Maurizio Gaudio e Francesco Dimino. L’uomo si trova agli arresti domiciliari.

Il processo per la morte di un giovane a Palermo, la difesa del cardiologo assolto spiega la linea seguita

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Il giudice monocratico di Palermo, Riccardo Corleo, ha condannato a otto mesi ciascuno, con la sospensione condizionale della pena, tre medici dell’ospedale Ingrassia di Palermo accusati di omicidio colposo per la morte di un giovane.   Rosanna Giaramidaro, Rosalba Tantillo e Florinda Bascone sono i medici condannati, mentre è stato assolto Sebastiano Scalzo, cardiologo. L’inchiesta fu aperta nel 2009 dopo la morte di Emilio Reforgiato, un istruttore di palestra di 28 anni, in seguito a un’embolia polmonare che non gli sarebbe stata diagnosticata per un errore. I familiari del ragazzo si sono costituiti parte civile e il giudice ha riconosciuto una provvisionale di 20 mila euro ciascuno. Il ragazzo morì  il 23 novembre del 2009, cinque giorni dopo essere andato al pronto soccorso dell’ospedale Ingrassia per un forte dolore al torace e alla spalla. La difesa del cardiologo Scalzo, assolto per non avere commesso il fatto, oggi spiega la linea portata avanti nel processo. Scalzo è stato difeso dal professore Antonino Agnello di Palermo e dall’avvocato Luigi La Placa di Menfi. “In buona sostanza il Tribunale ha accolto una delle tesi difensive prospettata dalla difesa del dottore Scalzo, nel senso che, ove provato che in data 18 novembre 2009, quando Reforgiato fu preso in carico dal pronto soccorso dell’ospedale Ingrassia, fosse stata presente una microembolia, nessuna responsabilità a titolo di concorso poteva essere addebitata a Scalzo Sebastiano, il quale era stato investito dal medico del pronto soccorso per una consulenza cardiologica e quindi per accertare se il dolore al torace, mentre tra l’altro erano in corso gli esami di laboratorio disposti dal medico del pronto soccorso fosse di origine cardiaca o meno. I vari consulenti escussi nel corso del dibattimento hanno concordato nel ritenere immune da negligenza o imperizia gli accertamenti posti in essere da Scalzo  nell’escludere che il dolore toracico fosse di origine cardiologica. Tra l’altro il dottore Scalzo, dopo la visita cardiologica, non vide più il Reforgiato che fu dimesso dai medici del pronto soccorso dopo circa 12 ore dalla consulenza cardiologica. In buona sostanza, la difesa ha evidenziato che la richiesta specialistica avanzata dal pronto soccorso non determina una presa in carico del paziente per le determinazioni consequenziali, che, fino al momento dell’assegnazione del paziente al reparto, rimangono di competenza esclusiva del responsabile del pronto soccorso”. Nella foto, gli avvocati La Placa e Agnello

Francesca Valenti sull’avvelenamento dei cani: “Denuncerò sia gli ignoti autori del delitto, sia i noti autori degli improperi e delle minacce”

“Un delinquente spregevole ha avvelenato cani randagi: insulti al Sindaco! Orde di sedicenti amanti degli animali fanno a gara nel lanciare gli strali più avvelenati”. Così il sindaco di Sciacca, Francesca Valenti, interviene, questa mattina, con un post su Facebook, bollando come “delinquente spregevole” chi avvelena i cani, ma aggiungendo: “In queste ore mi è arrivato di tutto, anche l’augurio di morire insieme ai miei figli…” Il sindaco aggiunge: “Chi ama gli animali non può non rispettare gli uomini. Tanti messaggi privi di un elemento ineludibile: l’umanità. Non sono colpevole e non intendo scusarmi. Ho provato un enorme dispiacere nel vedere la foto della strage che, tuttavia, non avrei potuto immaginare e prevenire. Sono cresciuta in una famiglia di cui un componente è sempre stato un cane; sono stata educata da una madre che curava i randagi feriti; ho pianto la morte di Fufi, di Nerina, di Schul, di Ula, di Cruiff, di Ulisse…..; hanno avvelenato la mia cagnetta una fredda notte d’inverno, perché abbaiava, e hanno ucciso davanti ai miei occhi un cane randagio che avevamo adottato, perché immaginato aggressivo…. Chi siete voi per scrivere, minacciare, maledire? Chi vi dà il diritto di parlare contro una persona che non conoscete?” In ultimo Francesca Valenti sottolinea che “Quello che è successo ai poveri cani non deve più succedere. Stiamo facendo e faremo del tutto per tutelare gli animali e ciò non per fare un favore a qualcuno o per timore, ma per dovere e per rispetto della mia città nonché di me stessa e della mia storia. Peraltro, è evidente che ho l’obbligo di tutelare la dignità e l’immagine della mia città e dei miei concittadini nonché della mia persona e della mia famiglia”. E nelle ultime righe scrive: “Denuncerò sia gli ignoti autori del delitto, sia i noti autori degli improperi e delle minacce”.

Per la strage di cani a Muciare impiegato lo stesso veleno di qualche settimana fa in via Sacro Cuore

Un veleno composto da insetticida per uccidere i 15 cani in contrada Muciare, a Sciacca. Emerge dai primi accertamenti effettuati dal Distretto Veterinario di Sciacca che ha già inviato alcune tra le esche rinvenute all’Istitito Zooprofilattico di Palermo. La Procura della Repubblica di Sciacca ha aperto un fascicolo per uccisione di animali dopo avere ricevuto l’informativa della Polizia municipale e del Distretto Veterinario di Sciacca. Ad uccidere potrebbe essere stato qualcuno che era già passato da quella zona e che aveva notato la presenza di un gran numero di animali. E dai primi accertamenti emerge un altro particolare: il veleno utilizzato a Muciare è lo stesso che era stato impiegato, nello scorso mese di gennaio, per avvelenare altri cani nella via Sacro Cuore, sempre a Sciacca. La conferma definitiva arriverà tra qualche giorno dall’Istituto Zooprofilattico che ha già ricevuto le esche rinvenute e la carcassa di uno dei cani.

Strage randagi, veterinaria di Agrigento si fa avanti: “Io pronta a sterilizzare i cani di Sciacca gratuitamente”

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Ad Agrigento è nota per le sue campagne a favore degli animali, per i soccorsi a cani incidentati e abbandonati, per le cure ai randagi e si dice pronta a scendere in campo anche per i cani di Sciacca. E’ una delle reazioni provocate dall’autentica strage effettuata ai randagi di Muciare a Sciacca, avvelenati in massa con del cibo-esca. Leila Li Causi, è un veterinario e ad Agrigento gestisce un ambulatorio. Fino a qualche anno fa, il piccolo ambulatorio della dottoressa Li Causi era anche convenzionato con il Comune di Agrigento, poi la lentezza dei pagamenti e la mancanza di risorse pubbliche ha esaurito il rapporto. Oggi si occupa dei suoi clienti, ma dopo aver saputo quanto successo a Sciacca ha deciso di offrire gratuitamente la sua professionalità. “Sono stata avvisata – racconta –  di quanto accaduto a Sciacca da un’altra animalista di Firenze. Quando ho aperto il pc per vedere quanto fosse successo, stentavo a credere che una strage di tal genere si fosse consumata proprio vicino casa mia. L’atrocità delle foto che ho visto, mi hanno spinto a scrivere la mia messa a disposizione per i cani di Sciacca. Sono pronta ad offrire gratuitamente il mio lavoro, il mio sudore e il mio impegno. Ora basta, non può continuare così, basta con le stragi”. Nel suo post su Facebook con il quale, la veterinaria si è detta pronta ad operare la sterilizzazione su più cani possibili per arginare il fenomeno del randagismo a Sciacca, la dottoressa chiede che le siano soltanto fornite le spese vive per praticare l’intervento, ossia l’anestesia e i fili di sutura, mentre l’USL dovrà farsi carico della chippatura. E sono già in molte le persone che dinnanzi il gesto della veterinaria, hanno risposto mettendosi a disposizione per permetterle di poter salvare quanti più cani possibili dalla mano di chi pensa di far da sé in maniera così barbara.  

Salgono a una trentina i cani avvelenati a Muciare. Interviene Nello Musumeci: “Se responsabili individuati Regione si costituirà in giudizio”

Nelle stesse ore in cui si è appreso che i cani avvelenati la notte scorsa a Muciare sarebbero almeno una trentina, suscita curiosità che sul tema sia intervenuto, questa sera, il presidente della Regione Nello Musumeci, a giudizio del quale “siamo di fronte ad un atto di grave inciviltà che – sostiene il Governatore – merita la condanna di tutti. Amare un animale d’affezione – aggiunge Musumeci – non è un dovere, ma rispettarlo sì. Confidiamo nel lavoro degli inquirenti e, ove venissero individuati gli autori del vile gesto, il governo della Regione non esiterebbe a costituirsi parte civile nei relativi giudizi. Al tempo stesso – ragiona il capo di Palazzo d’Orleans – non può eludersi il fatto che questa triste vicenda ponga l’accento sul dilagante fenomeno del randagismo in Sicilia. Servono iniziative, anche legislative, immediate e risolutive”. Musumeci fa sapere di avere fissato, per la prossima settimana, un incontro con le autorità veterinarie regionali e con le rappresentative associazioni di volontariato per trovare soluzioni condivise”. Nel frattempo l’assessore Paolo Mandracchia e il sindaco Francesca Valenti hanno firmato un’ordinanza che prevede sia la rimozione delle carcasse di cani che si sono accumulate a Muciare, sia la collocazione di avvisi nella zona che mettono in guardia rispetto al pericolo che siano ancora presenti altre polpette avvelenate.

Craig Warwick torna dall’Isola dei Famosi, Enzo Bitetto: “Non vedo l’ora di riabbracciarlo”

“Non vedo l’ora di riabbracciarlo”. Così Enzo Bitetto ha commentato oggi ai microfoni di Risoluto.it il ritorno in Italia del compagno Craig Warwick. Il sensitivo ha dovuto abbandonare il reality per un infortunio e sarà di rientro dall’Honduras martedì prossimo per partecipere alla nuova puntata in diretta dell'”Isola dei famosi” dagli studi tv di Milano. Craig Warwick non ha avuto neanche il tempo di affrontare il televoto, la caduta che gli ha provocato l’inclinazione delle costole non gli ha permesso di continuare la prova di sopravvivenza costringendolo a lasciare l’isola dei vip. Anche Enzo Bitetto che abbiamo incontrato nella suo salone di parrucchieria è in partenza nuovamente per Milano dopo aver fatto la spola in queste settimane di assenza di Craig per sostenerlo nelle diverse trasmissioni tv che si occupano dello show. Nell’intervista a Risoluto, Bitetto ha parlato dei motivi che hanno spinto Craig a provare qualcosa di forte dopo essergli stato accanto nella malattia.

Le giornate del Carnevale di Sciacca raccontate da una blogger romana

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Una blogger romana che si firma “Elle”, fidanzata con un saccense, descrive su un blog la sua prima esperienza al Carnevale di Sciacca confrontandolo con i festeggiamenti del carnevale a Roma. In questo articolo vengono messi in risalto i numerosi difetti della festa saccense, primo tra tutti l’abuso di alcol, ma allo stesso tempo, esaltato  il desiderio di poter avere un po’ dello spirito del Carnevale di Sciacca e della sua allegria o, come lo definisce lei, “nippinappi” nella vita di tutti i giorni. Ve lo proponiamo, qui di seguito oltre al link alla pagina, come spunto di riflessione sulla festa saccense: http://updowngirl.it/2018/02/16/topo-citta-va-al-carnevale-campagna/  

“Io & Annie: il topo di città va al carnevale di campagna

By  on 16 febbraio 2018
Io & Annie è una rubrica fissa del nostro blog: potete leggere il primo capitolo qui.
Se siete pigri ve lo posso riassumere: Annie è un nome di fantasia.
Annie è il mio fidanzato. Questa è la nostra storia.

Dove sono nata io, il Carnevale è solo una scusa come un’altra per indossare calze a rete e vestiti tanto corti che in qualsiasi altra occasione verrebbero considerati da battona. Un po’ come tante altre festività. Poi ho conosciuto Annie e lui mi ha portato dove il Carnevale è quasi una festa sacra, cinque giorni consecutivi di maschere, inni e carri che monopolizzano la sua città natale. Che non è in campagna, come suggerisce il titolo dell’articolo, ma al mare. Lì il Carnevale è tipo quello di Venezia, ma molto più buddellaru. A onor di cronaca, Annie non mi ha portato proprio da nessuna parte: sono io che sono andata a recuperarlo, dopo un mese di latitanza. L’ho preso per la barba e l’ho riportato a Roma, ma già che c’ero mi sono fatta questi cinque giorni di musica e delirio. Da giovedì grasso, le scuole chiudono e i pub aprono. Si parte con la sfilata: ogni associazione realizza un carro in cartapesta che si muove per la città distribuendo birra, sassizze arrustute e caramelleOgnuno rappresenta un’allegoria, e così Trump e Kim Jong-un sfilano insieme ad Alice nel Paese delle Meraviglie, Peppe Nappa e Nuccio Cusumano. carnevaleDietro ogni carro ci sono ballerini di tutte le età che riempiono le strade con le coreografie personalizzate. Ma la cosa peggiore sono gli inni, uno per ogni carro, che vengono sparati da giovedì a martedì (sei giorni su sei per un totale di centoquarantaquattro ore) senza nessuna interruzione. Tutti rigorosamente in dialetto, perché se capisci cosa dicono allora che gusto c’è? Da romana nata a Roma e cresciuta a Roma mi sono rapportata al Carnevale come un esploratore fa con un rito tradizionale autoctono, come se fossi davanti a un rito vudù. Dall’altro lato invece, il Carnevale è considerato alla stregua dei Grammy Awards. Anzi, più precisamente degli Oscar, dato che due giorni dopo la sua fine una giuria di esperti decreta il vincitore per miglior carro, miglior inno, miglior scenografia, miglior movimento di macchina, eccetera eccetera. Solo che invece di una statuetta, qui si vince la gloria, il carro viene distrutto e l’inno entra nell’Olimpo degli inni ballati alle quattro del mattino dagli abitanti ubriachi. Eh sì, perché a Carnevale si beve, si beve tantissimo, e io lo so perché ho aiutato i genitori di Annie al loro pub e perché ho bevuto tantissimo. Jack Daniel’s e salsiccia, cosa vuoi di più dalla vita? Da dietro il bancone del pub poi, il Carnevale te lo godi davvero tutto. Da chi inizia a bere alle sei, a chi alle otto è già ubriaco e azzuppa con panini e arancine, dai mariti che ti chiedono di mettere coca cola nei drink delle mogli ubriache alle mogli che ballano mentre i mariti cascano per terra ubriachi. Bambini che mangiano solo tramezzini alla Nutella e ballano da soli in mezzo alle luci. Cugini di nonni di nipoti di zie di Annie che mi abbracciano e zie di nipoti di cugini di nonni di Annie che mi consegnano coppole e mi offrono da bere. E poi il gran finale: dopo giorni e notti di festa, dopo una maschera diversa ogni sera, in barba a qualsiasi normativa di sicurezza e a qualsiasi sviluppo socioculturale, il carro protagonista del Carnevale, quello di Peppe Nappa, viene bruciato nella piazza principale della città. Tipo il Medioevo, ma senza le streghe.  Sono tornata a Roma canticchiando “E Peppe Nappa che nome curiusu che nome scialusu che nippi che na” senza avere la minima di cosa voglia dire e senza avere la minima forza di capirlo. E se oggi l’ho adorato, da piccola avrei fatto i salti per partecipare a un Carnevale così. Perché la vita nelle grandi metropoli è bella, è ricca di opportunità, ma un po’ di nippinappinella vita serve a tutti. Non trovate?   (Nella foto, la folla festante che accompagna i carri allegorici durante la sfilata del Carnevale a Sciacca)

Campagna informativa indetta dal Tdm e Cittadinanzattiva, reciprocita’ tra il sanitario e il paziente

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Ha preso il via oggi la campagna informativa indetta dal Tribunale Diritti del Malato-Cittadinanzattiva di Sciacca sul rapporto di reciprocità tra il sanitario e il paziente. La campagna consiste nella diffusione di un vademecum utile, sia al cittadino che al sanitario, per una migliore consapevolezza dei diritti e dei doveri delle due parti ed evitare così conflitti tra una “coppia” che deve necessariamente lavorare in sinergia per il raggiungimento comune della salute del paziente. La campagna vedrà impegnati i volontari dell’associazione per cinque giorni ed ha avuto inizio l’8 febbraio in occasione della giornata “Coriandoli di solidarietà” organizzata dal Comune e la partecipazione di numerosi sodalizi operanti nella città di Sciacca e svoltasi nel quartiere di San Michele. Oggi l’attività è proseguita con la distribuzione dei vademecum utenti e sanitari negli ambulatori specialistici, mentre ieri il vademecum degenti e sanitari sono stati distribuiti all’ospedale di Sciacca. Lunedì 19, è in programmazione al CUP asp/ag2 e si concluderà, mercoledì 21, al Punto di Ascolto T.D.M., accanto il Pronto soccorso dell’ospedale di Sciacca, che sarà a disposizione dei cittadini per informazione e sensibilizzazione della campagna e distribuzione del vademecum.