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Reclutate con contratto a progetto lavoravano come subordinate tribunale da ragione a 6 operatrici call center
Assunte con contratto a progetto, in realtà erano lavoratrici subordinate a tutti gli effetti. È questa la storia di 6 operatrici del call center della società Sicom Srl, che fino al 2014 ha operato in contrada Ferraro. Il Tribunale di Sciacca ha accolto il ricorso presentato dalle donne, disponendo il loro reintegro e il riconoscimento delle differenze retributive, somme oscillanti a occhio e croce tra i 13 e i 18 mila euro a testa.
Il contratto di lavoro a progetto è una tipologia che non esiste più, soppiantata nel 2015 al jobs act. Si trattava di “una forma di collaborazione coordinata e continuativa svolta in modo prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione per la realizzazione di uno o più progetti specifici determinati dal committente”. Formula utilizzata a suo tempo dalla Sicom Srl per reclutare i lavoratori. Le 6 ricorrenti, però, contestarono la legittimità di questo tipo di accordo, sostenendo in sede giurisdizionale la sussistenza di un rapporto subordinato. Lo hanno fatto riferendo “di aver percepito una retribuzione di 3 euro e 50 per ogni ora di lavoro, di aver svolto attività lavorativa sotto il potere direttivo e gerarchico della parte datoriale, di aver lavorato cinque ore al giorno per sei giorni la settimana, osservando gli ordini impartiti dai coach in assenza di qualsivoglia autonomia”.
A rappresentare le operatrici è stato l’avvocato Luigi Licari, del foro di Sciacca. Il loro ricorso è stato accolto dal Giudice del lavoro Anna Guidone, che pur dichiarando formalmente legittimi i contratti stipulati tra le parti, ha eccepito i caratteri propri della subordinazione nelle modalità in cui questi contratti si sono esplicati. In tale direzione il giudice ha richiamato alcune sentenze della Suprema Corte. Verdetti che individuano la differenza tra il rapporto di lavoro subordinato e quello autonomo “nell’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro ed il conseguente inserimento del lavoratore in modo stabile ed esclusivo nell’organizzazione aziendale”.
Il Giudice, inoltre, ha valutato sia singolarmente, sia complessivamente, quelli che nel dispositivo della sentenza si definiscono “indici secondari sintomatici della subordinazione”, ossia: l’assenza del rischio d’impresa, la continuità della prestazione, l’obbligo di osservare un orario di lavoro, la cadenza e la forma della retribuzione, l’utilizzazione di strumenti di lavoro e lo svolgimento della prestazione in ambienti messi a disposizione dal datore di lavoro.
Nel procedimento giudiziario è emerso che i coach del call center indicavano i numeri dei contratti da concludere e le modalità con cui dovevano svolgersi le telefonate e che spesso, nel corso dell’orario di lavoro, le dipendenti venivano invitate a dare spiegazioni in merito alla scarsa produttività giornaliera.
Una vicenda che non può non richiamare alla memoria la trama del film “Tutta la vita davanti”, di Paolo Virzì, con Sabrina Ferilli. Un film che fa emergere proprio la fragilità dei diritti dei lavoratori di un immaginario call center.
Una vicenda che a suo tempo divise anche gli stessi operatori. Nel 2014, a margine della chiusura della sede saccense della Sicom Srl, un gruppo di loro prese posizione sostenendo con una lettera aperta che le condizioni contrattuali pattuite erano chiare sin dall’inizio, e che gli addetti si erano impegnati a rispettarle.
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OMAGGIO A GIUSEPPE PALMINTERI, IL MAGGIORE DELL’ AERONAUTICA INNAMORATO DI SCIACCA
“Il 5 Febbraio ricorre anche il 39esimo compleanno del Maggiore Palminteri, e noi di Acquario siamo stati presenti per onorare la sua morte, ma soprattutto per onorare la sua vita, breve ma di grande ed indiscusso valore.
È un atto più che dovuto da parte della nostra città, perché Sciacca, anche se i saccensi non lo sanno, ha avuto da Giuseppe un rispetto, un attaccamento, un amore viscerale, intenso, forte e sicuro, mai messo in discussione, segno di appartenenza e di un legame tra un uomo ed una terra che sancisce un patto per la vita ed anche oltre la vita.
Vogliamo rendere onore al Maggiore Palminteri che aveva fatto della sua Patria e del difendere la sua Patria un istinto di vita. Ma ancor di più vogliamo raccontarvi di un uomo dal grande cuore, dagli occhi luminosi, di quella luce che solo le anime nobili possono avere.
Giuseppe amava Sciacca, ne amava il mare, l’aria calda d’estate che conservava dentro di se e che nelle sere d’estate riscaldava ogni sua parola…amava i tramonti sfumati visti dal mare, e che arricchivano di tenera malinconia il suo sguardo arguto.
La prendeva scherzosamente in giro la nostra, la Sua Sciacca! Lui che da Palermo aveva troppo presto “volato” il mondo, ma che a Sciacca sempre tornava per riprendersi un po’ di quell’area e di quel calore che aveva condiviso per trent’anni con i suoi più cari amici.
Amico leale e sincero fino a far male, sicuro delle sue ragioni, diretto e motivato a raggiungere e perseguire il giusto, sempre…
Sapeva chiedere e sapeva desiderare, ma più di tutto sapeva voler bene e sapeva amare, in tutte le forme ed i modi in cui è possibile amare.
Uomo di regole e rispetto, riconosceva il momento in cui occorreva scuotere gli animi, così come il momento di tacere ed il suo era un silenzio sempre efficace, che serviva a lasciare a lui e agli altri lo spazio per meditare, per fermarsi, riordinare e ricominciare.
Giuseppe era poi un uomo di Speranza, il valore più arduo da mantenere in se, quando la vita non ti ha ancora dato tutto ciò che ti spetta e che meriti.. la speranza che lui amava sfidare e a cui chiedeva di fargli compagnia, perché lui era così, un giovane uomo cresciuto con la fermezza, la certezza e la speranza che avrebbe raggiunto la vetta più alta.
Giuseppe l’ha raggiunta la sua vetta più alta, quella di essere storia nella vita di chi lo ha amato.
Vissuto non abbastanza per segnare altri cuori, ma così tanto da rendersi indimenticabile per noi che con lui abbiamo condiviso risate e pianti, sconforto e conforto, abbracci e calore.
Sciacca è stata e resterà il luogo delle gioie e dei legami per lui, ed anche qui, oltre che nei nostri cuori, a Sciacca, noi continueremo a sentire la sua presenza.
Il Maggiore Palminteri ha lasciato la terra per continuare a Volare con le sue ali, ma Il nostro Giuseppe non morirà mai, perché chi lascia un segno d’amore nella vita di qualcuno, si è conquistato il diritto di restare vivo per sempre”.
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Lopposizione lascia i lavori in 13 approvano bilancio e allegati il carnevale e salvo
Alla ripresa dei lavori dopo la sospensione, il Consiglio comunale di Sciacca ha approvato prima il DUP (Documento Unico di Programmazione), poi il bilancio pluriennale e, infine, il bilancio di previsione 2016. L’opposizione ha lasciato i lavori, permettendo così ai tredici consiglieri di maggioranza presenti di approvare all’unanimità i singoli punti all’ordine del giorno.
Il via libera al bilancio salva il Carnevale 2016. Decisiva la decisione del centrosinistra che, pur critico nel merito e con valutazioni politiche piuttosto dure, ha deciso di agevolare il via libera allo strumento finanziario.
Il voto finale è stato accolto dall’applauso dei presenti.
Fabrizio di paola troppo facile fare opposizione e attaccare il sindaco anche per me fu cosi
“Non mi dimetto, e non mi sarei dimesso nemmeno se me l’aveste chiesto perché nella mia vita non ho mai ceduto ad alcun ricatto”. Lo ha detto durante il suo intervento Fabrizio Di Paola, in un’aula gremita di addetti ai lavori del Carnevale, nel dibattito sul bilancio in corso al Consiglio comunale di Sciacca. Un intervento nel corso del quale il sindaco ha apprezzato il senso di responsabilità annunciato dall’Opposizione nel permettere il via libera al bilancio e nell’individuare una soluzione perché il Carnevale possa svolgersi.
Di Paola ha però fatto alcune precisazioni in merito alle critiche che gli sono venute da Mario Turturici e Paolo Mandracchia, soprattutto sui ritardi riguardanti l’approdo del bilancio in aula. “Con l’armonizzazione contabile, che l’ufficio di ragioneria interpreta con grande rigore, dobbiamo avere certezza assoluta delle entrate da inserire nel bilancio, mentre prima non era così, e si potevano inserire poste finanziarie presunte, ossia senza certezza di esigibilità”.
“Noi – ha detto Di Paola – abbiamo contemperato la politica del rigore a quella della crescita. Se puntassimo solo sul rigore questo paese morirebbe d’inedia, e io non voglio farlo morire. Abbiamo puntato sul Carnevale perché è un fatto economico e di aggregazione sociale. Dobbiamo cuocerci nel nostro brodo, e il nostro brodo è l’imposta di soggiorno, che molti all’inizio non volevano, ma grazie alla quale possiamo fare la festa”. Il sindaco ha poi ringraziato i carristi e ha difeso la Pro loco dagli attacchi.
“Fare opposizione è facile – ha concluso il sindaco – e, non lo nascondo, anche io mi divertivo a farla quando ero consigliere comunale”. Sul fatto di aver perso la maggioranza in Consiglio Di Paola ha detto: “Storia di tutti i giorni, l’hanno persa tutti, da Messina a Cucchiara, da Turturici a Vito Bono fino a me”.
I lavori, come anticipato da Risoluto.it, sono stati sospesi su richiesta dell’opposizione. Al ritorno in aula è previsto direttamente il voto finale.



