“Entra in banca a Sciacca e danneggia una parete”, denunciata dalla polizia

Gli agenti del Commissariato di polizia di Sciacca hanno denunciato una trentenne saccense che, entrata in banca, avrebbe danneggiato una parete in cartongesso. La banca sarebbe stata chiusa e il danneggiamento avvenuto quando era operativo soltanto il bancomat. E’ nell’area bancomat che la giovane sarebbe entrata.

La polizia è riuscita a risalire alla saccense ed a procedere alla denuncia per danneggiamento grazie alle telecamere di videosorveglianza cui è dotata la banca.

Licenziamento per giusta causa, anche la vita privata può costare il posto di lavoro: lo dice la Cassazione

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che comportamenti gravi nella vita privata, se incompatibili con il ruolo lavorativo, possono legittimare il licenziamento per giusta causa. Il principio si applica sia al settore pubblico sia, in casi analoghi, a quello privato.

Il caso: stalking e perdita del posto nel settore pubblico

La vicenda esaminata riguarda un dipendente della polizia municipale, licenziato dopo una condanna penale per stalking nei confronti dell’ex compagna. Sebbene la condotta non fosse legata all’attività lavorativa, la sua gravità ha portato all’interruzione del rapporto di lavoro. Secondo i giudici, atti persecutori e molestie sono incompatibili con i doveri e le responsabilità di chi opera in un ruolo di pubblica utilità.

Dalla condanna al licenziamento: il percorso giudiziario

Il lavoratore aveva impugnato il licenziamento, sostenendo che le azioni commesse in ambito privato non avessero influito sulle sue mansioni. In primo grado il ricorso era stato accolto, ma la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione, sottolineando come il comportamento dell’uomo dimostrasse instabilità emotiva e inidoneità al ruolo di pubblico ufficiale.

Cosa ha deciso la Cassazione: comportamento extra-lavorativo rilevante

Con la sentenza n. 4797/2025, la Corte di Cassazione ha confermato l’orientamento dell’appello, ribadendo che la fiducia nel rapporto di lavoro può essere compromessa anche da fatti accaduti fuori dall’ambiente professionale. In particolare, per ruoli pubblici o con rilevanza sociale, l’integrità morale e la condotta del dipendente assumono un peso determinante.

L’impatto sulla fiducia e il principio di proporzionalità

Secondo i giudici, non è necessario un danno economico per giustificare il licenziamento. Basta una condotta che rompa il vincolo fiduciario. Il comportamento, se grave e contrario ai principi di correttezza e responsabilità, può bastare da solo per interrompere il rapporto lavorativo, anche in assenza di precedenti disciplinari.

Vita privata e posto di lavoro: quali sono i limiti?

La pronuncia della Cassazione rappresenta un precedente importante: comportamenti gravemente inadeguati nella vita privata possono essere considerati incompatibili con la posizione ricoperta, specie quando si tratta di ruoli legati alla sicurezza, alla fiducia pubblica o alla gestione di funzioni sensibili. Anche in contesti aziendali privati, simili condotte potrebbero giustificare un licenziamento, se idonee a pregiudicare l’immagine o la funzionalità dell’organizzazione.

Legge 104: tutte le novità fiscali 2025 per persone con disabilità e familiari

Con la circolare n. 4/E del 16 maggio 2025, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulle nuove disposizioni fiscali introdotte dalla Legge di Bilancio 2025 e dal D.Lgs. n. 192/2024, attuativo della riforma fiscale. Queste novità riguardano principalmente le detrazioni per carichi di famiglia con soggetti disabili e altre misure di welfare.

Detrazioni per carichi di famiglia

A partire dal 1° gennaio 2025, le detrazioni per figli a carico sono riconosciute anche ai figli di età pari o superiore a 21 anni, ma inferiore a 30 anni. Tuttavia, per i figli con disabilità riconosciuta ai sensi dell’articolo 3 della Legge 104/1992, non si applica alcun limite di età. Le detrazioni sono estese anche ai figli affiliati e ai figli del coniuge deceduto che convivano con il contribuente. Non sono invece previste detrazioni per altri familiari conviventi, come generi, nuore, suoceri, fratelli e sorelle.

Le detrazioni possono essere cumulate con l’assegno unico universale. Per essere considerati fiscalmente a carico, i familiari devono avere un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro; per i figli di età non superiore a 24 anni, il limite è aumentato a 4.000 euro.

Misure di welfare

I lavoratori con figli a carico possono ricevere beni e servizi fino a 2.000 euro annui esenti da IRPEF. Tuttavia, se si supera anche di un solo euro questo limite, l’intera somma diventa tassabile.

Inoltre, i contributi versati dal datore di lavoro per prestazioni aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente. Questa disposizione si applica anche al coniuge, ai figli e agli ascendenti conviventi del lavoratore che siano fiscalmente a suo carico.

Per i lavoratori che si trasferiscono per lavoro nel 2025 per una distanza di almeno 100 km, il datore di lavoro può rimborsare le spese di affitto fino a 5.000 euro annui esenti da tasse nei primi due anni.

Novità su aliquote e detrazioni IRPEF

A regime, sono previste le seguenti misure:

  • Riduzione da quattro a tre degli scaglioni di reddito e delle corrispondenti aliquote:
    • 23% per i redditi fino a 28.000 euro;
    • 35% per i redditi superiori a 28.000 euro e fino a 50.000 euro;
    • 43% per i redditi superiori a 50.000 euro.
  • Innalzamento della detrazione da lavoro dipendente da 1.880 euro a 1.955 euro se il reddito complessivo non supera 15.000 euro.
  • Introduzione di un meccanismo correttivo per il riconoscimento del trattamento integrativo, finalizzato a neutralizzare l’incremento dell’importo della detrazione per redditi di lavoro dipendente, che avrebbe potuto determinare l’esclusione dal beneficio del trattamento integrativo di alcuni soggetti.

Attività stromboliana Etna, nuova fase eruttiva dal cratere di Sud-Est

L’attività stromboliana dell’Etna è tornata protagonista nella notte tra l’1 e il 2 giugno 2025. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, osservatorio etneo di Catania, ha rilevato un’intensificazione del tremore vulcanico, associata a fenomeni eruttivi localizzati principalmente nel cratere di Sud-Est.

A partire dalle ore 23 di ieri, infatti, si è osservato un incremento progressivo dell’ampiezza media del tremore. Verso l’1,50 della scorsa notte, i valori sono entrati nel livello alto e, attualmente, si registra una tendenza all’ulteriore aumento. La sorgente del tremore si trova a una quota di circa 2.800 metri sul livello del mare, in prossimità del cratere attivo.

Codice arancione, ma nessuna criticità per i voli

Aeroporto operativo nonostante l’attività stromboliana dell’Etna

In parallelo all’aumento del tremore, è stato registrato un incremento dell’attività infrasonica a partire dall’1,30 circa, con localizzazione nell’area dei crateri centrali. Alla luce di questi dati, l’Ingv-Oe di Catania ha aggiornato il VONA (Volcano Observatory Notice for Aviation), innalzando il livello di allerta per l’aviazione al codice arancione.

Nonostante la situazione in evoluzione, l’attività stromboliana dell’Etna al momento non sta influenzando l’operatività dell’aeroporto internazionale di Catania – Vincenzo Bellini, che resta completamente operativo.

Modello previsionale: nube verso Sud-Ovest

Secondo il modello previsionale elaborato dall’Ingv, qualora si verificasse la formazione di una nube eruttiva, questa si disperderebbe in direzione Sud-Ovest. Questo rende al momento basso il rischio per i centri abitati e le infrastrutture aeree dell’area orientale della Sicilia.

L’attività stromboliana dell’Etna continua ad essere monitorata costantemente dagli esperti dell’Osservatorio Etneo. La popolazione e i viaggiatori sono invitati a rimanere aggiornati attraverso i canali ufficiali in attesa di ulteriori sviluppi.

Congedo parentale 2025: tre mesi retribuiti all’80% per i genitori con figli nati o adottati dal 1° gennaio

Nel 2025 aumenta la tutela per i genitori lavoratori dipendenti: sale a tre mesi il periodo di congedo parentale retribuito all’80%, grazie alle nuove disposizioni della Legge di Bilancio. L’INPS ha chiarito le modalità di accesso, i requisiti e le istruzioni per fare domanda.

Congedo parentale retribuito all’80%: a chi spetta nel 2025

Il beneficio è riservato ai lavoratori dipendenti con figli nati, adottati o affidati a partire dal 1° gennaio 2025. Il congedo può essere fruito entro i primi sei anni di vita del figlio, o entro sei anni dall’ingresso in famiglia nei casi di adozione o affido.

I tre mesi retribuiti all’80% possono essere utilizzati da entrambi i genitori in modo flessibile (alternati, condivisi o contemporanei), ma non sono trasferibili da un genitore all’altro. Il congedo parentale resta comunque soggetto al limite complessivo massimo di dieci mesi, elevabile a undici se il padre utilizza almeno tre mesi di congedo.

Durata, limiti e percentuali: cosa cambia in base all’anno di nascita del figlio

La riforma aggiorna il numero di mesi indennizzati in base alla data di nascita o adozione del minore:

  • Fino al 31 dicembre 2022: un solo mese indennizzato all’80%, solo se almeno un genitore ha concluso il congedo obbligatorio dopo quella data.
  • Dal 1° gennaio 2023: un mese all’80% per ogni figlio, anche senza collegamento al congedo obbligatorio.
  • Dal 1° gennaio 2024: due mesi retribuiti all’80%.
  • Dal 1° gennaio 2025: si arriva a tre mesi all’80%, usufruibili entro il sesto anno del bambino.

Il resto del congedo parentale rimane regolato come in precedenza: sei mesi al 30% e ulteriori due mesi eventualmente non retribuiti, salvo deroghe ISEE.

Come fare domanda all’INPS

La domanda per il congedo va presentata esclusivamente online sul sito dell’INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS. In alternativa, è possibile contattare il Contact Center INPS o rivolgersi a un patronato per ricevere supporto.

Cacciatore segretario provinciale del Pd di Agrigento: “Inizia una nuova storia”

“La comunità democratica della Provincia di Agrigento mi ha scelto come Segretario del Partito. Con grande emozione sento il dovere di esprimere la gratitudine nei confronti di tutti i tesserati per la partecipazione, per l’entusiasmo e per tutta la loro passione. I miei complimenti a Giacomo Vivacqua a cui rinnovo la mia stima e che sono sicuro troverò al mio fianco in questo nuovo impegno. Oggi inizia una nuova storia, insieme lavoreremo per rendere il nostro Partito Democratico sempre più unito, aperto e capace di stare tra la gente, nelle piazze, nei circoli e nelle Istituzioni. Da domani si cammina insieme, avanti”.

Così Francesco Cacciatore, sindaco di Santo Stefano di Quisquina, ha commentato la sua elezione a segretario provinciale del Pd di Agrigento. Il suo sfidante, Giacomo Vivacqua, si è fermato al 45 per cento.

In Sicilia sono 240 i circoli del Pd che hanno votato per il rinnovo del segretario regionale e dei segretari provinciali di alcune delle province dell’isola. Per la segreteria regionale candidato unico Anthony Barbagallo.



A Caltabellotta un messaggio contro la guerra

Nella notte che precede il 2 giugno, Festa della Repubblica, Caltabellotta torna ad affermare il suo ruolo di “Città della Pace”. Alle 21 ha avuto inizio davanti la maestosa Cattedrale e il Castello che domina la Rocca delle Querce, illuminati con centinaia di luci, in un gesto corale e simbolico: un deciso “no” al genocidio in corso a Gaza e a ogni forma di conflitto che insanguina il mondo.

Un’iniziativa carica di significato, promossa dall’associazione Pace di Caltabellotta, da anni impegnata nella diffusione dei valori di dialogo, convivenza e solidarietà. L’evento si inserisce nel contesto di una serie di manifestazioni nazionali che, da nord a sud dell’Italia, intendono richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul dramma delle guerre in corso e sulla necessità urgente di una mobilitazione collettiva per la pace.

Caltabellotta non è stata scelta a caso. È qui che, nel 1302, fu firmata la storica Pace tra Angioini e Aragonesi, ponendo fine alla lunga e cruenta Guerra del Vespro. Un luogo che ha fatto della memoria un baluardo e che oggi, più che mai, si propone come simbolo universale di riconciliazione.

L’impegno dell’associazione Pace non si ferma a questa serata. Per la prossima estate è in programma un fitto calendario di eventi: sfilate in costume, rievocazioni storiche e manifestazioni culturali, tutte pensate per celebrare la Pace di Caltabellotta del 1302 e rinnovare un appello che oggi risuona più attuale che mai.

“Lunga notte delle chiese”, evento il 6 giugno a Sciacca


Storia, arte e spiritualità per l’evento “Lunga Notte delle Chiese” in programma il sei giugno prossimo a Sciacca organizzato dall’associazione “Go Sciacca Go”. Per l’occasione, quattro delle chiese più belle e significative di Sciacca, Carmine, San Domenico, Collegio e Giummare apriranno le loro porte in un’atmosfera unica e suggestiva. Un’occasione imperdibile per ammirare da vicino tesori d’arte inestimabili e perdersi tra le architetture che raccontano secoli di fede e cultura. Un evento che ha fatto il suo esordio lo scorso anno e che vede a supporto del nuovo sodalizio “Go Sciacca Go”, il Comune di Sciacca, l’Arcidiocesi di Agrigento, il Museo Diffuso dei 5 Sensi e L’AltraSciacca.
Passeggiate per le vie di Sciacca, le botteghe di ceramica che per l’occasione, resteranno aperte fino a tardi.

Concorsi pubblici 2025: graduatorie valide tre anni anche per gli enti locali, stop al tetto del 20% e assunzioni più veloci

Con l’approvazione definitiva del Decreto Legge 25/2025, arrivano importanti novità per l’accesso al pubblico impiego e, in particolare, per l’utilizzo delle graduatorie concorsuali. Le nuove norme, valide anche per gli enti locali, puntano a semplificare le assunzioni, valorizzare gli idonei e ridurre i tempi di inserimento nei ruoli della Pubblica Amministrazione.

Validità triennale delle graduatorie per enti locali

La principale novità riguarda la validità delle graduatorie: da ora anche gli enti locali potranno utilizzare le graduatorie di concorso fino a tre anni dalla pubblicazione. Questa estensione si applica sia alle selezioni future che a quelle già concluse prima del 15 marzo 2025, ampliando sensibilmente le possibilità di assunzione per i candidati risultati idonei ma non vincitori.

Assunzioni più rapide e utilizzo incrociato delle graduatorie

Le amministrazioni pubbliche potranno attingere liberamente alle proprie graduatorie per coprire qualsiasi esigenza di organico, senza dover attendere la rinuncia o la mancata presa di servizio da parte del vincitore. Inoltre, sarà possibile stipulare accordi tra enti per utilizzare graduatorie già esistenti, riducendo i tempi e i costi per nuove selezioni, purché i profili richiesti siano compatibili.

Il diritto all’assunzione scatta con l’individuazione

Un’importante modifica normativa stabilisce che il diritto all’assunzione scatta nel momento in cui il candidato viene formalmente individuato dall’amministrazione. Ciò consente di gestire con maggiore flessibilità i tempi di firma del contratto, soprattutto per coloro che stanno completando un periodo di preavviso o attendono il trasferimento da un’altra amministrazione.

Eliminato il limite del 20% di idonei per concorsi 2024-2025

Fino al 2025, viene sospesa l’applicazione del limite massimo del 20% di idonei rispetto ai posti messi a bando. Questo significa che le amministrazioni potranno disporre di un bacino più ampio di candidati tra cui scegliere, favorendo l’inserimento tempestivo di nuove risorse e contrastando il fenomeno della carenza di personale.

Mobilità volontaria: libertà decisionale per gli enti

Una recente sentenza del Consiglio di Stato (n. 3140/2025) ha ribadito che gli enti locali possono scegliere liberamente se procedere con la mobilità volontaria, anche in presenza di graduatorie valide. In particolare, se il posto da coprire è stato creato dopo il concorso, non sussiste l’obbligo di utilizzo della graduatoria. Il decreto ha comunque rinviato al 2026 l’obbligo generalizzato di esperire la mobilità per gli enti con oltre 50 dipendenti.

Una riforma che guarda a semplificazione ed efficienza

Le nuove disposizioni sulle graduatorie e sulle modalità di assunzione segnano un passo avanti nella modernizzazione della Pubblica Amministrazione. Per i cittadini si traduce in maggiori opportunità di inserimento nel pubblico impiego. Per gli enti, invece, in una gestione più snella, autonoma ed efficiente delle risorse umane.

Invalidità civile e lavoro: 30 giorni di congedo retribuito per cure mediche nel 2025

I lavoratori con invalidità civile pari o superiore al 51% hanno diritto, per legge, a 30 giorni all’anno di congedo retribuito per effettuare cure mediche correlate alla propria condizione. Si tratta di un beneficio ancora poco conosciuto, ma che consente di tutelare la salute senza perdite economiche e senza influenzare il periodo di comporto previsto per la malattia.

Cos’è il congedo per cure e chi ne ha diritto

Introdotto dall’articolo 7 del Decreto Legislativo 119/2011, il congedo per cure mediche è riservato ai lavoratori dipendenti con una certificazione di invalidità civile superiore al 51%. È importante sottolineare che questo diritto è autonomo rispetto ai permessi previsti dalla Legge 104 e può essere richiesto anche da chi non beneficia di altre agevolazioni legate alla disabilità.

Il congedo può essere utilizzato in un’unica soluzione o in più periodi e non può superare i 30 giorni per anno solare. Non è cumulabile con l’anno successivo e si riferisce esclusivamente a trattamenti sanitari connessi alla patologia invalidante riconosciuta.

Trattamenti ammessi

Le cure devono essere collegate alla patologia invalidante e devono essere prescritte da un medico del Servizio Sanitario Nazionale o convenzionato. Alcuni esempi di trattamenti ammessi:

  • Riabilitazione posturale o terapie antalgiche per patologie muscolo-scheletriche;
  • Trattamenti inalatori per affezioni respiratorie croniche;
  • Fisioterapia neuromotoria per riduzione della mobilità.

Non rientrano, invece, nel beneficio:

  • Trattamenti estetici o di benessere non correlati alla patologia;
  • Cure odontoiatriche ordinarie (salvo stretta connessione con l’invalidità).

Congedo per cure: differenze con la malattia

A differenza della classica assenza per malattia, il congedo per cure non incide sul comporto, ovvero quel periodo massimo oltre il quale è possibile il licenziamento per motivi oggettivi. Inoltre, i 30 giorni previsti sono completamente retribuiti, senza trattenute in busta paga.

Come presentare domanda

Per richiedere il congedo è necessario:

  1. Presentare una richiesta formale al datore di lavoro, indicando le date del congedo;
  2. Allegare un certificato medico che attesti la necessità delle cure specifiche per la patologia invalidante.

Al rientro, il lavoratore dovrà consegnare la documentazione che dimostri l’avvenuto trattamento, a garanzia della legittimità dell’assenza.