Invalidità civile e lavoro: 30 giorni di congedo retribuito per cure mediche nel 2025

I lavoratori con invalidità civile pari o superiore al 51% hanno diritto, per legge, a 30 giorni all’anno di congedo retribuito per effettuare cure mediche correlate alla propria condizione. Si tratta di un beneficio ancora poco conosciuto, ma che consente di tutelare la salute senza perdite economiche e senza influenzare il periodo di comporto previsto per la malattia.

Cos’è il congedo per cure e chi ne ha diritto

Introdotto dall’articolo 7 del Decreto Legislativo 119/2011, il congedo per cure mediche è riservato ai lavoratori dipendenti con una certificazione di invalidità civile superiore al 51%. È importante sottolineare che questo diritto è autonomo rispetto ai permessi previsti dalla Legge 104 e può essere richiesto anche da chi non beneficia di altre agevolazioni legate alla disabilità.

Il congedo può essere utilizzato in un’unica soluzione o in più periodi e non può superare i 30 giorni per anno solare. Non è cumulabile con l’anno successivo e si riferisce esclusivamente a trattamenti sanitari connessi alla patologia invalidante riconosciuta.

Trattamenti ammessi

Le cure devono essere collegate alla patologia invalidante e devono essere prescritte da un medico del Servizio Sanitario Nazionale o convenzionato. Alcuni esempi di trattamenti ammessi:

  • Riabilitazione posturale o terapie antalgiche per patologie muscolo-scheletriche;
  • Trattamenti inalatori per affezioni respiratorie croniche;
  • Fisioterapia neuromotoria per riduzione della mobilità.

Non rientrano, invece, nel beneficio:

  • Trattamenti estetici o di benessere non correlati alla patologia;
  • Cure odontoiatriche ordinarie (salvo stretta connessione con l’invalidità).

Congedo per cure: differenze con la malattia

A differenza della classica assenza per malattia, il congedo per cure non incide sul comporto, ovvero quel periodo massimo oltre il quale è possibile il licenziamento per motivi oggettivi. Inoltre, i 30 giorni previsti sono completamente retribuiti, senza trattenute in busta paga.

Come presentare domanda

Per richiedere il congedo è necessario:

  1. Presentare una richiesta formale al datore di lavoro, indicando le date del congedo;
  2. Allegare un certificato medico che attesti la necessità delle cure specifiche per la patologia invalidante.

Al rientro, il lavoratore dovrà consegnare la documentazione che dimostri l’avvenuto trattamento, a garanzia della legittimità dell’assenza.

Assegnati i volumi per l’irrigazione nel Riberese, Ruvolo: “Sono insufficienti”


L’Autorità di bacino ha stabilito per Ribera ed il comprensorio, composto da 12 Comuni, i volumi d’acqua per uso irriguo: 1,8 milioni di metri cubi di acqua dalla diga Castello e 1,7 dal Prizzi. “Un quantitativo assolutamente insufficiente – afferma il sindaco di Ribera, Matteo Ruvolo – e infatti abbiamo chiesto un incontro all’Autorità di bacino che speriamo di ottenere entro qualche giorno perché, a nostro parere, dati alla mano, si potrebbe aumentare”.

Il sindaco di Ribera fa notare che “sulla diga Castello rispetto ai 9,7 milioni di metri cubi attualmente invasati si prevedono 2,3 milioni fino a febbraio 2026 per l’uso potabile. La rimanente parte, oltre 4 milioni, a salvaguardia della diga. A nostro parere la quota a salvaguardia è eccessiva tenendo conto che lo scorso anno il Fanaco e la diga Leone, che garantiscono acqua ai comuni agrigentini, erano a secco, mentre quest’anno dispongono, complessivamente, di circa 9 milioni di metri cubi”.

“Chiederò che si spengano al Castello le pompe per il prelievo di circa 2 milioni di metri cubi d’acqua – aggiunge il sindaco di Ribera – per il potabile e si destinino all’uso irriguo. In questo modo si potrebbero fare da 2 a 3 irrigazioni e non una soltanto per come si farebbe con i quantitativi stabiliti. Teniamo conto che per una stagione irrigua normale servirebbero almeno 4 irrigazioni. Incontreremo nei prossimi giorni l’ingegnere Santoro dell’Autorità di bacino per stabilire i quantitativi di acqua dal Castello e dal Prizzi, i due invasi dai quali viene prelevata l’acqua per l’uso irriguo. Anche dal Prizzi, che è passato dai 2,5 milioni di metri cubi dello scorso anno a 4,8 milioni di quest’anno, può essere data più acqua per uso irriguo. Il Prizzi fornisce l’acqua potabile a Corleone che ha un fabbisogno di 500 mila metri cubi”.

Per il sindaco di Ribera “tolta la soglia di salvaguardia il resto potrebbe andare all’agricoltura arrivando intorno ai 2,5 milioni di metri cubi che sommata a circa 3 milioni del Castello migliorerebbe notevolmente l’irrigazione. E poi bisogna riaprire la bretella dal Gammauta al Castello che attualmente è chiusa”.

Intanto, per indisponibilità dei parlamentari, impegnati nei lavori d’aula all’Ars, è stata rinviata dal 3 al 14 giugno la seduta straordinaria del consiglio comunale di Ribera sulla questione irrigua.

L’associazione Liberi Agricoltori, assieme al comitato del Basso verdura, ha organizzato per martedì 3 giugno, alle 18,30, una riunione presso la sala convegni del Comune di Ribera per discutere e promuovere iniziative riguardanti inizio irrigazione, riapertura bretella e volumi di acque disponibili per usi agricoli.

Vista l’importanza dei temi sono stati invitati oltre agli agricoltori tutte le rappresentanze politiche del comprensorio comprese le organizzazioni di categoria e il presidente della Dop di Ribera oltre ai sindaci del comprensorio.

Multe non pagate: si rischiano pignoramenti, fermo dell’auto e ipoteca sulla casa. Ecco come contestare le misure

Non pagare le multe può avere conseguenze gravi, che vanno ben oltre le semplici maggiorazioni. Chi accumula sanzioni per violazioni del Codice della Strada rischia infatti misure esecutive come il pignoramento del conto corrente, il fermo amministrativo del veicolo o addirittura l’ipoteca sulla casa. Tuttavia, esistono strumenti legali per contestare tali azioni, purché si rispettino tempi e modalità.

Le tempistiche per pagare o impugnare la multa

Alla ricezione del verbale, il cittadino ha 5 giorni per il pagamento ridotto del 30% e 60 giorni per saldare l’importo pieno. Decorso questo termine, viene avviata la procedura per la cartella esattoriale, che include interessi, spese e sanzioni aggiuntive.

Nel dettaglio, il Comune o la Prefettura trasmette il ruolo all’Agenzia delle Entrate Riscossione entro cinque anni dalla violazione. Quest’ultima notifica la cartella di pagamento, da saldare o impugnare entro 60 giorni.

I motivi per contestare una cartella esattoriale

Il contribuente può ricorrere in caso di errori formali o sostanziali. Tra i principali vizi contestabili figurano:

  • Notifica tardiva del verbale (oltre 90 giorni, o 360 per i residenti all’estero);
  • Assenza della norma violata;
  • Mancata indicazione dell’importo da versare e dell’eventuale riduzione del 30%;
  • Foto dell’infrazione illeggibili;
  • Uso di autovelox non omologati, come confermato da più sentenze della Cassazione (n. 1332/2025, n. 10505/2024, n. 20913/2024).

Il rischio di fermo amministrativo, ipoteca e pignoramento

Trascorsi 60 giorni dalla notifica della cartella, il debito diventa esecutivo. A quel punto possono scattare:

  • Fermo amministrativo del veicolo, preceduto da un avviso e attuato mediante registrazione nei pubblici registri. Il veicolo non può circolare fino a saldo o sospensione.
  • Pignoramento del conto corrente o dello stipendio.
  • Iscrizione di ipoteca sulla casa, nei casi più gravi.

Esistono però delle esenzioni. Il fermo non si applica:

  • Ai veicoli utilizzati da persone con disabilità, previa presentazione del Modello F3.
  • Ai mezzi strumentali all’attività d’impresa o professionale, con documentazione tramite Modello F2.

Rateizzazione del debito e tutela legale

È possibile rateizzare il debito in rate non inferiori a 50 euro, ottenendo:

  • Sospensione del fermo amministrativo, se tutti i debiti sono inclusi nella domanda;
  • Estinzione delle procedure esecutive, se non ancora concluse;
  • Richiesta di riduzione o restrizione dell’ipoteca, dopo alcune rate pagate.

Il decadimento dai benefici avviene se non si versano più rate, anche non consecutive.

Prescrizione e decadenza delle multe

Le multe non si prescrivono immediatamente. Il termine è di 5 anni, ma ogni sollecito o notifica lo interrompe. Attenzione anche al termine tra l’iscrizione a ruolo e la cartella: non deve superare i 2 anni, pena la decadenza dell’azione esecutiva.


Ambrogio: “Per gestire il parco giochi della Perriera puntiamo sui privati” (Video)

“Non c’è mai vigilanza al parco giochi della Perriera, unica soluzione è affidarlo ai privati, assieme al Museo del Carnevale. E’ quello che si sta facendo grazie al Piano delle alienazioni”. Lo ha detto il consigliere comunale di Sciacca Giuseppe Ambrogio che questa mattina ha effettuato un sopralluogo.

“Il Comune – dice Ambrogio – non ha personale e quindi non riesce neanche a vigilare. Peccato che il parco giochi abbia subito tanti danneggiamenti”.

TFR gestito dall’INPS: cosa cambia e perché non sarà più possibile chiedere anticipi

Il Governo italiano valuta una profonda riforma del trattamento di fine rapporto (TFR): l’ipotesi è che venga gestito direttamente dall’INPS, trasformandolo in uno strumento previdenziale vincolato. In questo scenario, i lavoratori non potranno più richiedere anticipi per motivi personali, come l’acquisto della prima casa o spese sanitarie, come invece consentito oggi.


Il contesto: una popolazione che invecchia e un sistema sotto pressione

La spesa per le pensioni ha raggiunto nel 2025 289 miliardi di euro, pari al 15,3% del PIL. Entro il 2050, oltre un terzo della popolazione italiana avrà più di 65 anni, con un progressivo squilibrio tra lavoratori attivi e pensionati.

Secondo le proiezioni Eurostat, l’indice di dipendenza degli anziani potrebbe superare il 65% entro il 2070, ben oltre la media UE. In questo contesto, diventa urgente ripensare il sistema previdenziale per garantirne la sostenibilità.


La proposta: TFR accantonato presso l’INPS

La proposta, sostenuta dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, prevede che il TFR venga trattenuto dall’INPS e gestito direttamente in ottica previdenziale. Niente più trasferimento automatico ai fondi pensione privati: le somme resterebbero nella gestione pubblica, con l’obiettivo di integrare o anticipare la pensione.

Non verrebbe istituito un nuovo fondo separato, né una banca pubblica: i contributi verrebbero utilizzati per rendere più flessibile l’uscita dal lavoro, ad esempio, alleggerendo i vincoli attuali sull’accesso alla pensione anticipata.


Addio agli anticipi: il TFR diventa vincolato

Con questa riforma, il TFR resterebbe di proprietà del lavoratore, ma diventerebbe non più disponibile prima del pensionamento. Non sarebbe più possibile chiedere anticipi per:

  • acquisto o ristrutturazione della prima casa;
  • spese sanitarie importanti;
  • altri bisogni personali.

Il capitale accumulato diverrebbe, quindi, una riserva previdenziale obbligatoria, accessibile solo al momento dell’uscita dal lavoro.


Previdenza complementare e silenzio-assenso

Parallelamente, si valuta di incentivare la previdenza integrativa. Una delle misure in discussione è il ritorno al silenzio-assenso per i neoassunti: se il lavoratore non esprime una scelta esplicita, il TFR verrebbe automaticamente destinato a un fondo pensione.

Solo 1 su 4 degli assicurati ha meno di 35 anni, una soglia che mette a rischio la tenuta futura del sistema pensionistico. Incentivare i giovani all’adesione è quindi uno degli obiettivi prioritari.


I vantaggi della gestione pubblica del TFR

Tra i possibili benefici della riforma:

  • accesso a pensioni anticipate o integrate, soprattutto per chi è penalizzato dalle attuali soglie di accesso;
  • maggior sicurezza e trasparenza nella gestione del capitale, affidata a un ente pubblico;
  • sostegno alla sostenibilità del sistema previdenziale, senza aumentare tasse o ridurre le pensioni.

Gli svantaggi: perdita di flessibilità e rischio gestione

Tuttavia, i limiti non mancano. Il principale riguarda la limitazione della disponibilità del TFR: non potendo più utilizzarlo in caso di bisogno, il lavoratore perde un’importante forma di tutela immediata.

Inoltre, c’è il rischio che eventuali ritardi, inefficienze o rischi finanziari della gestione pubblica possano compromettere l’affidabilità del sistema, riducendo il controllo diretto sul proprio risparmio.


Quando entrerà in vigore la riforma?

Il Governo potrebbe inserire questa misura nella prossima Legge di bilancio 2026, oppure introdurla con un decreto dedicato. Si tratta di una proposta ancora in fase di discussione, ma che tocca milioni di lavoratori dipendenti e potrebbe cambiare radicalmente il ruolo del TFR nel sistema previdenziale italiano.


Conclusione

La gestione pubblica del TFR rappresenta un cambio di paradigma, in cui l’obiettivo è rafforzare il sistema pensionistico. Ma limitare l’uso personale di una somma accumulata nel tempo rischia di penalizzare la libertà e la sicurezza economica dei lavoratori, aprendo un dibattito complesso tra equilibri previdenziali e diritti individuali.

Tre saccensi salvano alle Eolie una Caretta caretta, studenti dell’Inveges in spiaggia sulle tracce delle tartarughe

Durante una vacanza in barca a vela alle Isole Eolie, tre saccensi si sono resi protagonisti del salvataggio di una tartaruga marina Caretta caretta avvistata in difficoltà nelle acque tra Panarea e Stromboli.

La tartaruga, probabilmente ferita o debilitata, galleggiava tra le onde. I tre, senza esitare, hanno fermato il catamarano e le hanno prestato soccorso. Con pazienza, attenzione e una buona dose di sangue freddo, sono riusciti a recuperarla in sicurezza a bordo, proteggendola da ulteriori traumi.

Dopo aver dato l’allarme, è intervenuto il team del Filicudi WildLife Conservation, punto di riferimento alle Eolie per la salvaguardia delle tartarughe marine. Gli operatori, partiti da Filicudi, hanno raggiunto Panarea per prendere in carico l’animale e trasportarlo al centro di recupero.

Un gesto che racconta non solo il valore di una vacanza vissuta a contatto con la natura, ma anche l’importanza di restare vigili e responsabili in mare.
A proposito di educazione ambientale, momento di formazione all’aperto nella spiaggia di San Marco per gli alunni della Scuola Secondaria di Primo Grado “A. Inveges” di Sciacca.

Una giornata speciale all’insegna della natura e della consapevolezza ambientale per gli alunni delle classi 3G, 3H e 3I che hanno partecipato alla lezione in collaborazione con il WWF Sicilia Area Mediterranea.

Protagonista dell’incontro è stato il presidente del WWF, Giuseppe Mazzotta, che ha saputo coinvolgere gli studenti con un appassionato intervento sui temi della biodiversità e delle principali minacce che oggi incombono sul nostro pianeta. Particolare attenzione è stata dedicata alla salvaguardia delle tartarughe marine Caretta caretta, specie simbolo del nostro Mediterraneo ma purtroppo in via di estinzione.

Dopo una prima fase informativa, i ragazzi sono stati protagonisti attivi di un itinerario didattico lungo la spiaggia, volto alla ricerca di impronte delle tartarughe e alla collocazione di pannelli descrittivi sul ciclo vitale di questa affascinante specie. L’esperienza ha permesso agli alunni di vivere un apprendimento diretto sul campo, stimolando in loro interesse, consapevolezza e rispetto per l’ambiente e le risorse naturali.

Affitti brevi: il TAR sblocca il check-in da remoto per B&B e case vacanze

È nuovamente possibile identificare gli ospiti da remoto negli affitti brevi, grazie alla sentenza del TAR Lazio che ha annullato la circolare ministeriale del 2024. La decisione rappresenta un punto di svolta per il settore extralberghiero.

La disciplina degli affitti brevi – ossia le locazioni a uso abitativo inferiori ai 30 giorni – prevede precisi obblighi di comunicazione delle generalità degli ospiti alla Questura. La procedura si effettua tramite il portale “Alloggiati Web” della Polizia di Stato, entro 24 ore dall’arrivo o immediatamente per soggiorni inferiori.

Per locazioni superiori a 30 giorni, la comunicazione è automatica attraverso la registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate.

Nel novembre 2024, una circolare del Ministero dell’Interno aveva vietato il riconoscimento a distanza, imponendo l’identificazione di persona degli ospiti da parte del gestore. Questo obbligo includeva l’esclusione di sistemi di accesso automatizzati, come codici o keybox.

Contro questa restrizione si è espressa la Federazione delle Associazioni della Ricettività Extralberghiera (FARE), sostenendo che la misura fosse sproporzionata e in contrasto con i principi di semplificazione amministrativa.

Il TAR Lazio, con sentenza n. 10210 del 27 maggio 2025, ha accolto il ricorso e annullato la circolare, restituendo ai gestori la possibilità di procedere con il check-in digitale. La motivazione della sentenza evidenzia tre elementi principali:

  1. Contrasto con il principio di semplificazione: introdotto dal D.L. n. 201/2011, il principio impone la riduzione degli oneri amministrativi per cittadini e imprese.
  2. Assenza di prova dell’efficacia del controllo in presenza: non è dimostrato che il check-in fisico sia più sicuro rispetto a quello digitale, né che impedisca accessi indesiderati.
  3. Mancanza di motivazione adeguata: l’amministrazione non ha fornito dati concreti per giustificare un obbligo permanente di controllo in presenza, appellandosi genericamente a crisi internazionali o eventi locali.

La decisione del TAR segna un importante chiarimento normativo per chi opera nel settore delle locazioni turistiche, confermando la legittimità del check-in da remoto nel rispetto delle regole già previste dalla normativa vigente.


Condominio, fumare in balcone non è sempre un diritto: ecco cosa dice la legge e quando i vicini possono opporsi

Fumare sul balcone di casa è un’abitudine comune, ma in ambiente condominiale può diventare motivo di conflitto tra vicini. Il problema sorge quando il fumo di sigaretta penetra nelle abitazioni adiacenti, causando disagio o danni alla salute. In questi casi, il diritto a fumare incontra dei limiti, e il vicino può agire per difendere il proprio benessere.


Fumare in balcone: quando è consentito e quando no

Secondo la legge, fumare sul proprio balcone è generalmente lecito, in quanto rientra nel diritto di proprietà. Tuttavia, tale diritto non è assoluto: deve rispettare i diritti degli altri condomini, in particolare quello a vivere in un ambiente salubre e tranquillo.

Il riferimento normativo è l’art. 844 del Codice Civile, che disciplina le immissioni: rumori, odori, vibrazioni e, dunque, anche il fumo di sigaretta. Se queste superano la normale tollerabilità, possono essere vietate dal giudice.


Cos’è la normale tollerabilità?

Il concetto di “normale tollerabilità” non è definito in modo rigido. Spetta al giudice valutarlo caso per caso, considerando:

  • intensità e durata delle immissioni;
  • frequenza;
  • distanza tra balconi;
  • presenza di soggetti vulnerabili (bambini, anziani, malati);
  • caratteristiche strutturali dell’edificio.

Il regolamento condominiale può vietare il fumo?

Dipende dalla natura del regolamento:

  • Regolamento assembleare (approvato a maggioranza): non può vietare il fumo sul balcone privato, poiché non può limitare i diritti individuali dei condomini;
  • Regolamento contrattuale (approvato all’unanimità o allegato agli atti notarili): può includere divieti specifici, purché non ledano diritti fondamentali.

Cosa può fare chi subisce il fumo dei vicini?

Chi ritiene di essere danneggiato dalle immissioni di fumo ha a disposizione diverse opzioni:

  1. Confronto diretto: parlare con il vicino e cercare una soluzione amichevole, come cambiare posizione o orari per fumare.
  2. Diffida scritta: invitare formalmente il vicino a cessare il comportamento lesivo.
  3. Azione legale: rivolgersi al Giudice di Pace o al Tribunale per ottenere:
    • l’inibitoria del comportamento;
    • un eventuale risarcimento danni (morali o alla salute).

L’onere della prova è a carico del vicino danneggiato

Chi si oppone al fumo in balcone deve dimostrare che le immissioni sono intollerabili, ai sensi dell’art. 2697 del Codice Civile. Servono prove documentali o testimonianze che attestino il disturbo concreto.


Conclusione

Fumare in balcone è lecito, ma non illimitato. Quando l’odore di fumo compromette la salute o il benessere degli altri, può essere considerato illecito e sanzionabile. Ogni situazione va valutata nel contesto, ma il principio fondamentale è che la libertà di uno finisce dove inizia quella dell’altro.

Bonus nuovi nati 2025: fino a 12.500 euro nel primo anno del bambino

Diventare genitori comporta anche una serie di spese importanti. Per questo, il 2025 prevede una serie di misure economiche a sostegno delle famiglie con figli appena nati, che possono arrivare a garantire oltre 12.000 euro nel primo anno di vita del bambino. Le principali agevolazioni riguardano l’assegno unico, il bonus asilo nido, l’assegno di maternità comunale, il bonus latte e il nuovo bonus nascita. Ecco quali sono i requisiti e come funzionano.

Assegno Unico Universale: fino a 5.474 euro

È il sostegno economico più importante per chi ha figli a carico. Per i neonati, l’importo mensile base di 201 euro è maggiorato del 50% nel primo anno, arrivando a 301,50 euro al mese, cioè 3.618 euro annui. Se entrambi i genitori lavorano, si aggiungono 34,10 euro al mese. In presenza di disabilità, si possono ottenere ulteriori 120,60 euro mensili. Il totale può superare i 5.474 euro in dodici mesi.

Bonus Asilo Nido: fino a 3.600 euro

Il bonus nido prevede un contributo annuale fino a 3.600 euro per famiglie con ISEE inferiore a 25.000 euro. Sono previsti anche scaglioni ridotti: 3.100 euro per ISEE tra 25.001 e 40.000 euro, e 1.500 euro oltre questa soglia. Il rimborso è legato alla presentazione delle ricevute di pagamento del servizio nido.

Assegno di maternità dei Comuni: 2.037 euro

Per le mamme disoccupate o prive di copertura previdenziale, è previsto l’assegno di maternità comunale pari a 407,40 euro per cinque mesi. Si tratta di un totale di 2.037 euro annui, con ISEE richiesto inferiore a 20.382,90 euro. Non è cumulabile con alcune maggiorazioni dell’assegno unico.

Bonus Latte Artificiale: fino a 400 euro

Riservato alle madri che non possono allattare per motivi di salute certificati, il bonus latte artificiale prevede un contributo fino a 400 euro all’anno, per famiglie con ISEE sotto i 30.000 euro. La domanda si presenta presso l’ASL entro i primi sei mesi di vita del neonato.

Bonus Nascita: 1.000 euro una tantum

Dal 2025 è attivo il bonus nuovi nati, un contributo una tantum di 1.000 euro per ogni bambino nato o adottato dal 1° gennaio. È destinato ai nuclei familiari con ISEE inferiore a 40.000 euro e deve essere richiesto entro 60 giorni dalla nascita o adozione.


Totale massimo ottenibile:
Se si accede a tutte le agevolazioni e si rientra nelle soglie ISEE più basse, il totale complessivo delle somme erogabili nel primo anno di vita del bambino può raggiungere 12.511,40 euro, così suddivisi:

  • Assegno unico: fino a 5.474,40 €
  • Bonus nido: fino a 3.600 €
  • Assegno maternità comunale: 2.037 €
  • Bonus latte: 400 €
  • Bonus nascita: 1.000 €

Sempre in terapia intensiva padre e figlio di Ribera coinvolti nell’incidente a San Giorgio


Per il padre, che è stato sottoposto ad intervento chirurgico, c’è un leggero miglioramento. Rimane, però, nella terapia intensiva del Civico di Palermo. Le condizioni del figlio non sono cambiate e anche lui rimane in terapia intensiva. I due riberesi, di 49 e 14 anni, sono rimasti feriti nell’incidente stradale sulla 115, in località San Giorgio, che ha coinvolto anche l’Arcivescovo di Agrigento, monsignor Salvatore Damiano.

“Le condizioni del padre registrano un lieve miglioramento – dice il sindaco di Ribera, Matteo Ruvolo – ed io ogni giorno attingo informazioni e spero di poterli abbracciare prima possibile”.

Ruvolo si tiene in contatto con la moglie del quarantanovenne e madre del ragazzo che dopo l’incidente per le ferite riportate è stato trasferito in elisoccorso al Trauma Center ed il velivolo è atterrato direttamente sulla 115. Il padre, invece, è stato prima trasferito al Giovanni Paolo II di Sciacca per un intervento chirurgico eseguito dall’equipe di Ortopedia, guidata dal direttore Giacomo Papotto, unitamente ai medici della Chirurgia.

L’Arcivescovo di Agrigento si trova ricoverato nell’unità operativa complessa di Ortopedia del Giovanni Paolo II di Sciacca ed è stato sottoposto ad intervento chirurgico per le fratture riportate a caviglia e piede. Martedì 3 giugno, fatte le consulenze neurochirurgiche per le fratture vertebrali che non necessitano di intervento, potrebbe essere dimesso.