Ancora niente Ztl nel centro di Sciacca, via Gaie di Garaffe diventa area pedonale

Il sindaco Fabio Termine aveva piu’ volte annunciato il via alla Ztl in centro storico a Sciacca a partire dalla primavera e in coincidenza del ponte del venticinque aprile. Un avvio mai concretizzato a seguito di alcuni problemi tecnici che lo spostamento di uno dei varchi dalla via Incisa al Corso Vittorio Emanuele, ha causato. A distanza di alcune settimane, però la Zona a traffico limitato non e’ ancora scattata mentre e’ gia’ pronto il provvedimento per via Gaie di Garaffe che come lo scorso anno, sarà invece Area pedonale urbana nel tratto compreso tra il civico 64, Ufficio Circondariale Marittimo, e la via dei Mulini, gia’ a partire dal mese di maggio.
Il provvedimento prevede in particolare l’area pedonale: nei mesi di maggio e giugno, solamente nei giorni di venerdì, sabato e domenica, dalle ore 19 all’una. Dal 1° luglio al 31 luglio dal lunedì al giovedì dalle ore 19 all’una e dal venerdì alla domenica dalle ore 19 alle due
Mentre dal 1° agosto al 31 agosto dalle ore 19 alle due della notte. .

Infine, nel provvedimento adottato dalla giunta Termine si legge che “considerata la carenza dell’organico della Polizia municipale e gli orari dell’APU, incompatibili con il servizio del personale del comando, i controlli alla viabilità
saranno circoscritti e garantiti compatibilmente con le risorse umane disponibili”.

Studenti del Bonachia realizzano bici artistiche per girare il Belice

Gli studenti del Liceo Artistico Bonachia di Sciacca hanno partecipato al Concorso di pittura indetto dall’azienda “Sicily to bike”. I partecipanti sono stati chiamati a realizzare delle bici artistiche per l’azienda che ha fatto della bicicletta il mezzo privilegiato per esplorare la meravigliosa Valle del Belice, scrigno di storia, tradizioni e sapori autentici della Sicilia occidentale, proponendo un turismo lento e sostenibile.
Con la ferma convinzione che la conoscenza e l’amore per le proprie radici debbano essere coltivati fin dalla giovane età, l’azienda ha recentemente indetto l’iniziativa creativa e stimolante: “Il carretto in bici: pennellate di cultura”, rivolto ai talentuosi ragazzi del liceo artistico di Sciacca che si sono affermati ai primi tre posti in classifica. Gli alunni, guidati dai docenti, hanno realizzato delle bici che sono state apprezzate e messe in mostra al Parco Archeologico di Selinunte.

Mercoledì scorso la premiazione con i giovani artisti e i rappresentanti dell’azienda presso il Liceo Artistico Bonachia.

L’iniziativa avrà un seguito anche nei prossimi anni per coltivare nelle nuove generazioni l’idea di un turismo sostenibile, all’insegna della scoperta del paesaggio e del patrimonio artistico del territorio della Valle del Belice.

Flat tax al 5% sugli stipendi e esonero INPS per i giovani: i dettagli della proposta

Nel maggio 2025 è stata annunciata una proposta di legge che punta a rivoluzionare il sistema fiscale per i giovani lavoratori, introducendo due misure principali: una flat tax del 5% sui redditi da lavoro dipendente per gli under 30 e l’esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali INPS per i primi tre anni di contratto.

Chi riguarda la proposta

Le misure si applicherebbero a giovani fino a 30 anni assunti con contratto di lavoro subordinato, sia a tempo determinato che indeterminato. Per accedere alla flat tax, il reddito annuo lordo non dovrà superare i 40.000 euro (limite che salirebbe a 100.000 euro per i residenti all’estero, al fine di favorire il rientro dei cosiddetti “cervelli in fuga”).

La flat tax sostituirebbe IRPEF e addizionali locali, e sarebbe applicabile per un massimo di cinque anni.

Esonero contributivo: cosa significa

Accanto all’agevolazione fiscale, è previsto l’esonero dai contributi INPS per tre anni. Ciò significa che, per tale periodo, né il datore di lavoro né il lavoratore verserebbero contributi previdenziali.

Questo si tradurrebbe in:

  • Busta paga più alta per il lavoratore, grazie all’assenza di trattenute
  • Riduzione del costo del lavoro per le imprese, che non sarebbero tenute a versare la quota contributiva (oggi fino al 30% del lordo)

Obiettivi della riforma

La proposta intende:

  • Incentivare l’occupazione giovanile, abbattendo il costo fiscale e contributivo
  • Rendere più attrattivo il lavoro regolare, scoraggiando forme contrattuali precarie o irregolari
  • Frenare la fuga dei giovani all’estero, grazie a un regime agevolato anche per chi decide di rientrare in Italia

Dubbi e criticità emerse

Nonostante l’impatto potenzialmente positivo della riforma, non mancano le perplessità. Alcuni dei punti critici evidenziati da economisti e osservatori includono:

  • Sostenibilità finanziaria: la riduzione delle entrate fiscali e contributive potrebbe pesare sui conti pubblici e sul sistema pensionistico
  • Equità intergenerazionale: si teme una disparità tra giovani e lavoratori più anziani, a parità di mansione
  • Efficacia occupazionale limitata: la misura potrebbe non generare nuovi posti di lavoro senza politiche industriali e investimenti strutturali
  • Rischio di abusi: alcuni datori di lavoro potrebbero sostituire ciclicamente il personale per mantenere il beneficio contributivo

Confronto con il regime forfettario per le partite IVA

Il disegno ricorda il regime forfettario già in vigore per gli autonomi, che prevede una flat tax al 5% per i primi cinque anni. La novità starebbe nell’applicazione analoga anche ai lavoratori dipendenti, ampliando quindi il campo di applicazione di tale aliquota ridotta.


📌 In sintesi

  • Proposta di flat tax al 5% per lavoratori dipendenti under 30
  • Esonero contributivo INPS per tre anni, sia per il lavoratore che per l’azienda
  • Tetto di reddito: 40.000 € per i residenti in Italia, 100.000 € per chi rientra dall’estero
  • Obiettivi: aumento occupazione giovanile, competitività del lavoro regolare e rientro dei talenti
  • Criticità: coperture finanziarie, equità, sostenibilità previdenziale, rischi di abuso

Riberese condannato per scommesse in un’associazione sportiva, difesa pronta all’appello


Un riberese, Michal Pignocco, di 31 anni, è stato condannato a 2 anni e 3 mesi di reclusione e 1.500 euro di multa con sentenza emessa dal giudice monocratico del Tribunale di Sciacca. Era accusato, assieme a un’altra persona, la cui posizione è stata stralciata, in qualità di legali rappresentanti di un’associazione sportiva dilettantistica, di avere svolto attività organizzata al fine di accettare o raccogliere scommesse, tramite allibratore estero, in assenza di licenza.

I fatti per i quali si è celebrato il processo di primo grado sono relativi al 19 ottobre 2022. La difesa, con l’avvocato Giovanni Di Caro, annuncia che impugnerà la sentenza perchè sostiene che non veniva effettuata alcuna raccolta di scommesse e che in occasione dei due controlli effettuati nel primo il locale era chiuso e nel secondo non veniva svolta alcuna attività ed i computer erano spenti.

Per l’avvocato Giovanni Di Caro non veniva effettuata alcuna attività di raccolta di scommesse nella sede di quell’associazione dilettantistica e pertanto mancava il reato contestato al riberese.

Legge 104: saltare la fila è un diritto riconosciuto, ecco cosa fare in caso di rifiuto

Le lunghe attese agli sportelli pubblici o nelle strutture sanitarie possono rappresentare un ostacolo concreto per le persone con disabilità, siano esse fisiche, psichiche o cognitive. Il diritto alla precedenza per chi si trova in queste condizioni è sancito dalla normativa italiana, che si è allineata nel tempo ai principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata in Italia con la legge 18/2009.

Precedenza agli sportelli: quando è legittima

Il riconoscimento della priorità di accesso vale in tutti quei contesti in cui l’attesa può rappresentare una barriera ambientale o relazionale. Ad esempio, se un genitore deve prenotare visite specialistiche per un minore con disabilità (come logopedia, neuropsichiatria infantile o psicomotricità), ha diritto a chiedere di non attendere in fila, senza che ciò venga considerato un privilegio ingiustificato.

Il diritto trova fondamento nell’articolo 3 della legge 104/1992, che tutela le persone con disabilità grave, e nel Decreto legislativo 62/2024, che ha introdotto importanti aggiornamenti in tema di inclusione e accessibilità.

Il nuovo concetto di disabilità e “accomodamento ragionevole”

Con il D. Lgs. 62/2024, è stata definita una nuova visione della disabilità: non più vista come un limite individuale, ma come una condizione che emerge in presenza di barriere ambientali e culturali. Viene introdotto anche il principio di “accomodamento ragionevole”, ovvero l’obbligo per chi eroga servizi di adottare misure adeguate per garantire pari accesso, purché non comportino un onere sproporzionato.

Questo modello sociale sposta l’attenzione dalla persona alla società: non è la disabilità a generare esclusione, ma l’incapacità dell’ambiente di accogliere e adattarsi ai bisogni delle persone.

Cosa fare in caso di rifiuto

Nel caso in cui venga negata la precedenza, è possibile segnalare l’accaduto al Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, figura istituita con il compito di:

  • Verificare fenomeni di discriminazione diretta o indiretta
  • Esaminare segnalazioni relative a violazioni di diritti
  • Valutare atti amministrativi che possano pregiudicare l’accessibilità o l’equità del servizio
  • Emettere pareri motivati e proporre soluzioni correttive entro 90 giorni
  • Ricorrere al giudice amministrativo in caso di mancato adeguamento da parte delle amministrazioni pubbliche

Discriminazione e tutela legale

Il rifiuto di garantire l’accesso prioritario o di adottare accomodamenti ragionevoli può configurarsi come atto discriminatorio, con tutte le conseguenze giuridiche che ne derivano. La normativa riconosce al Garante la possibilità di intervenire in difesa della persona con disabilità, anche nei confronti di atti o provvedimenti generali ritenuti lesivi.


📌 In sintesi

  • Le persone con disabilità riconosciute ai sensi della legge 104 hanno diritto alla precedenza agli sportelli
  • L’attesa non deve diventare una barriera all’accesso ai servizi
  • Il D. Lgs. 62/2024 introduce il concetto di accomodamento ragionevole e una nuova definizione di disabilità
  • In caso di rifiuto, è possibile rivolgersi al Garante dei diritti delle persone con disabilità
  • Il Garante può proporre soluzioni, intervenire presso le amministrazioni e, se necessario, agire legalmente

Sciacca, caos quotidiano in via Lioni: una “stazione” dei bus senza servizi 

Oggi, intorno alle 14, via Lioni a Sciacca si è trasformata per l’ennesima volta in un girone dantesco di traffico, disordine e totale assenza di pianificazione. In quell’orario critico, studenti e lavoratori pendolari si riversano in massa nel punto di raccolta per i pullman diretti verso i paesi limitrofi. Un luogo che molti chiamano, con eccessiva generosità, “stazione” o “terminal” degli autobus. Ma sarebbe più corretto definirlo semplicemente per ciò che è: un grande vuoto di servizi travestito da nodo di trasporto.

Chiamare terminal quello di via Lioni è un evidente abuso del termine. Manca praticamente tutto ciò che dovrebbe qualificare una vera infrastruttura per il trasporto pubblico. Le uniche tre pensiline presenti risultano insufficienti rispetto all’afflusso quotidiano di utenti. Così, in estate i viaggiatori sono costretti a cuocersi sotto il sole, mentre in inverno rischiano di bagnarsi completamente sotto la pioggia. 

Le informazioni per gli autobus extraurbani sono inesistenti. Solo un vecchio botteghino spostato da piazza Mariano Rossi, mai entrato in funzione, e qualche foglio appeso alla meno peggio dalle ditte di trasporto, spesso con orari obsoleti o confusi. Il punto d’informazione? Non esiste. Gli utenti vengono dirottati verso un bar convenzionato per l’acquisto dei biglietti.

Ma il vero dramma si consuma ogni giorno sul piano della sicurezza e del decoro urbano. Decine di autobus tentano di incastrarsi in uno spazio inadeguato, accanto ad auto in sosta o in manovra, con pedoni che attraversano in modo disordinato, spesso fuori dalle strisce. L’impressione, più che quella di un hub di trasporto, è quella di un autoscontro, dove ognuno cerca di farsi largo a fatica.

A rendere ancora più critica la situazione, la questione dei parcheggi. L’area conta oggi una decina di posti auto, del tutto insufficienti  rispetto alla mole di utenti. Gli automobilisti sono costretti a lasciare i propri veicoli nei parcheggi del vicino supermercato o della stazione di servizio. Spazi privati, ovviamente, dove la sosta non è garantita e che espongono i proprietari dei veicoli al rischio di rimozione forzata. Un paradosso soprattutto per chi deve partire per più giorni: l’ansia del viaggio si somma all’insicurezza di non sapere se si troverà l’auto al ritorno.

Quella di via Lioni non è un’emergenza nuova. Da tempo cittadini e pendolari denunciano disservizi, chiedono un piano di riqualificazione, invocano almeno il minimo sindacale in termini di funzionalità.

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Concorsi pubblici, vincere non basta: la mobilità ha la precedenza. Lo dice il Consiglio di Stato

Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha chiarito che vincere un concorso pubblico non garantisce in automatico l’assunzione. In determinati casi, le amministrazioni pubbliche possono dare priorità alla mobilità volontaria o ad altre forme di reclutamento, purché vi sia adeguata motivazione. La decisione si basa su una lettura rigorosa della normativa in materia di accesso al pubblico impiego, con particolare riferimento all’articolo 91 del Testo Unico degli Enti Locali.

Due fasi nel reclutamento pubblico

Il reclutamento nelle amministrazioni pubbliche si articola in due momenti distinti:

  1. La decisione se coprire o meno un posto vacante, che rientra nella discrezionalità organizzativa dell’ente. Tale decisione è condizionata anche da vincoli di spesa e bilancio.
  2. La scelta del metodo di reclutamento, che può avvenire tramite:
    • Mobilità volontaria (interna o esterna)
    • Scorrimento di graduatorie vigenti
    • Nuovo concorso pubblico

In tutti i casi, l’ente deve motivare la scelta effettuata, specialmente quando opta per non utilizzare una graduatoria esistente.

Il caso esaminato dal Consiglio di Stato

La vicenda riguarda una dipendente di categoria B3 di un Comune in Sardegna che, nel 2022, aveva vinto un concorso per passare alla categoria C1. Il posto B3 da lei lasciato era stato trasformato in un nuovo posto C1. Il Piano triennale del fabbisogno del personale 2022-2024 prevedeva inizialmente di coprire quel posto tramite scorrimento di graduatoria, ma il piano successivo 2023-2025 stabiliva come prioritaria la mobilità volontaria.

La candidata, inserita in una graduatoria valida, ha fatto ricorso sostenendo che la decisione del Comune fosse illegittima.

La sentenza del Consiglio di Stato

Con la sentenza n. 3140 dell’11 aprile 2025, il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione del TAR Sardegna, affermando che:

“Lo scorrimento delle graduatorie concorsuali non è ammesso per posti istituiti o trasformati successivamente all’indizione del concorso.”

Il Collegio ha richiamato il principio espresso all’art. 91, comma 4, del TUEL, che stabilisce la validità delle graduatorie per la copertura solo di posti vacanti già previsti al momento dell’indizione del concorso. Sono esclusi i posti di nuova istituzione o trasformati successivamente.

Tutela dell’imparzialità e trasparenza

Secondo la giurisprudenza, tale limite serve a tutelare i principi costituzionali di imparzialità e trasparenza, evitando che le amministrazioni possano manipolare la pianta organica per favorire soggetti già conosciuti, eventualmente inseriti in graduatorie anche di altri enti.

Il Consiglio di Stato ha dunque confermato che la mobilità volontaria può legittimamente avere priorità rispetto allo scorrimento di graduatorie, purché vi sia una scelta motivata e coerente con il piano del personale e i vincoli normativi.


📌 In sintesi

  • L’assunzione del vincitore di un concorso non è automatica
  • Le amministrazioni devono motivare la scelta del metodo di reclutamento
  • La mobilità volontaria può avere priorità rispetto allo scorrimento delle graduatorie
  • La sentenza n. 3140/2025 del Consiglio di Stato conferma i limiti all’utilizzo delle graduatorie per posti istituiti successivamente
  • Obiettivo: tutela dei principi di imparzialità e trasparenza nel pubblico impiego

Pioggia di euro ai Liberi Consorzi, 10 milioni ad Agrigento

La Regione assegna 108 milioni di euro a Città metropolitane e Liberi consorzi della Sicilia per garantirne la piena funzionalità amministrativa e operativa, soprattutto per quanto riguarda servizi fondamentali come viabilità provinciale ed edilizia scolastica. La ripartizione è stata effettuata con un decreto firmato dagli assessori regionali alla Funzione pubblica e alle autonomie locali, Andrea Messina, e all’Economia, Alessandro Dagnino.

I criteri di suddivisione delle risorse hanno preso in considerazione la popolazione residente, il numero delle classi scolastiche presenti nel territorio, l’estensione territoriale e la lunghezza della rete viaria di competenza. Nel dettaglio si tratta di 57.348.275,45 euro per le tre Città metropolitane (22.568.394,92 euro a Palermo, 15.166.110,47 euro a Messina e 19.613.770,06 euro a Catania) e di 50.651.724,55 euro per i Liberi Consorzi di Agrigento (10.454.806,58 euro), Caltanissetta (7.486.021,83 euro), Enna (6.593.323,54 euro), Ragusa (6.674.878,84 euro), Siracusa (9.780.982,05 euro) e Trapani (9.661.711,71 euro).

Le risorse consentiranno agli enti di esercitare in modo efficace le funzioni fondamentali loro attribuite dalle norme, assicurando continuità e qualità nei servizi ai cittadini, in una fase cruciale per il rilancio delle autonomie locali in Sicilia.

«Si tratta di un provvedimento strategico – dichiara l’assessore Messina – che conferma l’impegno della Regione nel sostenere gli enti intermedi. Con il recente rinnovo degli organi dei Liberi consorzi e delle Città metropolitane, peraltro, si apre una nuova fase politica e amministrativa: queste risorse offrono fin da subito ai nuovi rappresentanti provinciali la possibilità concreta di intervenire in modo tempestivo e mirato, rispondendo ai bisogni dei territori. Investire nella funzionalità di questi enti significa garantire la continuità nei servizi essenziali delle comunità, dalla manutenzione delle strade provinciali alla gestione delle scuole superiori».

Pd, Catanzaro alla segretaria Schlein: “Non parteciperemo a un congresso farsa”

Il Partito Democratico siciliano si trova in un momento di forte tensione interna alla vigilia del congresso regionale. L’area del Pd che si oppone alla segreteria dell’uscente Anthony Barbagallo, ricandidato per un secondo mandato, ha annunciato che non parteciperà al congresso previsto. “Schlein deve sapere che non possiamo partecipare ad un congresso farsa, dove le regole sono state stabilite da Roma. Ci troviamo di fronte ad una situazione davvero insopportabile, non è più possibile continuare a sostenere una sordità da parte della segreteria nazionale Schlein”. 

Lo ha detto il capogruppo dem all’Ars, Michele Catanzaro, in una conferenza stampa convocata a Palermo, nella sede regionale dem di via Bentivegna, proprio nel giorno della scadenza per la presentazione delle candidature alla segreteria regionale.

Accanto a Catanzaro, a ribadire la frattura interna, erano presenti anche l’europarlamentare Giuseppe Lupo e i deputati regionali Fabio Venezia, Tiziano Spada, Ersilia Saverino, Calogero Leanza e Mario Giambona. Un fronte compatto che non ha nascosto il proprio dissenso nei confronti della gestione del congresso e, più in generale, del clima politico nel partito.

Al centro delle polemiche, la contestata votazione del regolamento congressuale del 27 gennaio scorso. “Il 27 di gennaio si è consumata la fine delle regole del Pd”, ha dichiarato ancora Catanzaro, puntando il dito contro un processo ritenuto viziato e privo di trasparenza.

“Non hanno nemmeno apprezzato la disponibilità, in questi giorni, della figura di Antonello Cracolici, che ha messo nome ed esperienza per dire: ‘fermatevi, prima che sia troppo tardi’. Noi non ci stiamo e lo abbiamo palesato in questi mesi di silenzio”, ha detto Catanzaro.

Rimborsi IRPEF 2025: come ottenere le detrazioni anche senza scontrini o fatture

Con l’arrivo della stagione fiscale, milioni di contribuenti si preparano a compilare la dichiarazione dei redditi e a verificare la possibilità di ottenere rimborsi IRPEF grazie alle detrazioni fiscali previste per spese sanitarie, scolastiche, assicurative e altri oneri. Ma cosa accade se si smarriscono scontrini o fatture? È ancora possibile accedere ai benefici?

Quando i documenti non sono obbligatori

A partire dal 30 aprile, è disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate la dichiarazione precompilata. Dal 15 maggio i contribuenti possono inviarla o modificarla. Se si sceglie di accettare la dichiarazione senza modifiche, non è necessario conservare i documenti delle spese già presenti, comprese quelle sanitarie caricate tramite il Sistema Tessera Sanitaria.

Al contrario, se si aggiungono nuove spese o si modificano dati precompilati, diventa obbligatorio conservare la documentazione giustificativa per almeno cinque anni, in caso di controlli.

Recuperare le spese sanitarie anche senza ricevute

Grazie al Sistema Tessera Sanitaria, è possibile consultare online tutte le spese sanitarie registrate a proprio nome o a quello dei familiari fiscalmente a carico. L’accesso avviene tramite SPID, CIE o CNS. Se una spesa non compare, si può richiedere un duplicato al soggetto erogatore (farmacia, medico, struttura sanitaria).

Quando è necessario avere la documentazione

È obbligatorio conservare i giustificativi in caso di:

  • Inserimento di nuove spese non presenti nel precompilato
  • Correzione di dati già caricati dall’Agenzia
  • Inserimento manuale di oneri deducibili o detraibili

Senza documentazione adeguata, il rischio è di perdere il diritto alla detrazione e, in caso di controllo, dover restituire quanto percepito con l’aggiunta di eventuali sanzioni.

Elenco spese detraibili nel 730/2025 e relativi documenti

Ecco una panoramica delle principali spese ammesse in detrazione e dei documenti richiesti:

▶️ Spese sanitarie

  • Farmaci: scontrino “parlante” con indicazione della natura, quantità, qualità del prodotto e codice fiscale
  • Visite e prestazioni sanitarie: ricevuta o fattura del professionista
  • Cure veterinarie: ricevuta o fattura intestata
  • Dispositivi medici e protesi: scontrino o fattura, marcatura CE e prescrizione medica o autocertificazione
  • Ricoveri ospedalieri: ricevuta della struttura sanitaria (esclusi costi non sanitari)
  • Sussidi per disabili: fattura + certificazione disabilità (legge 104/1992)

▶️ Spese non sanitarie

  • Mutuo per prima casa: ricevute della banca + contratto con finalità dell’acquisto
  • Premi assicurativi vita/infortuni: ricevuta + copia della polizza
  • Spese scolastiche: ricevute per mensa, gite, tasse scolastiche e universitarie
  • Spese funebri: fatture per servizi funebri, fiori, cimitero, ecc.
  • Attività sportive per ragazzi: bollettino postale, bonifico o quietanza del pagamento

Conclusioni

Nel modello 730/2025, è possibile ottenere rimborsi fiscali anche in assenza di alcuni documenti, ma solo in condizioni precise: quando si utilizza la dichiarazione precompilata senza modifiche. In tutti gli altri casi, la presenza di documenti giustificativi resta indispensabile. Una corretta gestione della documentazione, dunque, rimane fondamentale per evitare errori o sanzioni.