Anniversario terremoto Belìce, Schifani: “Un dovere trasformare il dolore in speranza”

Oggi, 14 gennaio 2025, ricorre il cinquantasettesimo anniversario del terremoto che, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, devastò la Valle del Belìce, lasciando un segno indelebile nella storia della Sicilia. Il tragico evento, che causò molte vittime, è ancora oggi ricordato con grande commozione. Il presidente della regione Sicilia, Renato Schifani, ha voluto rendere omaggio a tutte le vittime e alle loro famiglie, sottolineando l’importanza di non dimenticare la lezione di quella terribile notte.

Renato Schifani ha dichiarato: “Ricordiamo, con profonda commozione e rispetto, il cinquantasettesimo anniversario del tragico terremoto che colpì il Belìce nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, causando lutti e sofferenze che hanno segnato per sempre la storia della nostra terra”. Il presidente ha poi aggiunto che il terremoto del 1968 non è solo un ricordo doloroso, ma anche un monito a non abbassare mai la guardia di fronte ai rischi naturali. “È fondamentale impegnarsi costantemente per la sicurezza e il benessere delle nostre comunità”, ha sottolineato Schifani.

Il presidente Schifani ha ribadito l’impegno della Regione Siciliana nel sostenere la popolazione della Valle del Belìce, che, nonostante la tragedia, ha saputo risollevarsi con dignità e determinazione. La solidarietà e la collaborazione tra le persone, ha spiegato, sono stati gli elementi fondamentali per la rinascita di un territorio devastato. Il presidente ha inoltre evidenziato come il ricordo di quel dolore debba diventare uno stimolo per costruire un futuro migliore per le nuove generazioni.

Infine, Schifani ha concluso il suo intervento con un pensiero per le vittime del terremoto e per tutti coloro che, con impegno e speranza, hanno contribuito alla ricostruzione del Belìce. “Il nostro dovere oggi è trasformare quel dolore in speranza e in azioni concrete per un futuro più sicuro e prospero” ha affermato il presidente.

Uccide la madre a Messina, arrestato il figlio 26enne

A Messina, un drammatico omicidio si è consumato in un’abitazione di via Cesare Battisti. Giosuè Fogliani, 26 anni, ha ucciso la madre, Caterina Pappalardo, 62 anni, con 15 coltellate dopo averla stordita con dello spray al peperoncino. L’omicidio sarebbe avvenuto al culmine di una lite familiare.

I vicini, allarmati dalle urla della donna, hanno immediatamente chiamato le forze dell’ordine. Al loro arrivo, il giovane ha aperto la porta di casa sporco di sangue e avrebbe ammesso il delitto senza opporre resistenza.

La dinamica del delitto

Secondo una prima ricostruzione, la tragedia sarebbe iniziata con un acceso diverbio. Giosuè Fogliani, dopo aver utilizzato lo spray al peperoncino per immobilizzare la madre, l’ha colpita ripetutamente con un coltello. La Procura di Messina, con il sostituto procuratore Vito Di Giorgio, ha avviato un’inchiesta per chiarire i dettagli e il movente dell’omicidio.

Sul posto sono intervenuti polizia e carabinieri della città. Gli agenti della squadra mobile stanno lavorando per ricostruire l’esatta sequenza degli eventi e verificare se vi siano stati precedenti episodi di violenza familiare.

L’arresto e le indagini in corso

Giosuè Fogliani, che ha ammesso immediatamente le proprie responsabilità, è stato arrestato e posto a disposizione delle autorità. Le indagini sono ora concentrate sul possibile movente, che potrebbe essere legato a tensioni familiari pregresse.

La comunità di Messina è sotto shock per un episodio così brutale avvenuto in un contesto domestico. Questo tragico evento pone ancora una volta l’attenzione sui drammi familiari e sulle situazioni di conflitto che possono sfociare in gesti estremi.

Incendio in contrada Macauda a Sciacca, la procura autorizza la bonifica dell’area

La Procura della Repubblica di Sciacca ha autorizzato la rimozione dei sigilli per la bonifica di un sito nel quale, all’inizio della scorsa estate, era divampato un incendio, in contrada Macauda.

Nell’area, quattro particelle di circa 3 mila metri complessivi, in tanti vi scaricavano sfalci di potatura, rifiuti solidi urbani, fino all’incendio e al successivo sequestro.

La procura ha autorizzato prima la caratterizzazione dei rifiuti e poi la rimozione temporanea dei sigilli per la bonifica, una finalità specifica, da parte del proprietario che si è affidato a una ditta privata. Ci vorranno ancora alcuni giorni per completare l’intervento. Nella zona i vigili del fuoco per domare l’incendio della scorsa estate hanno dovuto faticare parecchio. Tutta l’attività, compreso il sequestro dell’area, è stata svolta dalla sezione Ambiente della polizia municipale di Sciacca.

Trasporto alunni disabili, attivato per la prima volta a Ribera

0

Per la prima volta, è stato avviato il servizio di trasporto per alunni disabili a Ribera.

Oggi il sindaco Matteo Ruvolo parla di un grande risultato in favore delle fasce più deboli della comunità e un passo significativo verso un futuro più inclusivo.

“Questo servizio – afferma Ruvolo – non è solo un servizio di trasporto, ma un ponte che collega i nostri ragazzi a opportunità educative e sociali e crediamo fermamente che l’inclusione sia la chiave per una società più solidale. Ringrazio la funzionaria del servizio Pubblica Istruzione, Dina Scaturro, con cui abbiamo lavorato con dedizione per dare avvio a questo progetto. È un segnale concreto del nostro impegno nel supportare le attività scolastiche e nel rispondere alle esigenze dei più vulnerabili. Continueremo su questa strada, spendendo ogni energia per potenziare i servizi e ai cittadini. Stiamo anche lavorando per riattivare il servizio scuolabus, attualmente non disponibile, per garantire un supporto ancora maggiore alle famiglie.

“Stiamo utilizzando, al massimo delle nostre possibilità, tutte le risorse disponibili per offrire servizi essenziali come questo – afferma l’assessore Rosalia Miceli – Il nostro obiettivo è migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini”.

Ribera, manifestazione di interesse per la gestione di Borgo Bonsignore

Un passo verso la valorizzazione di Borgo Bonsignore arriva con l’avviso pubblico per la manifestazione di interesse finalizzata alla ricerca di un partner privato. L’obiettivo è garantire la riqualificazione, la manutenzione e la gestione di questo suggestivo sito storico attraverso un partenariato pubblico-privato. Il bando, promosso dall’assessorato regionale all’Economia, punta a trasformare il borgo in un centro di interesse culturale, turistico e paesaggistico.

Costruito in epoca fascista e recentemente ristrutturato con fondi regionali, Borgo Bonsignore è al centro di una strategia che mira a restituire al territorio uno spazio di grande valore storico e architettonico, integrandolo con le peculiarità naturalistiche del comprensorio.

“L’obiettivo – spiega Carmelo Pace, capogruppo della Democrazia Cristiana all’Ars – è quello di far divenire il sito un luogo di attrazione per i siciliani e una meta di interesse storico, architettonico, naturalistico e paesaggistico in grado di richiamare turisti e visitatori da ogni parte del mondo. Una vera e propria icona contemporanea che, attraverso il linguaggio universale dell’accoglienza e il valore delle tradizioni del territorio, sappia raccontare e condividere la propria unicità e la propria bellezza”.

Pace evidenzia inoltre le potenzialità economiche di questa iniziativa: “Questo investimento rappresenta una preziosa occasione di crescita per Borgo Bonsignore, un’opportunità di valorizzazione e sviluppo con benefici sul tessuto imprenditoriale, artigianale, enogastronomico, ricettivo e sull’economia di tutto il comprensorio”.

Il progetto, che prevede un affidamento pluriennale, punta a garantire una gestione efficace e sostenibile, con interventi che comprendono l’adeguamento degli edifici agli standard energetici attuali e una riqualificazione complessiva del borgo. “Affidando la gestione pluriennale verrebbe così garantito un miglioramento tangibile della qualità della vita all’interno del Borgo: una riqualificazione totale anche con l’adeguamento degli edifici agli standard energetici attuali e nuova linfa al tessuto socio-economico dei luoghi, favorendo una importante ricaduta occupazionale”, conclude l’onorevole Pace.

Furto di cavi elettrici ai pozzi Carboj, disservizi idrici a Sciacca e in mezza provincia

Sono stati manomessi e rubati i cavi elettrici di alimentazione dell’ impianto di sollevamento idrico nella contrada Carboj a Sciacca che rifornisce i serbatoi di accumulo del Comune di Sciacca e che veicola un quantitativo di acqua verso l’ acquedotto “Favara di Burgio”.

Il furto ha provocato l’interruzione della turnazione idrica nel comune di Sciacca con disservizi idrici per le utenze servite.

Per lo stesso motivo, contestualmente si è ridotta la fornitura idrica nei comuni alimentati dall’Acquedotto “Favara di Burgio” ovvero Agrigento, Ribera, Caltabellotta, Calamonaci, Cattolica Eraclea, Montallegro, Siculiana, Realmonte e Porto Empedocle dove la turnazione idrica subirà limitazioni e o slittamenti con disservizi idrici per le utenze servite.

“E’ di tutta evidenza – scrive Aica – la gravità di azioni del genere che, oltre al danno economico, producono conseguenze che si ripercuotono sulla vita quotidiana della popolazione che è costretta così a subire i disagi di una mancata o limitata erogazione idrica.
Si rassicura che i nostri tecnici e i nostri operatori sono già sul posto per quantificare l’entità del danno e che stanno ponendo in essere tutti gli interventi necessari per il ripristino della normale funzionalità dell’impianto di sollevamento interessato, a conclusione dei quali sarà ripristinata la distribuzione idrica nei comuni interessati, che per normalizzarsi avrà bisogno dei necessari tempi tecnici”.

Operazione antimafia nell’Agrigentino, 19 arresti tra estorsioni e traffico di droga (Video)

Operazione antimafia nell’Agrigentino e sgominato anche un vasto traffico di droga in provincia. Si tratta della secondo capitolo dell’operazione che poche settimane fa, aveva fatto luce sulla riorganizzazione delle famiglie mafiose di Villaseta e Agrigento.

L’operazione

 I carabinieri del Nucleo Investigativo di Agrigento con il supporto dei colleghi del Comando Provinciale di Caltanissetta, hanno eseguito altri 19 arresti all’alba di oggi. Il provvedimento è stato firmato dal gip del tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

In tutto sono 51 gli indagati, molti dei quali già presenti nella precedente operazione. Ai 24 fermi eseguiti quattro settimane fa si aggiungono altre misure cautelari: 36 in carcere e 15 ai domiciliari.
Anche il provvedimento di oggi trae origine dalle attività d’indagini svolte dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo Carabinieri di Agrigento e dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, dal mese di dicembre 2021 a tutt’oggi, aventi ad oggetto la ricostruzione dell’organigramma e delle attività criminali delle famiglie mafiose di Porto Empedocle e di Agrigento/Villaseta, con a capo rispettivamente Fabrizio Messina, pregiudicato di 49 anni, e Pietro Capraro, pregiudicato 39 anni.

Le indagini

L’operazione di oggi, dimostra che, pur essendo stata sensibilmente intaccata nel corso degli anni da varie operazioni, “Cosa Nostra” agrigentina è tutt’oggi pienamente operante, dotata di ingenti disponibilità economiche e di numerose armi, per di più in un contesto caratterizzato da una instabilità degli equilibri mafiosi faticosamente raggiunti nel tempo, cui si aggiungono i sempre più pericolosi, persistenti e documentati collegamenti tra gli associati ristretti all’interno del circuito carcerario e gli ambienti criminali esterni.
È stato riscontrato, infatti, un sistematico utilizzo di apparecchi telefonici da parte degli uomini d’onore, o di soggetti contigui al sodalizio, durante i rispettivi periodi di detenzione, lasciandone in tal modo inalterate le capacità di comando e consentendo loro di mantenere i contatti con i correi in libertà e di impartire ordini e direttive.
Gli associati, e’ emerso nel corso delle indagini, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dall’appartenere all’organizzazione mafiosa, hanno costretto l’amministratore di una società aggiudicataria dei lavori di raccolta e di trasporto di rifiuti nel Comune di Agrigento, ad assumere quali operai almeno cinque persone a loro legate per vincoli familiari o comunque di loro fiducia mentre il legale rappresentante di una società di carburanti, e’ stato costretto ad interrompere il rapporto lavorativo con un dipendente e sostituirlo con un’altra persona a loro gradita.

Inoltre, hanno dato fuoco, al fine di danneggiarli, a due autocarri intestati a una ditta di costruzioni.

E ancora hanno costretto l’amministratore della società aggiudicataria dei lavori di riqualificazione della Piazza della Concordia del quartiere di Villaseta, ad assumere quale operaio una persona a loro gradita e perfino, la ditta aggiudicataria in subappalto degli stessi lavori, sono stati costretti ad assumere operai a loro graditi.

E’ stata effettuata una rapina presso il distributore DB di Villaseta, durante la quale si sono impossessati della somma di 400 euro che sottraevano al dipendente utilizzando violenza e minaccia mentre il titolare di un bar di Agrigento ed i suoi dipendenti sono stati costretti ad erogare loro cibi e bevande senza pagarne il corrispettivo e mediante ripetuti atti di violenza e minacce esplicite, il titolare di un esercizio commerciale di Agrigento ha corrisposto loro mensilmente la somma di 1.000 euro.

Fuoco ancora ad un furgone intestato ad una rivendita di bevande di Porto Empedocle che era stata oggetto prima anche diversi colpi d’arma da fuoco alla saracinesca. Diversi colpi di arma da fuoco pure contro la porta d’ingresso dell’abitazione di un uomo di Agrigento, resosi colpevole di aver avuto un litigio con il figlio di uno dei sodali.

Il traffico di droga

Gli esponenti di vertice delle famiglie mafiose di Porto Empedocle e Agrigento-Villaseta hanno promosso due ulteriori distinte associazioni dedite al traffico di sostanza stupefacente che hanno acquisito in piena sinergia tra loro, per avere di fatto il monopolio del redditizio settore criminale nella provincia di Agrigento.
Entrambi i sodalizi criminali hanno, peraltro, dimostrato di possedere una non comune capacità di approvvigionamento mediante l’attivazione di contatti e rapporti commerciali non solo con i gruppi criminali delle altre province siciliane ma anche con altri gruppi sia nazionali che esteri (Belgio, Germania e Stati Uniti).
Numerosissimi sono stati i trasporti di ingente sostanza stupefacente e la sua relativa cessione a terzi al fine di essere ulteriormente rivenduta al dettaglio.

Nel corso dell’indagine, infatti, sono stati sequestrati oltre 100 kg di hashish, oltre 6 kg di cocaina e, lo scorso mese di novembre, anche la somma in contanti di 120.000 euro contenuta in cinque pacchi sottovuoto occultati all’interno di un’autovettura.

Possibile “guerra di mafia”

Dalle ultime e più recenti indagini, e’ stata registrata un’improvvisa e allarmante recrudescenza di gravi atti intimidatori realizzati anche mediante l’utilizzo di armi, probabilmente dovuta sia all’imposizione del rispetto della “competenza” territoriale sia ai tentativi di osteggiare l’egemonia del gruppo mafioso allo stato al vertice della famiglia di Agrigento-Villaseta.

Si e’ profilato pertanto, il concreto rischio che potesse verificarsi un crescendo di azioni intimidatorie che avrebbe potuto portare alla commissione di reati ancora più gravi, ovvero quella che gli stessi indagati definiscono una vera e propria “guerra” di mafia, alla quale lo scorso mese di dicembre è stato posto un freno con l’esecuzione di un provvedimento di fermo di indiziati di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, in forza del quale sono state associate in carcere 24 persone ed effettuate numerose perquisizioni sia nell’immediatezza che nei giorni successivi che hanno permesso di rinvenire e sequestrare, tra le altre cose, un arsenale composto da numerose armi e munizioni anche da guerra, tra cui una bomba a mano e una pistola mitragliatrice calibro 9 e una somma in contanti di 80.000 euro.

Belice, il recente sciame sismico mantiene vivo il ricordo del terremoto del 1968

0

L’Ordine degli architetti oggi ricorda il 57° anniversario del terremoto che, nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio 1968, ha colpito il Belice provocando 296 morti, più di 1000 feriti e quasi 100.000 sfollati.

Gli architetti alimentano la memoria degli effetti devastanti dei terremoti ed evidenziano l’importanza della cultura della prevenzione e della protezione civile.

Verificare e monitorare la resistenza al sisma e la stabilità strutturale delle infrastrutture e degli edifici strategici, introdurre il fascicolo fabbricato, quale strumento per monitorare l’efficienza strutturale del patrimonio edilizio esistente, dotare tutti i comuni della provincia di apposito piano di emergenza e promuovere la cultura della protezione civile nei confronti dei cittadini e soprattutto dei ragazzi, introducendo nei programmi da svolgere nelle scuole secondarie di primo e secondo grado con delle ore dedicate alla conoscenza delle regole da adottare, in caso di eventi calamitosi, per la salvaguardia della pubblica incolumità e per il soccorso della popolazione.
Sono questi i quattro principi fondamentali per ridurre gli effetti disastrosi degli eventi sismici e per alimentare la cultura della protezione civile nei cittadini, secondo l’Ordine degli architetti.

“Ricordiamo il sisma del 1968 – afferma il presidente dell’Ordine, Rino La Mendola – con l’obiettivo di alimentare la memoria degli effetti devastanti dei terremoti e l’importanza della cultura della prevenzione e della protezione civile. Il nostro Ordine è pronto a collaborare con gli istituti scolastici e con le amministrazioni dei Comuni ricadenti nelle zone a rischio sismico elevato”.


L’Ordine degli architetti dispone di un proprio dipartimento di volontariato per la protezione civile, i cui componenti hanno frequentato una serie di corsi sulla Gestione Tecnica dell’Emergenza sismica e sul rilievo del danno e valutazione dell’agibilità delle costruzioni a seguito di un sisma e hanno maturato negli anni notevoli esperienze, sia in regime ordinario sia in emergenza. In particolare, tra le attività ordinarie, ricordiamo il progetto Hyperion, con il quale, a cavallo tra il 2006 e il 2010, grazie al lavoro svolto dagli architetti, era stata creata una vera e propria banca dati informatica sulle condizioni di sicurezza di buona parte del patrimonio edilizio ricadente nei centri storici di Agrigento e di Canicattì.

Tra le attività in emergenza ricordiamo, invece, il contributo offerto dagli architetti di Agrigento nel rilievo e censimento dei danni prodotti dai terremoti che si sono succeduti, dal 2009 al 2016, in Abruzzo, in Emilia Romagna e nel Centro Italia.

Nuovo direttore amministrativo per l’Asp di Agrigento

0

Ersilia Riggi è il nuovo direttore amministrativo dell’ASP di Agrigento, la nomina e’ arrivata da poche ore con un provvedimento siglato dal direttore generale ASP, Giuseppe Capodieci.

Dopo le dimissioni del precedente direttore amministrativo, Capodieci ha ricomposto la direzione strategica dell’Asp.

Riggi, infatti affiancherà l’azione del manager Capodieci e quella del direttore sanitario, Raffaele Elia, nella programmazione e nel governo delle complesse dinamiche gestionali.

Riggi proviene dall’ARNAS Garibaldi di Catania dove, da ultimo, ha ricoperto l’incarico di direttore dell’Unità operativa complessa Affari Generali e vanta competenze amministrative di rilievo maturate presso diversi ambiti funzionali.

Sfiducia al sindaco di Villafranca, Balsamo: “L’opposizione sta valutando”

“E’ una questione tutta interna alla maggioranza, noi stiamo valutando e nei prossimi giorni stabiliremo il da farsi”. Lo afferma il consigliere di opposizione ed ex sindaco di Villafranca Sicula, Domenico Balsamo.

La mozione di sfiducia è stata presentata da cinque dei sette consiglieri di maggioranza dopo che il sindaco, Gaetano Bruccoleri, ha azzerato la giunta che era composta in larga parte da componenti che si erano dimessi da consiglieri comunali.

Adesso si attende la convocazione della seduta del consiglio comunale che dovrà esaminare la mozione e si capirà l’intenzione dei singoli consiglieri. Per l’approvazione della sfiducia al sindaco sono necessari almeno sette voti su dieci componenti del consiglio.

C’è anche un’altra ipotesi: se non dovesse passare la sfiducia i cinque consiglieri che hanno presentato la mozione potrebbero dimettersi e questo farebbe venire meno il plenum con lo scioglimento del consiglio e la successiva nomina di un commissario da parte della Regione. Sindaco e giunta da nominare rimarrebbero in carica.

E’ ancora tutto da decidere così come bisognerà verificare che posizione assumeranno i due consiglieri di maggioranza che non hanno firmato la proposta di sfiducia. Tutto questo se non si giungerà a un ricompattamento della maggioranza e alla nomina di una nuova giunta per gli ultimi due anni e mezzo di mandato del sindaco.