La Francia oltre Parigi: castelli della Loira, Normandia e Mont Saint-Michel in un unico viaggio

Quando si pensa alla Francia, la mente corre quasi inevitabilmente a Parigi. La Tour Eiffel, il Louvre, i boulevard illuminati, i caffè di Montmartre. Eppure, fermarsi alla capitale significa conoscere soltanto una pagina di un libro che ne contiene centinaia. La Francia è un Paese di una ricchezza straordinaria, fatto di regioni profondamente diverse tra loro, ciascuna con una propria identità e un proprio paesaggio.

Esistono itinerari capaci di restituire la complessità e la bellezza di questo Paese in modo molto più profondo rispetto a un soggiorno esclusivamente parigino. Tra questi, uno dei più affascinanti attraversa la Valle della Loira, la Normandia e il Mont Saint-Michel: un percorso che unisce arte, storia, natura e spiritualità in un’esperienza di viaggio difficile da eguagliare.

La Francia che non ti aspetti

La stragrande maggioranza dei visitatori italiani che si recano in Francia concentra il proprio soggiorno a Parigi e nei suoi dintorni immediati. È comprensibile: la capitale offre un’offerta culturale e monumentale senza pari.

Tuttavia, chi si spinge oltre i confini dell’Île-de-France scopre un Paese completamente diverso, fatto di campagne sterminate, borghi medievali perfettamente conservati, castelli che sembrano usciti da un libro di fiabe e coste che portano ancora i segni della storia più drammatica del Novecento.

La vera anima della Francia si trova spesso lontano dalle grandi città: nelle vigne della Loira, nei villaggi normanni affacciati sulla Manica, nelle abbazie costruite sulla roccia. Sono luoghi che raccontano secoli di storia europea e che offrono al viaggiatore un’esperienza autentica, lontana dalla frenesia delle metropoli.

I Castelli della Loira: il Rinascimento scolpito nella pietra

La Valle della Loira, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2000, è conosciuta come il Giardino di Francia. Lungo il corso del fiume più lungo del Paese si susseguono oltre mille castelli, costruiti a partire dal X secolo, quando i sovrani francesi scelsero questa valle come sede delle proprie residenze estive e di rappresentanza.

Tra i più celebri, il Castello di Chambord rappresenta il simbolo stesso del Rinascimento francese. Voluto da Francesco I a partire dal 1519, è il più grande e spettacolare tra i castelli della Loira, con la sua iconica scalinata a doppia elica attribuita al genio di Leonardo da Vinci, che trascorse gli ultimi anni della propria vita proprio in questa valle, nella dimora di Clos Lucé ad Amboise.

Non meno affascinante è il Castello di Chenonceau, soprannominato il “Castello delle Dame” per le figure femminili che ne hanno segnato la storia. Costruito nel XVI secolo, si inarca con eleganza sul fiume Cher, creando un’immagine di rara bellezza che lo rende uno dei monumenti più fotografati di tutta la Francia.

Normandia: dove la storia ha cambiato il mondo

Spostandosi verso nord, il paesaggio cambia radicalmente. La Normandia è una regione che porta su di sé i segni di oltre mille anni di storia, dalle conquiste medievali dei Normanni fino agli eventi che hanno ridisegnato il destino dell’Europa contemporanea.

È qui che il 6 giugno 1944 le forze alleate sbarcarono sulle spiagge di Omaha, Utah, Gold, Juno e Sword, dando inizio alla liberazione dell’Europa dall’occupazione nazista.

Visitare le spiagge dello sbarco in Normandia, i cimiteri militari e i memoriali del D-Day è un’esperienza che va ben oltre il turismo: è un atto di memoria collettiva.

Ma la Normandia non è solo memoria bellica. È anche la terra dell’Arazzo di Bayeux, della città di Rouen, dove Giovanna d’Arco fu processata, e di Giverny, il villaggio dove Claude Monet dipinse le sue celebri ninfee.

Mont Saint-Michel: la meraviglia della Francia

Al confine tra Normandia e Bretagna, su un isolotto roccioso battuto dalle maree più alte d’Europa, si erge quello che Victor Hugo definì una “piramide sul mare”: il Mont Saint-Michel.

Inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO fin dal 1979, è uno dei luoghi più iconici di tutta la Francia, con oltre tre milioni di visitatori ogni anno.

La sua storia ha inizio nel 708, quando l’arcangelo Michele apparve in sogno al vescovo Aubert di Avranches, chiedendogli di edificare un santuario sulla sommità della roccia.

Arrivare al Mont Saint-Michel, percorrere le sue stradine medievali e salire fino all’abbazia è un’esperienza che lascia un segno profondo.

Perché un viaggio organizzato può fare la differenza

Un itinerario che comprende Parigi, i Castelli della Loira, la Normandia e il Mont Saint-Michel è senza dubbio uno dei più completi che si possano fare in Europa.

Tuttavia, organizzare un percorso di questo tipo in autonomia richiede tempo, competenze logistiche e una conoscenza approfondita dei territori.

È per questo che molti viaggiatori scelgono di affidarsi a viaggi organizzati e accompagnati, dove ogni dettaglio è pianificato in anticipo.

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I posti sono limitati e le prenotazioni chiudono il 20 marzo.

Tesori di Francia: un viaggio che parte da Sciacca

Per chi desidera vivere questa esperienza, esiste una proposta concreta. Si chiama “Tesori di Francia” ed è un viaggio organizzato dall’agenzia Kalòs Viaggi di Sciacca, realtà presente nel settore turistico dal 1991 e punto di riferimento per i viaggiatori del territorio.

L’itinerario prevede la partenza il 28 maggio con rientro il 4 giugno e tocca tutte le tappe descritte in questo articolo.

Come richiedere informazioni

Il viaggio “Tesori di Francia” è organizzato a numero limitato di partecipanti e le prenotazioni sono previste entro il 20 marzo.

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Enna, divieto di transito e sosta in via Candrilli e piazza Coppola per lavori

Modifiche temporanee alla viabilità nel centro cittadino per consentire lo svolgimento di lavori edilizi.

Il Comando della Polizia Locale ha disposto nuove limitazioni al traffico con un’apposita ordinanza.
Con il provvedimento n. 112 del 9 marzo 2026, infatti, è stata stabilita l’istituzione del divieto temporaneo di transito veicolare e di sosta con rimozione forzata in via Candrilli e in piazza Coppola.
La misura si rende necessaria per permettere le operazioni di manovra e il posizionamento di una betoniera nell’ambito degli interventi di ristrutturazione dei locali dell’“ex Mulino”, situati proprio nell’area di piazza Coppola.
Le limitazioni alla circolazione saranno in vigore giovedì 12 marzo, dalle ore 7 alle ore 18, e comunque fino al termine delle esigenze legate ai lavori.
Il provvedimento è stato adottato per garantire lo svolgimento in sicurezza delle attività di cantiere e per tutelare la viabilità nell’area interessata.

Ragusa rende omaggio all’archeologo Sebastiano Tusa a sei anni dalla morte

La città di Ragusa si prepara a ricordare Sebastiano Tusa, tra i più importanti studiosi dell’archeologia italiana, nel sesto anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 10 marzo 2019.
Per l’occasione è stato organizzato un incontro pubblico che si terrà il 20 marzo al Centro studi “Feliciano Rossitto”, con l’obiettivo di rendere omaggio al contributo scientifico e culturale lasciato dall’archeologo, protagonista di ricerche che hanno ampliato in modo significativo la conoscenza della storia antica del Mediterraneo e della Sicilia.
Durante l’appuntamento sarà presentato il volume postumo Sicilia archeologica vista dal cielo, realizzato dallo stesso Sebastiano Tusa insieme a Valeria Li Vigni.

Il libro propone una lettura originale del patrimonio archeologico siciliano attraverso immagini e osservazioni dall’alto, mettendo in relazione il paesaggio dell’isola con le testimonianze delle civiltà che nel corso dei secoli l’hanno abitata.
All’iniziativa interverranno Valeria Li Vigni e Luigi Nifosì, che approfondiranno l’eredità scientifica e culturale lasciata dall’archeologo, figura di riferimento a livello internazionale e punto cardine per la tutela e la valorizzazione dei siti archeologici siciliani.
L’evento è organizzato con la collaborazione del Centro Studi “F. Rossitto”, dell’associazione BCsicilia, di Archeoclub d’Italia, di Abulafia, dell’associazione Le Fate e del Centro Subacqueo Ibleo.
L’incontro rappresenterà un momento di riflessione collettiva dedicato alla memoria dello studioso e al suo instancabile impegno nella salvaguardia del patrimonio archeologico della Sicilia.

Pensione negata dall’INPS anche con 67 anni e 20 anni di contributi: ecco perché e cosa fare

Hai compiuto 67 anni e versato 20 anni di contributi, ma l’INPS ti ha negato la pensione? Non sei il solo. Nel 2026, migliaia di lavoratori italiani scoprono con amarezza che i requisiti anagrafici e contributivi non bastano. Il problema riguarda chi è entrato nel mondo del lavoro dopo il 1995 e ha avuto stipendi bassi o carriere discontinue. Ecco cosa prevede la legge, chi rischia davvero e quali alternative esistono.

Perché l’INPS può negare la pensione di vecchiaia

La regola generale è nota: per la pensione di vecchiaia ordinaria servono 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi versati. Tuttavia, per chi rientra interamente nel sistema contributivo — cioè chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995 — esiste un requisito aggiuntivo che molti ignorano.

L’importo della pensione maturata deve essere almeno pari all’assegno sociale. Nel 2026, a seguito della rivalutazione annuale dell’1,7%, questa soglia è fissata a 546,24 euro al mese, corrispondenti a 7.101,12 euro su base annua per 13 mensilità. Nel 2025 la soglia era di 538,69 euro mensili.

In pratica, se il calcolo contributivo produce un assegno inferiore a 546 euro, l’INPS respinge la domanda di pensione. Non importa quanti anni hai lavorato: conta quanto hai guadagnato e versato.

Chi rischia di restare senza pensione a 67 anni

Il problema colpisce soprattutto chi ha avuto una carriera lavorativa discontinua: lavori stagionali, contratti a tempo determinato, periodi di disoccupazione, collaborazioni a progetto o impieghi con retribuzioni molto basse.

Pensiamo a un elettricista che ha lavorato per 21 anni, ma con contratti saltuari e stipendi modesti. Oppure a una lavoratrice domestica con lunghi periodi di part-time. In questi casi, anche con 20 anni di contributi effettivi, l’importo calcolato con il metodo contributivo può facilmente restare sotto la soglia dei 546 euro mensili.

È importante sapere che le pensioni interamente contributive non beneficiano dell’integrazione al trattamento minimo né delle maggiorazioni sociali. Questo significa che non esiste un meccanismo automatico che “alza” l’assegno fino a una cifra dignitosa. L’importo è quello che risulta dal calcolo, punto e basta.

Le alternative: assegno sociale e pensione a 71 anni

Chi si vede negare la pensione di vecchiaia a 67 anni ha comunque due strade percorribili.

La prima è l’assegno sociale. Si tratta di una prestazione assistenziale erogata dall’INPS a chi ha compiuto 67 anni e si trova in condizioni economiche disagiate. L’importo pieno nel 2026 è di 546,24 euro al mese, ma è soggetto alla cosiddetta “prova dei mezzi”: viene ridotto o azzerato in base al reddito personale e, per chi è coniugato, anche al reddito del coniuge.

In pratica, ogni euro di reddito riduce l’assegno. Questo rende poco conveniente svolgere attività lavorative regolari se l’obiettivo è integrare il reddito con l’assegno sociale. Inoltre, l’assegno sociale non è reversibile e non genera diritto alla tredicesima.

La seconda alternativa è attendere i 71 anni di età. A questa età, i contributivi puri possono accedere alla pensione di vecchiaia contributiva senza alcuna soglia minima di importo. Bastano anche soli 5 anni di contributi effettivi. È una via d’uscita concreta, ma richiede pazienza.

Cosa fare subito: i consigli pratici

Se ti trovi in questa situazione, il primo passo è verificare la tua posizione contributiva sul sito dell’INPS o tramite un patronato. Controlla l’estratto conto contributivo e chiedi una simulazione dell’importo pensionistico.

Se l’importo è vicino alla soglia, valuta se è possibile versare contributi volontari per colmare il gap. Anche pochi mesi di versamenti aggiuntivi possono fare la differenza tra ottenere o meno la pensione.

Se invece la distanza dalla soglia è ampia, informati subito sull’assegno sociale. Presenta la domanda tramite il portale INPS, un patronato o il Contact Center INPS al numero 803.164.

Ricorda: la normativa pensionistica è complessa e in continua evoluzione. Non affidarti al passaparola. Rivolgiti sempre a un professionista qualificato o a un ente di patronato per una consulenza personalizzata sulla tua situazione.

In conclusione, il sistema contributivo puro può riservare brutte sorprese a chi ha avuto una carriera lavorativa frammentata. Conoscere i requisiti reali — non solo quelli apparenti — è il primo passo per tutelare i propri diritti previdenziali e pianificare il futuro con consapevolezza.

Salvo il “bonus tariffe” in Sicilia, Schifani: “Maggiori prestazioni sanitarie ai cittadini”

La Corte Costituzionale, con propria sentenza, ha messo un punto fermo su una disputa normativa di grande rilievo per il Servizio Sanitario Regionale siciliano, respingendo il ricorso del Governo nazionale contro le scelte di Palazzo d’Orléans. Al centro del contendere l’articolo 6 della legge regionale numero 26/2025, con cui la Regione Siciliana ha stanziato 15 milioni di euro per incrementare i rimborsi della specialistica ambulatoriale convenzionata. 
La strategia per l’equità d’accesso
L’iniziativa legislativa nasceva dalla necessità di mitigare gli effetti del “decreto tariffe” nazionale del novembre 2024. Secondo la Regione, il nuovo nomenclatore ministeriale aveva ridotto eccessivamente i valori economici di alcune prestazioni -specialmente in ambiti critici come la cardiologia e la medicina di laboratorio – mettendo a serio rischio la sostenibilità delle strutture e, di riflesso, l’effettiva erogazione dei servizi ai cittadini. 
Nel corso del giudizio, la Regione Siciliana è stata difesa dagli avvocati Nicola Dumas (nella foto) e Enrico Pistone Nascone. Proprio l’avvocato Dumas, agrigentino, ex cancelliere esperto del Tribunale di Sciacca, presente in udienza pubblica per illustrare le ragioni dell’ente, ha evidenziato come l’intervento non mirasse a introdurre prestazioni extra, ma a garantire l’efficacia di quelle già incluse nei livelli essenziali di assistenza, utilizzando risorse proprie del bilancio regionale e non i fondi vincolati al Piano di rientro. 

La sentenza della Cassazione

L’Avvocatura dello Stato aveva impugnato la norma sostenendo che la Sicilia, essendo sottoposta a piano di rientro dal disavanzo sanitario, non potesse aumentare le tariffe senza il previo via libera dei Tavoli tecnici ministeriali.  Tuttavia, la sentenza redatta dalla giudice Maria Alessandra Sandulli ha chiarito un principio di fondamentale importanza: 
– Autonomia finanziaria: Le Regioni possono aumentare le tariffe nazionali se utilizzano risorse proprie autonome (come quelle derivanti da entrate tributarie regionali) e non il Fondo Sanitario Nazionale. 
– Competenza organizzativa: La manovra rientra nella competenza concorrente regionale in materia di tutela della salute, poiché spetta alla Regione organizzare il servizio per rendere effettivi i diritti dei cittadini sul territorio. 
– Piani di rientro: Il vincolo di bilancio non impedisce di investire fondi extra-sanitari per evitare che il diritto alla salute venga compromesso da tariffe nazionali ritenute non congrue alla realtà operativa locale. 
La decisione della Consulta rappresenta un precedente significativo: riconosce che il rigore finanziario non può tradursi in un limite invalicabile quando una Regione decide di impiegare risorse proprie per salvaguardare il “nucleo invalicabile” del diritto alla salute. In definitiva, i giudici costituzionali hanno dichiarato inammissibili o non fondate tutte le censure mosse dallo Stato, legittimando pienamente l’operato della Regione Siciliana.

Il commento del Presidente Schifani

«Un risultato importante per la Regione Siciliana e per l’azione del mio governo. La decisione della Corte costituzionale riconosce in modo chiaro gli spazi di autonomia finanziaria e ordinamentale della Regione in materia sanitaria, confermando la legittimità della scelta, da noi fortemente voluta, di destinare maggiori risorse regionali per incrementare le tariffe di alcune prestazioni ambulatoriali e garantire così una più efficace erogazione dei livelli essenziali di assistenza».

Lo dice il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, commentando la decisione della Corte costituzionale, che ha respinto il ricorso del governo nazionale sull’articolo 6 della legge regionale 26/2025 con la quale sono stati stanziati 15 milioni di euro per incrementare la spesa per l’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata.

«Ma quello che più conta – aggiunge Schifani – è che questo provvedimento permetterà di erogare maggiori prestazioni ai cittadini, riducendo tempi di attesa e avvicinando la sanità siciliana ai bisogni concreti della gente. Desidero infine ringraziare l’Ufficio legislativo e legale della Regione per il lavoro preciso e determinante che ha reso possibile questo risultato».

Frana di Niscemi, la Procura acquisisce il rapporto dell’Università di Firenze sul disastro e sul rischio residuo

La procura di Gela, che ha aperto un’inchiesta sulla frana che ha sconvolto Niscemi acquisirà agli atti la relazione dei docenti dell’università di Firenze, guidati dal Nicola Casagli, presidente del centro per la protezione civile dell’ ateneo e professore ordinario di Geologia applicata, incaricati dal Dipartimento della Protezione civile della presidenza del Consiglio di redigere un rapporto sul disastro che lo scorso gennaio ha sconvolto il comune siciliano.
Il rapporto di 150 pagine, ricco di schemi e rilievi fotografici, fa una storia delle frane a cominciare da quella del 1790, un’ analisi dei dati satellitari radar interferometrici, indagini geofisiche, valuta il rischio residuo nel centro abitato, e stila interventi di riduzione e monitoraggio del rischio residuo.

Catania, al via gli interventi per mettere in sicurezza il porticciolo di Porto Rossi dopo i danni del ciclone Harry

Sono stati ufficialmente affidati gli interventi urgenti per la messa in sicurezza del porticciolo di Porto Rossi, a Catania, gravemente colpito dalle mareggiate provocate dal ciclone Harry tra la fine di gennaio e febbraio.
Le operazioni prevedono la bonifica dell’area portuale e il recupero dello scalo, con la rimozione delle imbarcazioni distrutte o finite sott’acqua durante il maltempo.

L’obiettivo è anche quello di prevenire possibili problemi ambientali legati alla presenza di relitti e di eventuali sostanze inquinanti in mare.
L’appalto è stato assegnato con procedura d’urgenza dal Genio civile di Catania all’impresa Idresia Infrastrutture di Isernia.

L’importo complessivo dell’intervento ammonta a 776 mila euro e i lavori dovranno essere completati entro 150 giorni.
Alla consegna dei lavori erano presenti il dirigente generale del Dipartimento regionale Tecnico Duilio Alongi, incaricato dal presidente della Regione Renato Schifani di coordinare le attività legate all’emergenza causata dal ciclone Harry e dalla frana di Niscemi, il dirigente generale del Dipartimento Infrastrutture Salvatore Lizzio, il capo del Genio civile di Catania Gaetano Laudani, il responsabile unico del procedimento Alberto Vecchio e il direttore dei lavori Ignazio Cassaniti.
«L’avvio tempestivo di questi interventi – ha dichiarato il presidente della Regione Renato Schifani – è fondamentale sia per ripristinare la piena funzionalità dell’infrastruttura sia per tutelare l’ambiente, considerato il rischio legato alla presenza di relitti e materiali potenzialmente inquinanti. Continuiamo a lavorare senza sosta per riparare ai danni eccezionali provocati dal ciclone Harry, che ho potuto verificare personalmente durante le visite nelle aree più colpite».
Il violento evento meteorologico ha provocato l’affondamento di diverse imbarcazioni da diporto ormeggiate nel porticciolo, mentre altre sono state spinte contro la scogliera.

Le onde hanno inoltre causato lo smottamento della strada di accesso allo scalo, rendendo l’area difficilmente raggiungibile anche via mare a causa dei massi trascinati dai marosi. Ingenti i danni registrati anche alle strutture portuali e ai pontili.

Defibrillatore vandalizzato a Sciacca, Aido: “Colpito uno strumento salva vita”

Ancora un atto vandalico ai danni del defibrillatore installato allo Stazzone. A denunciarlo è l’Aido di Sciacca, attraverso la presidente Lidia Rizzuto, che in una nota esprime “profondo rammarico” per quanto accaduto.

Il dispositivo salvavita era stato installato il 31 dicembre 2024 grazie alla donazione di un giovane cittadino che aveva voluto offrire un contributo alla comunità mettendo a disposizione uno strumento fondamentale in caso di arresto cardiaco.

Negli ultimi mesi, tuttavia, la postazione è stata più volte presa di mira da atti vandalici che hanno danneggiato la teca e la struttura che custodisce il defibrillatore. In tutte le precedenti occasioni è stata la stessa associazione a sostenere i costi necessari per il ripristino, nella convinzione che la presenza di un dispositivo accessibile possa fare la differenza tra la vita e la morte durante un’emergenza.

L’ultimo episodio viene definito particolarmente grave. Ignoti hanno infatti aperto, rubato l’apparecchio e hanno staccato gli elettrodi – componente essenziale per l’utilizzo del defibrillatore – appendendoli a un palo della luce.

“Proviamo rammarico, rabbia e un forte senso di impotenza – scrive la presidente Lidia Rizzuto – davanti a comportamenti che colpiscono strumenti salvavita messi a disposizione di tutti. Fa male pensare che un gesto nato dalla generosità e dal desiderio di aiutare gli altri venga ripetutamente preso di mira da atti vandalici”.

“Siamo profondamente amareggiati per quanto accaduto – conclude la presidente – ma continueremo, con senso di responsabilità e spirito di servizio, a impegnarci per la diffusione della cultura della solidarietà e della tutela della vita”.

Al di là dell’aspetto materiale del danno, resta l’amarezza per un gesto che colpisce uno strumento pensato esclusivamente per salvare vite. Rubare e danneggiare un defibrillatore è un atto meschino.

Sciacca, il Discobolo domina i titoli campionati regionali di aerobica

A Sciacca si sono disputati i campionati regionali di ginnastica aerobica, appuntamento che ha assegnato i titoli regionali e che ha riunito le tre società siciliane impegnate nell’attività agonistica: Discobolo Sciacca, Motika Modica e Fitness 2000 Siracusa.
La manifestazione si è svolta al Palatenda Roccazzella, teatro di una giornata intensa caratterizzata da esibizioni di alto livello e dalla partecipazione di numerosi giovani talenti. Tecnica, ritmo e coordinazione hanno scandito le prove degli atleti, confermando il buon livello della disciplina in Sicilia.
A dominare il medagliere dei titoli regionali di aerobica è stata la società di casa, la Discobolo Sciacca, capace di conquistare ben 16 titoli regionali complessivi, di cui 9 nella categoria Gold e 7 nella Silver. Un risultato che conferma la società saccense come punto di riferimento della ginnastica aerobica nell’isola.

Discobolo protagonista dei titoli regionali di aerobica

Il successo della Discobolo è stato costruito grazie a risultati ottenuti sia nelle prove di gruppo sia nelle competizioni individuali e di coppia.
Tra le performance più significative spicca quella del Gruppo Aerobic Dance formato da Caracappa, Marciante, Fazio, Zampollo, Sabella, Ingrao, Dimino e Monastero. Importanti affermazioni sono arrivate anche dalle prove individuali e dalle coppie con protagoniste Adele Santangelo, Emma Monastero, Federica Zampollo e Tosca Maria Caracappa.
Nelle categorie Gold si sono distinti inoltre Bianca Lazzara, Ilary Dimino, Enea Pifferi e Gaia Allegro, oltre ai trii e ai gruppi guidati da Nigro, Ciaccio, Abruzzo e Bono. A completare il quadro dei risultati è arrivato anche il titolo Senior conquistato da Adele Interrante.

I risultati delle altre società

Alle spalle della Discobolo, nei titoli regionali di aerobica, si è classificata la Motika di Modica con sette successi complessivi, cinque Gold e due Silver. Tra i risultati più importanti figurano la vittoria individuale di Emily Modica e il successo della coppia Pellegrino–Polino.
Nelle categorie Gold la Motika ha conquistato altri titoli grazie alle affermazioni di Serena Vicari, Giulia Cappello e Samuele Iemmolo, oltre al primo posto della coppia mista Iemmolo–Cappello.
Buoni risultati anche per la Fitness 2000 Siracusa, che ha ottenuto cinque titoli Silver. Tra i protagonisti figurano Paolo Sicura, la coppia mista Giuliano–Sicura e il gruppo composto da Caligiore, Lozito, Senia, Tanasi e Zuccalà.

Ginnastica aerobica siciliana in crescita

L’evento che ha assegnato i titoli regionali di aerobica ha confermato l’ottimo stato di salute della ginnastica aerobica siciliana. Le società coinvolte continuano infatti a formare atleti competitivi, contribuendo allo sviluppo di un movimento sportivo in costante crescita.
Per gli atleti qualificati il prossimo appuntamento è già fissato per aprile con la fase interregionale in programma a Pomigliano d’Arco, dove i migliori ginnasti siciliani avranno l’occasione di confrontarsi con altri protagonisti della disciplina.

Domani resterà ancora chiusa la scuola Loreto a Sciacca per i lavori alla rete del gas

Resterà chiuso anche domani, martedì 10 marzo, il plesso scolastico “Loreto” di Sciacca. Lo stabilisce un’ordinanza firmata dal sindaco, Fabio Termine, a seguito dei lavori in corso sulla rete del gas nella zona di via Salita Loreto.

Il provvedimento arriva dopo l’episodio verificatosi venerdì 6 marzo, quando si è registrata una fuga di gas metano causata dal danneggiamento di una tubatura sotterranea. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco della stazione locale e la Polizia municipale che, in via cautelativa, hanno disposto lo sgombero del personale scolastico e degli alunni presenti nell’istituto.

Successivamente è stato accertato che il danno ha interessato una condotta principale. I Vigili del fuoco hanno quindi richiesto l’intervento della squadra tecnica per la messa in sicurezza dell’impianto, facendo disattivare il passaggio del gas e avviando le verifiche per individuare con precisione il punto della perdita e l’entità del guasto.

Per consentire una corretta riparazione sarà necessario sostituire un tratto della linea di diversi metri. I lavori, iniziati oggi, interessano un’area nelle immediate vicinanze dell’ingresso del plesso scolastico “Loreto”, situazione che rende difficoltoso anche l’accesso dei veicoli alla struttura.

Per questo motivo è stata disposta la chiusura della scuola dell’infanzia e primaria del plesso di via Salita Loreto per l’intera giornata di domani. L’ordinanza prevede inoltre la possibilità di prorogare la sospensione delle attività didattiche qualora emergano ulteriori criticità nel corso degli interventi.