“Arriva la festa” sfida il maltempo, spettacolo nonostante la pioggia (Video)

Ancora una volta la pioggia ha accompagnato “Arriva la festa”, lo spettacolo che fornisce un assaggio del Carnevale di Sciacca 2026 con l’esibizione di alcuni componenti dei gruppi mascherati. Già un’ora prima dell’inizio una forte precipitazione ha colpito il centro cittadino, minacciando lo svolgimento della manifestazione. Il maltempo, tuttavia, è durato poco e lo spettacolo è partito con pochi minuti di ritardo rispetto all’orario previsto.

Come da tradizione, ad aprire lo spettacolo la maschera simbolo, il Peppe Nappa. A seguire si sono esibiti il gruppo del carro allegorico “Tu mi rubi l’anima” e “Toda gioia toda alegria, destinazione Bahia”. Proprio durante quest’ultima esibizione una intensa pioggia si è abbattuta su piazza Angelo Scandaliato, costringendo gli organizzatori a sospendere temporaneamente lo spettacolo.

Pioggia sul palco in piazza Angelo Scandaliato.

La pausa è durata pochi minuti e la serata è ripresa con le successive performance. “La via della sete” (Ass. Anima e cuore), “L’evoluzione della specie” (Ass. Nuove evoluzioni), “Appesi a un filo” (Ass. La nuova avventura), “Segnali di fumo” (Ass. La bomboniera) e “Non aprite quella porta” (Ass. Quelli di ma che voice).

Il maltempo ha però inciso sulla partecipazione del pubblico. Molti spettatori hanno lasciato la piazza e il numero delle presenze si è progressivamente ridotto nel corso della serata. Nonostante le difficoltà legate alla pioggia, lo spettacolo è riuscito comunque a proseguire fino alle ultime esibizioni previste.

Da apprezzare l’impegno dei numerosi ballerini, tra cui diversi bambini e giovanissimi, che nonostante la pioggia e le difficoltà del momento hanno proseguito le esibizioni senza scoraggiarsi, con entusiasmo e determinazione, contribuendo così alla buona riuscita dello spettacolo.

Droga a Ribera, nove condanne e due assoluzioni per fatti del 2014 e del 2015


Il Tribunale di Sciacca, in composizione collegiale, ha disposto 9 condanne e 8 tra assoluzioni e non doversi procedere per intervenuta prescrizione. E’ la sentenza del processo con 17 imputati, in particolare riberesi, scaturito da un’indagine, condotta tra il 2014 e il 2015, che focalizzava, definendo ruoli, attività e singoli episodi, l’arrivo di hashish e cocaina a Ribera.

La pena maggiore, 4 anni e 3 mesi di reclusione, per Salvatore Cannella, di 51 anni, di Villafranca Sicula. Per Giangregory Volpe, di 42 anni, di Ribera, 4 anni e 2 mesi. Pena di 4 anni e un mese per Luigi Porroni, di 71 anni, di Ribera, Simone Garufo, di 49 anni, e Agostino Giocondo, di 56 anni, entrambi di Belmonte Mezzagno. Antonino Caronia, di 59 anni, di Ribera, è stato condannato a 4 anni; Antonino Adelfio, di 55, di Palermo, a 4 anni e un mese; Giovanni Mazzara, di 56 anni, di Palermo, a 4 anni; Ecaterina Elena David, di 42 anni, rumena, residente a Ribera, a 4 anni e un mese.

Dai fatti di droga sono stati assolti perché il fatto non sussiste o per non averlo commesso Giuseppe Di Giorgi, di 49 anni, di Ribera e Luigi Montana, di 61, di Caltabellotta. Sempre per vicende di droga doversi procedere per sopravvenuta prescrizione del reato, previa riqualificazione dei fatti, nei confronti di Giuseppe e Gaetano Adelfio, di 47 e 34 anni, di Palermo, e per Najib Kahla Ben, di 45 anni, tunisino, residente a Ribera.

Non doversi procedere per prescrizione anche per Giuseppe Triassi, di 40 anni, e Francesco Cavalcante, di 42, entrambi di Ribera, accusati di avere detenuto illegalmente una pistola calibro 22.

Non doversi procedere per intervenuta prescrizione anche per Giangregory Volpe e Salvatore Cannella dall’accusa di avere detenuto illegalmente una pistola e per Maria Lo Bianco, di 40 anni, di Belmonte Mezzagno, accusata di favoreggiamento.

Le difese erano rappresentate dagli avvocati avvocati Vincenzo Castellano, Domenico Cicchirillo, Mirella Vento, Giovanni Forte, Giuseppe Tramuta, Lina Dazzo, Ornella Travia e Sergio Indelicato.

Pubblico ministero con discussione effettuata nei mesi scorsi il sostituto Michele Marrone. Il collegio era composto dai giudici Antonino Cucinella (presidente) ed a latere Veronica Messana e Fabio Passalacqua.

Salva Casa, la sanatoria non vale per piano terra e seminterrati se cambi destinazione d’uso: decidono Regioni e Comuni

La legge Salva Casa non rappresenta una sanatoria generalizzata per tutti i cambi di destinazione d’uso. In particolare, piani terra e seminterrati restano esclusi dalle semplificazioni automatiche quando viene modificata la funzione dell’immobile: in questi casi la competenza è demandata alle Regioni e, a cascata, ai Comuni, che possono imporre limiti anche molto stringenti.

È quanto emerge da un’analisi sistematica dell’articolo 23-ter del Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. 380/2001), così come modificato dalla Legge n. 105/2024, che ha introdotto il nuovo perimetro del cosiddetto “Salva Casa”.


Salva Casa: cosa semplifica davvero e dove si applica

La finalità dichiarata della riforma è quella di snellire i mutamenti di destinazione d’uso, ma solo in contesti ben delimitati. Il regime semplificato, infatti, non è universale, ma si applica esclusivamente agli immobili situati nelle seguenti zone urbanistiche, definite dal D.M. 1444/1968:

  • Zona A: centri storici e aree di pregio;
  • Zona B: aree totalmente o parzialmente edificate;
  • Zona C: aree destinate a nuovi insediamenti.

Al di fuori di queste zone – o delle loro equivalenti previste dalla normativa regionale – le semplificazioni decadono e torna pienamente operativo il regime ordinario.

Inoltre, il cambio di destinazione deve avvenire all’interno delle categorie funzionali ammesse, ovvero:

  • residenziale;
  • turistico-ricettiva;
  • produttivo-artigianale;
  • commerciale.

Piano terra e seminterrati: niente automatismi

Il punto critico riguarda proprio le unità immobiliari poste al piano terra o ai livelli inferiori. L’ultimo comma dell’art. 23-ter del D.P.R. 380/2001 stabilisce chiaramente che, per queste porzioni di edificio, la competenza normativa è esclusivamente regionale.

In altre parole:

  • lo Stato non ha imposto una liberalizzazione automatica;
  • ogni Regione decide se, come e in quali limiti consentire il cambio di destinazione d’uso;
  • i Comuni possono mantenere o introdurre divieti specifici, soprattutto per ragioni di:
    • sicurezza idraulica;
    • tutela del decoro urbano;
    • vivibilità dei centri storici;
    • equilibrio dei servizi.

Di conseguenza, la sanatoria Salva Casa non si applica automaticamente a piani terra, seminterrati o locali accessori, anche se l’immobile ricade in zona A, B o C.


Stato legittimo dell’immobile: il requisito che non cambia

Un altro aspetto centrale riguarda lo stato legittimo dell’immobile, che resta un presupposto imprescindibile. Il Salva Casa non sana abusi edilizi pregressi, né legittima interventi realizzati in assenza di titoli.

La giurisprudenza amministrativa più recente ha chiarito questo punto in modo netto. La sentenza TAR Liguria n. 1365/2025, ad esempio, ha ribadito che:

  • non esiste alcuna estensione automatica delle agevolazioni ai piani terra;
  • in assenza di una norma regionale specifica, i divieti comunali restano pienamente validi.

Questo vale soprattutto nei centri storici, dove i regolamenti urbanistici locali continuano a prevalere.


Immobili su più livelli: il problema delle “fattispecie ibride”

Ulteriori criticità emergono nei casi in cui l’unità immobiliare si sviluppa su più livelli, ad esempio:

  • piano terra + primo piano;
  • seminterrato + piano rialzato.

In queste situazioni si pone una questione ancora aperta:
è possibile parzializzare il cambio di destinazione d’uso, oppure il divieto riferito al piano terra “contamina” l’intero immobile?

La giurisprudenza tende a un’interpretazione prudente, secondo cui il divieto sul piano inferiore può rendere impraticabile l’intera operazione, salvo espresse previsioni regionali o comunali in senso contrario.


Agevolazioni sì, ma restano tutti i vincoli tecnici

Il Salva Casa introduce comunque vantaggi concreti, come:

  • riduzione degli oneri di urbanizzazione;
  • agevolazioni sulla monetizzazione dei parcheggi pubblici.

Tuttavia, questi benefici non eliminano l’obbligo di rispettare tutte le normative di settore, tra cui:

  • requisiti igienico-sanitari;
  • norme antincendio;
  • sicurezza strutturale;
  • accessibilità.

In sintesi

Il Salva Casa non è una sanatoria universale.
Per piani terra e seminterrati, il cambio di destinazione d’uso:

  • non è automaticamente consentito;
  • dipende dalla normativa regionale;
  • resta fortemente condizionato dai regolamenti comunali.

Chi intende procedere deve quindi verificare con attenzione:

  1. la zona urbanistica;
  2. lo stato legittimo dell’immobile;
  3. la normativa regionale vigente;
  4. le prescrizioni comunali applicabili.

Solo così è possibile evitare rigetti, contenziosi e interventi destinati a rimanere irregolari.

Perdita del feto, scatta il risarcimento come per un figlio già nato: la Cassazione riconosce il legame affettivo in gravidanza

La perdita di un feto a causa di un errore medico non è più considerata un danno “minore” o solo potenziale. Con una decisione destinata a segnare un punto di svolta, la Corte di Cassazione ha stabilito che la morte del concepito deve essere risarcita allo stesso modo della perdita di un bambino già nato, riconoscendo pienamente l’esistenza di un rapporto parentale e affettivo già durante la gravidanza.

Si tratta di un principio che rafforza la tutela dei genitori vittime di malasanità e ridefinisce i confini del danno non patrimoniale legato alla perdita prenatale.


Il caso: parto cesareo tardivo e morte della neonata

La pronuncia nasce da una vicenda di responsabilità medica particolarmente grave. Una coppia di genitori, insieme ai nonni, ha citato in giudizio una struttura sanitaria e il personale medico per la morte della figlia avvenuta durante un parto cesareo.

Secondo quanto emerso in giudizio, i sanitari avrebbero ritardato l’intervento chirurgico nonostante fossero stati registrati, molte ore prima, tracciati cardiotocografici anomali, con chiari segnali di sofferenza fetale. Il ritardo avrebbe compromesso in modo irreversibile le condizioni della bambina, causandone il decesso.

I familiari hanno quindi chiesto il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale, sostenendo che il comportamento negligente dei medici avesse distrutto non solo una vita, ma anche un legame affettivo già pienamente formato.


I giudizi di merito: risarcimento ridotto perché il rapporto era “potenziale”

In primo grado, il Tribunale ha riconosciuto il diritto al risarcimento per genitori e nonni, respingendo invece la domanda proposta per i fratelli nati successivamente, non ancora concepiti al momento dei fatti.

In appello, però, la Corte territoriale ha ridotto del 50% l’importo liquidato, sostenendo che, in caso di feto nato morto, il rapporto parentale fosse soltanto “potenziale” e non equiparabile a quello con un figlio già nato. Da qui la decisione di dimezzare il risarcimento.

Una motivazione che i genitori hanno contestato, ricorrendo in Cassazione.


La svolta della Cassazione: il legame genitoriale nasce prima della nascita

Con l’ordinanza n. 26826 del 6 ottobre 2025, la Corte di Cassazione ha ribaltato integralmente l’impostazione dei giudici d’appello, affermando un principio chiaro:

La perdita del feto, quando causata da colpa medica, integra un danno da perdita del rapporto parentale pienamente risarcibile, al pari della morte di un figlio già nato.

Secondo la Suprema Corte, la sofferenza dei genitori non può essere qualificata come danno potenziale, perché il rapporto affettivo e familiare si sviluppa già durante la gravidanza. La morte del concepito spezza un legame reale, concreto e profondo, non una mera aspettativa futura.


I fondamenti giuridici: Costituzione e CEDU

La Cassazione fonda la propria decisione su solidi riferimenti costituzionali e sovranazionali:

  • Articolo 31, comma 2, Costituzione, che tutela la maternità;
  • Articolo 2 Costituzione, che protegge i diritti inviolabili della persona, estesi anche al concepito;
  • Articolo 8 della CEDU, sul diritto alla vita privata e familiare.

La Corte richiama inoltre la giurisprudenza costituzionale, che già riconosce al concepito una posizione giuridica meritevole di tutela.


Come si calcola il risarcimento: tabelle di Milano e valutazione concreta

Sul piano pratico, la Cassazione chiarisce che il danno da perdita del feto deve essere liquidato utilizzando le tabelle di Milano, considerate ormai parametro di riferimento nazionale per il danno non patrimoniale.

I giudici di merito dovranno:

  • valutare tutte le circostanze concrete del caso;
  • considerare sia la sofferenza interiore sia le ricadute sulla vita relazionale;
  • procedere, se necessario, all’interrogatorio libero delle parti;
  • personalizzare il risarcimento, senza riduzioni automatiche legate allo stadio della gravidanza.

Una sentenza destinata a incidere profondamente

Questa decisione rappresenta un cambio di paradigma nella tutela dei genitori vittime di malasanità. La perdita del concepito non è più un evento giuridicamente “attenuato”, ma una lesione grave del rapporto parentale, meritevole di pieno ristoro.

Le ricadute potrebbero essere rilevanti anche su altri fronti delicati del diritto, dalla responsabilità sanitaria ai casi di violenza contro donne incinte, rafforzando la protezione della vita prenatale e del legame affettivo che nasce ben prima del parto.

Per le famiglie colpite da tragedie simili, si tratta di un riconoscimento importante: il dolore per un figlio perso in gravidanza è lo stesso, giuridicamente e umanamente, di quello per un figlio già nato.

Fabio Testi si racconta al Samona’, talk show gratuito a febbraio dell’attore veronese

La vita di Fabio Testi si fa racconto per il pubblico del teatro Popolare Samona’ il prossimo tredici febbraio.

Uno spettacolo, “Io…Fabio Testi” incentrato sulla carriera e filmografia dell’attore veronese attraverso la visione di un documentario e un talk show dove il volto del cinema italiano si aprirà a tutto tondo alle curiosità anche del pubblico.

La serata organizzata da Freedom Arte Libera e’ totalmente gratuita e finanziata dal Comune di Sciacca con un impegno di spesa di circa 4500 euro.

Un’occasione unica per conoscere da vicino uno delle icone del cinema anni ’70 e ’80.

Maxiprocesso di Palermo, il documentario a cura del regista Scimeca

Immagini forti, volti tesi, silenzi carichi di significato e parole che hanno segnato una svolta nella storia giudiziaria italiana. Il maxiprocesso di Palermo rivive in un documentario curato dal regista Pasquale Scimeca, che ha lavorato su un patrimonio audiovisivo rimasto a lungo invisibile. Il film, intitolato Il maxi processo, sarà presentato il 10 febbraio a Palazzo Bonocore, nel capoluogo siciliano, a quarant’anni dall’avvio di quello storico dibattimento.
Il documentario restituisce una sintesi intensa del maxiprocesso di Palermo: la mafia alla sbarra, i confronti tra accusa e difesa, le testimonianze, le voci di chi chiedeva giustizia in un’aula che ha fatto la storia. Un racconto costruito attraverso immagini d’epoca che restituiscono la complessità e la portata di un evento senza precedenti.

Il maxiprocesso di Palermo tra immagini d’archivio e racconto civile

Alla base del lavoro di Scimeca ci sono oltre 1400 ore di filmati, registrati dalla Rai per conto del Ministero della Giustizia. Tutte le 349 udienze del processo, celebrate tra il 10 febbraio 1986 e il 16 dicembre 1987, furono documentate integralmente, rendendo il maxiprocesso di Palermo il primo processo al mondo interamente filmato.
Quel materiale, conservato per decenni nei sotterranei dell’aula bunker, è stato successivamente digitalizzato. Da questa imponente mole di immagini Scimeca ha selezionato i passaggi più significativi, costruendo un racconto che restituisce l’epopea di un lavoro giudiziario di dimensioni straordinarie.

Il ruolo del presidente Giordano nel maxiprocesso di Palermo

Figura centrale del documentario è il presidente della Corte, Alfonso Giordano, definito dal regista un “piccolo grande uomo”. A ricordarne la figura sarà anche il figlio Stefano Giordano, presente al confronto pubblico previsto durante la presentazione.
Secondo Scimeca, il valore di queste immagini sta proprio nel mostrare il lavoro quotidiano di giudici che hanno segnato la storia d’Italia, restituendo il senso di un impegno collettivo che va oltre il singolo processo.

Un documentario tra memoria e confronto pubblico

Il film utilizza anche testi del giornalista Enrico Bellavia e sarà al centro di un dialogo con magistrati, giornalisti e giuristi. Un’occasione di riflessione che accompagna la proiezione del documentario, finanziato dall’Unione Europea – Next Generation EU – e da Legacoop Sicilia.
A quarant’anni di distanza, il maxiprocesso di Palermo torna così a parlare attraverso immagini autentiche, diventando non solo un documento storico, ma anche uno strumento di comprensione di una stagione decisiva della giustizia italiana.

Assalto al bancomat a Giarratana: rubata l’intera postazione con una ruspa, bottino da 50 mila euro

Colpo nella notte ai danni dello sportello bancomat della Banca Agricola Popolare di Sicilia. Ignoti malviventi hanno letteralmente sradicato l’impianto automatico situato in via XX Settembre, utilizzando una ruspa per portarlo via.
Secondo una prima quantificazione, il bottino ammonterebbe a circa 50.000 euro.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno immediatamente avviato le indagini per risalire agli autori del furto e ricostruire l’esatta dinamica dell’azione criminale.
Dai primi accertamenti è emerso che la ruspa impiegata per il colpo era stata rubata alcuni giorni fa a Monterosso Almo, elemento che rafforza l’ipotesi di un’azione pianificata nei dettagli.
L’episodio non rappresenta un caso isolato: nei mesi scorsi furti analoghi erano stati messi a segno a Palazzolo Acreide e Buccheri, con modalità operative simili, facendo pensare all’esistenza di una banda specializzata in assalti agli sportelli automatici.
Le forze dell’ordine stanno ora verificando eventuali collegamenti tra i diversi episodi, anche attraverso l’analisi delle immagini di videosorveglianza e il confronto degli elementi raccolti nelle varie indagini.

Carnevale di Sciacca 2026, stasera “Arriva la festa” in piazza Scandaliato

Con la speranza di una serata dal tempo stabile, appuntamento questa sera alle 21 in piazza Angelo Scandaliato con il Carnevale di Sciacca 2026 e lo spettacolo “Arriva la festa”. L’evento rappresenta un primo momento di incontro tra il pubblico e i protagonisti dell’edizione in corso.

Sul palco saranno presentati i carri allegorici in concorso e alcuni componenti dei gruppi mascherati che si esibiranno per la prima volta danzando il proprio inno. L’ordine delle esibizioni seguirà quello previsto per il 14 febbraio, primo giorno di sfilata.

Ad aprire la serata sarà, come da tradizione, la maschera simbolo, il “Peppe Nappa”, dell’associazione Arte e cultura 2.0, seguito da “Tu mi rubi l’anima” dell’associazione La nuova isola 2.0 e da “Toda gioia toda alegria, destinazione Bahia” dell’associazione Nuova Arte 96. Proseguiranno “La via della sete” (Ass. Anima e cuore), “L’evoluzione della specie” (Ass. Nuove evoluzioni), “Appesi a un filo” (Ass. La nuova avventura), “Segnali di fumo” (Ass. La bomboniera) e “Non aprite quella porta” (Ass. Quelli di ma che voice).

Canicattì, emergenza idrica: riunito il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica

Nel pomeriggio di ieri su richiesta del sindaco di Canicattì, il prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, ha presieduto una riunione del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica per affrontare la grave situazione legata alla distribuzione idrica nel comune, conseguente all’astensione arbitraria degli autobottisti in atto dallo scorso 4 febbraio.
All’incontro hanno preso parte, oltre al primo cittadino, i rappresentanti delle Forze dell’Ordine, il presidente dell’Ati Idrico e i vertici dell’azienda consortile Aica.

Nel corso della riunione sono state individuate alcune soluzioni immediate per fronteggiare l’emergenza segnalata dal sindaco.
Tra le misure più rilevanti, il possibile collegamento alla rete idrica cittadina di un pozzo individuato dalla Cabina di Regia regionale, capace di erogare fino a 15 litri al secondo, che potrebbe entrare in funzione già nei prossimi giorni.

A ciò si aggiunge la richiesta di un incremento straordinario dei volumi idrici, che il presidente dell’Ati Idrico si è impegnato a veicolare a Siciliacque.
Per limitare i disagi causati dall’astensione degli autobottisti, è stata inoltre avanzata una specifica richiesta al Dipartimento Regionale della Protezione Civile per l’impiego delle autobotti in dotazione ai comuni siciliani, al fine di garantire l’approvvigionamento idrico soprattutto agli utenti regolari, attualmente i più penalizzati.
Il Comitato ha poi invitato il Gestore del Servizio Idrico Integrato ad assicurare il servizio suppletivo anche a quei cittadini che, pur non essendo ancora allacciati alla rete idrica, abbiano formalizzato la richiesta di allaccio, così da contrastare anche eventuali situazioni di abusivismo.
In conclusione, il prefetto Caccamo ha impartito precise direttive alle Forze di polizia affinché proseguano con controlli mirati, garantendo che il servizio venga svolto nel pieno rispetto della legalità e a tutela della salute pubblica e privata.
Durante l’intera riunione, tutte le componenti del Comitato hanno ribadito con fermezza la necessità che le attività legate all’erogazione del servizio idrico siano sempre improntate al rispetto delle regole e della legalità.

Vittoria, bimba di 16 mesi ustionata da acqua bollente: ricoverata al Cannizzaro di Catania

Una bambina di 16 mesi è rimasta gravemente ustionata nella serata di ieri nella sua abitazione a Vittoria, nel Ragusano, a seguito di un incidente domestico causato da acqua bollente.
Le ustioni hanno interessato in modo serio il lato sinistro del corpo.

Dopo un primo intervento di soccorso presso l’ospedale “Riccardo Guzzardi” di Vittoria, la piccola è stata trasferita questa mattina al Centro Grandi Ustioni dell’ospedale Cannizzaro di Catania, dove è attualmente ricoverata in terapia intensiva.
Secondo quanto si apprende, le ustioni coinvolgono circa il 15% della superficie corporea.

La bambina ha già iniziato il trattamento specialistico previsto per questo tipo di traumi e le sue condizioni sono costantemente monitorate dall’équipe medica.
Sull’accaduto sono in corso gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.