Donne denunciate a Sciacca per occupazione di casa popolare e vendita di auto sequestrata


Commissariato di polizia in piena azione a Sciacca con tre denunce due delle quali hanno riguardato donne saccensi. Una avrebbe occupato abusivamente un alloggio popolare alla Perriera e un’altra venduto un’auto sottoposta a sequestro e della quale era stata nominata custode.

La polizia è intervenuta in un alloggio dell’Iacp dove ha trovato una donna, di 35 anni, che avrebbe forzato la porta d’ingresso stabilendosi in quella casa della quale non era assegnataria.

Un’altra donna, di 30 anni, è stata denunciata perché era custode di un’auto, un’utilitaria, sottoposta a sequestro ai fini della confisca. Adesso è stato emesso il decreto di confisca e la polizia è intervenuta accorgendosi che il mezzo era stato venduto. A carico della donna denuncia per omessa custodia del mezzo.

Denunciato dalla polizia anche un uomo di 40 anni, saccense, incensurato, perché si sarebbe posto alla guida di un mezzo, coinvolto in un incidente stradale, nel quartiere di San Michele, risultando sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Al quarantenne denunciato per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti è stata anche ritirata la patente di guida. La polizia ha rilevato l’incidente stradale tra un’auto e un ciclomotore con il coinvolgimento anche di un’altra vettura, in sosta.

Il conducente del ciclomotore, una giovane saccense, ha riportato lievi ferite e ha dovuto fare ricorso alle cure dei medici del Pronto soccorso dell’ospedale di Sciacca.

Agenzia delle Entrate, prelievo automatico sulla parcella per i pagamenti della PA: basta un debito minimo

Dal 15 giugno 2026 cambia radicalmente il rapporto tra Pubblica Amministrazione e lavoratori autonomi. Con una norma inserita nella Legge di Bilancio 2026, scatta il prelievo automatico sulla parcella dei professionisti che vantano anche debiti fiscali di qualunque importo, senza più la soglia minima dei 5.000 euro prevista fino ad oggi.

In pratica, chi lavora per la PA rischia di vedersi bloccare o decurtare il compenso alla fonte, anche in presenza di irregolarità minime, come una sanzione amministrativa non pagata.


Cosa cambia dal 15 giugno 2026

La novità è contenuta nell’articolo 1, comma 725, della Legge n. 199/2025.
La norma prevede che, prima di effettuare il pagamento di una parcella, la Pubblica Amministrazione debba verificare la posizione fiscale del professionista tramite Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER).

Se dalla verifica emergono debiti iscritti a ruolo, di qualsiasi ammontare, il pagamento:

  • viene automaticamente dirottato all’agente della riscossione, fino a copertura del debito;
  • solo l’eventuale eccedenza viene versata al professionista.

La soglia dei 5.000 euro, che fino ad oggi faceva scattare il controllo, viene definitivamente eliminata.


Basta una multa o una tassa non pagata

L’aspetto più critico è che non conta l’importo del debito.
Anche:

  • una multa stradale;
  • un bollo auto dimenticato;
  • una sanzione previdenziale;
  • un’irregolarità formale non ancora sanata

possono determinare il blocco totale del compenso, anche se la prestazione è stata regolarmente eseguita.

Questo significa che il professionista potrebbe lavorare senza essere pagato, pur in assenza di pignoramenti o atti esecutivi formali.


Le critiche delle professioni: “misura vessatoria”

La norma ha suscitato forti reazioni nel mondo professionale.
Il Consiglio Nazionale Forense l’ha definita apertamente:

«Vessatoria e discriminatoria, con effetti paralizzanti sull’attività professionale».

Secondo il presidente Francesco Greco, il meccanismo rischia di colpire indiscriminatamente anche chi presenta irregolarità minime o contestabili, compromettendo la continuità lavorativa di migliaia di professionisti che operano prevalentemente con la PA.


Disparità di trattamento e profili di incostituzionalità

Sotto il profilo costituzionale, la norma solleva seri dubbi in relazione all’articolo 3 della Costituzione, per almeno due motivi.

1️⃣ Disparità rispetto ai lavoratori dipendenti

I lavoratori dipendenti, inclusi quelli pubblici, continuano a percepire lo stipendio anche in presenza di debiti fiscali o contributivi rilevanti, fermo restando il recupero ordinario da parte del Fisco.

Il professionista, invece:

  • vede bloccato il compenso, che rappresenta il diretto corrispettivo del lavoro svolto;
  • subisce una misura immediata e automatica.

2️⃣ Discriminazione tra professionisti

La norma colpisce solo chi lavora con la Pubblica Amministrazione.
Chi opera esclusivamente con clienti privati, pur avendo la stessa posizione fiscale, non subisce alcun blocco dei compensi.

Una disparità che appare priva di una giustificazione ragionevole.


Il nodo più grave: diritto di difesa compromesso

Il punto più delicato riguarda la tutela del diritto di difesa.

Con il nuovo meccanismo:

  • non viene notificato alcun pignoramento;
  • il professionista non ha un atto formale da impugnare prima della decurtazione.

Questo è particolarmente grave perché, nella pratica, molti debiti iscritti a ruolo:

  • derivano da cartelle mai notificate;
  • sono già annullati o prescritti;
  • presentano vizi di legittimità.

La giurisprudenza delle Sezioni Unite ha più volte affermato che il contribuente può impugnare il pignoramento se questo è il primo atto con cui viene a conoscenza della pretesa fiscale.
Con la nuova disciplina, però, il pignoramento non esiste, e il professionista rischia di subire il prelievo senza alcuna tutela preventiva.


Una stretta che cambia il lavoro con la PA

Dal 2026, lavorare con la Pubblica Amministrazione diventa molto più rischioso per i professionisti con pendenze fiscali, anche minime. Il prelievo automatico sulla parcella introduce un sistema di controllo rigido e immediato, che solleva forti perplessità giuridiche, costituzionali e operative.

In attesa di possibili correttivi o interventi della Corte costituzionale, il consiglio per chi opera con la PA è uno solo:
👉 verificare e regolarizzare tempestivamente ogni posizione fiscale, anche di importo irrisorio, per evitare di lavorare… senza essere pagati.

Bonus affitto genitori separati o divorziati: arriva l’aiuto per chi non vive nella casa familiare

La Legge di Bilancio 2026 introduce una nuova misura di sostegno economico rivolta a una platea spesso dimenticata: i genitori separati o divorziati non assegnatari della casa familiare, con figli a carico. Si tratta di un bonus affitto pensato per contrastare l’impoverimento legato ai costi abitativi che colpiscono il genitore costretto a lasciare l’abitazione principale dopo la fine della relazione.

La separazione, infatti, non comporta solo un cambiamento affettivo, ma determina spesso un forte squilibrio economico: a un solo reddito si sommano il canone di locazione, l’assegno di mantenimento e le spese necessarie per garantire ai figli un alloggio adeguato durante i periodi di permanenza. La Manovra 2026 prova a intervenire su questa criticità con uno stanziamento iniziale di 20 milioni di euro.

Bonus affitto 2026: a chi è destinato il contributo

Il nuovo fondo è rivolto ai genitori separati o divorziati che, in base a un provvedimento dell’autorità giudiziaria, non risultano assegnatari della casa familiare e devono quindi sostenere il costo di un’abitazione in affitto. Il requisito centrale è la presenza di figli a carico, elemento che qualifica la misura come intervento di tutela familiare e non come semplice contributo abitativo.

La norma fa riferimento ai figli a carico fino a 21 anni, ma è probabile che, in fase applicativa, si faccia riferimento ai criteri fiscali ordinari. In base al Testo unico delle imposte sui redditi, sono considerati a carico:

  • i figli fino a 24 anni con reddito annuo non superiore a 4.000 euro;
  • i figli di età superiore ai 24 anni con reddito non oltre 2.840,51 euro.

L’obiettivo dichiarato nella relazione illustrativa della Manovra è quello di garantire ai figli un ambiente abitativo dignitoso anche presso il genitore non convivente, evitando che i costi dell’affitto rendano impossibile mantenere un rapporto equilibrato e continuativo.

Una risposta all’emergenza abitativa post-separazione

Negli ultimi anni l’aumento dei canoni di locazione, soprattutto nei grandi centri urbani, ha aggravato una situazione già fragile. Il genitore che lascia la casa familiare si trova spesso a dover accettare soluzioni abitative precarie o lontane dai figli, con ripercussioni sia economiche che relazionali.

Il bonus affitto per genitori separati si inserisce quindi in una più ampia strategia di contrasto alla povertà abitativa e alla marginalizzazione sociale, riconoscendo che la separazione può trasformarsi in un fattore di vulnerabilità economica strutturale.

Importo, ISEE e domanda: tutto rinviato al decreto attuativo

Al momento, la misura è prevista solo sulla carta. L’articolo 1, commi 234 e 235 della Legge di Bilancio 2026 istituisce il fondo, ma rimanda a un decreto attuativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti la definizione degli aspetti fondamentali.

In particolare, il decreto dovrà chiarire:

  • l’importo del contributo riconosciuto ai beneficiari;
  • eventuali limiti ISEE per l’accesso;
  • le modalità di presentazione della domanda;
  • i criteri di riparto delle risorse disponibili.

La legge non fissa un termine perentorio per l’emanazione del decreto, ed è questo l’aspetto che genera maggiore preoccupazione. Esperienze recenti, come quella del Fondo morosità incolpevole, dimostrano che tra l’annuncio della misura e la sua concreta operatività possono trascorrere molti mesi.

Il rischio: un diritto senza strumenti

In assenza del decreto attuativo, il bonus affitto per genitori separati rischia di restare inapplicabile, trasformandosi in un diritto riconosciuto dalla legge ma non esercitabile nella pratica. Una situazione di stallo che potrebbe penalizzare proprio i soggetti per cui il contributo è stato pensato, lasciandoli senza un sostegno immediato in un momento di forte difficoltà economica.

I prossimi mesi saranno decisivi per capire se la misura diventerà davvero operativa nel corso del 2026 o se, come già accaduto in passato, i tempi della burocrazia finiranno per rallentare l’efficacia di un intervento sociale molto atteso.

Sciacca, strade sempre allagate nelle contrade Foggia e Lido

Strada allagata e qualche transenna abbattuta dal vento. Così nella località Foggia di Sciacca. Una copiosa perdita idrica allaga anche via Lido e nella parte bassa della città sempre allagato anche il tratto di via Dante Alighieri vicino alla via Lido.

Nei giorni scorsi il sindaco, Fabio Termine, ha annunciato che una delle tre squadre Aica in servizio in città si occuperà delle zone Lido, Foggia e Carbone. Si aspetta di vedere gli operai in campo perché la situazione è sempre più critica.

Oggi il sindaco e Aica hanno incontrato un comitato di quartiere ed è stato importante. E’ bene entrare in una fase operativa anche per gli interventi in altre zone della città. In contrada Foggia le transenne rappresentano ormai da anni un elemento di arredo. Le perdite idriche non mancano mai.

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Bracconaggio nelle Madonie, denunciati otto uomini e sequestrati fucili e munizioni

I carabinieri di Caltavuturo, impegnati nel presidio del territorio delle Madonie, hanno denunciato otto persone per bracconaggio. L’operazione si è svolta in contrada Favara, nel territorio comunale, area classificata come zona naturale protetta e compresa nel Parco naturale regionale delle Madonie.

I militari hanno denunciato a piede libero otto uomini di età compresa tra i 47 e i 64 anni, accusati di attività venatoria fraudolenta in area protetta. Contestualmente è stato disposto il ritiro cautelativo delle armi da caccia in loro possesso.

I presunti bracconieri sono stati intercettati all’interno della riserva, dove vige il divieto assoluto di attività venatoria. A seguito delle verifiche, sono stati ritirati i porti d’arma e sequestrati complessivamente nove fucili da caccia e 106 munizioni di vario calibro. L’intera dotazione è stata sottoposta a sequestro.

Ciclone Harry, scattano sopralluoghi e lavori urgenti a Linosa e Lampedusa

Entra nel vivo la fase degli interventi nelle isole Pelagie dopo il passaggio del ciclone Harry, che tra il 19 e il 21 gennaio ha colpito duramente diversi territori della Sicilia. Su direttiva del presidente della regione sono stati avviati i sopralluoghi tecnici e le operazioni necessarie a ripristinare le infrastrutture danneggiate, con attenzione alla continuità dei collegamenti marittimi delle isole minori.
Le attività sono coordinate dal direttore generale della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, e vedono la collaborazione operativa della direzione regionale dei Vigili del Fuoco e del Dipartimento regionale tecnico – Genio civile di Agrigento e Caltanissetta.

I tecnici sono impegnati nella verifica delle condizioni di sicurezza delle strutture portuali e delle principali opere di collegamento, messe a dura prova dalle violente mareggiate.
A Linosa il Genio civile di Agrigento ha già affidato i lavori in somma urgenza per il ripristino della banchina del molo di ormeggio e della strada di collegamento con la centrale Enel, infrastrutture strategiche per l’isola e gravemente danneggiate dall’azione del mare. L’apertura del cantiere è prevista per domani, 26 gennaio, con l’arrivo delle squadre specializzate che avvieranno immediatamente gli interventi.
Parallelamente è stato effettuato un sopralluogo congiunto a Lampedusa presso il porto e le aree di ormeggio, alla presenza dei tecnici del Dipartimento regionale tecnico, della Protezione civile regionale e dei rappresentanti del Comune. Gli esiti delle verifiche saranno valutati nelle prossime ore e domani verranno definiti gli interventi necessari per il ripristino delle strutture e la messa in sicurezza delle aree interessate.
L’obiettivo della Regione è quello di ripristinare nel più breve tempo possibile la piena funzionalità delle infrastrutture portuali, evitando ulteriori disagi per la popolazione residente e garantendo i servizi essenziali e i collegamenti marittimi, fondamentali per la vita quotidiana e l’approvvigionamento delle isole.

Nuova rissa nella notte nel centro di Vittoria

Ancora una rissa nel centro di Vittoria. L’episodio si è verificato nella notte, quando una segnalazione ha fatto scattare l’intervento delle forze dell’ordine in una delle zone centrali della città.
Secondo una prima ricostruzione, la lite sarebbe scoppiata per futili motivi e sarebbe rapidamente degenerata. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia locale e una volante del Commissariato di Polizia, che hanno riportato la situazione alla calma.
È stato richiesto anche l’intervento di un’ambulanza del 118, giunta per prestare le prime cure a una delle persone coinvolte. Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli sulle condizioni dei soggetti interessati.
Sono in corso gli accertamenti per chiarire l’esatta dinamica dei fatti e individuare eventuali responsabilità.

Maltempo, Niscemi a rischio isolamento: chiusa anche la provinciale 10

L’ondata di maltempo che sta colpendo il territorio siciliano mette in seria difficoltà la viabilità nel Nisseno.

A Niscemi è stata infatti disposta la chiusura della strada provinciale 10, l’arteria che collega la zona di Ponte Olivo al centro abitato.

Si tratta della seconda via di collegamento interdetta al traffico nel giro di pochi giorni, dopo che una frana aveva già reso impraticabile la provinciale 12.
La situazione desta forte preoccupazione: le due strade chiuse rappresentano i principali collegamenti tra Niscemi e la statale Gela–Catania, con il concreto rischio di isolamento per la comunità locale.
Il provvedimento è stato firmato dal sindaco Massimiliano Conti a seguito di cedimenti strutturali in atto lungo la strada provinciale 10. «Sono in corso rilevamenti tecnici per verificare l’entità del dissesto e valutare le condizioni di sicurezza», ha spiegato il primo cittadino.
Nel frattempo restano forti i disagi per residenti, pendolari e mezzi di soccorso, mentre si attendono interventi urgenti per il ripristino della viabilità e la messa in sicurezza delle infrastrutture. L’amministrazione comunale segue l’evolversi della situazione in costante contatto con gli enti competenti.

Lo Sciacca paga in campionato lo sforzo di coppa e perde 2-0 in casa (Video)

Recuperare dopo qualche giorno lo sforzo prodotto in Coppa Italia per battere il Modica e vincere il titolo regionale non era facile e lo Sciacca non c’è riuscito perdendo in casa, 2-0, con il Montelepre. Adesso i verdenero sono sesti in classifica e al momento fuori dalla zona play off.

Montelepre pericoloso già nei primi 10 minuti quando sfiora il gol con Muratore, Martinez e ancora Muratore. Al 36’ Pierce di testa colpisce la parte superiore della traversa chiamando i suoi a una reazione che, però, non arriva.

Nei minuti di recupero del primo tempo gol di Muratore per il Montelepre annullato per fuori gioco. Al 20’ Martinez porta in vantaggio il Montelepre quando si fa trovare pronto alla conclusione a rete sfruttando un’indecisione in area della difesa saccense.

A tempo scaduto Geraci atterra Martinez, calcio di rigore per il Montelepre ed espulsione del giocatore saccense. Cerniglia trasforma il rigore e chiude la partita.

Oltre il doppio dei clienti consentiti e gravi carenze sulla sicurezza: discoteca chiusa a Messina

Più di 200 persone presenti a fronte di una capienza autorizzata di circa novanta, uscite di sicurezza prive di vigilanza, impianti senza le necessarie verifiche tecniche e assenza delle figure di controllo previste dalla normativa. È quanto emerso nel corso di un controllo effettuato nella notte dalla polizia commerciale della polizia municipale all’interno di una nota discoteca della zona sud.
Le gravi irregolarità riscontrate hanno portato all’immediata chiusura cautelare del locale e all’irrogazione di sanzioni per diverse migliaia di euro. Parallelamente, è in corso la valutazione per la trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria, alla luce delle potenziali responsabilità penali connesse alle violazioni accertate.
L’intervento rientra in una più ampia attività di verifica condotta dal reparto specializzato della polizia municipale, che nella stessa serata ha sottoposto a controlli anche altri esercizi pubblici. Le ispezioni hanno riguardato in particolare il rispetto delle norme sulla sicurezza, la corretta gestione degli impianti e la presenza delle figure obbligatorie previste per i locali di intrattenimento.
Negli ultimi giorni l’attenzione delle autorità si è ulteriormente intensificata in tutta Italia, anche alla luce della tragedia avvenuta a Crans-Montana, che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nei locali notturni. Accertamenti più frequenti stanno già portando a sospensioni temporanee e provvedimenti restrittivi nei confronti delle attività non in regola.
Un segnale chiaro, quello delle istituzioni, che punta a garantire l’incolumità dei frequentatori e a prevenire rischi che potrebbero trasformarsi in tragedie annunciate.